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Art. 2740 Codice Civile — Anno 2026

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55 provvedimenti

Altri anni per Art. 2740 Codice Civile

Revocatoria ordinaria: fondo patrimoniale e debiti
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia dell'integrazione di un fondo patrimoniale tramite revocatoria ordinaria. Un ex amministratore bancario aveva conferito immobili nel fondo mentre era in corso un'azione di responsabilità nei suoi confronti. La Corte ha chiarito che il conflitto di interessi del difensore deve essere concreto e che l'azione revocatoria può essere esercitata anche per crediti litigiosi. La conoscenza del danno è stata desunta dalla posizione professionale del debitore e dalle segnalazioni di criticità finanziarie ricevute poco prima dell'atto.
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Eventus damni: prova rigorosa nella revocatoria
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da una curatela fallimentare in merito a un'azione revocatoria ordinaria. Il punto centrale della controversia riguarda l'**eventus damni**, ovvero la prova che l'atto di cessione immobiliare tra coniugi avesse effettivamente pregiudicato la garanzia patrimoniale dei creditori. La Suprema Corte ha ribadito che il curatore ha l'onere di dimostrare che, al momento dell'atto, il patrimonio residuo del debitore non era sufficiente a coprire i debiti. Poiché la Corte d'Appello aveva accertato la mancanza di tale prova, valutando anche la presenza di altri cespiti come un'azienda farmaceutica, la Cassazione ha ritenuto insindacabile tale valutazione di merito.
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Revocatoria ordinaria: effetto recuperatorio dei beni
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una curatela fallimentare che ha esperito una revocatoria ordinaria contro un atto di transazione con cui una società, prima del fallimento, aveva ceduto beni mobili a un creditore per estinguere un debito. Mentre i giudici di merito avevano riconosciuto l'inefficacia dell'atto ma negato la restituzione dei beni, la Suprema Corte ha stabilito che, quando l'azione è promossa dal curatore fallimentare, essa produce un effetto recuperatorio diretto. I beni oggetto dell'atto revocato devono rientrare nella massa attiva per garantire il soddisfacimento di tutti i creditori, superando la visione che limitava l'azione alla sola inefficacia dell'atto.
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Bancarotta fraudolenta: prova della distrazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale nei confronti di un amministratore che aveva prelevato oltre 150 mila euro dai conti societari senza giustificarne l'impiego. La difesa sosteneva che tali somme fossero compensi dovuti, ma la Corte ha ribadito che l'amministratore ha l'onere di dimostrare la specifica destinazione dei fondi. In assenza di prove documentali sull'uso delle somme per fini sociali, il prelievo configura una distrazione del patrimonio e non una semplice violazione dell'ordine dei pagamenti.
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Promessa del fatto del terzo e revoca amministratore
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un ex amministratore delegato contro una sentenza che negava l'indennizzo pattuito in un accordo con la società controllante. Il caso riguarda la promessa del fatto del terzo, in cui la controllante si era impegnata a garantire la nomina e la durata triennale dell'incarico presso la controllata. La Suprema Corte ha stabilito che l'indennizzo è dovuto direttamente dal promittente se il terzo non compie il fatto, senza necessità di un previo giudizio contro la società terza.
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Legittimazione liquidatore giudiziale e cessione crediti
La Corte di Cassazione affronta il tema della legittimazione liquidatore giudiziale nel recupero di somme derivanti da cessioni di credito prive di data certa. Nel caso in esame, una società in concordato preventivo ha contestato i pagamenti ricevuti da una banca dopo l'apertura della procedura. I giudici di merito avevano negato il potere di agire del liquidatore, ma la Suprema Corte ha rinviato la questione a una pubblica udienza per la sua rilevanza nomofilattica.
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Azione revocatoria ordinaria: il trust è aggredibile
La Corte di Cassazione conferma la validità di un'azione revocatoria ordinaria contro un trust autodichiarato. Il caso chiarisce che il danno al creditore sussiste anche per variazioni qualitative del patrimonio e che l'intervento di terzi creditori nel processo è legittimo fino alla fase finale.
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Conversione del pignoramento: il termine è perentorio
