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Art. 274 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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634 provvedimenti

Altri anni per Art. 274 Codice di Procedura Penale

Presunzione Cautelare: la Cassazione decide su droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La sentenza ribadisce la forza della presunzione cautelare prevista per questi reati, chiarendo che il semplice trascorrere del tempo (in questo caso tre anni) non è sufficiente a superarla se non supportato da elementi concreti che dimostrino l'assenza di pericolosità sociale.
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Esigenze cautelari: la valutazione del giudice del rinvio
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza che confermava la custodia in carcere per gravi reati di droga. Anche dopo l'annullamento dell'aggravante mafiosa, le esigenze cautelari sono state ritenute attuali e concrete, basandosi sulla gravità dei fatti e la pericolosità del soggetto, rendendo inadeguata ogni altra misura.
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Vendita cannabis light: quando è reato per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato una misura cautelare per un imprenditore accusato di spaccio tramite la sua attività di vendita cannabis light. La Corte ha ribadito che la commercializzazione di infiorescenze di canapa è reato se la sostanza possiede una concreta efficacia drogante, a prescindere dalle basse percentuali di THC. La sentenza si allinea al principio stabilito dalle Sezioni Unite, sottolineando che la Legge 242/2016 non legalizza la vendita al dettaglio di tali prodotti.
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Gravi indizi di colpevolezza: la fuga basta?
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di traffico di 228 kg di cocaina. La Corte ha stabilito che la fuga dell'imputato e la sua presenza in un luogo appositamente allestito per il trasbordo della droga costituiscono sufficienti gravi indizi di colpevolezza, anche in assenza di prove dirette come il ritrovamento di sostanze durante le perquisizioni personali. L'appello del ricorrente è stato dichiarato inammissibile.
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Ricorso per cassazione: i limiti del riesame di merito
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione contro un'ordinanza di custodia cautelare. La sentenza ribadisce che il giudice di legittimità non può rivalutare i fatti, ma solo verificare la logicità della motivazione e il rispetto del principio di autosufficienza del ricorso.
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Interrogatorio preventivo: quando si può omettere?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità dell'omissione dell'interrogatorio preventivo per un individuo accusato di detenzione illegale di armi da fuoco in un contesto mafioso. La sentenza chiarisce che le eccezioni alla regola del contraddittorio anticipato si applicano in caso di gravi delitti commessi con armi e di un elevato pericolo di reiterazione, giustificando la custodia cautelare in carcere senza il preventivo ascolto dell'indagato. I motivi di ricorso basati su un'asserita errata valutazione delle prove sono stati dichiarati inammissibili.
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Misure cautelari: inammissibile ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato, coinvolto in attività di gioco illecito per conto di un'associazione mafiosa, contro l'applicazione di misure cautelari come gli arresti domiciliari. Il ricorso è stato ritenuto generico perché non ha contestato specificamente le motivazioni del tribunale riguardo l'elevato pericolo di reiterazione del reato, basato su consolidati rapporti criminali e una spiccata propensione a delinquere.
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Interrogatorio preventivo: quando non è necessario
La Cassazione conferma la custodia cautelare in carcere per porto e detenzione di armi, escludendo la necessità dell'interrogatorio preventivo. La decisione si basa sulla gravità del reato, l'uso di armi e i collegamenti con la criminalità organizzata, ritenendo infondate le censure sulla motivazione delle esigenze cautelari.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze e inammissibilità
Un soggetto, in custodia cautelare per furto aggravato, aveva presentato ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale. Tuttavia, prima dell'udienza, ha formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte, prendendo atto della rinuncia rituale, ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando manca l’interesse ad agire
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un indagato contro una misura cautelare di arresti domiciliari. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse, poiché la misura stessa era stata revocata nelle more del giudizio. La Corte ha ribadito che, senza una specifica motivazione legata a una futura richiesta di riparazione per ingiusta detenzione, l'impugnazione perde la sua ragion d'essere.
