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Art. 2909 Codice Civile — Anno 2026

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683 provvedimenti

Altri anni per Art. 2909 Codice Civile

Trascrizione immobile: limiti dell’azione revocatoria
La Corte di Cassazione ha stabilito che una sentenza di revoca di una donazione, che fa riferimento solo alla prima trascrizione immobile errata, non può estendere i suoi effetti alla successiva nota di rettifica. Secondo la Corte, il creditore avrebbe dovuto correggere la propria domanda giudiziale per includere anche la seconda trascrizione. La decisione sottolinea il rigido formalismo della pubblicità immobiliare, dove la precisione della nota di trascrizione è essenziale per l'opponibilità dell'atto ai terzi.
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Usucapione coltivazione terreno: non basta per provare
Un soggetto chiedeva di essere dichiarato proprietario per usucapione di un terreno, sostenendo di averlo coltivato per oltre vent'anni. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, confermando la decisione della Corte d'Appello. È stato stabilito che la semplice coltivazione del terreno e il pascolo non sono sufficienti a dimostrare un possesso valido per l'usucapione, poiché tali attività non escludono che possano essere avvenute per mera tolleranza del proprietario. L'onere della prova di un possesso uti dominus, ovvero con l'animo del proprietario, ricade su chi invoca l'usucapione.
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Visto di conformità infedele: competenza territoriale
In un caso di visto di conformità infedele, la Corte di Cassazione ha stabilito che la competenza per l'iscrizione a ruolo delle somme dovute dal professionista responsabile non è dell'ufficio locale del contribuente, ma della direzione regionale dell'Agenzia delle Entrate competente per il domicilio fiscale del professionista stesso. La Corte ha sottolineato la natura anche punitiva della responsabilità, giustificando l'applicazione di questa regola di competenza speciale.
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Visto di conformità: competenza ufficio per sanzioni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1539/2026, ha stabilito un principio fondamentale sulla competenza territoriale in caso di visto di conformità infedele. Un professionista con domicilio fiscale a Roma aveva apposto un visto errato sulla dichiarazione di un contribuente residente a Brescia. L'ufficio di Brescia aveva irrogato la sanzione, ma la Corte ha confermato la nullità dell'atto. La competenza esclusiva per contestare le irregolarità del visto di conformità e irrogare le relative sanzioni spetta alla Direzione Regionale dell'Amministrazione Finanziaria del luogo in cui il professionista ha il proprio domicilio fiscale, e non a quella del contribuente.
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Danno da occupazione illegittima: la prova in giudizio
Una società immobiliare ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per l'occupazione illegittima di un suo immobile. La Corte d'Appello, pur ordinando il rilascio, ha negato il risarcimento del danno, sostenendo che la società non avesse provato la possibilità di ottenere un guadagno superiore all'indennità già versata dall'ente. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo che in caso di danno da occupazione illegittima, il pregiudizio è presunto. Il proprietario deve solo allegare la perdita della possibilità di godimento del bene, e il danno può essere liquidato dal giudice, anche usando come parametro il valore locativo di mercato, senza la necessità di provare uno specifico contratto di locazione sfumato. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Presunzione distribuzione utili: dissidio tra soci
La Corte di Cassazione ha stabilito che la semplice esistenza di un dissidio tra soci, anche se manifestato attraverso un'azione legale come un decreto ingiuntivo, non è sufficiente a superare la presunzione di distribuzione di utili extracontabili in una società a ristretta base. A seguito di un accertamento fiscale divenuto definitivo nei confronti di una s.r.l., l'Agenzia delle Entrate aveva imputato al socio, titolare del 50%, la sua quota di utili non dichiarati. La Corte ha chiarito che, per vincere la presunzione, il socio deve fornire una prova rigorosa della sua totale estraneità alla gestione sociale e dell'impossibilità di controllare l'operato della società, cosa che un'azione per il recupero di emolumenti personali non dimostra di per sé.
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Giudicato esterno e opposizione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'opposizione a un'esecuzione forzata non può basarsi su un'eccezione di pagamento già esaminata e respinta in un precedente giudizio definitivo. Questo principio, noto come giudicato esterno, si applica anche se la sentenza originaria è stata successivamente revocata in appello, ma tale decisione di revoca non è ancora passata in giudicato. La Corte ha rigettato il ricorso dei debitori, confermando che il giudicato formatosi sulla questione del pagamento preclude la sua riproposizione in sede di opposizione all'esecuzione.
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Preclusione da giudicato: quando è tardi contestare
Un debitore si oppone a un pignoramento immobiliare, sostenendo che il titolo esecutivo (una provvisionale penale) sia stato annullato da una successiva sentenza di assoluzione. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che la questione era già stata decisa in precedenti fasi del processo, creando una preclusione da giudicato che impedisce un nuovo esame. La Corte chiarisce inoltre la differenza tra i rimedi per contestare i vizi formali del pignoramento e quelli per contestare il diritto del creditore a procedere.
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Sospensione vendita fallimentare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso riguardante la sospensione di una vendita aziendale in ambito di concordato preventivo. Una società si era vista aggiudicare un'azienda a un prezzo ritenuto basso da un'altra società, che ha ottenuto dal Tribunale la sospensione della vendita. La Cassazione, pur riconoscendo l'astratta impugnabilità di tali provvedimenti, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso dell'aggiudicataria per un vizio procedurale: la mancata specifica contestazione delle motivazioni legali del Tribunale. La decisione sottolinea l'importanza della specificità dei motivi di ricorso in materia di sospensione vendita fallimentare.
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Termine impugnazione decreto: la comunicazione è decisiva
