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Art. 2751-bis Codice Civile — Anno 2025

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77 provvedimenti

Altri anni per Art. 2751-bis Codice Civile

Privilegio impresa cooperativa: limiti e requisiti
Una società di progetto ha richiesto il riconoscimento di un credito privilegiato, tipico delle cooperative, nel fallimento di una società cooperativa. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il privilegio impresa cooperativa non si estende ai crediti derivanti da contratti d'appalto e che una società non cooperativa non può invocarlo, anche se agisce in un raggruppamento con cooperative. L'inammissibilità è stata rafforzata dalla mancata impugnazione di una ratio decidendi autonoma del precedente giudizio.
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Omesso esame CTU: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione chiarisce la differenza tra 'omesso esame CTU' e 'dissenso motivato'. Un'impresa artigiana si vede negare il privilegio sul credito in un fallimento nonostante una CTU favorevole. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, spiegando che il giudice di merito non ha ignorato la perizia, ma l'ha valutata e, fornendo adeguate motivazioni, ha deciso di discostarsene. Questa decisione rientra nel suo potere discrezionale e non costituisce un vizio di legittimità.
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Liquidazione spese legali: il valore della causa
Un professionista contesta la liquidazione delle spese legali in una procedura fallimentare. La Corte di Cassazione accoglie il suo ricorso, stabilendo un principio fondamentale: se l'appello riguarda unicamente la condanna alle spese del grado precedente, il valore della causa per la nuova liquidazione è dato solo dall'importo delle spese contestate, non dal valore originario della controversia. Di conseguenza, la Corte cassa la decisione e ricalcola le spese usando il corretto scaglione di valore, notevolmente inferiore.
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Interesse ad agire: quando un creditore può agire
Un creditore ha impugnato il compenso del curatore fallimentare ritenendolo eccessivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di un 'interesse ad agire' concreto. Il ricorrente, infatti, non ha dimostrato con dati specifici che una riduzione del compenso gli avrebbe procurato un vantaggio economico diretto e attuale, limitandosi a un'affermazione generica. La decisione sottolinea che l'interesse a impugnare deve essere provato e non può essere meramente ipotetico.
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Garanzia e privilegio: la Cassazione chiarisce i limiti
Una società controllante presta una garanzia a favore di una committente per le obbligazioni della propria controllata. Quando la controllata fallisce nel pagare i propri dipendenti, la committente li paga e si surroga nei loro crediti, pretendendo di esercitare il relativo privilegio lavorativo anche nei confronti della garante. La Cassazione nega tale possibilità, affermando che il privilegio è legato alla causa del credito originario (lavoro) e non si estende al distinto credito derivante dal contratto di garanzia, che rimane chirografario.
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Crediti prededucibili: termini e ammissione al passivo
Un ex dirigente, licenziato dal curatore fallimentare, ha ottenuto un'indennità con sentenza definitiva. La Corte di Cassazione ha stabilito che la sua richiesta di ammissione al passivo, pur presentata oltre il termine di un anno, è ammissibile. La Corte ha chiarito che i crediti prededucibili, come quello in questione, non sono soggetti ai rigidi termini di decadenza previsti per i crediti sorti prima del fallimento, ma richiedono una valutazione flessibile del ritardo.
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Ammissione con riserva: i limiti secondo la Cassazione
Un credito da lavoro, oggetto di accollo cumulativo, viene ammesso al passivo del debitore originario, poi fallito. La Cassazione interviene sul tipo di riserva apposta dal Tribunale, chiarendo che una 'ammissione con riserva' atipica equivale a un'ammissione pura e semplice. La Corte sottolinea che le regole fallimentari non possono alterare la natura dell'obbligazione civilistica, che in questo caso richiedeva solo una richiesta di pagamento al nuovo debitore e non una preventiva escussione del suo patrimonio.
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Ricorso inammissibile se non si impugna una ratio
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché il ricorrente non ha contestato una delle plurime e autonome ragioni (ratio decidendi) su cui si fondava la decisione del giudice di merito. Il caso riguarda la richiesta di ammissione al passivo fallimentare di una società che aveva pagato debiti della fallita, basata su un presunto accordo verbale di accollo non provato. La Suprema Corte ribadisce che, se una decisione poggia su più motivazioni indipendenti, l'omessa impugnazione anche di una sola di esse rende inutile l'esame delle altre, determinando l'inammissibilità del ricorso per carenza di interesse.
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Indennità aggiuntiva: appello non generico
Un agricoltore si è visto negare l'indennità aggiuntiva per l'esproprio di terreni, poiché i giudici di merito lo hanno qualificato come imprenditore. La Corte d'Appello ha respinto il suo gravame come generico. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che l'appello era sufficientemente specifico nel contestare punto per punto le motivazioni del tribunale. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame nel merito.
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Compenso OCC: No al super privilegio nel sovraindebitamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6865/2025, ha stabilito che il compenso OCC (Organismo di Composizione della Crisi) nelle procedure di sovraindebitamento, pur essendo un credito prededucibile, non gode del 'super privilegio' che gli consentirebbe di essere pagato prima dei creditori garantiti (es. banche con ipoteca) sui beni oggetto della garanzia. La Corte ha chiarito che le spese del gestore della crisi non sono 'uscite di carattere generale' sostenute nell'interesse di tutti i creditori, respingendo l'applicazione analogica delle norme previste in ambito fallimentare.
