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Art. 274 Codice di Procedura Penale — Anno 2024

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960 provvedimenti

Altri anni per Art. 274 Codice di Procedura Penale

Presunzione di pericolosità: quando il tempo non basta
Un soggetto accusato di appartenere a un'associazione di tipo camorristico e di traffico di stupefacenti ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, sostenendo che il tempo trascorso e il suo reinserimento sociale avessero fatto venir meno le esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo la validità della presunzione di pericolosità per i reati di mafia. Secondo la Corte, il decorso del tempo e gli elementi di vita nuova non sono sufficienti a superare tale presunzione se non dimostrano in modo inequivocabile la rescissione di ogni legame con l'ambiente criminale, data la gravità dei fatti e la persistente operatività del sodalizio.
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Misura cautelare: quando il carcere è inevitabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per spaccio di stupefacenti, confermando la misura cautelare in carcere. La detenzione di droghe di diversa tipologia e i precedenti penali sono stati ritenuti indicatori di un elevato e concreto pericolo di reiterazione del reato, rendendo gli arresti domiciliari una misura inadeguata a fronteggiare tale rischio.
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Misura cautelare: quando il carcere è inevitabile?
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva di sostituire la misura cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione del giudice di merito, basata sulla gravità dei reati di spaccio, sul ruolo apicale dell'imputato e su un concreto e attuale pericolo di recidiva non contenibile con misure meno afflittive.
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Misura cautelare e lavoro: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la sostituzione della misura cautelare dell'obbligo di dimora con quella più lieve dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per poter svolgere un'attività lavorativa. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione del Tribunale, che aveva negato l'attenuazione basandosi sulla personalità negativa dell'imputato, sulla gravità del reato di spaccio e sul fatto che il tipo di lavoro prospettato (in locali notturni) avrebbe aumentato il rischio di reiterazione del reato anziché diminuirlo.
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Misure cautelari: quando si applica l’arresto?
Un indagato, già sottoposto a misure non custodiali per reati di droga, si vede applicare gli arresti domiciliari dopo l'appello del Pubblico Ministero. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16453/2024, ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando la decisione. La Corte ha stabilito che la scelta di applicare le misure cautelari più severe era giustificata dalla valutazione del concreto pericolo di reiterazione del reato, basato sulla non occasionalità della condotta e sull'inserimento dell'indagato in un circuito criminale. Gli arresti domiciliari sono stati ritenuti una misura proporzionata, un giusto equilibrio tra l'inadeguatezza delle misure più lievi e l'eccessiva afflittività del carcere.
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Esigenze cautelari: il tempo non cancella il pericolo
Un indagato, sottoposto agli arresti domiciliari per una serie di furti, ricorre in Cassazione sostenendo che le esigenze cautelari fossero venute meno a causa del tempo trascorso. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che il pericolo di reiterazione del reato può sussistere anche a distanza di tempo, specialmente di fronte a reati commessi con modalità organizzate e a specifici precedenti penali dell'indagato. La decisione conferma che la valutazione delle esigenze cautelari deve basarsi sulla capacità a delinquere complessiva del soggetto.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è infondato
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una misura interdittiva professionale. L'appello si basava su una presunta erronea valutazione dei fatti e sull'assenza di esigenze cautelari, ma la Corte ha ritenuto le doglianze non pertinenti al giudizio di legittimità e manifestamente infondate, confermando la misura basata sul pericolo di reiterazione del reato.
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Custodia Cautelare e Mafia: il ‘tempo silente’ non basta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per associazione mafiosa, confermando la sua custodia cautelare in carcere. La Corte ha stabilito che, per i reati di mafia, la presunzione di adeguatezza della massima misura restrittiva non può essere superata dal solo decorso di un 'tempo silente' tra i fatti contestati e l'applicazione della misura. È necessaria una prova concreta della dissociazione dell'indagato dal sodalizio criminale.
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Ricorso per cassazione: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La sentenza chiarisce che il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per una nuova valutazione dei fatti, ma solo per contestare vizi di legittimità o manifesta illogicità della motivazione, ribadendo i limiti di questo strumento di impugnazione.
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Misure cautelari: il pericolo di recidiva è decisivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza che applicava le misure cautelari degli arresti domiciliari per associazione a delinquere. Il caso riguardava la gestione illecita di alloggi popolari. La Corte ha stabilito che la valutazione del Tribunale sul grave quadro indiziario e, soprattutto, sul concreto e attuale pericolo di recidiva, era logica e ben motivata, rendendo irrilevante la prognosi sulla sospensione condizionale della pena.
