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Art. 2935 Codice Civile

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1936 provvedimenti

Prescrizione contributi INPS: l’omissione del quadro RR inganna?
L'Istituto Previdenziale ha richiesto il pagamento di contributi omessi a una Professionista iscritta alla Gestione Separata. La Corte d'Appello ha dichiarato estinto il credito per prescrizione, escludendo che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito. L'ente pubblico ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che tale omissione sospendesse la prescrizione. La sesta sezione civile, ritenendo la questione di particolare importanza nomofilattica, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rimettendo la decisione alla sezione ordinaria. La Corte dovrà chiarire se il giudice possa individuare d'ufficio la decorrenza del termine e se la mancata compilazione del quadro RR blocchi la prescrizione contributi INPS.
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Prescrizione contributi INPS: il silenzio del fisco non è dolo
Una professionista ha contestato un avviso di addebito dell'INPS per contributi del 2009, eccependo la prescrizione quinquennale. La Corte d'appello le ha dato ragione, escludendo che la mancata compilazione del quadro RR costituisse un occultamento doloso del debito idoneo a sospendere i termini. L'INPS ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rilevato che la scadenza originaria era stata prorogata, rendendo la richiesta dell'ente tempestiva. Tuttavia, poiché l'INPS non aveva sollevato questo specifico punto, la Cassazione ha dovuto affrontare la questione se il giudice possa correggere d'ufficio la data di inizio della prescrizione. Data l'importanza della questione sulla prescrizione contributi INPS, la causa è stata rimessa alla Sezione Quarta civile per una decisione definitiva.
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Prescrizione contributi gestione separata: rinvio salva l’INPS
Un ingegnere libero professionista, dipendente pubblico non iscritto alla cassa di categoria, ha impugnato la richiesta dell'INPS per il pagamento dei contributi del 2008. Il professionista sosteneva l'avvenuta prescrizione contributi gestione separata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il termine di prescrizione quinquennale decorre dalla scadenza effettiva del pagamento, considerando anche i differimenti fiscali governativi. Nel caso specifico, la scadenza originaria del 16 giugno 2009 era stata prorogata al 7 luglio 2009. Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata dall'INPS il 30 giugno 2014 ha interrotto validamente la prescrizione prima del compimento dei cinque anni. Il professionista perde la causa e deve pagare i contributi previdenziali e le spese legali.
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Iscrizione alla Gestione separata: l’avvocato perde contro l’INPS
Un avvocato ha contestato la richiesta dell'INPS di pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010, eccependo la prescrizione del credito e contestando l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista. I giudici hanno chiarito che l'Iscrizione alla Gestione separata è obbligatoria per tutti i professionisti che non versano alla propria cassa previdenziale contributi utili a creare una pensione. Inoltre, la prescrizione dei contributi decorre solo dalla scadenza effettiva del termine di pagamento, che può essere prorogato da decreti governativi, spostando in avanti il tempo utile per l'INPS per richiedere le somme. Infine, la mancata riproposizione in appello della questione sulle sanzioni ha creato un giudicato definitivo, impedendo l'applicazione di successive sentenze favorevoli della Corte Costituzionale.
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Prescrizione del diritto al risarcimento: l’errore doganale resta
Un importatore ha affidato a uno spedizioniere l'importazione di lampadine dalla Cina. A causa di un errore nel codice doganale, l'importatore ha dovuto pagare dazi antidumping molto elevati anziché l'aliquota ordinaria. Ricevuta la cartella di pagamento, l'importatore ha avviato una causa tributaria e, solo successivamente, ha chiesto il risarcimento allo spedizioniere. I giudici hanno respinto la domanda per intervenuta prescrizione del diritto al risarcimento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione: il termine di prescrizione (pari a 18 mesi per i trasporti fuori Europa) inizia a decorrere dal momento in cui il danno è oggettivamente conoscibile, ossia dalla notifica della cartella esattoriale, e non dalla fine del processo tributario. L'importatore perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Tempo di vestizione: i lavoratori vincono contro la cooperativa
Alcuni operatori di una residenza sanitaria assistenziale hanno chiesto il pagamento del tempo di vestizione (indossare la divisa) e del passaggio di consegne a fine turno. La cooperativa datrice di lavoro si è opposta, sostenendo anche che i crediti fossero prescritti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della cooperativa, confermando che il tempo di vestizione, se imposto dal datore di lavoro, rientra nell'orario di lavoro effettivo e va retribuito. Inoltre, la Corte ha ribadito che la prescrizione dei crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro, ma solo dalla sua cessazione, a causa della mancanza di una tutela di stabilità reale dopo le riforme del 2012 e del 2015. I lavoratori hanno quindi vinto la causa, ottenendo il riconoscimento delle differenze retributive e il rimborso delle spese legali.
