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Art. 2751-bis Codice Civile — Sezione Sesta Civile

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37 provvedimenti

Altri anni per Art. 2751-bis Codice Civile

Opposizione allo stato passivo: termini validi solo con PEC piena
Una lavoratrice ha proposto opposizione allo stato passivo contro la decisione del commissario di una liquidazione coatta amministrativa, che aveva escluso parte dei suoi compensi con privilegio. Il tribunale ha dichiarato il ricorso tardivo. I giudici di merito hanno calcolato il termine di trenta giorni da una prima PEC contenente solo la scheda individuale del credito. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto. Il termine per l'opposizione allo stato passivo decorre esclusivamente dalla ricezione dell'elenco completo di tutti i crediti ammessi e respinti, non dalla semplice comunicazione sintetica. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della creditrice e ha rinviato la causa per un nuovo esame.
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Fondo di Garanzia INPS: stop alla decadenza per ritardi
Un lavoratore dipendente, dopo il fallimento della propria azienda, ha richiesto l'intervento del Fondo di Garanzia INPS per ottenere il pagamento delle ultime tre retribuzioni non percepite. L'istituto previdenziale ha respinto l'istanza e i successivi giudici di secondo grado hanno dichiarato decaduta la richiesta, ritenendo tardiva l'azione legale intrapresa in tribunale. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito. I giudici hanno chiarito il calcolo dei termini massimi: il lavoratore dispone di un anno e trecento giorni dalla presentazione della domanda iniziale per agire in giudizio se la pubblica amministrazione non risponde o decide in ritardo. Il ricorso era dunque pienamente tempestivo e il dipendente ha diritto alla decisione sul merito del proprio credito retributivo.
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Fondo di Garanzia INPS: calcolo dei termini per fare ricorso
Una lavoratrice ottiene l'ammissione allo stato passivo del fallimento della propria azienda per le ultime tre mensilità retributive non corrisposte. La donna richiede il pagamento di queste somme al Fondo di Garanzia INPS tramite domanda amministrativa. L'istituto previdenziale ritarda la decisione sul ricorso interno e successivamente la Corte d'appello dichiara la decadenza della lavoratrice dall'azione giudiziaria. La Corte di Cassazione ribalta la pronuncia e accoglie il ricorso della dipendente. I giudici supremi chiariscono che l'azione giudiziale resta valida se proposta entro il termine complessivo di un anno e trecento giorni dalla presentazione della domanda amministrativa iniziale, rendendo irrilevanti i ritardi dell'ente previdenziale.
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Domanda supertardiva: l’INPS perde il credito per TFR
L'Istituto Previdenziale ha proposto ricorso contro il Fallimento di una società per ottenere l'ammissione al passivo di un credito per anticipazioni del TFR. La richiesta è stata qualificata come domanda supertardiva poiché presentata oltre i dodici mesi dall'esecutività dello stato passivo. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la domanda: nonostante la mancata comunicazione ufficiale del fallimento da parte della curatela, è stato dimostrato che l'ente pubblico aveva comunque conoscenza effettiva del fallimento da altre fonti (conoscenza aliunde) molto prima del deposito della domanda. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale e condannandolo al pagamento delle spese processuali, poiché l'accertamento della conoscenza del fallimento spetta esclusivamente al giudice di merito.
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Prededucibilità del credito del professionista: quando si perde
Un professionista ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento di una società per ottenere il pagamento delle sue prestazioni di assistenza legale e redazione del piano di concordato. Il professionista pretendeva la prededucibilità del credito del professionista, ossia il pagamento prioritario rispetto agli altri creditori. Il Tribunale ha rigettato la richiesta a causa del lungo tempo trascorso tra la domanda di concordato e il fallimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la prededucibilità del credito del professionista non spetta se la procedura di concordato preventivo non è stata effettivamente aperta ma dichiarata inammissibile all'origine. Inoltre, la presenza di un dissesto irreversibile già prima della domanda configura un vizio originario che esclude qualsiasi utilità della prestazione per i creditori.
