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Art. 2934 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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142 provvedimenti

Altri anni per Art. 2934 Codice Civile

Pensione lavoratori spettacolo: limiti quota B confermati
Un lavoratore del settore dello spettacolo ha richiesto il ricalcolo della propria pensione, sostenendo che il limite massimo di retribuzione giornaliera per la cosiddetta "quota B" non fosse più in vigore. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione di merito, ha stabilito che tale limite è ancora applicabile. Inoltre, ha affermato che la decadenza triennale per le azioni giudiziarie si applica anche ai trattamenti pensionistici maturati prima del 6 luglio 2011, data di entrata in vigore della norma che ha introdotto tale termine.
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Prescrizione benefici amianto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di prescrizione per i benefici amianto non inizia dalla data di pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore o i suoi eredi acquisiscono consapevolezza dell'esposizione. Annullata la decisione della Corte d'Appello che aveva respinto la richiesta di una vedova per tardività, poiché non era stata verificata l'effettiva conoscenza del danno da parte del lavoratore.
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Gestione Separata professionisti: la Cassazione decide
Un ingegnere, già lavoratore dipendente e iscritto alla propria cassa professionale (a cui versava solo il contributo integrativo), si è visto richiedere i contributi per la Gestione Separata. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di iscrizione per i redditi professionali non coperti da una contribuzione pensionistica piena. Tuttavia, ha annullato la richiesta dell'ente previdenziale, accogliendo l'eccezione di prescrizione. La Corte ha chiarito che il termine di cinque anni per la riscossione decorre dalla scadenza del termine per il pagamento dei contributi e non dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi.
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Vittime del dovere: lo status è imprescrittibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2664/2025, ha stabilito un principio fondamentale per le vittime del dovere. Il diritto al riconoscimento dello status di "vittima del dovere" è imprescrittibile, in quanto si tratta di una condizione personale permanente. Tuttavia, i singoli ratei dei benefici economici che derivano da tale status sono soggetti alla prescrizione decennale. La Corte ha respinto il ricorso di un'Amministrazione statale che sosteneva la prescrizione totale del diritto, confermando le decisioni dei giudici di merito favorevoli a un dipendente pubblico.
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Gestione Separata: obbligo per professionisti
Un gruppo di professionisti, già lavoratori dipendenti, ha contestato l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata per i loro redditi da libera professione. La Corte di Cassazione ha confermato tale obbligo, chiarendo che il versamento del solo contributo integrativo alla cassa di categoria non è sufficiente a esonerarli. Inoltre, ha stabilito che la normativa speciale post-terremoto de L'Aquila ha sospeso i termini di prescrizione per la riscossione di tali contributi, annullando la decisione precedente su questo punto e rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Obbligo iscrizione cassa geometri: la Cassazione decide
Un geometra, iscritto all'albo professionale dal 1995, ha contestato la richiesta di contributi da parte della cassa di previdenza di categoria per gli anni 2008-2012. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, stabilendo che la semplice iscrizione all'albo è condizione sufficiente a far scattare l'obbligo iscrizione cassa geometri e il conseguente pagamento dei contributi minimi. Questa regola vale anche se l'attività professionale è svolta in modo occasionale o non produce reddito. La Corte ha inoltre precisato che, in caso di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi alla Cassa, il termine di prescrizione per i contributi non inizia nemmeno a decorrere.
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Vittime del dovere: lo status è imprescrittibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5426/2025, ha stabilito un principio fondamentale per le Vittime del dovere. Il ricorso del Ministero dell'Interno è stato respinto, confermando che la condizione di vittima del dovere è uno status giuridico imprescrittibile. Di conseguenza, l'azione per ottenerne il riconoscimento non è soggetta a limiti di tempo. Tuttavia, i singoli benefici economici che derivano da tale status, come gli assegni vitalizi, sono soggetti alla prescrizione ordinaria.
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Prescrizione perequazione pensione: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2369/2025, ha confermato che il diritto a ottenere specifici incrementi sulla pensione, come la perequazione automatica, è soggetto alla prescrizione decennale. Il caso riguardava la richiesta di un pensionato di ricalcolare il proprio assegno in base a un beneficio abolito da decenni. La Corte ha distinto il diritto alla pensione, che è imprescrittibile, dai singoli ratei o maggiorazioni, che si prescrivono se non richiesti entro dieci anni.
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Iscrizione Gestione Separata: obbligo per ingegneri
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di iscrizione alla gestione separata per un ingegnere, già iscritto alla gestione coltivatori diretti. La Corte ha stabilito che l'iscrizione è dovuta per l'attività libero professionale. Inoltre, ha cassato la decisione di merito sulla prescrizione dei contributi, affermando che il giudice deve applicare d'ufficio le norme sulla sospensione dei termini introdotte a seguito di eventi sismici, rinviando la causa alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Prescrizione pensione: il dies a quo lo fissa il giudice
In un caso riguardante la richiesta tardiva di una pensione di reversibilità, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla prescrizione pensione. Anche se l'eccezione di prescrizione è sollevata in modo generico dall'ente previdenziale, spetta al giudice il potere e il dovere di determinare l'esatta data di decorrenza ('dies a quo'). La Corte ha annullato la decisione precedente che aveva concesso tutti gli arretrati, rinviando il caso alla Corte d'Appello per ricalcolare quali ratei fossero effettivamente prescritti.
