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Art. 2909 Codice Civile — Anno 2025

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1234 provvedimenti

Altri anni per Art. 2909 Codice Civile

Indennità agente unico: diritto anche se soppressa
La Cassazione conferma il diritto di un dipendente del settore trasporti a percepire l'indennità agente unico, anche dopo la sua formale soppressione, poiché le mansioni accessorie di vendita biglietti continuavano ad essere svolte. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che la continuità della prestazione giustifica la conservazione del trattamento economico equivalente, in applicazione del principio di irriducibilità della retribuzione.
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Spese legali terzo chiamato: il giudicato vince
La Corte di Cassazione ha stabilito che le spese legali del terzo chiamato in causa non possono essere addebitate all'attore principale se la chiamata è stata dichiarata inammissibile con una decisione passata in giudicato. In questo caso, un consorzio aveva chiamato in causa una società terza in una disputa contro un privato. Nonostante il tribunale avesse dichiarato inammissibile la chiamata, la Corte d'Appello aveva condannato il privato a pagare le spese legali del terzo chiamato. La Cassazione ha annullato questa decisione, affermando che il giudicato sull'inammissibilità impedisce di attribuire i costi all'attore, ponendoli di fatto a carico di chi ha effettuato la chiamata rivelatasi proceduralmente scorretta.
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Domanda amministrativa: Cassazione annulla la sentenza
Un pensionato ha richiesto il ricalcolo della sua pensione per includere i periodi di servizio militare. La Corte d'Appello ha respinto la sua richiesta basandosi sull'errata convinzione che mancasse la necessaria domanda amministrativa. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, rilevando che la domanda era presente negli atti del processo. L'omesso esame di questo fatto decisivo ha invalidato la sentenza, e il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Giudicato esterno: effetti futuri su rapporti di durata
Una ex lettrice universitaria ha richiesto il riconoscimento di differenze retributive per il periodo 2009-2017, basandosi su un precedente giudicato che le aveva riconosciuto un trattamento economico superiore fino al 2008. La Corte d'Appello aveva negato tale estensione, invocando una nuova legge. La Cassazione ha annullato questa decisione, affermando che il precedente giudicato esterno aveva già escluso l'applicabilità della nuova norma a quel rapporto di lavoro, rendendo la sua autorità vincolante anche per il futuro e stabilendo un importante principio sulla sua ultrattività.
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Giudicato e rapporti di lavoro: la decisione passata
Un ex lettore universitario ha richiesto differenze retributive per il periodo 2009-2017, basandosi su un precedente giudicato che gli riconosceva un parametro retributivo superiore per il periodo fino al 2008. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'efficacia del precedente giudicato si estende anche ai periodi successivi. La Corte ha chiarito che se una legge, pur sopravvenuta, è già stata valutata e ritenuta inapplicabile nel primo giudizio, la decisione passata in giudicato mantiene la sua autorità vincolante per il futuro, garantendo certezza nei rapporti giuridici di durata.
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Giudicato esterno e rapporti di durata: la Cassazione
Una lavoratrice, dopo aver ottenuto una sentenza definitiva (giudicato) che le riconosceva il diritto a un trattamento retributivo superiore per un determinato periodo, ha agito in giudizio per ottenere lo stesso trattamento per gli anni successivi. La Corte di Cassazione ha stabilito che il precedente giudicato esterno è vincolante e si estende ai periodi futuri del rapporto di lavoro, impedendo al giudice di ridiscutere questioni già decise, a meno che non intervengano nuovi fatti o leggi che alterino sostanzialmente il rapporto.
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Giudicato esterno: vincolante per il futuro? La Cassazione
Una lavoratrice ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro per differenze retributive relative al periodo 2009-2017, chiedendo l'applicazione dello stesso criterio di calcolo stabilito in una precedente sentenza definitiva. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta, invocando una nuova legge. La Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il principio del giudicato esterno rende la precedente sentenza vincolante anche per i periodi successivi, poiché la questione dell'applicabilità della nuova legge era già stata decisa in via definitiva tra le parti.
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Giudicato esterno: la Cassazione ne riafferma il valore
Il caso analizza una disputa tra una collaboratrice linguistica e un'università per differenze retributive. La Corte di Cassazione ha rafforzato il principio del giudicato esterno, stabilendo che una precedente sentenza definitiva, che definisce il metodo di calcolo della retribuzione, mantiene la sua efficacia per i periodi futuri dello stesso rapporto di lavoro. La Corte ha chiarito che se la sentenza passata in giudicato ha già escluso l'applicazione di una nuova legge (ius superveniens), quest'ultima non può essere invocata per modificare i diritti già accertati.
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Giudicato esterno: la sua forza nei rapporti di durata
Una collaboratrice linguistica ha citato in giudizio un'università per ottenere differenze retributive, basandosi su una precedente sentenza a lei favorevole. L'università si è opposta invocando una nuova legge. La Corte di Cassazione ha stabilito che il principio del giudicato esterno prevale, poiché la legge in questione era già stata esaminata ed esclusa nella precedente decisione definitiva. Di conseguenza, la precedente sentenza continua a regolare il rapporto tra le parti, annullando la decisione della Corte d'Appello che aveva negato tale principio.
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Rimborso costi fideiussione: sì alla prescrizione decennale
Una società ha richiesto il rimborso dei costi per una garanzia fornita per compensare un credito IVA. L'Agenzia fiscale ha negato il rimborso, e i tribunali di merito hanno confermato la decisione. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto, stabilendo che il diritto al rimborso costi fideiussione ha una portata generale, non è una pretesa tributaria e quindi è soggetto alla prescrizione decennale, non al più breve termine di decadenza biennale previsto per i tributi.