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Principio devolutivo: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro un'ordinanza di arresti domiciliari per estorsione. La decisione si fonda sulla violazione del principio devolutivo, poiché i ricorrenti hanno sollevato questioni non comprese nell'appello originario del PM, che riguardava solo l'adeguatezza della misura cautelare.
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Misure cautelari: inammissibile il ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza che confermava le misure cautelari in carcere per usura e tentata estorsione. La Corte ha ribadito che il ricorso per cassazione non può mirare a una nuova valutazione dei fatti, ma solo a contestare violazioni di legge o vizi logici della motivazione. È stata confermata la correttezza della decisione del Tribunale del Riesame, che aveva ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari, basandosi su intercettazioni e testimonianze.
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Custodia cautelare: difesa e presunzione di pericolosità
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per una donna accusata di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa aveva lamentato la violazione del diritto di difesa per la mancata trasmissione delle registrazioni delle intercettazioni. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che tale omissione costituisce una nullità procedurale sanabile e non invalida l'originaria misura cautelare. La pericolosità sociale dell'indagata, desunta dal suo ruolo attivo nell'organizzazione e da altri elementi probatori, è stata ritenuta sufficiente a giustificare il mantenimento della misura di massimo rigore.
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Ricorso inammissibile: onere della prova e limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato in custodia cautelare per associazione mafiosa. La sentenza sottolinea come un ricorso per cassazione inammissibile sia quello generico, che non supera la 'prova di resistenza' e che mira a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità. Si evidenzia l'onere della difesa di dimostrare la decisività degli errori lamentati.
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Esigenze cautelari e metodo mafioso: la Cassazione
Due individui, accusati di estorsione con aggravante del metodo mafioso, hanno presentato ricorso in Cassazione contro la loro protratta custodia cautelare in carcere. Sostenevano che nuove prove e il tempo trascorso avessero indebolito la necessità della misura. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, riaffermando che per i reati di stampo mafioso, le esigenze cautelari si presumono persistenti. La Corte ha ritenuto che la gravità dei fatti e la pericolosità sociale degli indagati prevalgono sul semplice decorso del tempo, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Carenza di interesse: quando un ricorso è inammissibile
Un indagato, sottoposto agli arresti domiciliari, propone ricorso in Cassazione per ottenerne la revoca. Tuttavia, prima della decisione della Corte, il Tribunale revoca la misura. Di conseguenza, l'indagato rinuncia al ricorso, che la Cassazione dichiara inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, senza condanna alle spese.
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Mandato di Arresto Europeo: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro la consegna al Lussemburgo disposta tramite mandato di arresto europeo. La sentenza chiarisce che le censure relative alla misura cautelare interna sono inconferenti e che il 'radicamento' in Italia è un motivo di rifiuto applicabile solo al mandato esecutivo, non a quello processuale come nel caso di specie.
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Presunzione cautelare: la Cassazione sul riesame
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato sottoposto a custodia cautelare per associazione di tipo mafioso. La sentenza conferma la legittimità della misura, basata su un solido quadro indiziario che include intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Viene ribadita la piena operatività della presunzione cautelare, secondo cui, per tali reati, la detenzione in carcere è l'unica misura idonea, salvo prova contraria di un recesso definitivo dal sodalizio criminale, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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Custodia Cautelare Mafia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di associazione di tipo mafioso e tentata estorsione. La Corte ha ritenuto infondate le lamentele del ricorrente sulla mancanza di prove attuali del suo legame con il sodalizio criminale, sottolineando che, per le associazioni mafiose storiche, la presunzione di pericolosità persiste a meno che non vi sia una prova concreta di rescissione dei legami. Il ricorso è stato quindi rigettato, consolidando il principio della forte presunzione cautelare in materia di criminalità organizzata.
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Associazione per delinquere: annullata misura cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio una misura cautelare interdittiva nei confronti di un'imprenditrice. L'accusa era di partecipazione ad un'associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d'asta. La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale del riesame carente, in quanto non dimostrava adeguatamente l'esistenza di un patto associativo stabile e la consapevole partecipazione dell'indagata, elementi che distinguono l'associazione per delinquere dal semplice concorso di persone nel reato.
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