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Art. 274 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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875 provvedimenti

Altri anni per Art. 274 Codice di Procedura Penale

Custodia cautelare: la Cassazione e le prove sufficienti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un uomo accusato di violenza sessuale e atti persecutori ai danni di due minori, confermando la misura della custodia cautelare in carcere. La sentenza sottolinea come le lievi discrasie nelle testimonianze delle vittime non ne inficino l'attendibilità e chiarisce che la mancata notifica del decreto di sequestro al difensore non ne causa la nullità, ritenendo la misura detentiva proporzionata alla gravità dei fatti e al pericolo di reiterazione del reato.
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Esigenze cautelari: il recesso non basta a escluderle
La Corte di Cassazione ha confermato una misura cautelare di divieto di dimora nei confronti di un imprenditore agricolo accusato di frode aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Nonostante il formale recesso delle sue aziende dalla cooperativa coinvolta, la Corte ha ritenuto persistenti le esigenze cautelari, in particolare il pericolo di reiterazione del reato. La decisione si basa sulla valutazione che l'imprenditore mantenesse un controllo di fatto sulla struttura criminale, un meccanismo sistematico e collaudato, e che gli atti formali non fossero sufficienti a scongiurare il rischio concreto di nuove condotte illecite.
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Motivazione apparente: annullata custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La decisione è fondata sulla motivazione apparente del Tribunale del riesame, che aveva confermato la misura senza rispondere puntualmente alle specifiche censure mosse dalla difesa. La Corte ha ribadito che il giudice del riesame ha l'obbligo di esporre un'autonoma valutazione e di confutare gli argomenti difensivi, non potendosi limitare a confermare acriticamente il provvedimento iniziale. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Rinuncia al ricorso: quando non si pagano le spese
La Corte di Cassazione chiarisce che la rinuncia al ricorso, dovuta a una sopravvenuta carenza di interesse non imputabile al ricorrente, determina l'inammissibilità dell'impugnazione senza condanna al pagamento delle spese processuali. Il caso riguarda un imputato che, dopo aver fatto ricorso contro una misura cautelare, ha ottenuto una modifica della stessa da un'altra autorità giudiziaria, rendendo di fatto inutile la prosecuzione del giudizio di cassazione.
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Presunzione custodia cautelare: il tempo non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un'indagata per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, rigettando il ricorso basato sul tempo trascorso dai fatti. La sentenza ribadisce che la presunzione custodia cautelare prevista dall'art. 275, comma 3, c.p.p. per tali reati non può essere superata dal solo decorso del tempo, ma richiede prove concrete di un mutamento della pericolosità sociale dell'individuo.
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Esigenze cautelari: la valutazione deve essere concreta
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di arresti domiciliari per furto aggravato, stabilendo che la valutazione sulle esigenze cautelari deve essere concreta e non basata su motivazioni astratte. Il giudice non può presumere il pericolo di reiterazione del reato solo perché l'indagato ha perso il lavoro, ma deve analizzare specificamente come le mutate condizioni di vita influenzino il rischio effettivo.
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Custodia cautelare: quando è legittima? La Cassazione
Un soggetto ricorre in Cassazione contro l'ordinanza di custodia cautelare per reati di associazione a delinquere, narcotraffico e autoriciclaggio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la validità della misura. Secondo i giudici, la motivazione del Tribunale del riesame era solida, basata su gravi indizi di colpevolezza derivanti da intercettazioni e servizi di osservazione. La Corte ha ritenuto concreto il pericolo di reiterazione del reato, giustificando così la custodia cautelare in carcere come unica misura adeguata.
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Giudicato cautelare: quando il tempo non basta
Un individuo in custodia cautelare per omicidio aggravato dal metodo mafioso ha richiesto la revoca della misura, adducendo il lungo tempo trascorso dal fatto (2012) e la detenzione ininterrotta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, riaffermando il principio del 'giudicato cautelare'. La Corte ha stabilito che il mero decorso del tempo non costituisce un elemento nuovo sufficiente a modificare la valutazione sulla pericolosità sociale, soprattutto di fronte a reati gravissimi e a un profilo criminale consolidato.
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Ricorso inammissibile: la specificità è cruciale
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro un'ordinanza di custodia cautelare. La decisione si basa sulla mancanza di specificità dei motivi, che non confutavano le argomentazioni del Tribunale sul concreto pericolo di reiterazione del reato, commesso persino durante la detenzione.
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Misure cautelari plurime: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso riguardante l'applicazione di una nuova misura cautelare a un soggetto già detenuto. La sentenza conferma la legittimità delle misure cautelari plurime e il meccanismo della retrodatazione, previsto dall'art. 297 c.p.p., per tutelare l'indagato dal superamento dei termini massimi di custodia, anche quando la misura precedente deriva da una sentenza divenuta irrevocabile.
