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Art. 2735 Codice Civile

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335 provvedimenti

Ricognizione di debito e fallimento: la guida
La Corte di Cassazione ha stabilito che la ricognizione di debito, se contenuta in un atto con data certa anteriore al fallimento, è pienamente opponibile alla curatela. Tale atto determina un'inversione dell'onere della prova, obbligando il curatore a dimostrare l'eventuale inesistenza o invalidità del rapporto sottostante. La sentenza affronta anche il tema della consegna delle merci, confermando che, in assenza di patti contrari, il venditore si libera dall'obbligo consegnando i beni al vettore. La decisione di merito è stata cassata per carenza di motivazione sulla quantificazione del credito ammesso al passivo.
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Ricognizione di debito: opponibilità nel fallimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che la ricognizione di debito contenuta in un accordo con data certa anteriore al fallimento è pienamente opponibile alla massa dei creditori. Tale atto determina un'inversione dell'onere della prova: non spetta al creditore dimostrare il rapporto sottostante, ma al curatore fallimentare provarne l'eventuale inesistenza o invalidità. La decisione sottolinea che il curatore non può essere considerato un terzo estraneo rispetto agli effetti dell'art. 1988 c.c., garantendo così maggiore tutela ai creditori muniti di documentazione certa.
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Ricognizione di debito: opponibilità nel fallimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che la ricognizione di debito avente data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento è pienamente opponibile alla curatela. Tale atto non è equiparabile a una confessione stragiudiziale, ma genera una presunzione legale di esistenza del credito ai sensi dell'art. 1988 c.c. Di conseguenza, spetta al curatore fallimentare l'onere di fornire la prova contraria per dimostrare l'inesistenza o l'invalidità del rapporto sottostante, non potendo egli essere considerato terzo rispetto a tale presunzione.
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Ricognizione di debito e fallimento: le nuove regole
La Corte di Cassazione ha stabilito che la ricognizione di debito, se contenuta in un atto con data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento, è pienamente opponibile alla curatela. Tale atto determina un'inversione dell'onere della prova ai sensi dell'art. 1988 c.c., dispensando il creditore dal dover dimostrare il rapporto sottostante. Spetta dunque al curatore fallimentare l'onere di provare l'eventuale inesistenza o invalidità del credito vantato. La decisione sottolinea la distinzione tra confessione e riconoscimento, confermando che il curatore, pur essendo terzo rispetto al fallito, subentra nei rapporti obbligatori pregressi e deve sottostare alle presunzioni legali derivanti da atti negoziali validi.
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Quietanza di pagamento: come contestarla per errore
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di un decreto ingiuntivo basato su un contratto di mutuo, stabilendo che la quietanza di pagamento può essere invalidata se rilasciata per errore di fatto. Nel caso analizzato, il debitore aveva firmato la ricevuta senza aver effettivamente ricevuto la somma, indotto in errore da pregressi e complessi rapporti commerciali con il creditore. La Suprema Corte ha ribadito che, sebbene la quietanza abbia valore di confessione stragiudiziale, essa può essere impugnata dimostrando che la dichiarazione non corrisponde al vero a causa di un errore oggettivo o soggettivo, rendendo nullo l'obbligo di restituzione se il denaro non è mai stato consegnato.
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Testamento olografo: valore prove e verbali
La Suprema Corte ha affrontato una disputa ereditaria riguardante la validità di un testamento olografo contestato tra parenti. Il ricorrente lamentava che i giudici di merito avessero attribuito valore di prova legale a verbali delle autorità, escludendo altre prove testimoniali. La Cassazione ha chiarito che tali verbali non hanno fede privilegiata riguardo al contenuto delle dichiarazioni dei privati, accogliendo parzialmente il ricorso e ordinando un nuovo esame del caso.
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Onere della prova e indennità nel lavoro
Un gruppo di dipendenti di una società municipalizzata ha agito in giudizio per ottenere un'indennità economica prevista da un accordo sindacale del 2004. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda poiché i lavoratori non hanno assolto correttamente l'onere della prova. Nello specifico, non è stata dimostrata la partecipazione ai corsi di formazione con verifica finale, né l'invio della domanda di partecipazione alla procedura di sviluppo, elementi considerati costitutivi del diritto richiesto.
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Opposizione all’esecuzione: la validità del mutuo
La Corte d'Appello ha rigettato l'appello in un caso di opposizione all'esecuzione promosso da un garante. L'opponente contestava la legittimazione della banca cessionaria e l'idoneità del contratto di mutuo a fungere da titolo esecutivo, definendolo condizionato. I giudici hanno stabilito che la prova della cessione in blocco è valida se integrata da documenti contrattuali e che il mutuo è titolo esecutivo dal momento della disponibilità giuridica della somma.
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Actio negatoria servitutis: il no della Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato sia il ricorso principale che quello incidentale in una complessa controversia immobiliare. La questione centrale era una "actio negatoria servitutis" per negare un diritto di passaggio a favore di un hotel per accedere a delle autorimesse. La Corte ha confermato la decisione di appello, ritenendo idonea la soluzione di un cancello mobile per regolare l'accesso e ha respinto la richiesta di risarcimento danni per mancanza di prove specifiche.
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Responsabilità appaltatore per gravi difetti: il caso
In un caso di responsabilità appaltatore per difetti costruttivi, la Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello per "motivazione apparente". I giudici di merito avevano qualificato delle fessurazioni come "gravi difetti" ai sensi dell'art. 1669 c.c. senza però spiegare concretamente come tali vizi incidessero sul godimento dell'immobile. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice non può limitarsi a enunciare principi di diritto astratti, ma deve applicarli ai fatti specifici della causa, pena la nullità della decisione.
