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Art. 2935 Codice Civile

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1936 provvedimenti

Ripetizione di indebito bancario: conti chiusi e prescrizione
I Correntisti hanno citato in giudizio La Banca chiedendo la rideterminazione del saldo di alcuni conti correnti e la restituzione delle somme indebitamente addebitate per interessi usurari e anatocismo. La Corte d'Appello ha accolto solo parzialmente le domande, dichiarando prescritto il diritto per i conti chiusi da oltre dieci anni. I Correntisti hanno proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata firma della banca sui contratti e contestando il calcolo della prescrizione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che la dichiarazione del cliente di aver ricevuto copia del contratto prova l'adempimento degli obblighi di consegna. Inoltre, ha confermato che per la ripetizione di indebito bancario la prescrizione decennale decorre dai singoli versamenti solutori eseguiti su conti ormai estinti da oltre un decennio, respingendo la tesi dell'unitarietà dei rapporti basata su semplici giroconti.
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Prescrizione contributi previdenziali: la Cassazione frena l’INPS
L'ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per l'anno 2009. La Corte di Appello ha dichiarato la prescrizione contributi previdenziali, escludendo che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisse un doloso occultamento del debito idoneo a sospendere i termini. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione. La Sesta Sezione Civile, rilevando la complessità delle questioni relative alla decorrenza della prescrizione, alla rilevabilità d'ufficio del termine corretto e all'efficacia degli atti interruttivi, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. Con questo provvedimento, la Corte ha rimesso la causa alla Sezione Quarta civile per una decisione in pubblica udienza, rimandando la decisione finale.
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Prescrizione contributi previdenziali: silenzio non è dolo
L'INPS ha richiesto il pagamento di contributi previdenziali per l'anno 2009 a un libero professionista iscritto alla Gestione Separata. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritta la pretesa, poiché l'avviso di pagamento è stato notificato oltre i cinque anni dalla scadenza originaria. L'ente previdenziale ha sostenuto che la mancata compilazione del "quadro RR" nella dichiarazione dei redditi costituisse un doloso occultamento del debito, idoneo a sospendere la prescrizione. La Corte di Cassazione, rilevando la necessità di chiarire se il giudice possa individuare d'ufficio l'esatta decorrenza del termine di prescrizione e l'impatto delle proroghe fiscali, ha rimesso la causa alla Sezione Quarta civile per una decisione in pubblica udienza. Il fulcro del contenzioso ruota attorno alla prescrizione contributi previdenziali.
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Prescrizione contributi previdenziali: omissione o inganno?
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un Professionista il pagamento dei contributi per la gestione separata del 2009. Il Professionista ha eccepito la prescrizione contributi previdenziali, sostenendo che il termine di cinque anni fosse decorso. L'Ente Previdenziale ha ribattuto che la prescrizione era sospesa perché il contribuente non aveva compilato il "quadro RR" della dichiarazione dei redditi, occultando dolosamente il debito. La Corte d'Appello ha accolto la tesi del Professionista. La Corte di Cassazione, rilevando che la scadenza dei pagamenti era stata prorogata e che il giudice può determinare d'ufficio la corretta decorrenza della prescrizione, ha rimesso la causa alla sezione ordinaria per approfondire se tale rilievo d'ufficio sia sempre possibile, data l'importanza della questione.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS contro professionista
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per la Gestione separata relativi all'anno 2008. La Corte d'appello ha dichiarato la prescrizione contributi previdenziali, ritenendo che il termine decorresse dal giugno 2009 e che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi non costituisse occultamento doloso del debito. L'Ente Previdenziale ha proposto ricorso in Cassazione. La Sesta Sezione Civile ha rilevato la necessità di approfondire se il giudice possa individuare d'ufficio la corretta data di decorrenza della prescrizione, nonostante le diverse allegazioni delle parti. Data l'importanza della questione, la Corte ha rimesso la causa alla Sezione Quarta civile per una decisione definitiva.
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Prescrizione contributi previdenziali: omissione colposa o dolo?
L'ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per l'anno 2008, notificando l'atto nel 2014. Il professionista ha eccepito la prescrizione quinquennale. L'ente ha sostenuto che la prescrizione fosse sospesa per il doloso occultamento del debito, causato dalla mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi, e che il termine iniziale fosse prorogato da un decreto ministeriale. La Corte d'appello ha dichiarato prescritti i contributi, escludendo il dolo del contribuente. La Corte di Cassazione, rilevando una questione di massima importanza sulla rilevabilità d'ufficio della corretta decorrenza del termine, ha rimesso la causa alla sezione ordinaria. La decisione chiarirà l'applicazione della prescrizione contributi previdenziali.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: la proroga salva INPS
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale contro la decisione che dichiarava prescritti i contributi dovuti da un professionista per l'anno 2009. La Corte d'Appello aveva calcolato la prescrizione contributi Gestione Separata a partire dal termine ordinario del 16 giugno 2010. Tuttavia, la Suprema Corte ha chiarito che il termine di pagamento era stato prorogato al 6 luglio 2010 da un decreto ministeriale. Di conseguenza, la richiesta di pagamento inviata dall'ente il 1° luglio 2015 è tempestiva poiché rientra nel limite dei cinque anni. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame dei fatti.
