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Art. 2740 Codice Civile — Anno 2025

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116 provvedimenti

Altri anni per Art. 2740 Codice Civile

Credito ereditario fallimento: quando è escluso
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un coerede che tentava di insinuare un credito ereditario personale nel passivo del fallimento di una società di fatto del fratello. Il credito è stato ritenuto estraneo all'attività sociale, confermando la sua esclusione. Il ricorrente è stato anche condannato per lite temeraria.
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Obbligo restituzione immobile e curatore fallimentare
Un fondo immobiliare ha affittato un bene a una società, poi fallita. Prima del fallimento, il contratto era stato risolto per morosità e l'immobile sequestrato per inquinamento ambientale. Il fondo ha chiesto al curatore fallimentare la restituzione del bene bonificato. La Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che l'obbligo di restituzione immobile non si trasferisce al curatore se il contratto è cessato prima del fallimento e il bene non è mai entrato nella massa fallimentare. Il proprietario può solo chiedere il risarcimento dei danni.
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Patteggiamento esdebitazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato che una sentenza di patteggiamento per bancarotta fraudolenta è pienamente equiparabile a una sentenza di condanna ai fini della concessione dell'esdebitazione. Di conseguenza, tale sentenza impedisce al fallito di ottenere la liberazione dai debiti residui. La Corte ha inoltre chiarito che la recente "Riforma Cartabia", che attenua gli effetti extra-penali del patteggiamento, non è retroattiva. La decisione sottolinea che la condanna penale, anche se patteggiata, costituisce un "fatto storico" che dimostra la mancanza di meritevolezza del debitore, bloccando l'accesso al beneficio.
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Azione revocatoria: la prova per presunzioni
Un creditore agisce in giudizio per revocare la vendita di un immobile effettuata dal suo debitore. La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che ha dichiarato l'atto di vendita inefficace. Il punto centrale della decisione è la prova della consapevolezza del compratore del pregiudizio arrecato al creditore (scientia damni), dimostrata tramite presunzioni. Elementi come gli stretti legami familiari tra l'acquirente e un soggetto precedentemente diffidato, uniti alla breve distanza temporale tra la diffida e l'acquisto, sono stati ritenuti sufficienti a fondare la prova. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove presuntive spetta al giudice di merito e non può essere oggetto di un nuovo esame in sede di legittimità.
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Azione revocatoria: la prova per presunzioni
La Corte di Cassazione conferma la revoca di un atto di disposizione immobiliare, chiarendo i criteri per la prova dell'azione revocatoria. La consapevolezza del terzo acquirente (scientia damni) può essere provata tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, come la natura atipica dell'accordo e la sua prossimità temporale a una sentenza di condanna del debitore. Inoltre, spetta al debitore, e non al creditore, dimostrare che il suo patrimonio residuo è sufficiente a garantire il credito.
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Azione revocatoria: limiti e inammissibilità
Un istituto di credito in liquidazione agisce con azione revocatoria contro gli eredi di un debitore che avevano ricevuto beni in donazione e poi li avevano venduti a terzi. La banca chiede non solo la dichiarazione di inefficacia delle donazioni, ma anche la restituzione del prezzo di vendita. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, dichiara il ricorso inammissibile. Ribadisce che l'azione revocatoria ordinaria rende l'atto inefficace solo nei confronti del creditore procedente, consentendogli di aggredire il bene, ma non comporta un obbligo di restituzione del bene o del suo controvalore al patrimonio del debitore.
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Azione revocatoria: credito non accertato sufficiente
Una ex consigliera di amministrazione di un istituto di credito dona degli immobili alla nuora. La banca agisce con un'azione revocatoria per rendere inefficaci le donazioni, vantando un credito risarcitorio nei confronti della sua ex amministratrice, sebbene non ancora accertato in un giudizio separato. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, rigetta il ricorso della donna. Viene ribadito il principio consolidato secondo cui, per l'azione revocatoria, non è richiesto un credito definitivamente accertato, essendo sufficiente una ragione di credito probabile e non palesemente pretestuosa, data la natura cautelare e preventiva dello strumento.
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Revocatoria ordinaria: vincolo di destinazione e onere
Un fallimento agisce in revocatoria ordinaria contro un vincolo di destinazione e una donazione posti in essere da un ex sindaco della società fallita a favore delle figlie. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei familiari, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva qualificato gli atti come gratuiti. La Suprema Corte ha sanzionato la proposizione di questioni nuove in sede di legittimità e la mancata impugnazione di tutte le ragioni fondanti la decisione di merito sulla consapevolezza del pregiudizio (scientia damni) in capo al disponente.