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Privilegio professionale: no alla retroattività per l’IVA
Due professionisti chiedevano che i loro crediti per rivalsa IVA e contributi previdenziali, relativi a prestazioni svolte prima del 2018, fossero ammessi al passivo fallimentare di una società con il privilegio professionale introdotto dalla Legge di Bilancio 2018. Il Tribunale prima e la Corte di Cassazione poi hanno respinto la richiesta. La Suprema Corte ha stabilito che le norme che introducono o modificano i privilegi hanno natura sostanziale e non processuale. Di conseguenza, in base al principio di irretroattività delle leggi, la nuova tutela si applica solo ai crediti sorti dopo l'entrata in vigore della riforma (1° gennaio 2018). I crediti precedenti restano quindi semplici crediti chirografari, ossia senza alcuna priorità di pagamento rispetto agli altri creditori.
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Privilegio dei crediti professionali: vecchi crediti esclusi
Due avvocati chiedono che i loro crediti per IVA e contributi previdenziali, relativi a prestazioni svolte prima del 2018, siano ammessi al passivo del fallimento di una società con il privilegio dei crediti professionali. Essi invocano la riforma del 2018 che ha esteso tale tutela a queste voci. Il Tribunale rifiuta, ritenendo la norma non retroattiva. La Corte di Cassazione conferma la decisione: le norme che introducono o modificano i privilegi hanno natura sostanziale e non processuale. Di conseguenza, si applica il principio di irretroattività delle leggi. Il privilegio dei crediti professionali per IVA e contributi spetta solo se le prestazioni sono state eseguite dopo l'entrata in vigore della riforma (1° gennaio 2018). I professionisti perdono il ricorso.
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Compenso del professionista attestatore: sì anche se il piano fallisce
Un professionista ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare del proprio credito per l'attività di attestazione svolta in un concordato preventivo. Il Tribunale ha negato il compenso del professionista attestatore, ritenendo le sue relazioni incerte e prive di utilità per i creditori, configurando un grave inadempimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, stabilendo che evidenziare i rischi e le incertezze del piano concordatario non costituisce un inadempimento, ma rappresenta un corretto adempimento del dovere di diligenza e trasparenza verso i creditori. La Suprema Corte ha quindi cassato il decreto di rigetto, rinviando la causa al Tribunale per un nuovo esame.
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Privilegio delle cooperative: sì alla tutela, no a sole fatture
Una cooperativa di produzione e lavoro chiede l'ammissione al passivo del fallimento di una società per un credito derivante da un contratto di fornitura, pretendendo il riconoscimento del privilegio delle cooperative. Il Tribunale ammette il credito solo in via ordinaria ed esclude una parte della somma per mancanza di prove. La Corte di Cassazione conferma l'esclusione della somma non provata, chiarendo che le sole fatture non bastano contro il fallimento. Tuttavia, accoglie il ricorso sul privilegio delle cooperative: il contratto riguardava la distribuzione e vendita di edizioni proprie, attività che rientra tra i servizi e manufatti prodotti dai soci. La sentenza viene cassata con rinvio per un nuovo esame su questo punto.
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Insinuazione allo stato passivo: sì al credito, no al privilegio
Una società creditrice ha proposto domanda di insinuazione allo stato passivo per un credito di circa sedicimila euro, richiedendo il privilegio spettante alle imprese artigiane. Il giudice delegato ha respinto la domanda per la mancanza dell'assegno originale. In sede di opposizione, la società ha depositato l'originale, ma il Tribunale ha ammesso il credito solo in via chirografaria, non ritenendo provata la qualifica di impresa artigiana. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che il giudice dell'opposizione ha il potere-dovere di verificare d'ufficio la sussistenza dei presupposti del privilegio, anche se la procedura concorsuale è rimasta contumace e non ha contestato specificamente la domanda.
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Fallimento e compenso del professionista: vince l’accordo scritto
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda fallita contro l'ammissione al passivo del credito di un professionista. Quest'ultimo aveva assistito la società nella redazione di un piano di ristrutturazione dei debiti. Il fallimento contestava la validità dell'accordo privato sulle tariffe, ritenendo che si dovessero applicare i parametri ministeriali più bassi. I giudici hanno chiarito che, per la determinazione del compenso del professionista, l'accordo scritto tra le parti ha valore prevalente e vincolante, anche in caso di successivo fallimento. Non si possono quindi applicare i criteri sussidiari ministeriali se esiste una pattuizione chiara. Il professionista ha quindi diritto all'intero compenso pattuito in via privilegiata.