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Legittimazione ad agire concessionario: l’appello
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un agente della riscossione contro una sentenza che aveva dichiarato prescritti dei crediti previdenziali. La decisione si fonda sulla carenza di legittimazione ad agire del concessionario, che non può contestare il merito della pretesa (come la prescrizione), diritto che spetta unicamente all'ente creditore.
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Vittime del dovere: lo status è imprescrittibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16193/2025, ha rigettato il ricorso del Ministero dell'Interno, stabilendo un principio fondamentale per le vittime del dovere. La Corte ha confermato che la condizione di 'vittima del dovere' costituisce uno status giuridico permanente e, come tale, l'azione per il suo riconoscimento è imprescrittibile. Tuttavia, i singoli ratei delle prestazioni economiche correlate sono soggetti alla normale prescrizione. La decisione distingue nettamente tra il diritto allo status e il diritto alle singole prestazioni economiche periodiche.
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Prescrizione assegno vitalizio: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17448/2025, ha stabilito che per l'assegno vitalizio dovuto alle vittime del dovere, la prescrizione decennale non estingue il diritto in sé, ma solo i singoli ratei maturati oltre dieci anni prima della domanda. La Corte d'Appello aveva erroneamente dichiarato l'intero diritto prescritto. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Vittima del dovere: prescrizione e benefici
Un servitore dello Stato, ferito durante un'operazione, ha richiesto il riconoscimento dello status di 'vittima del dovere' e i relativi benefici. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: mentre lo status di 'vittima del dovere' è imprescrittibile, il diritto ai benefici economici, come la speciale elargizione, si prescrive in dieci anni. Tale termine decorre dal momento in cui la legge ha previsto il beneficio, non dalla data di formale riconoscimento dello status. Di conseguenza, sono stati respinti sia il ricorso del cittadino sulla prescrizione dei benefici, sia quello dell'Amministrazione che sosteneva la prescrittibilità dello status stesso.
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Interruzione prescrizione: atto generico non basta
Un medico ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per ottenere il pagamento di compensi professionali senza le trattenute IRAP. I tribunali di merito hanno respinto gran parte della domanda a causa della prescrizione quinquennale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile e chiarendo che, per una valida interruzione prescrizione, l'atto deve specificare in modo inequivocabile la pretesa, cosa non avvenuta con una generica richiesta di differenze retributive.
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Vittima del dovere: lo status è imprescrittibile
Con l'ordinanza n. 16186/2025, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: il diritto al riconoscimento dello status di vittima del dovere è imprescrittibile. A differenza dei singoli benefici economici, che sono soggetti alla prescrizione decennale, l'azione per l'accertamento di questa condizione personale non ha limiti di tempo. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito che aveva respinto la domanda di un dipendente pubblico basandosi erroneamente sulla prescrizione dello status stesso.
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Vittima del dovere: status negato per casco non idoneo
Un operatore delle forze dell'ordine, infortunatosi in un incidente motociclistico durante il servizio, ha richiesto il riconoscimento dello status di vittima del dovere, attribuendo l'aggravarsi delle lesioni a un casco in dotazione ritenuto inadeguato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che per ottenere tale status non basta un infortunio in servizio o l'uso di equipaggiamento non tecnologicamente avanzato. È indispensabile dimostrare l'esposizione a rischi straordinari, superiori alla normalità del proprio incarico, condizione che nel caso di specie non è stata riscontrata.
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Uso aziendale: come si revoca? La Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che un datore di lavoro non può revocare un uso aziendale favorevole ai dipendenti, come la non assorbibilità del superminimo, semplicemente smettendo di applicarlo. Analizzando il caso di alcuni lavoratori di una società di telecomunicazioni, la Corte ha chiarito che per la revoca è necessario un atto formale, una "disdetta" giustificata da un mutamento di circostanze e comunicata esplicitamente a tutti i dipendenti. La sentenza di appello, che aveva dato ragione all'azienda, è stata annullata con rinvio.
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Anzianità di servizio: imprescrittibile per la Cassazione
Una lavoratrice del settore universitario ha richiesto la ricostruzione della sua carriera e l'adeguamento retributivo basati sulla sua anzianità di servizio maturata fin dal 1979. I tribunali di merito avevano respinto la domanda, ritenendola prescritta. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: l'anzianità di servizio, in quanto mero fatto giuridico, non è soggetta a prescrizione. Mentre i diritti economici derivanti, come gli arretrati, possono prescriversi, il diritto all'accertamento della corretta anzianità non si estingue. La Corte ha inoltre chiarito che l'eccezione di rinuncia alla prescrizione può essere sollevata per la prima volta anche in appello.
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Vittime del dovere: la prescrizione dei benefici
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19410/2025, si è pronunciata sulla prescrizione dei benefici per le vittime del dovere. Ha confermato che la richiesta di riconoscimento dello status è imprescrittibile. Tuttavia, ha stabilito che il diritto a percepire la speciale elargizione una tantum si prescrive in dieci anni, con decorrenza non dal riconoscimento dello status, ma dalla data di entrata in vigore della normativa che ha esteso il beneficio (D.P.R. 243/2006). La Corte ha quindi accolto il ricorso del Ministero su questo specifico punto, rinviando alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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