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Art. 2901 Codice Civile — Anno 2026

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280 provvedimenti

Altri anni per Art. 2901 Codice Civile

Fondo patrimoniale: la Cassazione revoca lo scudo sui beni
Una banca ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro una società e i suoi fideiussori. Successivamente, la banca ha impugnato la costituzione di un fondo patrimoniale da parte di uno dei garanti, che vi aveva inserito ben 62 immobili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei debitori, confermando la revoca del fondo patrimoniale. I giudici hanno chiarito che per l'azione revocatoria basta un pregiudizio potenziale al creditore, che rende più difficile il recupero del credito. Inoltre, la Corte ha stabilito che la prescrizione degli interessi su conto corrente decorre solo dalla chiusura del rapporto e che le contestazioni generiche sulla fideiussione sono inammissibili senza prove concrete.
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Azione revocatoria ordinaria: la pace spegne la lite
Un Committente ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro un Fornitore che, dopo aver accumulato un ingente debito per forniture difettose di vetrate, ha ceduto il proprio ramo d'azienda a una nuova società per evitare il pignoramento. I giudici di merito hanno accolto la domanda, dichiarando inefficace il trasferimento dei beni. Durante il ricorso in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo amichevole per chiudere ogni pendenza. Di conseguenza, i ricorrenti hanno depositato una formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di lite ed escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Debito e testamento: l’azione revocatoria si ferma in Cassazione
Un debitore, escluso dal testamento del padre a favore della madre, stipula con quest'ultima un accordo privato ricevendo una somma di denaro per rinunciare implicitamente a rivendicare la propria quota di legittima. La creditrice avvia un'azione surrogatoria per tutelare il proprio credito e, successivamente, propone un'azione revocatoria per dichiarare inefficace tale accordo privato. La Corte d'Appello accoglie la domanda della creditrice. I ricorrenti propongono ricorso in Cassazione, contestando la sussistenza dei presupposti delle due azioni. La Suprema Corte, rilevando che la complessa questione sul coordinamento tra azione surrogatoria e azione revocatoria in materia di tutela del legittimario pretermesso è stata già rimessa alle Sezioni Unite, decide di rinviare la causa a nuovo ruolo in attesa della pronuncia risolutiva.
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Improcedibilità del ricorso per cassazione: l’errore che costa caro
Una società acquirente ha impugnato la sentenza d'appello che confermava l'inefficacia di un atto di compravendita immobiliare, dichiarando che il provvedimento le era stato notificato. Tuttavia, nel depositare il ricorso in Cassazione, la società non ha allegato la relata di notificazione della sentenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno chiarito che l'omessa produzione della relata di notifica, quando la parte dichiara di aver ricevuto la notificazione, impedisce la verifica della tempestività del ricorso. Tale omissione non è sanabile e comporta la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e di pesanti sanzioni pecuniarie per lite temeraria.
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Socio tradito ma acquisto salvo: i limiti della revocatoria
Un socio prenotatario di una cooperativa edilizia pagava una ingente somma per un appartamento, poi trasferito a terzi con una serie di compravendite. Gli eredi del socio avviavano un'azione revocatoria per rendere inefficaci tali vendite e contestavano l'occupazione senza titolo dell'immobile. La Corte d'Appello escludeva l'indennità di occupazione ma confermava la validità dei trasferimenti ai terzi acquirenti in buona fede. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli eredi. La Corte ha chiarito che per l'azione revocatoria di atti anteriori al credito serve la dolosa preordinazione (dolo specifico) del debitore e la complicità del terzo, elementi mancanti nel caso di specie poiché il socio non aveva trascritto alcuna tutela immobiliare nei registri pubblici.
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Cessione dei crediti in blocco: il link web non basta
Una debitrice ha ceduto i propri immobili in cambio di un vitalizio di mantenimento. Una banca e i successivi acquirenti del credito hanno promosso un'azione revocatoria per rendere inefficace la cessione. La debitrice ha contestato la legittimazione delle società cessionarie, sostenendo che non vi fosse prova del trasferimento del suo specifico debito. La Corte d'Appello ha ritenuto sufficiente la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale contenente un link ipertestuale. La Cassazione ha accolto il ricorso della debitrice, stabilendo che la cessione dei crediti in blocco richiede la prova certa dell'inclusione del singolo credito. Un semplice link a codici identificativi non basta, poiché richiede uno sforzo inesigibile per il debitore. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Notifica a persona irreperibile: il debitore perde la casa
Un istituto bancario ha promosso un'azione revocatoria contro il Debitore e la Sorella per rendere inefficace la vendita di una quota immobiliare, avviata dopo la concessione di fideiussioni. Il Debitore, rimasto contumace in primo grado, ha impugnato la decisione lamentando la nullità della notifica dell'atto di citazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Debitore. I giudici hanno stabilito che la notifica a persona irreperibile è valida se l'ufficiale giudiziario svolge indagini adeguate sul territorio e presso l'anagrafe, come avvenuto nel caso specifico. La valutazione sulla sufficienza di tali ricerche spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Di conseguenza, la vendita dell'immobile resta inefficace nei confronti del creditore.