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Abbandono nave: rotta generica e diritto all’indennizzo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15028/2025, ha stabilito che l'indennizzo assicurativo per la perdita di una nave è dovuto anche se l'imbarcazione ha seguito una rotta diversa da quella preventivata, qualora la polizza descriva il viaggio in termini generici. In questo caso, l'assicuratore non può negare il pagamento, a meno che non provi che la deviazione abbia direttamente influito sul sinistro. La Corte ha inoltre confermato la legittimità della richiesta di indennizzo tramite l'istituto dell'abbandono nave da parte della società utilizzatrice, subentrata nei diritti della proprietaria originaria.
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Accertamento presso terzi: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14997/2025, ha analizzato un caso di accertamento fiscale originato da una verifica presso un soggetto terzo. Il contribuente lamentava la violazione delle garanzie procedurali e l'omissione di pronuncia da parte del giudice di merito. La Corte ha chiarito che le garanzie previste per le verifiche dirette non si estendono automaticamente al terzo il cui coinvolgimento emerge solo in seguito. Tuttavia, ha accolto il ricorso per omessa pronuncia, cassando la sentenza e rinviando il caso alla corte di giustizia tributaria di secondo grado per un nuovo esame che tenga conto di tutti i motivi di appello.
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Giudicato in Ottemperanza: la prescrizione è definitiva
La Corte di Cassazione stabilisce che una decisione sulla prescrizione del diritto, emessa in un giudizio di ottemperanza, acquista autorità di cosa giudicata. In questo caso, una società, dopo aver tentato più volte di ottenere un rimborso fiscale dall'Amministrazione finanziaria, si è vista respingere l'ultima istanza perché una precedente sentenza, che aveva dichiarato il suo diritto prescritto, era diventata definitiva e inappellabile, formando un giudicato in ottemperanza che ha precluso ogni ulteriore azione.
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Assicurazione responsabilità civile: la polizza copre?
Una società di gestione idrica, condannata a risarcire i danni da infiltrazione causati dalla rottura di una condotta, si è vista negare la copertura dalla propria assicurazione. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, interviene chiarendo i principi di interpretazione del contratto di assicurazione responsabilità civile. La Corte ha stabilito che la clausola di esclusione per 'infiltrazione' deve essere interpretata restrittivamente e non si applica ai danni a immobili causati da perdite d'acqua. La sentenza è stata cassata solo per la mancata applicazione della franchigia prevista in polizza.
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Classificazione strada extraurbana e multa autovelox
Un automobilista ha impugnato una multa per eccesso di velocità, sostenendo che la classificazione strada extraurbana secondaria, che legittimava l'uso dell'autovelox, fosse errata a causa dell'inadeguatezza della banchina. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. È stato chiarito che la dimensione della banchina non è un requisito legalmente predeterminato per le strade preesistenti e che l'accertamento di fatto del giudice non è sindacabile in sede di legittimità, confermando così la validità della sanzione.
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Imposta di registro: quando si applica a una donazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione dell'imposta di registro su una sentenza che accertava una donazione dissimulata da una vendita. L'ordinanza chiarisce che tale sentenza costituisce un atto tassabile. I motivi di ricorso dei contribuenti, basati su presunti vizi procedurali e sull'esistenza di un giudicato esterno favorevole, sono stati respinti per inammissibilità e tardività, sottolineando l'importanza di sollevare le eccezioni nei tempi e modi corretti.
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Privilegio spese esecutive: prova di utilità essenziale
Una creditrice ha impugnato in Cassazione il provvedimento del Tribunale che negava il riconoscimento di un privilegio speciale per le spese di procedure esecutive avviate prima del fallimento di una società. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che per ottenere tale privilegio è necessario dimostrare l'effettiva utilità delle azioni esecutive per la massa dei creditori e indicare specificamente i beni su cui grava la prelazione. Inoltre, è stata confermata l'inammissibilità della richiesta di interessi ulteriori, in quanto costituiva una modifica non consentita della domanda originaria di insinuazione al passivo.
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Giudicato esterno: estensione tra tributi diversi
Un'azienda ha contestato un avviso di accertamento per la TARSU 2012-2013. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'applicabilità del giudicato esterno formatosi in una precedente causa tra le stesse parti relativa alla TARI 2014. La decisione si fonda sul principio della continuità normativa e sostanziale tra i due tributi, stabilendo che una sentenza definitiva su un punto fondamentale comune a entrambe le cause ha efficacia anche per periodi d'imposta e tributi formalmente diversi, ma sostanzialmente collegati.
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TARSU alberghi: legittima la tariffa più alta
Una società alberghiera ha contestato l'applicazione di una tariffa TARSU per alberghi più elevata rispetto a quella per le abitazioni private, basandosi sulla presunta minor produzione di rifiuti e su una precedente sentenza favorevole. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'ampia discrezionalità dei Comuni nel differenziare le tariffe. Secondo la Corte, è legittimo applicare una tariffa superiore agli hotel, poiché si presume che producano più rifiuti. La stagionalità dell'attività e precedenti decisioni su altre annualità non sono state ritenute vincolanti.
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Atto impositivo: quando la cartella lo diventa
La Corte di Cassazione ha stabilito che una cartella di pagamento, se è il primo atto notificato a un contribuente coobbligato solidale (come un amministratore di società), assume la natura di atto impositivo. Di conseguenza, la controversia che ne deriva può essere oggetto di definizione agevolata. Nel caso specifico, l'Agenzia delle Entrate aveva negato la definizione agevolata sostenendo che la cartella non fosse un atto impositivo, ma la Corte ha accolto il ricorso del contribuente, estinguendo il giudizio.
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