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Legittimazione del fallito: quando può agire in giudizio
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza tributaria favorevole a una società, poi fallita. La Cassazione ha stabilito che la legittimazione del fallito a proseguire il giudizio è subordinata alla prova della 'mera inerzia' del curatore fallimentare. La corte territoriale aveva errato nel non accertare tale condizione, portando alla cassazione della sentenza con rinvio.
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Azione Revocatoria: trasferimento tra coniugi inefficace
La Corte di Cassazione conferma l'inefficacia di un trasferimento immobiliare tra coniugi, avvenuto il giorno dopo la notifica di un pignoramento. L'azione revocatoria del creditore ha successo perché la consapevolezza del danno (scientia damni) da parte della moglie è stata provata tramite presunzioni, come il rapporto coniugale e la sospetta tempistica dell'atto, rendendo l'operazione pregiudizievole per le ragioni creditorie.
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Responsabilità solidale ATI: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione esamina il caso di un architetto, membro di un'Associazione Temporanea di Imprese (ATI), ritenuto responsabile per l'inadempimento della società capogruppo in un appalto pubblico. L'ordinanza conferma la vigenza della responsabilità solidale tra i membri dell'ATI e chiarisce che un bene in un fondo patrimoniale può essere pignorato per debiti professionali se il debitore non prova la loro estraneità ai bisogni familiari. La Corte rigetta il ricorso del professionista, consolidando principi chiave in materia di appalti e tutele patrimoniali.
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Credito prededucibile del subappaltatore: i limiti
Un subappaltatore rivendicava la natura di credito prededucibile per le sue prestazioni verso un appaltatore in concordato preventivo, sostenendo che il suo pagamento fosse essenziale per sbloccare i pagamenti del committente. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, affermando che la norma che condiziona il pagamento dell'appaltatore a quello del subappaltatore non conferisce automaticamente un privilegio. La Corte ha ribadito che la prededuzione funzionale richiede un nesso di stretta e necessaria inerenza con la conservazione del patrimonio aziendale, assente nel caso di specie.
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Arricchimento senza causa: appalto pubblico nullo
Una società di costruzioni ha citato in giudizio un ente pubblico per l'edilizia residenziale per ottenere il pagamento di lavori eseguiti in assenza di un contratto scritto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando l'inammissibilità della domanda di arricchimento senza causa perché proposta tardivamente nel corso del processo. La Corte ha inoltre chiarito che le norme sulla responsabilità diretta dei funzionari degli enti locali non si estendono a questa tipologia di ente pubblico.
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Cessione ramo d’azienda: debiti fiscali e responsabilità
La Corte di Cassazione ha stabilito che la società acquirente in una cessione di ramo d'azienda è solidalmente responsabile per i debiti fiscali della società cedente, anche se accertati dopo il trasferimento. La sentenza chiarisce che se l'acquirente non richiede il certificato dei carichi pendenti all'Amministrazione Finanziaria, la sua responsabilità si estende ai debiti sorti nell'anno della cessione e nei due precedenti, anche se non ancora formalizzati. Viene inoltre confermato che, una volta che il debito è sancito da una sentenza definitiva, il termine per la riscossione è quello decennale ordinario e non i più brevi termini di decadenza fiscale.
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Responsabilità socio accomandante: limiti e sanzioni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la responsabilità del socio accomandante per i debiti tributari di una società in accomandita semplice è strettamente limitata alla quota di capitale conferita. Di conseguenza, l'Agenzia delle Entrate non può irrogare sanzioni direttamente al socio accomandante per le violazioni fiscali della società, poiché quest'ultimo è privo di legittimazione passiva. Il Fisco non può agire direttamente nei suoi confronti, ma deve rivolgersi alla società e, eventualmente, al socio accomandatario.
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Litisconsorzio necessario società: nullità del processo
La Corte di Cassazione ha annullato un intero processo tributario riguardante un accertamento fiscale a una società in accomandita semplice. La decisione si fonda sulla violazione del litisconsorzio necessario società, poiché uno dei soci non era stato incluso nel giudizio. Questo vizio procedurale ha reso nulle le sentenze di primo e secondo grado, con rinvio della causa al primo giudice per una nuova trattazione nel rispetto del contraddittorio tra tutte le parti coinvolte.
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