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Indennità di fine rapporto: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto del Tribunale di Roma che negava a un'agenzia marittima l'indennità di fine rapporto da una compagnia di navigazione. Il rapporto, durato dal 1966 al 2010 e regolato da due contratti successivi, era stato oggetto di una novazione nel 1991. La Cassazione ha ritenuto la motivazione del Tribunale 'apparente' e illogica, in quanto trattava il rapporto in modo contraddittorio. Inoltre, ha stabilito che il Tribunale ha errato nel non applicare gli Accordi Economici Collettivi di settore, che prevedono condizioni più favorevoli per l'agente rispetto al Codice Civile, riconoscendo l'indennità anche senza la prova di un aumento della clientela.
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Compenso amministratori straordinari: no prededuzione
Tre professionisti, nominati amministratori straordinari di una società a seguito di una misura interdittiva antimafia, hanno richiesto che i loro compensi fossero ammessi in via prededucibile al passivo del successivo fallimento della stessa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. La ragione fondamentale risiede nella mancata dimostrazione di una concreta utilità dell'attività degli amministratori per la massa dei creditori. La Corte ha sottolineato che la nomina prefettizia, pur essendo anteriore al fallimento, non conferisce automaticamente un diritto di priorità nel pagamento, poiché la gestione amministrativa straordinaria e la procedura fallimentare perseguono finalità distinte e non sono in un rapporto di continuità funzionale.
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Privilegio accise: errore e ricorso in Cassazione
Una società cooperativa ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un proprio credito con privilegio, anche per la quota relativa alle accise sul carburante fornito. Il Tribunale ha negato il privilegio. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 514/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso della cooperativa sulla questione del privilegio accise per un vizio di forma nella presentazione del motivo. Tuttavia, ha accolto un secondo motivo relativo all'omesso esame di un fatto decisivo per la quantificazione del credito, cassando con rinvio la decisione del Tribunale.
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Espropriazione parziale: indennizzo e danno funzionale
La Corte di Cassazione ha stabilito che in un caso di espropriazione parziale, l'indennizzo deve coprire non solo il valore del terreno sottratto ma anche il danno funzionale e il deprezzamento della proprietà residua. Ciò si verifica quando l'unità economica di un'azienda agricola viene compromessa, ad esempio rendendo inutilizzabile l'impianto di irrigazione o intercludendo parti del fondo. La Corte ha chiarito che l'ubicazione fisica di elementi chiave, come i pozzi, al di fuori del perimetro espropriato non è determinante se questi sono funzionalmente essenziali per l'intera proprietà.
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Fondo di Garanzia TFR: diritto anche se fallimento revocato
La Corte di Cassazione ha stabilito che i lavoratori hanno diritto alla prestazione del Fondo di Garanzia TFR anche se la sentenza di fallimento del loro datore di lavoro viene successivamente revocata. Il diritto sorge nel momento in cui, pendente la procedura fallimentare, il credito del lavoratore viene ammesso allo stato passivo e viene presentata la domanda all'ente previdenziale. La successiva revoca del fallimento, non avendo effetto retroattivo sui diritti già perfezionati, non può annullare la prestazione richiesta, poiché al momento della domanda sussistevano tutti i presupposti di legge.
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Fondo di Garanzia INPS: obbligo di escussione?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2292/2025, ha stabilito che un lavoratore, il cui datore di lavoro sia fallito, ha diritto di accedere direttamente al Fondo di Garanzia INPS per il pagamento del TFR, senza dover prima agire contro altri soggetti solidalmente responsabili, come la società scissa ancora in bonis. La Corte ha chiarito che la legge non prevede un beneficio di escussione a favore del Fondo, garantendo così una tutela rapida ed efficace al lavoratore. L'INPS potrà poi surrogarsi nei diritti del lavoratore per recuperare le somme.
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Privilegio contributi integrativi: la Cassazione decide
Una cassa di previdenza professionale ha contestato la classificazione dei suoi crediti come chirografari nel fallimento di una società. L'ente chiedeva il riconoscimento del privilegio contributi integrativi e delle relative sanzioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che, poiché la cassa gestisce un regime di previdenza sociale obbligatoria, i suoi crediti per contributi e sanzioni devono essere ammessi in via privilegiata, ribaltando la decisione del tribunale.
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Credito professionista associato: a chi spetta?
Un professionista, associato a uno studio, agiva per il riconoscimento privilegiato di un credito verso una holding in concordato. La Cassazione ha confermato la sua titolarità personale del credito, e non dello studio, basandosi sulla documentazione che provava un incarico intuitu personae. La decisione distingue la titolarità del credito professionista associato dalla mera gestione contabile dello studio.
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Ammissione al passivo tardiva: la Cassazione attende
L'ordinanza analizza il caso di alcuni lavoratori che hanno presentato una domanda di ammissione al passivo tardiva per crediti da lavoro in una procedura di liquidazione coatta amministrativa. Il Tribunale aveva ammesso i crediti, ritenendo il ritardo non imputabile ai lavoratori. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha sospeso il procedimento. La Corte attende la decisione delle Sezioni Unite su un punto cruciale: se il creditore che agisce in un'altra sede per l'accertamento del suo diritto debba comunque presentare una domanda 'con riserva' nei termini per evitare la tardività.
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Insinuazione al passivo e causa pendente: le S.U.
Un lavoratore, in causa per licenziamento illegittimo, si vede l'azienda entrare in amministrazione straordinaria. Il Tribunale dichiara inammissibile la sua insinuazione al passivo, sostenendo che debba prima concludere la causa di lavoro. La Cassazione, investita della questione, non decide ma rinvia la causa in attesa di una pronuncia delle Sezioni Unite sullo stesso dilemma: se in pendenza di un giudizio per l'accertamento di un credito sia obbligatoria la tempestiva insinuazione al passivo per evitare la decadenza.
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