Una società acquista un credito IVA in un'asta fallimentare ma si rifiuta di pagare, sostenendone l'inesistenza. La Corte di Cassazione, pur ritenendo tempestivo il ricorso, lo dichiara inammissibile nel merito. La sentenza stabilisce un principio fondamentale sul termine impugnazione: per i decreti decisori in ambito fallimentare, esso decorre solo dalla comunicazione formale della cancelleria e non dalla semplice lettura in udienza. Nel merito, si chiarisce che le contestazioni sull'esistenza del credito vanno sollevate nel procedimento di verifica del passivo, non con un reclamo avverso l'ordine di pagamento.
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Prova usucapione: quando il ricorso è inammissibile
Un soggetto ha richiesto il riconoscimento dell'usucapione su due terreni posseduti da lungo tempo. La sua domanda è stata respinta sia in primo grado che in appello per carenza di prove. In Cassazione, il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non ha impugnato tutte le ragioni autonome e sufficienti della decisione precedente, concentrandosi solo su alcuni aspetti. La Corte ha sottolineato che la mancata contestazione anche di una sola delle motivazioni, come quella sulla carente prova usucapione, rende l'intero ricorso inutile.
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Sentenza tributaria di rigetto: quando è esecutiva?
La Corte di Cassazione chiarisce che una sentenza tributaria di rigetto del ricorso del contribuente ha natura di condanna e costituisce un titolo esecutivo. L'Agenzia delle Entrate può quindi procedere alla riscossione, anche parziale, senza attendere il passaggio in giudicato della sentenza. Il caso analizza anche la competenza del giudice a valutare la definitività di una sentenza e l'onere di allegazione degli atti presupposti.
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Dichiarazione fiscale: emendabile anche in ritardo
La Corte di Cassazione ha stabilito che la dichiarazione fiscale è sempre emendabile per correggere errori di fatto o di diritto, anche in sede di contenzioso e oltre i termini previsti per la dichiarazione integrativa. Il caso riguardava una società che aveva corretto un errore materiale su un investimento agevolato, presentando dichiarazioni integrative anni dopo. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva ritenuto tardiva la correzione, affermando la natura della dichiarazione come mera esternazione di scienza e non come atto negoziale, garantendo così il diritto del contribuente a versare solo le imposte effettivamente dovute in base alla sua reale capacità contributiva.
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Responsabilità sindaci: la Cassazione nega retroattività
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un sindaco di una società fallita, condannato per responsabilità gestoria. La Corte ha stabilito due principi chiave: primo, l'ammissione di un credito professionale al passivo fallimentare non crea un giudicato che impedisca una successiva azione di responsabilità. Secondo, e più importante, la nuova legge che introduce un tetto massimo al risarcimento per la responsabilità sindaci non è retroattiva e non si applica a danni verificatisi prima della sua entrata in vigore, poiché inciderebbe sulla sostanza di un diritto già maturato.
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Emendabilità dichiarazione fiscale: la Cassazione decide
Una società commette un errore materiale nella dichiarazione fiscale, indicando un costo deducibile inferiore al dovuto. Anni dopo, presenta dichiarazioni integrative per correggere l'errore e recuperare le maggiori perdite. L'Agenzia delle Entrate contesta la tardività delle correzioni. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società, riaffermando il principio di generale emendabilità della dichiarazione fiscale, in quanto 'dichiarazione di scienza', anche in sede contenziosa, per garantire una tassazione equa e basata sulla reale capacità contributiva.
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Avviso bonario impugnabile: la Cassazione decide
Una società ha impugnato un avviso bonario derivante da un errore in una vecchia dichiarazione. La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che un avviso bonario è impugnabile quando esplicita una pretesa tributaria definita, rafforzando la tutela del contribuente. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame del merito.
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Giudicato esterno: come influenza una nuova causa
Un professionista si opponeva a un decreto ingiuntivo di una società editrice, lamentando la mancata consegna di un omaggio e sconti errati. Dopo decisioni sfavorevoli nei primi gradi, la Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso. La Corte ha stabilito che un'altra sentenza definitiva tra le stesse parti, il cosiddetto giudicato esterno, che aveva già accertato le stesse inadempienze, doveva essere presa in considerazione, anche se formatasi dopo la sentenza d'appello. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione alla luce del giudicato esterno.
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Risarcimento danni patto parasociale: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di risarcimento danni per violazione di un patto parasociale. La controversia vedeva contrapposti i soci di minoranza di una joint-venture e il socio di maggioranza, una grande società energetica. Quest'ultima non aveva adempiuto all'obbligo di trasferire alcuni rami d'azienda alla società comune, come previsto dagli accordi. La Corte ha confermato il diritto dei soci di minoranza a richiedere direttamente il risarcimento del danno subito, distinguendolo dal pregiudizio arrecato al patrimonio della società partecipata. La sentenza chiarisce importanti principi sulla legittimazione ad agire dei soci e sulla corretta impugnazione delle sentenze non definitive e definitive.
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Imposta di registro sentenza: quando è proporzionale?
Una società ha contestato l'applicazione dell'imposta di registro in misura proporzionale su una sentenza che accertava un credito, sebbene questo fosse stato saldato in corso di causa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'imposta di registro su una sentenza di mero accertamento è proporzionale e non beneficia del principio di alternatività IVA/Registro, applicabile solo alle sentenze di condanna.
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Imposta di registro: come si calcola la base imponibile
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un avviso di liquidazione per imposta di registro relativo a una sentenza di divisione ereditaria. La Corte ha chiarito che, ai fini del calcolo dell'imposta di registro, la base imponibile si determina in base agli elementi contenuti nell'atto stesso da registrare, come il riferimento ai beni oggetto di divisione, senza che l'amministrazione finanziaria debba ricorrere a dati extratestuali. Inoltre, ha ribadito che l'appello su un singolo aspetto di una statuizione riapre la cognizione del giudice sull'intera questione.
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