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Esigenze cautelari: la valutazione del Giudice
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una donna contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per estorsione aggravata. La sentenza si sofferma sul concetto di 'esigenze cautelari', specificando che l'attualità del pericolo di reiterazione del reato non richiede un'imminente opportunità di delinquere, ma si basa su una valutazione prognostica della personalità del soggetto e del suo radicamento nel contesto criminale.
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Giudicato cautelare: quando il tempo non basta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato per traffico di stupefacenti che chiedeva la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte ha stabilito che, una volta formatosi il giudicato cautelare, la richiesta non può essere riproposta basandosi unicamente sul tempo trascorso, in assenza di nuovi elementi che dimostrino una diminuzione della pericolosità sociale.
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Pericolo di reiterazione: custodia cautelare e reati
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17468/2024, ha confermato la custodia in carcere per un indagato per detenzione di stupefacenti, stabilendo che il pericolo di reiterazione del reato può essere desunto da un recente carico pendente, anche in assenza di precedenti penali. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, sottolineando che la misura carceraria era l'unica adeguata, poiché l'attività illecita si svolgeva nell'abitazione dell'indagato, rendendo inefficaci gli arresti domiciliari.
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Sostituzione misura cautelare: la gravità del reato
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego alla sostituzione della misura cautelare in carcere con gli arresti domiciliari per un individuo accusato di detenere 179 kg di hashish. La Corte ha ritenuto che la gravità del reato e la pericolosità sociale prevalgano sugli elementi nuovi addotti dalla difesa, come il pentimento o la scelta del patteggiamento, rendendo la detenzione in carcere l'unica misura adeguata a prevenire la reiterazione del crimine.
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Presunzione cautelare 416 bis: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia in carcere per associazione di tipo mafioso. La sentenza ribadisce la forza della presunzione cautelare prevista per questo reato, che impone la misura detentiva a meno che non si provi la rescissione dei legami con il sodalizio criminale. La Corte ha inoltre sottolineato che la valutazione delle prove, come le intercettazioni, spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se la motivazione è logica e coerente.
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Custodia Cautelare: quando il carcere è inevitabile
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di riciclaggio, respingendo il suo ricorso. La Corte ha ritenuto che, nonostante l'assenza di precedenti penali, l'elevata professionalità criminale e la capacità di gestire attività illecite anche da casa rendessero inadeguati gli arresti domiciliari, persino con braccialetto elettronico. Inoltre, è stato confermato il concreto e attuale pericolo di fuga, basato sulla presenza della moglie co-indagata, e quindi di un appoggio logistico, all'estero.
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Traffico stupefacenti: stabile disponibilità e reato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18053/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per traffico di stupefacenti. La Corte ha confermato che la stabile disponibilità a svolgere ruoli funzionali, come fornire un magazzino per lo stoccaggio della droga, è sufficiente a configurare la partecipazione a un'associazione criminale ai fini delle misure cautelari, anche senza un'investitura formale.
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Carenza di interesse: appello inammissibile post-rilascio
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro una misura cautelare. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse, poiché l'imputato era stato scarcerato per decorrenza dei termini prima della decisione della Corte. Di conseguenza, l'impugnazione era diventata priva di un concreto scopo pratico, non essendoci più alcun pregiudizio da rimuovere.
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Esigenze Cautelari: Cassazione annulla custodia
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia in carcere per traffico di stupefacenti. Sebbene abbia respinto le censure sulla violazione dei diritti di difesa relativi alle intercettazioni, ha accolto il ricorso sul punto delle esigenze cautelari. La Corte ha stabilito che, a fronte di un notevole lasso di tempo tra i reati contestati (risalenti al 2019) e l'applicazione della misura, il giudice del riesame non ha adeguatamente motivato sull'attualità del pericolo di reiterazione del reato, rendendo l'ordinanza illegittima e disponendo un nuovo giudizio.
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Esigenze cautelari e tempo: Cassazione annulla misura
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che imponeva una misura cautelare a un indagato per spaccio di stupefacenti, a causa del notevole tempo trascorso tra i fatti (risalenti al 2018) e l'applicazione della misura (nel 2023). La Suprema Corte ha sottolineato che il giudice deve fornire una motivazione rigorosa sull'attualità delle esigenze cautelari, non potendo basarsi solo sulla gravità dei reati contestati anni prima. L'assenza di una spiegazione sul perché il pericolo di reiterazione del reato sia ancora concreto dopo un lungo silenzio investigativo ha reso illegittima la misura.
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