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Art. 2901 Codice Civile — Anno 2026

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280 provvedimenti

Altri anni per Art. 2901 Codice Civile

Azione revocatoria ordinaria: inefficace la vendita tra soci
Una società poi fallita ha riscattato un fabbricato industriale da un contratto di leasing per poi venderlo immediatamente a un'altra impresa con cui aveva stretti legami societari. La procedura di fallimento ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per far dichiarare inefficace la vendita nei confronti dei creditori. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia dell'atto. I giudici hanno stabilito che l'immobile è entrato a tutti gli effetti nel patrimonio della debitrice prima della cessione. La consapevolezza dell'acquirente di danneggiare i creditori è stata provata tramite presunzioni chiare, come la sovrapposizione dei soci e il finanziamento fornito per il riscatto del leasing. Il ricorso della società acquirente è stato dichiarato inammissibile.
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Azione revocatoria ordinaria respinta su atto dovuto
Una banca ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro un debitore garante e la consorte per annullare il trasferimento immobiliare a favore di quest'ultima. I coniugi hanno eccepito che la cessione costituiva l'adempimento di un pregresso accordo fiduciario, provato da una formale diffida inviata tramite raccomandata prima della vendita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'istituto di credito e della società cessionaria, confermando la decisione d'appello. Il trasferimento immobiliare rappresenta un atto dovuto e non revocabile, poiché la raccomandata postale ha conferito data certa all'obbligazione pregressa. La banca e la società di recupero crediti hanno perso la causa e devono rimborsare le spese legali a entrambe le parti convenute.
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Azione revocatoria ordinaria: la casa resta pignorabile
Un debitore ha ceduto alla moglie, durante la separazione, la nuda proprietà dei propri immobili, riservandosi il diritto di abitazione e di uso. L'istituto di credito ha promosso con successo un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace tale trasferimento. Successivamente la banca ha avviato il pignoramento immobiliare. Il debitore ha presentato opposizione all'esecuzione sostenendo che la revocatoria avesse colpito solo la nuda proprietà e che i diritti di godimento riservati impedissero l'espropriazione dell'intero bene. I giudici di merito e la Corte di Cassazione hanno respinto la tesi difensiva. La dichiarazione di inefficacia dell'atto di cessione travolge la separazione dei diritti, consentendo al creditore di sottoporre ad espropriazione forzata la piena proprietà dell'immobile.
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Improcedibilità del ricorso in Cassazione: fatale errore PEC
Un fallimento societario otteneva la dichiarazione di inefficacia del conferimento di un ramo d'azienda in favore di una società commerciale. La società soccombente impugnava la decisione, ma la Corte d'Appello dichiarava inammissibile l'impugnazione. Successivamente, la medesima società proponeva ricorso dinanzi alla Suprema Corte, dichiarando di aver ricevuto la notifica della sentenza d'appello tramite posta elettronica certificata. Tuttavia, nel depositare gli atti giudiziari, la società inseriva soltanto il duplicato informatico della sentenza, omettendo di allegare la relata di notifica e i relativi messaggi PEC di invio e consegna. I giudici hanno inoltre verificato che la notifica non rispetta i tempi limite calcolati dalla pubblicazione dell'atto. Di conseguenza, la Corte ha pronunciato l'improcedibilità del ricorso in Cassazione per carenza dei depositi obbligatori nei termini di legge, con compensazione integrale delle spese tra le parti coinvolte.
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Azione revocatoria ordinaria: salva la vendita dell’immobile
Una società immobiliare in crisi finanziaria vende l'intero patrimonio composto da diversi appartamenti a vari acquirenti nell'arco di un mese. I creditori promuovono l'azione revocatoria ordinaria per annullare gli atti di vendita. La Corte d'Appello accoglie la domanda per quasi tutte le vendite, ma salva l'acquisto effettuato da un giovane privato. I giudici escludono infatti la sua consapevolezza del danno ai creditori, valorizzando l'acquisto dell'immobile come abitazione personale con il sostegno economico della madre e l'esecuzione diretta dei lavori. I creditori propongono ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove e il calcolo delle spese legali. La Corte di Cassazione rigetta integralmente il ricorso, confermando la validità della compravendita e condannando i creditori al pagamento delle spese di giudizio.
