LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2909 Codice Civile — Anno 2023

Pagina 39 di 40

853 provvedimenti

Altri anni per Art. 2909 Codice Civile

Contratto autonomo di garanzia: differenze e limiti
Un garante in un contratto di locazione ha impugnato la sua condanna al pagamento, sostenendo che la garanzia fosse una fideiussione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per vizi procedurali, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano qualificato l'accordo come un contratto autonomo di garanzia, evidenziando l'importanza della corretta formulazione degli atti di impugnazione.
Continua »
Giudizio di ottemperanza: vietato il bis per lo stesso
Un contribuente, dopo la chiusura di un primo procedimento di esecuzione forzata, ne ha avviato un secondo per ottenere il pagamento di un rimborso fiscale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile questa seconda azione, stabilendo che un giudizio di ottemperanza non può essere ripetuto per lo stesso titolo esecutivo, in applicazione del principio del 'ne bis in idem'. La conclusione del primo procedimento esaurisce la possibilità di agire nuovamente.
Continua »
Controvalore carta libera circolazione: no alla moneta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30112/2023, ha stabilito che la carta di libera circolazione non ha natura retributiva. Un lavoratore aveva richiesto il controvalore carta libera circolazione non goduta, ma la Corte ha respinto la domanda, definendo la carta un'agevolazione legata allo status di dipendente e non una parte dello stipendio. Di conseguenza, non può essere monetizzata.
Continua »
Cessione ramo d’azienda: illegittima? I tuoi diritti
Un lavoratore, trasferito attraverso una illegittima cessione ramo d'azienda, ha citato in giudizio il suo datore di lavoro originario per ottenere il pagamento delle retribuzioni non corrisposte. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto a ricevere l'intero stipendio dal datore di lavoro originario, anche se nel frattempo aveva lavorato per la nuova azienda. La Corte ha chiarito che la pretesa del lavoratore ha natura retributiva e non risarcitoria, respingendo le difese dell'azienda basate sul giudicato e sulla prescrizione.
Continua »
Cessione ramo d’azienda: obblighi del datore cedente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30087/2023, ha stabilito che in caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima, il datore di lavoro originario (cedente) è tenuto a pagare le retribuzioni al lavoratore. Questo obbligo sorge dal momento in cui il lavoratore mette a disposizione le proprie energie lavorative, anche se di fatto ha continuato a lavorare per la società acquirente (cessionaria). La Corte ha rigettato il ricorso della società cedente, confermando la duplicità del rapporto di lavoro: uno 'de iure' con il cedente e uno 'di fatto' con il cessionario, e ha ribadito che il pagamento ricevuto dal cessionario non libera il cedente dal proprio obbligo retributivo.
Continua »
Accantonamento fallimentare: quando è obbligatorio?
Un istituto di credito si è visto negare l'accantonamento fallimentare di somme contese perché non aveva richiesto una specifica misura cautelare durante il giudizio di opposizione allo stato passivo. La Cassazione ha respinto il ricorso, sottolineando che la pendenza del giudizio di opposizione non è di per sé sufficiente a giustificare l'accantonamento, che è previsto solo in casi tassativi.
Continua »
Cessione ramo d’azienda illegittima: paga la cedente
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione di ramo d'azienda illegittima, la società cedente è tenuta a pagare le differenze retributive ai lavoratori. Questo obbligo sussiste dal momento in cui i dipendenti mettono a disposizione le proprie energie lavorative, anche se di fatto hanno continuato a lavorare per la società cessionaria. La sentenza chiarisce che il pagamento ricevuto dalla cessionaria non estingue l'obbligazione retributiva della cedente, confermando un principio di duplicità dei rapporti di lavoro: uno di diritto con la cedente e uno di fatto con la cessionaria.