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Bancarotta fraudolenta patrimoniale: il fondo non salva i beni
Un imprenditore, in grave stato di insolvenza, ha costituito un fondo patrimoniale inserendovi nove immobili personali e ha sottratto attrezzature aziendali. Successivamente dichiarato fallito, è stato condannato per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che la costituzione di un fondo patrimoniale in presenza di debiti configura una distrazione di beni, poiché sottrae la garanzia patrimoniale ai creditori. La Corte ha inoltre confermato la revoca dei precedenti benefici di sospensione condizionale della pena, rigettando integralmente il ricorso dell'imputato e condannandolo al pagamento delle spese processuali.
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Azione surrogatoria: se il debitore agisce il creditore perde
Un creditore ha tentato di utilizzare l'azione surrogatoria per difendere la validità di un testamento che nominava il suo debitore erede universale, opponendosi alla querela di falso avviata dagli altri familiari. Il debitore, tuttavia, si è costituito in giudizio confermando la falsità del testamento e avviando separatamente un'azione di riduzione per tutelare la sua quota di legittima. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del creditore, stabilendo che l'azione surrogatoria non può essere esercitata se il debitore compie atti positivi di gestione dei propri diritti, anche se tali scelte risultano svantaggiose per il creditore. La condotta attiva del debitore esclude infatti il presupposto fondamentale dell'inerzia.
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Pagare il debito cancella l’azione revocatoria ordinaria
L'Agente della Riscossione ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro il Debitore e i Donatari per rendere inefficaci due donazioni, a tutela di un debito fiscale di circa 54.000 euro. Durante l'appello, il Debitore ha estinto interamente il debito originario tramite rottamazione e saldo. L'Agente della Riscossione ha resistito sostenendo la permanenza del proprio interesse ad agire a causa di un ulteriore e massiccio debito fiscale di oltre cinque milioni di euro, emerso successivamente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Debitore, stabilendo che non è consentito modificare la domanda iniziale sostituendo il credito originario con uno del tutto diverso e molto più elevato. Di conseguenza, il pagamento del debito originario fa venir meno l'interesse all'azione.
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Cessione in blocco dei crediti: la Cassazione frena le finanziarie
Una società finanziaria ha promosso un'azione revocatoria per dichiarare inefficace la donazione di immobili compiuta da una garante a favore dei nipoti, sostenendo di essere creditrice in forza di una cessione in blocco dei crediti. Il Garante e i donatari hanno contestato la legittimazione della società, lamentando la mancanza di prova dell'inclusione dello specifico credito nell'operazione di cessione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei debitori, stabilendo che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e la dichiarazione notarile non bastano a dimostrare la titolarità del singolo credito se contestata. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Azione revocatoria trust: se il trustee è tardivo la banca perde
Una banca ha promosso un'azione revocatoria per dichiarare inefficace la costituzione di un trust gratuito effettuata da una debitrice. La banca ha inizialmente citato in giudizio solo la debitrice e il beneficiario del trust, escludendo il trustee. Solo successivamente, oltre il termine di prescrizione di cinque anni, il giudice ha ordinato l'integrazione del contraddittorio nei confronti del trustee. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della debitrice, stabilendo che nei trust gratuiti il trustee è l'unico litisconsorte necessario insieme al debitore. Poiché il beneficiario non ha legittimazione passiva, la causa originaria contro di lui non ha interrotto la prescrizione verso il trustee. L'azione revocatoria è quindi prescritta. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Azione revocatoria ordinaria: la cessione d’azienda è revocabile
Un creditore ha contestato la cessione di un ramo d'azienda effettuata da una società debitrice a un'altra impresa. La società debitrice sosteneva che l'atto servisse a pagare un debito scaduto verso un ex socio, chiedendo l'esenzione dall'azione revocatoria ordinaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle società. I giudici hanno chiarito che la cessione di un'azienda per estinguere un debito costituisce una "datio in solutum" (prestazione in luogo dell'adempimento). Questo accordo rappresenta una scelta discrezionale e non un atto dovuto. Di conseguenza, l'operazione non beneficia dell'esenzione e resta soggetta ad azione revocatoria ordinaria. Inoltre, la semplice iscrizione a bilancio non prova l'esistenza di un debito esigibile. Il creditore ottiene così la dichiarazione di inefficacia del trasferimento a tutela del proprio credito.