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Prescrizione dei contributi: la proroga salva il credito INPS
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento di contributi previdenziali per l'anno 2009 tramite un avviso di addebito notificato il 30 giugno 2015. Il professionista eccepiva la prescrizione, sostenendo che il termine di cinque anni fosse decorso dal 16 giugno 2010. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la prescrizione dei contributi non si era verificata. Infatti, a causa della proroga dei termini di versamento disposta dal D.P.C.M. del 10 giugno 2010, il giorno di inizio del calcolo della prescrizione è slittato al 6 luglio 2010. Di conseguenza, la notifica dell'atto interruttivo avvenuta il 30 giugno 2015 è tempestiva, poiché effettuata prima della scadenza del quinquennio. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS vince solo a metà
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento di contributi omessi alla Gestione Separata per gli anni 2009 e 2010. Il professionista ha eccepito la prescrizione dei crediti. La Corte di Cassazione ha stabilito che per l'anno 2010 la richiesta dell'INPS è tempestiva poiché la scadenza del versamento era stata prorogata da un decreto ministeriale, spostando in avanti l'inizio del termine. Per l'anno 2009, invece, la richiesta è tardiva. La Corte ha chiarito che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi non costituisce automaticamente un occultamento doloso del debito idoneo a sospendere la prescrizione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso dell'ente previdenziale, rinviando la causa alla Corte d'Appello per ricalcolare la prescrizione contributi previdenziali del 2010.
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Iscrizione alla Gestione separata INPS: sanzioni annullate
Un avvocato ha contestato la richiesta dell'INPS di pagare i contributi per l'anno 2010 alla Gestione separata, eccependo la prescrizione e sostenendo che il versamento del contributo integrativo alla Cassa Forense la esonerasse dall'obbligo. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'Iscrizione alla Gestione separata INPS è obbligatoria per i professionisti che non versano il contributo soggettivo alla propria cassa. Tuttavia, accogliendo parzialmente il ricorso, ha stabilito che la prescrizione decorre dalla scadenza del termine di pagamento (6 luglio 2011) rendendo tempestiva la richiesta dell'ente del 1° luglio 2016. Infine, applicando una recente sentenza della Corte Costituzionale, la Cassazione ha esonerato la professionista dal pagamento delle sanzioni civili per il periodo precedente al 2011, confermando l'obbligo di pagare solo la quota capitale dei contributi.
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Prescrizione contributi previdenziali: la Cassazione riapre i giochi
L'ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi previdenziali per gli anni dal 2009 al 2011. Il professionista ha eccepito la prescrizione dei contributi, accolta nei gradi di merito. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso dell'ente previdenziale per l'anno 2009. I giudici hanno stabilito che il differimento dei termini di pagamento previsto dai decreti ministeriali sposta in avanti la decorrenza della prescrizione contributi previdenziali. Tale proroga si applica a tutti i professionisti per i quali sono previsti gli studi di settore, a prescindere dal loro regime fiscale concreto. Di conseguenza, per il 2009 la prescrizione non era ancora maturata al momento della richiesta di pagamento. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Contributi INPS: omesso quadro RR ma nessun occultamento doloso
L'INPS ha richiesto a un lavoratore autonomo il pagamento di contributi previdenziali per l'anno 2011. Il lavoratore si è opposto eccependo la prescrizione del credito, poiché l'avviso di pagamento era giunto oltre i cinque anni previsti. L'INPS sosteneva che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, idoneo a sospendere la prescrizione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'INPS, confermando che l'omessa compilazione del quadro RR non configura automaticamente un occultamento doloso del debito, specialmente se il contribuente ha regolarmente dichiarato i propri redditi in un altro quadro (quadro CM). Di conseguenza, il credito dell'INPS è stato dichiarato definitivamente prescritto.
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Prescrizione contributi previdenziali: INPS vince sui minimi
L'Istituto Previdenziale ha richiesto a un Professionista il pagamento dei contributi per la gestione separata relativi all'anno 2009. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno ritenuto il credito estinto per prescrizione. La Corte d'Appello ha inoltre dichiarato inammissibile l'appello dell'ente per mancanza di specificità. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale. La Corte ha chiarito che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza dei termini di pagamento, compresi i differimenti previsti per legge. Tali rinvii si applicano oggettivamente a chi svolge attività soggette a studi di settore, a prescindere dal regime fiscale concreto (come il regime dei minimi). Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame del merito.
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Ripetizione di indebito bancario: la prova spetta al cliente
Una societa' correntista ha citato in giudizio un istituto di credito per ottenere la restituzione di somme illegittimamente addebitate sul proprio conto corrente a causa di clausole nulle, tra cui l'anatocismo. La Corte d'Appello ha condannato la banca a restituire oltre 650.000 euro, ritenendo che il termine di prescrizione decennale decorresse solo dalla chiusura del conto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della banca. I giudici hanno chiarito che, nell'azione di ripetizione di indebito bancario, spetta al cliente dimostrare la natura ripristinatoria dei versamenti per evitare la prescrizione dei singoli pagamenti effettuati oltre dieci anni prima. La sentenza e' stata cassata con rinvio.