Continua »
Inammissibilità appello: le censure devono essere specifiche
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dell'appello di un correntista contro diverse banche. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di ricorso, che non contestavano specificamente le ragioni della sentenza d'appello, e sull'esistenza di un precedente giudicato formatosi su un decreto ingiuntivo non opposto. Questo caso sottolinea l'importanza di formulare censure precise e pertinenti per evitare una declaratoria di inammissibilità dell'appello.
Continua »
Rendita catastale impianti: i pozzi sono esclusi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29959/2023, ha stabilito un principio fondamentale per la rendita catastale impianti. In una controversia tra una società energetica e l'Agenzia delle Entrate sulla valutazione di una centrale geotermica, la Corte ha confermato che i pozzi geotermici, sia di estrazione che di reiniezione, non devono essere inclusi nel calcolo della rendita catastale. La decisione si basa sull'applicazione della Legge n. 208/2015, che dal 1° gennaio 2016 esclude dalla stima il valore dei macchinari e degli impianti funzionali allo specifico processo produttivo. La Corte ha classificato i pozzi come tali, rigettando il ricorso dell'Agenzia. Ha inoltre respinto il ricorso incidentale dell'azienda, confermando la tassabilità di altri componenti come vapordotti e alternatori.
Continua »
Rendita catastale imbullonati: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema della rendita catastale imbullonati, analizzando il caso di una centrale geotermica. L'Agenzia delle Entrate sosteneva che i pozzi geotermici dovessero essere inclusi nella valutazione catastale. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il criterio decisivo per l'esclusione è la funzionalità dell'impianto al processo produttivo, indipendentemente dalla sua connessione fisica al suolo. Pertanto, i pozzi, essendo essenziali alla produzione di energia, non concorrono alla determinazione della rendita.
Continua »
Rendita catastale: pozzi geotermici esclusi dal calcolo
La Corte di Cassazione ha stabilito che i pozzi geotermici devono essere esclusi dal calcolo della rendita catastale. Con l'ordinanza n. 29956/2023, è stato chiarito che, secondo la normativa vigente dal 2016, gli impianti funzionali allo specifico processo produttivo, come i pozzi di una centrale energetica, non concorrono alla determinazione della base imponibile catastale, a prescindere dalla loro natura strutturale. La decisione si fonda sul criterio della strumentalità dell'impianto all'attività produttiva, consolidando l'esclusione dei cosiddetti 'imbullonati' dalla stima. La Corte ha inoltre accolto un motivo di ricorso incidentale, cassando la sentenza d'appello per aver riesaminato una questione già coperta da giudicato interno.
Continua »
Imposta di registro concordato: esclusi i debiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29955/2023, ha chiarito come si calcola l'imposta di registro concordato fallimentare con terzo assuntore. È stato stabilito che la base imponibile deve includere solo il valore dei beni e dei diritti trasferiti, escludendo il valore dei debiti che il terzo assuntore si accolla. La Corte ha inoltre precisato che devono essere applicate aliquote differenti a seconda della specifica natura dei beni che compongono l'attivo fallimentare.
Continua »
Abuso del diritto: leasing infragruppo e onere prova
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29936/2023, ha esaminato un caso di presunto abuso del diritto relativo a un'operazione di leasing traslativo immobiliare all'interno di un gruppo societario. L'Agenzia delle Entrate contestava l'operazione, ritenendola finalizzata unicamente a ottenere un indebito vantaggio fiscale. La Corte ha cassato la decisione di merito, chiarendo che per configurare l'abuso del diritto non è sufficiente provare l'esistenza di un'operazione infragruppo e un risparmio d'imposta. È necessario che l'amministrazione finanziaria dimostri specificamente la mancanza di sostanza economica e l'utilizzo distorto degli strumenti giuridici, elementi che il giudice di merito non aveva adeguatamente accertato, confondendo inoltre i concetti di abuso e simulazione.
