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Art. 274 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

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830 provvedimenti

Altri anni per Art. 274 Codice di Procedura Penale

Arresti domiciliari per spaccio: confermata la misura cautelare
Il Tribunale del Riesame ha confermato la misura degli arresti domiciliari per spaccio a carico di un indagato, sorpreso a cedere cocaina vicino alla propria abitazione. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto materiale per il confezionamento identico a quello utilizzato per la droga ceduta e un bilancino di precisione. L'indagato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la carenza di indizi gravi, l'irrilevanza degli oggetti sequestrati e l'eventuale sussistenza della lieve entità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto solidi gli elementi probatori e hanno confermato il concreto pericolo di recidiva, desunto dai precedenti penali dell'uomo per reati associativi legati al traffico di stupefacenti.
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Dall’uniforme alla `Partecipazione Associazione Mafiosa`: Custodia Convalidata
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un ex agente della polizia penitenziaria, accusato di `partecipazione associazione mafiosa`, tentata estorsione aggravata e traffico di stupefacenti. Il Ricorrente aveva contestato l'ordinanza del Tribunale del Riesame, sostenendo l'assenza di prove sul suo coinvolgimento diretto nel clan e la mancanza di attualità delle esigenze cautelari. La Cassazione ha ritenuto infondato il ricorso, evidenziando il ruolo attivo e stabile dell'ex agente come "guardaspalle" e facilitatore per un membro di vertice del sodalizio, nonché la sua partecipazione ad altre attività illecite. La sentenza ha ribadito che anche una `partecipazione associazione mafiosa` di breve durata, purché attiva e consapevole, è sufficiente a configurare il reato.
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Custodia Cautelare in Carcere: Infermiere Condannato, Arresti Negati
Un infermiere, imputato per l'omicidio di otto pazienti e il tentato omicidio di altri quattro, era stato inizialmente sottoposto a custodia cautelare in carcere. La Corte d'Assise aveva poi sostituito questa misura con gli arresti domiciliari, valutando il tempo trascorso in detenzione. Il Tribunale del riesame, su ricorso del Pubblico Ministero, ha ripristinato la custodia in carcere, ritenendo le esigenze cautelari ancora attuali data la gravità dei fatti e l'assenza di resipiscenza. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'infermiere, confermando la prevalenza della presunzione di adeguatezza della custodia cautelare in carcere per reati gravi, anche se è trascorso del tempo.
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Autoriciclaggio e Prestanome: Cassazione rigetta ricorso Indagato
Il Tribunale del Riesame aveva convertito la custodia in carcere per un Indagato in arresti domiciliari con braccialetto elettronico. L'Indagato era accusato di associazione di tipo mafioso e di autoriciclaggio, avendo reimpiegato proventi illeciti da attività di gioco in imprese (come una friggitoria e un'azienda agricola) intestate a prestanome. La difesa ha contestato la gravità indiziaria e l'autonomia del reato di autoriciclaggio rispetto alla fittizia intestazione. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il ruolo di vertice dell'Indagato nell'associazione e la piena configurabilità dell'autoriciclaggio, non assorbito dalla fittizia intestazione. Ha ribadito il pericolo di reiterazione del reato.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per spaccio
Due soggetti indagati contestavano la custodia cautelare in carcere per presunta partecipazione a una rete di narcotraffico. La difesa sosteneva lo svolgimento di cessioni autonome ed estemporanee, unitamente al possesso di un lavoro lecito e all'incensuratezza, per ottenere gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. I Giudici di merito hanno invece rilevato ruoli stabili nella custodia, nel taglio e nello smercio delle sostanze per conto del vertice del gruppo criminale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, ribadendo l'impossibilità di rivalutare il merito delle intercettazioni e confermando la massima misura restrittiva a causa dell'elevata spregiudicatezza e dell'inadeguatezza di misure alternative a contenere la reiterazione.
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Associazione Mafiosa: Cassazione conferma vincolo anche in carcere
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un individuo accusato di far parte di un'associazione mafiosa, il clan Romito-Lombardi-Ricucci. L'indagato contestava la sussistenza del reato e la sua partecipazione, nonché la permanenza delle esigenze cautelari. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha confermato la natura mafiosa del sodalizio criminale e la gravità indiziaria della partecipazione dell'individuo, evidenziando il persistente vincolo associativo e la vitalità criminale, nonostante il tempo trascorso in detenzione. La decisione ribadisce l'importanza degli elementi che provano l'inserimento attivo nell'organizzazione, anche in assenza di un distacco provato.
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Custodia cautelare in carcere: la Cassazione conferma l’arresto
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che disponeva la custodia cautelare in carcere nei confronti di un indagato accusato di spaccio e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva l'inutilizzabilità delle indagini per una tardiva iscrizione del nome dell'indagato nel registro delle notizie di reato, oltre a negare la gravità indiziaria. I giudici hanno chiarito che l'eventuale ritardo del pubblico ministero nell'iscrizione non comporta l'inutilizzabilità degli atti e che il termine delle indagini decorre solo dalla registrazione formale. Inoltre, le intercettazioni, l'uso di telefoni riservati, auto intestate a prestanome e movimentazioni di oltre cento chili di marijuana confermano la misura. La Cassazione ha rigettato il ricorso e condannato l'indagato alle spese.