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Ripetizione indebito bancario: conto senza fido e prescrizione
Il Correntista ha citato in giudizio la Banca per contestare l'addebito di interessi illegittimi (anatocismo) su un conto corrente privo di fido, chiedendo il ricalcolo del saldo e la restituzione delle somme. La Corte d'Appello ha accolto il ricalcolo ma ha applicato la prescrizione decennale sui versamenti più vecchi di dieci anni, considerandoli pagamenti autonomi. La Cassazione ha rigettato il ricorso del Correntista. La Corte ha confermato che, in assenza di un'apertura di credito, i versamenti hanno natura solutoria (di pagamento) e la prescrizione per la ripetizione di indebito bancario decorre immediatamente da ogni singolo versamento e non dalla chiusura del conto. Il Correntista perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Risarcimento medici specializzandi: il tempo cancella il diritto
Un gruppo di medici ha richiesto allo Stato il risarcimento dei danni per la mancata o tardiva attuazione delle direttive europee riguardanti i compensi per i corsi di specializzazione svolti tra il 1983 e il 1991. I giudici di merito hanno respinto la richiesta ritenendo il diritto ormai prescritto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che il termine per chiedere il risarcimento medici specializzandi è di dieci anni e decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999. Avendo i medici agito oltre tale termine, il diritto si è estinto. I ricorrenti sono stati inoltre condannati al pagamento delle spese e a una sanzione per abuso del processo.
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Prescrizione dei crediti di lavoro: stop al decorso in servizio
Un lavoratore, assunto inizialmente con contratto di apprendistato poi trasformato a tempo indeterminato, ha richiesto il computo dell'intero periodo di apprendistato ai fini degli scatti di anzianità. L'Azienda si è opposta, eccependo la prescrizione dei crediti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando che l'apprendistato deve essere interamente calcolato. Riguardo alla prescrizione dei crediti di lavoro, la Corte ha ribadito un principio fondamentale: nei rapporti di lavoro a tempo indeterminato privi di stabilità reale (come quelli modificati dalla Legge Fornero del 2012 e dal Jobs Act del 2015), la prescrizione non decorre durante il rapporto di lavoro, ma inizia a decorrere soltanto dalla sua cessazione. Di conseguenza, i diritti del lavoratore non erano prescritti e l'Azienda è stata condannata.
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Rivalutazione contributiva per esposizione all’amianto: i limiti
Il Lavoratore ha chiesto all'INPS il riconoscimento della rivalutazione contributiva per esposizione all'amianto. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, ritenendo il diritto prescritto perché il termine decennale sarebbe iniziato a decorrere al massimo dalla data del pensionamento. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Lavoratore, stabilendo che la prescrizione non decorre automaticamente dal pensionamento o dalla fine dell'attività lavorativa. Il termine inizia a decorrere solo dal momento in cui il Lavoratore acquisisce l'effettiva consapevolezza dell'esposizione all'amianto. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame che accerti tale momento di consapevolezza.
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Prescrizione del TFR: la liquidazione persa per un ritardo
Un lavoratore, licenziato per giusta causa, ha chiesto il pagamento della quota di liquidazione (un quinto) precedentemente sottoposta a sequestro conservativo da parte dell'azienda. Il sequestro era stato dichiarato inefficace con una sentenza di primo grado nel 2003. Il lavoratore ha inviato la prima richiesta formale di pagamento solo nel 2008. La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione del TFR inizia a decorrere immediatamente dal deposito della sentenza di primo grado che dichiara inefficace il sequestro, senza dover attendere che questa diventi definitiva (passaggio in giudicato). Di conseguenza, essendo decorso il termine di cinque anni prima della richiesta formale di pagamento, il diritto del lavoratore si è estinto per prescrizione. Il ricorso del lavoratore è stato quindi respinto.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’INPS vince il ricorso
L'INPS ha richiesto a una commerciante il pagamento dei contributi previdenziali a percentuale per l'anno 2005. La Corte d'appello aveva dichiarato il credito estinto per prescrizione, ritenendo che il termine iniziasse a decorrere dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali inizia a decorrere dal giorno di scadenza del pagamento del saldo (20 giugno 2006) e non dalla successiva dichiarazione dei redditi. Inoltre, la dichiarazione dei redditi non costituisce riconoscimento del debito idoneo a interrompere i termini. La Corte ha quindi accolto il ricorso dell'INPS, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi INPS: l’accertamento fiscale blocca i termini
L'Istituto Previdenziale ha richiesto il pagamento di contributi omessi sul reddito eccedente il minimale per gli anni dal 1998 al 2001. Il Contribuente sosteneva che il diritto fosse prescritto, ritenendo che gli avvisi di accertamento dell'Agenzia delle Entrate non avessero interrotto la prescrizione in favore dell'ente previdenziale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che la notifica dell'avviso di accertamento da parte dell'Agenzia delle Entrate interrompe validamente la prescrizione contributi INPS anche a favore dell'ente previdenziale, se effettuata prima della scadenza del termine. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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