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Azione revocatoria ordinaria: casa abusiva e vendita valida
Un debitore ha venduto la quota di due appartamenti a una società prima del proprio fallimento. La Curatela fallimentare ha promosso l'azione revocatoria ordinaria per far dichiarare inefficace la vendita. In sede di merito, i giudici hanno accertato che l'appartamento al secondo piano era del tutto abusivo e quindi incommerciabile, dichiarando nullo il relativo trasferimento. Diversamente, hanno accolto la revocatoria per l'appartamento al primo piano, condannando la società acquirente a restituire il valore economico della quota. L'acquirente ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la nullità dell'immobile abusivo travolgesse l'intero contratto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso: la nullità di un singolo bene non annulla l'intero contratto se i beni sono scindibili. Inoltre, la mancata trascrizione della domanda non incide sull'azione se i beni sono stati già ceduti a terzi. L'acquirente perde la causa.
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Trust in frode ai creditori: perché non è nullo ma revocabile
L'Ex Moglie e il Figlio, creditori di oltre 500.000 euro per mantenimento, hanno chiesto la nullità del trust istituito dai Genitori del Debitore. Secondo gli attori, l'operazione serviva unicamente a nascondere il patrimonio familiare e a sottrarlo ai creditori e al Fisco. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che un trust in frode ai creditori non è radicalmente nullo. Se un atto diminuisce la garanzia del credito violando la responsabilità patrimoniale, la legge garantisce come unico rimedio l'azione revocatoria per renderlo inefficace. Non avendo proposto l'azione revocatoria ma la sola azione di nullità, l'Ex Moglie e il Figlio hanno perso la causa e dovranno pagare le spese legali.
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Azione revocatoria: il fallimento non ferma il fisco
Una società riceveva pagamenti per l'affitto di un capannone da un'impresa poi fallita. Il Ministero, creditore dell'impresa fallita per danno erariale, otteneva l'inefficacia di tali pagamenti tramite un'azione revocatoria davanti alla Corte dei conti. Successivamente, l'Agente della Riscossione emetteva una cartella di pagamento da 604 mila euro contro la società beneficiaria per recuperare le somme. La società si opponeva, sostenendo che il fallimento dell'impresa bloccasse l'azione del singolo creditore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'azione revocatoria del singolo creditore è legittima se il curatore fallimentare non subentra o non avvia un'azione analoga. Inoltre, una precedente decisione definitiva tra le stesse parti impediva di ridiscutere la questione. La società è stata condannata a pagare le spese legali.
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Azione surrogatoria: creditori contro debitore diseredato
Un'azienda di gestione crediti ha agito contro un debitore insolvente che aveva rinunciato a impugnare i testamenti dei genitori, i quali lo avevano completamente escluso dall'eredità. Il creditore ha avviato un'azione surrogatoria per esercitare l'azione di riduzione al posto del debitore inerte, impugnando anche la costituzione di un fondo patrimoniale familiare. La Corte d'Appello ha dato ragione al creditore. La Cassazione, rilevando che la questione sulla possibilità per il creditore di sostituirsi al legittimario totalmente escluso ha un fondamentale valore di orientamento per la legge, ha deciso di rinviare la causa a nuovo ruolo in attesa di una decisione chiarificatrice delle Sezioni competenti.
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Azione revocatoria: immobili a Cortina bloccati dal rinvio
Un fideiussore ha trasferito la proprietà di alcuni immobili di pregio a una società estera per evitare il pignoramento da parte di una banca creditrice. La banca ha quindi avviato un'azione revocatoria per dichiarare inefficace questo trasferimento. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la causa è giunta davanti alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, le parti hanno avviato delle trattative per raggiungere un accordo amichevole. La Suprema Corte, accogliendo la richiesta della banca cessionaria del credito, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire la conclusione dell'accordo, sospendendo temporaneamente il giudizio.