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Spaccio di droga: Cassazione conferma carcere per rischio reiterazione
Un individuo è stato arrestato per spaccio di droga (crack ed eroina) in modo continuativo tra il 2014 e il 2020. Sorpreso in flagranza, con droga e un telefono pieno di contatti di acquirenti, l'uomo era sottoposto a custodia cautelare in carcere. Il suo difensore ha impugnato la misura, sostenendo la modestia delle quantità e la possibilità di misure meno restrittive. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando i gravi indizi di colpevolezza e la necessità della detenzione per l'elevato rischio di reiterazione del reato, data la professionalità nello spaccio di droga. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Misura cautelare personale: reati datati e libertà dell’indagato
La Procura ha richiesto l'applicazione di una misura cautelare personale nei confronti di un indagato per presunti reati finanziari e patrimoniali. Il Giudice per le indagini preliminari e il Tribunale del riesame hanno rigettato l'istanza per insussistenza e mancata attualità delle esigenze di cautela, dato il lungo tempo trascorso dai fatti contestati. La Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero. L'accusa ha infatti mutato i motivi di doglianza tra i vari gradi di giudizio e non ha dimostrato l'effettiva attualità del pericolo di recidiva dell'indagato, il quale resta quindi in stato di libertà.
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Ricorso per cassazione contro misure cautelari fuori termine
L'Indagato subisce la misura cautelare dell'obbligo di dimora dopo una parziale modifica degli arresti domiciliari disposta dal Tribunale del riesame competente. La difesa presenta il ricorso per cassazione contro misure cautelari presso la cancelleria di un tribunale territoriale diverso da quello che ha emesso il provvedimento. Questo ufficio trasmette l'atto all'autorità corretta, dove però giunge oltre il termine perentorio di dieci giorni fissato dalla legge. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per tardività. La presentazione presso un ufficio incompetente comporta per la parte impugnante il rischio del ritardo nella trasmissione. Il ritardo preclude ogni esame sulle motivazioni della cautela e obbliga il ricorrente al pagamento delle spese legali e di una sanzione economica.
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Misura cautelare e incompetenza: il carcere viene annullato
La Procura richiedeva l'arresto di un indagato per estorsione aggravata. Il Giudice per le indagini preliminari respingeva la richiesta, ma il Tribunale del riesame accoglieva l'appello dei magistrati e disponeva la misura cautelare del carcere. Nel frattempo, il giudice dell'udienza preliminare dichiarava la propria incompetenza territoriale, trasferendo il fascicolo a un'altra sede giudiziaria. La nuova autorità non emetteva alcun provvedimento restrittivo nei termini di legge. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza del tribunale della libertà. La declaratoria di incompetenza territoriale blocca definitivamente l'esecuzione della custodia se il nuovo giudice competente non emette un nuovo titolo restrittivo.
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Esigenze cautelari: annullati i domiciliari senza legami attuali
L'Indagato subisce la misura degli arresti domiciliari per presunto reimpiego di capitali illeciti con aggravante mafiosa. La difesa contesta l'assenza di motivazione circa le concrete esigenze cautelari e il pericolo di reiterazione, sottolineando la cessazione dei contatti dopo l'arresto del presunto vertice criminale. Il Tribunale del Riesame conferma la misura limitandosi alla presunzione di legge. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e annulla il provvedimento con rinvio: i giudici devono spiegare puntualmente l'attualità dei contatti criminali e le ragioni che impediscono misure meno afflittive.
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Estinzione della misura cautelare: arresti revocati e no spese
Un indagato sottoposto agli arresti domiciliari ha presentato appello per ottenere la revoca o la sostituzione della misura restrittiva. I giudici territoriali hanno respinto l'istanza ritenendo ancora attuali le esigenze cautelari. Il difensore ha quindi proposto ricorso per cassazione contestando vizi di motivazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il giudice ha accolto la richiesta di patteggiamento dell'indagato con concessione della sospensione condizionale della pena. Questo evento ha determinato l'immediata estinzione della misura cautelare e la rimessione in libertà dell'interessato. L'imputato ha di conseguenza rinunciato formalmente al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse, stabilendo che la rinuncia derivante da un fatto favorevole sopravvenuto non comporta alcuna condanna alle spese processuali né sanzioni pecuniarie.
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Spaccio ed esigenze cautelari: arresti annullati
Un indagato ha subito la misura degli arresti domiciliari per presunta cessione di cocaina. Il Tribunale del riesame ha confermato la misura ritenendo sussistenti le esigenze cautelari sulla base della gravità dei fatti e di un precedente penale non definitivo per guida in stato di ebbrezza. L'indagato ha proposto ricorso per cassazione evidenziando la carenza di motivazione sul concreto pericolo di reiterazione del reato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso sul punto delle esigenze cautelari. I giudici di legittimità hanno rilevato che l'attività contestata era circoscritta a meno di un mese e verso pochissimi acquirenti, mentre il precedente stradale risultava del tutto eterogeneo e privo di valore. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio per una nuova valutazione.