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Esigenze cautelari: la Cassazione e la revoca misure
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato agli arresti domiciliari per spaccio. I giudici hanno confermato la sussistenza delle esigenze cautelari, ritenendo irrilevanti il tempo trascorso, la scelta del rito abbreviato e una promessa di lavoro condizionata, a fronte di un concreto pericolo di reiterazione del reato.
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Custodia cautelare: il licenziamento non è sufficiente
Un ex funzionario pubblico, detenuto per gravi reati tra cui associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, ha richiesto la sostituzione della misura carceraria con gli arresti domiciliari a seguito del suo licenziamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la custodia cautelare in carcere. La Corte ha stabilito che la perdita del lavoro non è sufficiente a escludere il pericolo di reiterazione del reato, poiché l'imputato potrebbe continuare a supportare l'organizzazione criminale offrendo la sua pregressa esperienza come consulente.
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Rischio di reiterazione: dimissioni non bastano
La Corte di Cassazione ha stabilito che la semplice dimissione da una carica societaria non è sufficiente a escludere il rischio di reiterazione del reato, se l'indagato continua di fatto a ingerirsi nella gestione aziendale. Il caso riguardava un indagato per associazione per delinquere e truffe, a cui erano stati revocati gli arresti domiciliari. La Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale del Riesame di ripristinare la misura cautelare, ritenendo concreto e attuale il pericolo che l'indagato potesse commettere altri reati, basandosi su elementi come l'uso di beni aziendali e la partecipazione a eventi per conto della società anche dopo le dimissioni.
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Associazione per narcotraffico: custodia in carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo accusato di partecipazione a un'associazione per narcotraffico con aggravante mafiosa. L'imputato sosteneva che il suo coinvolgimento fosse solo episodico, ma la Corte ha confermato la validità della misura cautelare in carcere, basandosi sull'interpretazione delle intercettazioni e sulle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. La sentenza ribadisce che la gestione di una 'piazza di spaccio' per conto di un clan costituisce piena partecipazione all'associazione e che i precedenti penali specifici rafforzano l'attualità delle esigenze cautelari, giustificando la detenzione.
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Aggravante mafiosa: Cassazione su gravi indizi cautelari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto contro l'ordinanza di custodia cautelare per narcotraffico con aggravante mafiosa. La Corte ha confermato la validità del provvedimento, ritenendo la motivazione del Tribunale del Riesame logica e coerente, basata su intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia che delineavano un quadro di gravi indizi di colpevolezza. Il ricorso è stato respinto perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Misure cautelari: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro l'applicazione di misure cautelari non coercitive (obbligo di presentazione alla polizia). La Corte conferma il pericolo di reiterazione basato sulla condotta dell'indagato e chiarisce che il beneficio della sospensione condizionale della pena non osta all'applicazione di misure non coercitive, specialmente in presenza di precedenti ostativi.
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Omicidio stradale: Cassazione su misure cautelari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un giovane posto agli arresti domiciliari per omicidio stradale. La Corte ha ritenuto il ricorso generico, confermando la decisione del Tribunale del Riesame basata su solidi indizi di colpevolezza e su un concreto pericolo di reiterazione del reato, desunto dalla condotta complessiva dell'indagato (guida senza patente, fuga, uso di stupefacenti).
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per associazione mafiosa ed estorsione. La Corte ha ritenuto sufficienti i gravi indizi di colpevolezza raccolti, basati su intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, e ha confermato la sussistenza delle esigenze cautelari, respingendo le argomentazioni della difesa come un tentativo di riesaminare il merito dei fatti.
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Pericolo di fuga: sì alla custodia anche se all’estero
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un indagato per autoriciclaggio e reati fiscali, nonostante questi risiedesse stabilmente all'estero. La Corte ha stabilito che la residenza in un altro Stato non esclude di per sé il pericolo di fuga, il quale può essere desunto dal pregresso stato di latitanza e dalla volontà di sottrarsi alla giustizia. Anche l'arresto a fini estradizionali, pur interrompendo la latitanza, non elimina automaticamente la valutazione del rischio di fuga. Infine, la Corte ha ritenuto sussistente anche il pericolo di reiterazione del reato, data la rete di contatti e società estere a disposizione dell'indagato.
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Misure cautelari: legami sul territorio e recidiva
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro le misure cautelari di arresti domiciliari. Si chiarisce che la disponibilità di un domicilio non equivale a stabili 'legami sul territorio', giustificando il diniego di misure meno afflittive per l'elevato rischio di recidiva in un caso di traffico di droga.
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