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Fideiussione schema ABI: scontro tra tribunali e verdetto finale
Il Garante ha impugnato la decisione del Tribunale di Lecce che dichiarava la propria incompetenza a favore della sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale di Napoli per decidere sulla nullità di una fideiussione. Il ricorrente sosteneva che una precedente sentenza avesse già accertato con forza di giudicato la nullità della clausola di deroga ai termini di decadenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, evidenziando che la precedente pronuncia conteneva solo un parere non vincolante (obiter dictum) espresso in un giudizio di azione revocatoria. Di conseguenza, la controversia sulla nullità della Fideiussione schema ABI per violazione delle norme antitrust spetta alla competenza della sezione specializzata in materia di impresa. Vince la Banca, e la causa deve essere riassunta davanti al Tribunale di Napoli.
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Cessione dei crediti in blocco: il trust non salva il debitore
Un istituto bancario ha promosso un'azione revocatoria contro Il Debitore, che aveva trasferito i propri immobili in un trust dopo aver prestato una fideiussione. Nel giudizio è intervenuta L'Azienda Cessionaria, che ha acquistato il credito tramite una cessione dei crediti in blocco. Il Debitore ha contestato la titolarità del credito in capo alla cessionaria, sostenendo la mancata prova dell'inclusione del suo debito specifico nel pacchetto ceduto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Debitore, confermando che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell'avviso di cessione per categorie, unita alla mancata contestazione specifica del debitore sulla sua classificazione a sofferenza, è sufficiente a dimostrare la titolarità del credito. Il Debitore perde la causa e viene condannato alle spese e a sanzioni per lite temeraria.
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Azione revocatoria: salva la caparra se il terreno viene venduto
Un cittadino firma un contratto preliminare per l'acquisto di una casa da costruire e versa novantamila euro di caparra. La società venditrice non costruisce l'immobile e vende il terreno a un'altra impresa. Il promissario acquirente agisce in giudizio chiedendo la risoluzione del contratto e l'azione revocatoria per rendere inefficace la vendita del terreno, tutelando il suo diritto alla restituzione della caparra. La Corte di Cassazione conferma che l'azione revocatoria spetta anche a chi vanta una semplice aspettativa di credito, non richiedendo un debito già scaduto o esigibile al momento dell'atto dannoso. Di conseguenza, la vendita del terreno è dichiarata inefficace nei confronti dell'acquirente, che potrà rivalersi sul bene per recuperare i suoi soldi.
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Sospensione facoltativa del processo: stop ai blocchi automatici
Una creditrice ha avviato una causa di simulazione e revocatoria contro il debitore per tutelare il proprio credito, derivante da un decreto ingiuntivo opposto. Il Tribunale ha disposto la sospensione facoltativa del processo in attesa dell'esito dell'appello sulla validità del credito, basandosi solo sulla sospensione dell'esecutività concessa in secondo grado. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della creditrice, stabilendo che il giudice non può sospendere il giudizio in modo acritico. È necessaria un'autonoma valutazione prognostica sulla reale probabilità di accoglimento dell'appello. La Suprema Corte ha quindi ordinato la prosecuzione della causa dinanzi al Tribunale.
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Fondo patrimoniale perso: la Cassazione nega l’errore di fatto
I Debitori avevano costituito un fondo patrimoniale per proteggere i propri beni, ma la Società Creditrice ha ottenuto la revoca dell'atto. Dopo il rigetto del loro ricorso in Cassazione, i Debitori hanno proposto un ricorso per revocazione per errore di fatto, sostenendo che la Corte avesse omesso di decidere sulla presunta nullità della procura del difensore avversario. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'errore revocatorio consiste solo in una svista materiale e non in una presunta errata valutazione giuridica. Poiché la precedente sentenza aveva esaminato e rigettato il motivo, anche se in modo sintetico e congiunto, non sussiste alcuna omissione, ma solo una decisione sfavorevole non impugnabile. I Debitori sono stati condannati a pagare le spese di giudizio.