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Fatto colposo del danneggiato esclude il risarcimento
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di risarcimento di due cittadini contro un Comune per danni da allagamento. La decisione si fonda sul fatto colposo del danneggiato, poiché l'immobile era stato costruito a una quota inferiore rispetto alla sede stradale e presentava altre irregolarità, configurando così una causa esclusiva del danno subito e interrompendo il nesso di causalità con le opere pubbliche.
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Negatoria servitutis: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante una controversia su un diritto di passaggio e il posizionamento di contatori. L'azione, qualificata come negatoria servitutis, era già stata decisa in modo conforme nei primi due gradi di giudizio. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso non può trasformarsi in un terzo grado di merito per una nuova valutazione delle prove, soprattutto in presenza di una "doppia conforme", condannando i ricorrenti anche al pagamento di una somma ulteriore per lite temeraria.
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Onere della prova: assegno e inventario non bastano
La Corte di Cassazione ha stabilito che un assegno postdatato e la sua menzione nell'inventario dell'eredità del presunto debitore non sono sufficienti per invertire l'onere della prova. Il creditore deve sempre dimostrare il fondamento della sua pretesa, ovvero la legittimità del possesso del titolo e l'esistenza del rapporto sottostante, specialmente se tali elementi sono contestati. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che spetta a chi agisce in giudizio fornire la prova completa del proprio diritto.
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Contratto di agenzia: la prova scritta è essenziale
Un'agente ha richiesto l'ammissione di un cospicuo credito nel fallimento di una società, basato su un contratto di agenzia. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, respingendo il ricorso. La Suprema Corte ha ribadito che la prova del contratto di agenzia richiede la forma scritta *ad probationem*, escludendo la possibilità di dimostrarlo tramite testimoni o presunzioni basate su altri documenti, come fatture o pagamenti.
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Mantenimento figlio adulto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26875/2023, interviene sul tema del mantenimento del figlio adulto. Nel caso specifico, un padre ricorreva contro la decisione della Corte d'Appello che aveva confermato l'assegno per la figlia trentaquattrenne, giustificandone l'inerzia lavorativa e accademica con la necessità di assistere la madre. La Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, cassando la sentenza e enunciando principi fondamentali: il diritto al mantenimento non è illimitato e si fonda sul principio di autoresponsabilità. Spetta al figlio adulto, specie se 'ultra-maggiorenne', dimostrare di aver fatto tutto il possibile per rendersi indipendente, e la cura di un genitore non può giustificare una totale e prolungata inattività.
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Differenze retributive: ricorso inammissibile
Una lavoratrice ha citato in giudizio il suo datore di lavoro per ottenere il pagamento di differenze retributive relative a straordinari, ferie e festività non godute. Dopo che la Corte d'Appello ha respinto le sue richieste per la genericità delle allegazioni e l'insufficienza delle prove, la lavoratrice ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che non è possibile richiedere in sede di legittimità una nuova valutazione dei fatti. Inoltre, ha ribadito che per avere successo, le domande di pagamento per differenze retributive devono essere fondate su allegazioni precise e dettagliate fin dal primo grado di giudizio.
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Ferie e riposo: la Cassazione chiarisce la distinzione
Un gruppo di piloti di elicottero ha citato in giudizio la propria azienda per aver illegittimamente incluso i giorni di ferie annuali nel conteggio dei giorni di riposo. La Corte di Cassazione ha dato ragione ai lavoratori, affermando il principio fondamentale secondo cui ferie e riposo sono diritti distinti e irrinunciabili che non possono essere sovrapposti. La Corte ha annullato la precedente sentenza d'appello, stabilendo che le ferie devono essere considerate un periodo aggiuntivo rispetto ai riposi previsti.
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Accordo di compensazione: la prova per presunzioni
Un imprenditore edile chiede il pagamento per dei lavori. Il committente si oppone sostenendo un accordo di compensazione verbale, in base al quale aveva salvato la casa del primo dal pignoramento. La Cassazione conferma che l'accordo è provato da gravi, precisi e concordanti indizi, inclusi elementi da un precedente giudizio, respingendo il ricorso.
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Valore probatorio verbale ispettivo e limiti in appello
Un ex dipendente ha citato in giudizio una società, ora estinta, per ottenere il pagamento di differenze retributive. La Corte d'Appello, riformando la decisione di primo grado, ha condannato in solido i due ex soci al pagamento. Uno dei soci ha proposto ricorso in Cassazione, contestando l'ammissibilità di un documento prodotto tardivamente in appello e la valutazione del valore probatorio del verbale ispettivo dell'INPS. La Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che le dichiarazioni contenute in un verbale ispettivo sono liberamente apprezzabili dal giudice e che il ricorrente non aveva interesse a contestare un documento la cui efficacia probatoria era stata limitata solo all'altro socio.
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Giudicato esterno e opposizione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'opposizione a un'esecuzione forzata non può basarsi su un'eccezione di pagamento già esaminata e respinta in un precedente giudizio definitivo. Questo principio, noto come giudicato esterno, si applica anche se la sentenza originaria è stata successivamente revocata in appello, ma tale decisione di revoca non è ancora passata in giudicato. La Corte ha rigettato il ricorso dei debitori, confermando che il giudicato formatosi sulla questione del pagamento preclude la sua riproposizione in sede di opposizione all'esecuzione.
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