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Motivazione apparente: la Cassazione annulla la sentenza copia-incolla
Un creditore ha promosso un'azione revocatoria contro l'atto di vendita di un immobile commerciale, sostenendo che l'acquirente fosse consapevole del danno arrecato. Il Tribunale ha accolto la domanda e l'acquirente ha proposto appello, contestando le prove presuntive. La Corte d'Appello ha respinto l'impugnazione limitandosi a copiare la decisione di primo grado, senza rispondere alle specifiche contestazioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'acquirente, stabilendo che una decisione basata su una motivazione apparente, che si limita a riprodurre acriticamente la sentenza precedente senza un autonomo esame critico dei motivi di gravame, è nulla per violazione delle regole del processo. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
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Termine a comparire violato: nullo l’appello del fisco sui beni
L'Agente della Riscossione ha promosso un'azione revocatoria contro il Debitore e i suoi Familiari per rendere inefficaci alcune vendite immobiliari volte a evitare il pagamento di cartelle esattoriali. Dopo alterne vicende nei primi gradi, la Corte d'Appello ha accolto la domanda dell'ente creditore. I Familiari hanno impugnato la decisione in Cassazione, lamentando il mancato rispetto del termine a comparire nell'atto di appello: tra la notifica dell'atto e l'udienza erano decorsi solo ottantacinque giorni invece dei novanta previsti dalla legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il mancato rispetto del termine a comparire determina la nullità della notifica e dell'intero giudizio di appello se l'appellato non si costituisce. La sentenza è stata cassata con rinvio per consentire la corretta instaurazione del contraddittorio.
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Azione revocatoria ordinaria: nullo il travaso di beni tra società
Una società debitrice ha conferito un ramo d'azienda e i relativi immobili a una nuova società accomandita semplice, riconducibile allo stesso amministratore. L'operazione è avvenuta subito dopo la notifica di un precetto e di un pignoramento da parte della banca creditrice. La curatela del fallimento della società debitrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace il trasferimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società acquirente. I giudici hanno stabilito che scambiare immobili di valore con quote societarie peggiora la garanzia dei creditori, poiché le quote sono meno liquide. Inoltre, la coincidenza dell'amministratore tra le due società dimostra la piena consapevolezza del danno arrecato ai creditori. Vince la curatela fallimentare: il trasferimento dei beni resta inefficace e i beni rientrano nella garanzia dei creditori.
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Azione revocatoria ordinaria: il fondo familiare resiste ai debiti futuri
Due soci di una s.n.c. costituiscono nel 2011 un fondo patrimoniale sulla propria casa. Nel 2015 la società entra in crisi e gli eredi di un altro socio avviano un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace il fondo, ritenendo che pregiudichi il loro diritto di regresso per i debiti sociali. La Corte d'Appello accoglie la domanda ritenendo sufficiente il dolo generico. La Cassazione accoglie il ricorso dei debitori: per gli atti compiuti prima del sorgere del credito, l'azione revocatoria ordinaria richiede la prova del dolo specifico, ossia la deliberata volontà di preordinare l'atto per evitare l'adempimento del futuro debito. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Azione revocatoria ordinaria: Fisco batte vendita simulata
L'Agenzia delle Entrate Riscossione ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro una società acquirente e i soci di una società venditrice estinta, per dichiarare inefficace la vendita di diversi immobili. La venditrice aveva infatti accumulato ingenti debiti fiscali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società acquirente. I giudici hanno confermato l'inefficacia dell'atto evidenziando indizi precisi: il legale rappresentante dell'acquirente era anche socio della venditrice, ed era stata venduta una pluralità di immobili. La Suprema Corte ha ribadito che la congruità del prezzo non esclude la consapevolezza del danno ai creditori, condannando la ricorrente anche per lite temeraria.
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Azione revocatoria ordinaria: la donazione non si annulla da sola
Un Istituto di Credito ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro un Fideiussore e sua Moglie per rendere inefficace la donazione del 50% di un immobile. La banca sosteneva che l'atto pregiudicasse il recupero del credito derivante da una fideiussione. I giudici di merito avevano accolto la domanda, ritenendo provata la consapevolezza del danno (scientia damni) sulla base della sola gratuità della donazione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei coniugi. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice non può presumere automaticamente la consapevolezza del danno solo perché l'atto è gratuito o riduce il patrimonio. È necessaria una valutazione complessiva e globale di tutti gli indizi, che devono essere gravi, precisi e concordanti. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Azione revocatoria: niente causa se il credito è dell’avvocato
Un padre dona alla figlia la propria quota di un immobile. Alcuni creditori promuovono un'azione revocatoria per rendere inefficace la donazione, ritenendola pregiudizievole. Tra i creditori vi è una donna il cui credito deriva esclusivamente dalle spese legali di un precedente giudizio, per le quali era stata disposta la distrazione a favore del suo avvocato. Il debitore contesta la legittimazione della donna. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del debitore, stabilendo che la distrazione delle spese processuali fa nascere un credito autonomo e diretto solo in capo all'avvocato. Di conseguenza, la cliente non ha alcun titolo per agire con l'azione revocatoria relativamente a tali somme. La sentenza viene cassata con rinvio.
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