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Concessione abusiva di credito: se c’è reato il mutuo è nullo
Un'azienda in fallimento contesta l'ammissione al passivo dei crediti di una società finanziaria, derivanti da cinque finanziamenti. Il curatore eccepisce la concessione abusiva di credito, sostenendo che i finanziamenti abbiano solo ritardato il fallimento aggravando il dissesto. Il Tribunale respinge l'eccezione ritenendo che la violazione delle regole di sana gestione non comporti la nullità dei contratti. La Cassazione accoglie il ricorso del Fallimento: la concessione abusiva di credito a un'impresa insolvente, se finalizzata a ritardare la crisi e ad aumentare i debiti, configura un reato-contratto nullo per contrarietà a norme imperative. Di conseguenza, il credito erogato è irripetibile. La causa viene rinviata al Tribunale per verificare la sussistenza del reato e decidere sull'azione revocatoria precedentemente ignorata.
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Azione di rivendicazione: asta contro proprietà privata
La Corte di Cassazione ha confermato la proprietà di alcuni terreni in capo a La Legittima Proprietaria, rigettando il ricorso de I Nuovi Proprietari. Questi ultimi avevano acquistato all'asta una villa confinante e pretendevano che l'acquisto includesse, come pertinenze, anche i terreni circostanti della vicina. La Legittima Proprietaria ha promosso un'azione di rivendicazione per tutelare i suoi terreni, ricevuti in donazione dalla madre. La Suprema Corte ha chiarito che il decreto di trasferimento dell'asta escludeva espressamente i terreni contestati e che non vi erano i presupposti per l'usucapione. Di conseguenza, i beni non potevano considerarsi pertinenze del mappale acquistato all'asta. I Nuovi Proprietari hanno perso la causa e sono stati condannati a pagare le spese legali.
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Azione revocatoria: l’ultimo immobile venduto non è l’unico
I Creditori hanno promosso un'azione revocatoria per rendere inefficace la vendita di una villetta effettuata dalla Società Debitrice a favore del Terzo Acquirente. Secondo i Creditori, la Società Debitrice si era svuotata del patrimonio vendendo i suoi ultimi beni in breve tempo, configurando una presunzione di consapevolezza del danno (scientia damni) in capo all'acquirente. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda per mancanza di prove sulla complicità del terzo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la vendita dell'ultimo bene a un terzo non equivale alla vendita dell'unico bene e non fa scattare la presunzione automatica di danno. I Creditori perdono la causa e sono condannati a pagare le spese legali.
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Azione revocatoria e notifiche tardive: il bivio della Cassazione
Una creditrice ha promosso un'azione revocatoria per rendere inefficace la vendita di alcuni terreni effettuata dalla sua debitrice, che l'aveva privata delle garanzie patrimoniali per recuperare un credito. Tuttavia, le notifiche dell'atto di citazione ai convenuti sono state eseguite oltre il termine di cinque anni previsto dalla legge, a causa di iniziali tentativi falliti poi rinnovati su autorizzazione del giudice. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno dichiarato prescritto il diritto, ritenendo che la rinnovazione della notifica non abbia effetto retroattivo sull'interruzione della prescrizione. La Corte di Cassazione, rilevando l'importanza della questione di diritto, ha deciso di rinviare la causa a nuovo ruolo, in attesa di una pronuncia chiarificatrice delle Sezioni Unite o di un'udienza pubblica su un caso analogo.
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Azione revocatoria: il trust fittizio non salva la casa dal debito
Un imprenditore, garante dei debiti della propria società, ha istituito un trust familiare trasferendovi l'unico immobile di sua proprietà per sottrarlo ai creditori. La banca creditrice ha promosso un'azione revocatoria per rendere inefficace il trasferimento. Il debitore ha contestato l'azione sostenendo che il credito era ancora incerto e oggetto di causa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del debitore, confermando che l'azione revocatoria può essere avviata anche a tutela di un credito litigioso, cioè non ancora definitivo. Di conseguenza, il trasferimento dell'immobile nel trust rimane inefficace nei confronti dei creditori, che potranno aggredire il bene per soddisfare il proprio credito di oltre quindici milioni di euro.
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