Continua »
Regolamento di confini: il valore delle mappe catastali
In una controversia tra proprietari di fondi confinanti, la Corte di Cassazione ha chiarito il valore probatorio delle mappe catastali. L'ordinanza stabilisce che, nell'ambito di un'azione di regolamento di confini, qualora i titoli di proprietà risultino ambigui e le altre prove incerte, il giudice può legittimamente fondare la propria decisione sulle risultanze catastali per determinare l'esatta linea di demarcazione tra gli immobili.
Continua »
Successore titolo particolare: la sentenza è vincolante
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29923/2023, ha chiarito che il successore a titolo particolare nel diritto controverso è vincolato dalla sentenza emessa nei confronti del suo dante causa. Nel caso specifico, gli acquirenti di unità immobiliari da una cooperativa hanno tentato di opporsi a una sentenza di regolamento di confini sfavorevole alla cooperativa stessa. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che gli acquirenti, in qualità di successori, non possono essere considerati terzi e sono soggetti agli effetti del giudicato, a prescindere dalla trascrizione della domanda giudiziale.
Continua »
Servitù di passaggio: quando la Cassazione la nega
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei proprietari di un immobile che richiedevano una servitù di passaggio carrabile su un fondo confinante, adibito a villaggio turistico. La Corte ha confermato la decisione di merito, stabilendo che per la costituzione di una servitù per destinazione del padre di famiglia o per usucapione è necessario il requisito dell'apparenza, ovvero l'esistenza di opere visibili e permanenti. Un semplice sentiero non è stato ritenuto sufficiente. Inoltre, è stata negata la servitù coattiva poiché il fondo non era intercluso.
Continua »
Sospensione necessaria: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che disponeva la sospensione necessaria di un giudizio di divisione immobiliare. Il caso vedeva contrapposte due sorelle in una causa ereditaria. La Corte ha stabilito che la pendenza della causa sull'eredità non costituisce un rapporto di pregiudizialità tecnico-giuridica tale da giustificare lo stop del procedimento di divisione, avviato per soddisfare un credito verso il marito di una delle due. La sospensione è illegittima se il nesso tra le cause è solo logico e non strettamente giuridico.
Continua »
Revocazione ordinanza: errore di fatto e rinvio
La Corte di Cassazione esamina un ricorso per la revocazione di una propria ordinanza, che aveva dichiarato un precedente ricorso inammissibile per tardivo deposito. I ricorrenti sostengono un errore di fatto sulla data di consegna del plico. Data la complessità delle questioni, sia procedurali (errore di fatto revocatorio) sia di merito (differenza tra azione di petizione di eredità e rivendica, e preclusione da giudicato), la Corte ha disposto la trattazione in pubblica udienza. Si tratta di una decisione interlocutoria che non risolve la controversia ma ne sottolinea la rilevanza giuridica, rendendo necessaria una discussione più approfondita.
Continua »
Rendita catastale pozzi geotermici: esclusi dal calcolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29889/2023, ha stabilito che i pozzi geotermici, essendo impianti funzionali alla produzione di energia, non devono essere inclusi nel calcolo della rendita catastale. La decisione si basa sulla Legge n. 208/2015, che esclude dalla stima diretta gli impianti destinati a specifici processi produttivi. La Corte ha rigettato sia il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, che voleva includerli, sia quello della società energetica su altri aspetti tecnici della valutazione.
Continua »
Domanda nuova nel giudizio di rinvio: il limite
In una complessa vicenda ereditaria, un erede aveva inizialmente chiesto l'esecuzione specifica di un contratto preliminare. Dopo una prima sentenza della Cassazione, nel successivo giudizio di rinvio, ha modificato la sua richiesta in una domanda di accertamento di un trasferimento di proprietà già avvenuto, producendo un nuovo documento. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile tale modifica, qualificandola come una 'domanda nuova nel giudizio di rinvio', poiché questa fase processuale ha un carattere 'chiuso' e non consente di introdurre nuove questioni o richieste che alterino il tema del contendere già definito.
Continua »