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Prescrizione del diritto all’indennità: l’attesa costa caro
Una società concessionaria ha chiesto il pagamento di un'indennità per la devoluzione al demanio di un ex casello ferroviario dopo la scadenza della concessione. L'Amministrazione Pubblica ha eccepito la prescrizione del diritto all'indennità. La società sosteneva che il termine iniziasse a decorrere solo dopo una sentenza definitiva che aveva chiarito l'incertezza sulla proprietà del bene. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la prescrizione del diritto all'indennità decorre dal momento in cui la concessione scade, poiché solo gli ostacoli di diritto impediscono il decorso del termine. Le incertezze soggettive o i tempi necessari per accertare il diritto costituiscono meri ostacoli di fatto, irrilevanti per fermare la prescrizione.
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Continuità dei valori fiscali: errore contabile contro il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha rettificato le dichiarazioni di un'azienda di mediazione immobiliare per gli anni 2012 e 2013, riducendo le esistenze iniziali. Questa rettifica derivava da un precedente accordo sul 2011, in cui le provvigioni non ancora incassate erano state qualificate come ricavi e non come rimanenze finali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, confermando che il principio di continuità dei valori fiscali impone che le esistenze iniziali di un anno coincidano esattamente con le rimanenze finali dell'anno precedente. Di conseguenza, se si riducono le rimanenze finali del 2011, si devono ridurre anche le esistenze iniziali del 2012. La Corte ha chiarito che l'eventuale doppia imposizione non giustifica la deroga a questo principio, potendo il contribuente richiedere il rimborso delle imposte pagate in eccesso per l'anno non di competenza.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’INPS perde in Cassazione
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per l'anno 2011 relativi alla Gestione separata. L'ente previdenziale ha notificato la richiesta oltre il termine di cinque anni, sostenendo che la prescrizione fosse sospesa a causa della mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi, configurando un doloso occultamento del debito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che la semplice omissione del quadro RR non equivale a un occultamento intenzionale se i redditi sono stati comunque dichiarati. Di conseguenza, è stata dichiarata la prescrizione contributi previdenziali, poiché l'istituto avrebbe potuto accertare il debito tramite i normali controlli incrociati con l'Agenzia delle Entrate.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’errore fiscale non è dolo
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per la Gestione Separata relativi all'anno 2005, notificando l'atto interruttivo oltre il termine di cinque anni. L'ente previdenziale sosteneva che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisse un doloso occultamento del debito, idoneo a sospendere la prescrizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che l'omessa compilazione del quadro specifico non equivale a un occultamento intenzionale se i redditi professionali sono stati comunque dichiarati. Di conseguenza, è stata dichiarata la prescrizione contributi previdenziali, poiché l'INPS avrebbe potuto accertare il credito con i normali controlli.
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Prescrizione contributi previdenziali: omissione contro dolo
L'INPS ha richiesto il pagamento di contributi previdenziali per l'anno 2008 a un libero professionista iscritto alla Gestione Separata. Il Professionista ha eccepito la prescrizione dei contributi, sostenendo che il termine fosse decorso. La Corte d'appello ha accolto l'eccezione, escludendo sia la proroga del termine di pagamento sia la sospensione della prescrizione per doloso occultamento dovuto alla mancata compilazione del Quadro RR. L'INPS ha proposto ricorso in Cassazione. La Sesta Sezione Civile, rilevando la necessità di chiarire se il giudice possa rilevare d'ufficio la corretta decorrenza della prescrizione in presenza di proroghe dei termini di versamento, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rimettendo la causa alla Sezione Quarta Civile per una decisione sulla prescrizione contributi previdenziali.