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Opposizione allo stato passivo: prove tardive costano il TFR
Un lavoratore ha proposto opposizione allo stato passivo per ottenere l'ammissione del proprio credito per trattamento di fine rapporto (TFR) nel fallimento di una società. Il Tribunale ha respinto la richiesta poiché il lavoratore non ha provato il rapporto di lavoro con la società fallita nel periodo indicato, avendo depositato in ritardo l'accordo sindacale che avrebbe dimostrato il credito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore. I giudici hanno chiarito che il giudice di merito non ha l'obbligo di valutare i documenti depositati oltre i termini di legge. Inoltre, il ricorrente non ha indicato con precisione dove e quando avesse prodotto tale documento nel precedente grado di giudizio, violando le regole processuali. Il lavoratore perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Fondo di Garanzia INPS: termini per il ricorso
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un lavoratore che chiedeva il pagamento delle ultime tre mensilità di stipendio tramite il Fondo di Garanzia INPS dopo il fallimento del datore di lavoro. La Corte d'Appello aveva erroneamente dichiarato la decadenza del diritto, calcolando in modo restrittivo i tempi per l'azione legale. Gli Ermellini hanno invece ribadito che il termine annuale per agire in giudizio decorre solo dopo l'esaurimento della fase amministrativa, la cui durata massima è fissata in 300 giorni. Poiché il lavoratore aveva depositato il ricorso entro il termine complessivo di un anno e 300 giorni dalla domanda iniziale, il suo diritto è pienamente tutelato.
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Omessa pronuncia: la Cassazione sul TFR nel fallimento
Un lavoratore ha impugnato il rigetto della sua ammissione allo stato passivo per crediti da lavoro e TFR. Mentre il Tribunale ha correttamente escluso il rapporto subordinato per un periodo di collaborazione occasionale, ha commesso un'**omessa pronuncia** ignorando la richiesta di TFR relativa a un precedente periodo di lavoro subordinato non contestato. La Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente a tale omissione.
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Privilegio artigiano: i requisiti per il fallimento
Una società fornitrice ha impugnato il decreto del Tribunale che negava il Privilegio artigiano per un credito vantato verso una società fallita. Il Tribunale aveva qualificato il rapporto come mera intermediazione commerciale, evidenziando che le fatture riportavano un patto di riservato dominio, tipico della vendita e non della prestazione d'opera artigiana. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'iscrizione all'albo delle imprese artigiane non è di per sé sufficiente per ottenere la prelazione, essendo necessaria la prova concreta della prevalenza del lavoro manuale sui materiali e sull'organizzazione d'impresa.
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Legittimazione attiva e contributi previdenziali
Un lavoratore ha impugnato il rigetto della sua domanda di ammissione al passivo fallimentare riguardante i contributi non versati a un fondo di previdenza complementare. Il Tribunale aveva negato il credito per difetto di legittimazione attiva, non essendo stato prodotto il contratto di finanziamento necessario a qualificare il rapporto tra lavoratore, azienda e fondo. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso, ribadendo che l'accertamento della titolarità del credito è una questione di merito e che, senza la prova della natura dell'accordo (delegazione o cessione), il lavoratore non può vantare il diritto al recupero delle somme destinate alla previdenza integrativa.
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Privilegio artigiano per consorzi: la decisione
Un consorzio di imprese artigiane si è visto negare il privilegio artigiano su un credito vantato verso una società fallita. Il tribunale di merito aveva escluso il privilegio a causa della natura giuridica del consorzio, ritenuta incompatibile con la nozione di impresa artigiana. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha ritenuto la questione complessa e non di pronta soluzione. Pertanto, ha deciso di non definire il caso in camera di consiglio, ma di rimetterlo alla discussione in pubblica udienza presso la sezione semplice, per un esame più approfondito.
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