Una debitrice presentava istanza di conversione del pignoramento sulla sua abitazione principale dopo l'emissione dell'ordinanza di vendita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il termine previsto dalla legge per la richiesta di conversione del pignoramento è perentorio e non viola i principi costituzionali. La decisione bilancia il diritto del creditore a ottenere soddisfazione e la necessità di garantire la stabilità e la credibilità delle procedure esecutive, anche a fronte del diritto all'abitazione.
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Termine preavviso udienza: rinvio per notifica tardiva
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando una causa a nuovo ruolo. La decisione non entra nel merito della controversia, relativa alla legittimità di un preavviso di iscrizione ipotecaria, ma si fonda su un vizio procedurale. Nello specifico, la notifica della data di udienza non ha rispettato il termine di preavviso udienza di sessanta giorni previsto dalla legge a tutela del diritto di difesa, rendendo necessario il rinvio per garantire il corretto svolgimento del processo.
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Recidiva e bancarotta: la motivazione è essenziale
Un soggetto, ritenuto amministratore di fatto di una società fallita, è stato condannato per bancarotta fraudolenta e semplice. In Cassazione, l'imputato ha contestato la sua colpevolezza e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha rigettato gran parte dei motivi, confermando che l'uso di fondi societari per fini personali costituisce distrazione. Tuttavia, ha annullato la sentenza con rinvio sul punto della recidiva, poiché i giudici di merito non avevano adeguatamente motivato le ragioni per cui i precedenti penali indicassero una maggiore pericolosità sociale, limitandosi a un mero riscontro del casellario giudiziale.
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Bancarotta fraudolenta ditta individuale: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta ditta individuale a carico di un imprenditore che aveva ceduto quattro motoveicoli alla moglie prima di fallire. La sentenza ribadisce che per un'impresa individuale non c'è distinzione tra patrimonio personale e aziendale ai fini del reato, poiché l'intero patrimonio costituisce garanzia per i creditori. L'intento fraudolento è stato desunto da elementi oggettivi, come la tempistica sospetta dell'atto di cessione.
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Sottrazione fraudolenta: confisca proporzionata al debito
Un imprenditore è stato condannato per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte per aver trasferito un ramo d'azienda, lasciando la società originaria con ingenti debiti fiscali. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna ma ha annullato la decisione sulla confisca. Ha stabilito un principio fondamentale: la confisca non deve riguardare l'intero valore dei beni trasferiti, ma deve essere proporzionata all'effettivo debito tributario, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo calcolo.
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Risorse esterne: la rinuncia al credito non basta
Una società in crisi ha proposto un concordato semplificato basato sulla rinuncia dei soci a crediti prededucibili. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi inferiori, ha stabilito che tale rinuncia non costituisce un apporto di "risorse esterne" ai sensi dell'art. 84 del Codice della Crisi. Secondo la Corte, le risorse esterne devono consistere in un'effettiva immissione di nuova finanza e non in una mera redistribuzione di passività già esistenti nel patrimonio del debitore. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile anche per ragioni procedurali, poiché il decreto impugnato è privo di carattere decisorio.
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Titolo esecutivo complesso: la Cassazione nega la validità
Una banca internazionale, creditrice di una società in concordato, ha cercato di ottenere la consegna di azioni in base a un titolo esecutivo complesso, formato da una sentenza straniera di condanna al pagamento e dalla sentenza italiana di omologa del concordato. La Corte di Cassazione ha rigettato questa tesi, stabilendo che i due provvedimenti non possono essere combinati per creare un titolo esecutivo per una prestazione (consegna di azioni) diversa da quella originaria (pagamento di una somma). La Corte ha accolto l'opposizione della società, dichiarando l'inesistenza del diritto della banca a procedere esecutivamente in tal senso.
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Scissione societaria: reato di bancarotta e confini
La Corte di Cassazione ha confermato che una scissione societaria, pur essendo un'operazione formalmente lecita, può costituire bancarotta fraudolenta. Nel caso esaminato, un amministratore aveva trasferito beni di valore, tra cui auto di lusso, da una società in crisi a una nuova entità da lui controllata, per poi rivenderli e distrarre i fondi. La Corte ha ritenuto l'operazione finalizzata a depauperare il patrimonio a danno dei creditori. È stata invece dichiarata la prescrizione per il connesso reato di autoriciclaggio.
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