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Iscrizione alla Gestione separata: quando scatta l’obbligo
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi per gli anni 2009 e 2010. Il professionista riteneva di non dover pagare in quanto già iscritto ad altra forma di previdenza obbligatoria per il lavoro dipendente. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che sussiste l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata per l'attività libero-professionale che non comporta il versamento di contributi capaci di generare una pensione autonoma. Inoltre, la Corte ha chiarito che la prescrizione dei contributi decorre dalla scadenza dei termini di pagamento, tenendo conto di eventuali proroghe governative (come quella del 2010 per i redditi 2009), e non dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Iscrizione Gestione Separata INPS: l’avvocato perde la causa
L'INPS ha richiesto a un avvocato, contemporaneamente lavoratore dipendente, il pagamento dei contributi previdenziali per l'attività professionale svolta nel 2009. La Corte d'appello aveva escluso l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata e dichiarato comunque prescritto il credito. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS. Ha stabilito che i professionisti non iscritti alla cassa di categoria devono effettuare l'iscrizione Gestione Separata INPS per garantire la copertura assicurativa universale. Inoltre, ha chiarito che la prescrizione dei contributi decorre dalla scadenza del termine di pagamento, tenendo conto di eventuali proroghe di legge, e non dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Ripetizione di indebito: conti estinti e rimborso negato
Il Correntista ha chiesto a un istituto di credito la restituzione delle somme pagate a titolo di interessi anatocistici su conti correnti estinti da molti anni. I giudici di merito hanno respinto la domanda perché il diritto era ormai prescritto, escludendo anche l'interesse del cliente alla semplice dichiarazione di nullità delle clausole contrattuali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Correntista. I giudici hanno stabilito che, una volta prescritta l'azione di ripetizione di indebito, non sussiste più un interesse concreto del cliente a far accertare la nullità delle clausole bancarie relative a contratti già estinti. Vince la Banca, che non dovrà restituire alcuna somma.
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Fondo di garanzia INPS: la prescrizione non aspetta il fallimento
Un lavoratore ha chiesto al Fondo di garanzia INPS il pagamento della tredicesima mensilità non ricevuta dal datore di lavoro fallito. La Corte d'Appello aveva accolto la domanda, ritenendo che la pendenza del fallimento avesse sospeso i termini per agire. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno chiarito che il diritto verso il Fondo di garanzia INPS ha natura previdenziale ed è del tutto autonomo rispetto al credito verso il datore di lavoro. Di conseguenza, la procedura fallimentare non interrompe la prescrizione annuale del diritto verso l'istituto previdenziale. Poiché il lavoratore ha notificato la causa oltre un anno dopo la decisione sull'ammissione al passivo e la successiva domanda amministrativa, il suo diritto si è estinto per prescrizione. La domanda del lavoratore è stata quindi definitivamente respinta.
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Risarcimento danno ambientale: prescrizione e proprietari salvi
Un Comune ha citato in giudizio gli eredi del responsabile dell'inquinamento di alcuni terreni e le attuali proprietarie degli stessi, chiedendo la condanna al rimborso delle future spese di bonifica. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, dichiarando prescritto il diritto verso uno degli eredi (essendo gli sversamenti cessati nel 1981) e respingendo la richiesta verso le proprietarie incolpevoli. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Comune. La Suprema Corte ha chiarito che l'azione per il risarcimento danno ambientale si era prescritta e che, per rivalersi sulle proprietarie non responsabili, il Comune avrebbe dovuto prima avviare la bonifica e dimostrare l'impossibilità di recuperare le somme dal reale inquinatore. Vincono l'erede e le proprietarie dei terreni.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’errore non è dolo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Previdenziale contro un Libero Professionista, confermando la prescrizione contributi previdenziali per l'anno 2011. L'Ente sosteneva che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisse un doloso occultamento del debito, idoneo a sospendere il termine di prescrizione di cinque anni. I giudici hanno chiarito che l'omessa compilazione non equivale automaticamente a dolo, soprattutto se i redditi sono stati comunque dichiarati in altre sezioni. La sospensione della prescrizione richiede un impedimento assoluto all'azione del creditore, non una semplice difficoltà di accertamento superabile con i normali controlli. Di conseguenza, l'Ente perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Gestione separata INPS: sanzioni per evasione o omissione?
Un avvocato ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che confermava il suo obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS e il pagamento dei relativi contributi per l'anno 2009, oltre alle sanzioni. Il professionista, pur iscritto all'Albo, non versava i contributi alla Cassa Forense e superava la soglia di esenzione di 5.000 euro. La controversia riguarda la qualificazione del mancato pagamento: se debba considerarsi evasione o semplice omissione contributiva, con regimi sanzionatori molto diversi. La Sesta Sezione Civile della Corte di Cassazione, rilevando l'assenza di un orientamento giurisprudenziale definitivo e l'importanza nomofilattica della questione, ha deciso di non pronunciarsi immediatamente e ha trasmesso gli atti alla Quarta Sezione Civile per una decisione approfondita.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’INPS perde la causa
L'ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per la gestione separata relativi all'anno 2011. Il professionista ha eccepito la prescrizione quinquennale, poiché l'avviso di addebito era stato notificato oltre cinque anni dopo la scadenza del pagamento. L'ente sosteneva che la mancata compilazione del quadro specifico della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso, in grado di sospendere il termine. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando la Prescrizione contributi previdenziali. I giudici hanno chiarito che non esiste un automatismo tra l'omissione del quadro compilativo e l'occultamento doloso, specialmente se i redditi sono stati comunque dichiarati in altre sezioni del modello fiscale, escludendo così la volontà di evadere.
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