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Misura cautelare interdittiva: la revoca blocca il ricorso
Un'amministratrice d'impresa subisce una misura cautelare interdittiva con il divieto temporaneo di ricoprire ruoli direttivi societari. La pubblica accusa contesta un'ipotesi di corruzione legata all'affidamento della gestione di una casa di riposo pubblica. La difesa presenta ricorso per contestare la qualifica pubblicistica dell'ente e l'assenza di reali esigenze cautelari. Durante lo svolgimento del giudizio di legittimità, il giudice competente revoca la misura interdittiva. La Corte di Cassazione dichiara quindi inammissibile l'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse. L'annullamento della decisione non produce più effetti pratici per la persona indagata. Alle misure interdittive non si applica il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione, rendendo inutile la prosecuzione del giudizio. La Suprema Corte non applica alcuna condanna alle spese di giustizia.
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Pascolo conteso con violenza: è estorsione e non diritto
Alcuni allevatori hanno aggredito e minacciato con un'accetta il nuovo utilizzatore e la proprietaria di un terreno per continuare a far pascolare il proprio bestiame. La difesa ha sostenuto che la condotta integrasse il meno grave reato di farsi giustizia da sé per difendere un possesso consolidato. I giudici hanno invece chiarito il confine tra estorsione ed esercizio arbitrario. Il rapporto originario costituiva un mero pascipascolo e non un affitto agrario, poiché mancava qualsiasi attività di coltivazione del fondo. Gli allevatori non avevano alcun diritto tutelabile in tribunale e hanno imposto la propria pretesa con violenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando le misure cautelari per estorsione aggravata e condannando gli imputati al pagamento delle spese di giudizio e a tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Custodia cautelare in carcere: tempo trascorso e latitanza
L'Indagato, accusato di far parte di un'associazione transnazionale dedita al traffico di stupefacenti e arrestato all'estero, ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame. La difesa sosteneva che il tempo trascorso dai fatti e la duplicazione dei titoli cautelari escludessero le esigenze restrittive. La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere. I giudici hanno chiarito che, per i reati associativi di droga, opera una presunzione di pericolosità non superata dal semplice scorrere del tempo. La latitanza all'estero consolida il pericolo di fuga e giustifica pienamente la massima misura carceraria. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Arresti domiciliari e rinuncia al ricorso di Cassazione
Il Giudice per le indagini preliminari applicava gli arresti domiciliari a carico di un indagato per reati contro la pubblica amministrazione. Il Tribunale del riesame confermava il provvedimento restrittivo. L'indagato proponeva ricorso per contestare la sussistenza delle esigenze cautelari, evidenziando le dimissioni dalle cariche societarie, l'età avanzata e i motivi di salute. Nelle more del procedimento, l'autorità giudiziaria sostituiva la misura custodiale con una misura interdittiva, realizzando lo scopo difensivo. La difesa formalizzava quindi la rinuncia al ricorso di Cassazione. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse, stabilendo l'esenzione dalle spese processuali e dalla sanzione pecuniaria poiché la revoca scaturiva da fatti nuovi e favorevoli intervenuti durante il procedimento.
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Uso personale o detenzione a fine di spaccio: la Cassazione decide
Le forze dell'ordine hanno trovato L'Indagato in possesso di quaranta grammi di hashish suddivisi in panetti, due bilancini di precisione, materiale per il confezionamento, telefoni e schede SIM. Il Giudice di primo grado ha respinto la richiesta di custodia cautelare, ritenendo la sostanza destinata a uso personale perché i precedenti episodi di spaccio riguardavano droghe diverse. Il Tribunale dell'appello ha invece disposto gli arresti domiciliari, riconoscendo la sussistenza della detenzione a fine di spaccio. La Corte di Cassazione ha confermato la misura restrittiva: la detenzione di bilancini, telefoni e il passato criminale dimostrano l'attività di spaccio abituale, a prescindere dal tipo di droga detenuta.
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Gravi indizi di colpevolezza e scommesse web: ricorso inammissibile
Un tecnico informatico, indagato per partecipazione a un'associazione a delinquere dedita alla gestione illegale di scommesse online, ha contestato la sussistenza della misura cautelare degli arresti domiciliari. La difesa ha lamentato l'assenza di adeguata motivazione e la carenza dei gravi indizi di colpevolezza, sostenendo la mancata consapevolezza del fine illecito e il decorso del tempo dai fatti contestati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato. I giudici hanno accertato che il Tribunale del Riesame ha fornito una motivazione solida e logica: le competenze informatiche, i compensi percepiti e il ruolo di coordinamento dei gestori esteri dimostrano la piena partecipazione e l'attuale pericolosità dell'indagato. La misura cautelare resta confermata con condanna al pagamento delle spese.
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