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Art. 2727 Codice Civile — Anno 2024

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1073 provvedimenti

Altri anni per Art. 2727 Codice Civile

Fatture inesistenti: quando l’IVA è sempre dovuta
La Corte di Cassazione ha confermato un avviso di accertamento IVA contro una società che aveva simulato un acquisto intracomunitario. Utilizzando fatture inesistenti emesse da un intermediario monegasco per macchinari in realtà forniti da venditori italiani, l'azienda tentava di evadere l'imposta. La Corte ha stabilito che l'emissione di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti genera comunque l'obbligo di versare l'IVA, riqualificando l'operazione come una normale compravendita interna soggetta a tassazione.
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Estinzione giudizio tributario: il caso di rinuncia
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario a seguito della rinuncia al ricorso da parte di due contribuenti. Il caso riguardava un accertamento IVA sull'assegnazione di un immobile da una società cessata ai soci. La rinuncia è avvenuta dopo l'adesione dei ricorrenti a una procedura di "rottamazione", portando alla chiusura del contenzioso e alla compensazione delle spese legali.
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Società di comodo: no al diniego rimborso IVA
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24176/2024, ha stabilito che la normativa italiana sulle società di comodo non può prevalere sui principi del diritto europeo in materia di IVA. Il caso riguardava una società immobiliare che si era vista negare un rimborso IVA a seguito dell'acquisto di un immobile da ristrutturare, poiché non aveva superato il "test di operatività". La Corte, richiamando una pronuncia della Corte di Giustizia UE, ha affermato che il diritto alla detrazione IVA non può essere negato sulla base di una presunzione legale legata a soglie di reddito, se la società dimostra di esercitare un'effettiva attività economica, anche se in fase preparatoria. Di conseguenza, la normativa nazionale è stata disapplicata e il diritto al rimborso della società è stato confermato.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
Una società tecnologica e una sua socia erano state coinvolte in contenziosi fiscali per presunte fatture fittizie. La Corte di Cassazione ha annullato le sentenze di merito a causa di una motivazione apparente, giudicando il ragionamento dei giudici di secondo grado generico, tautologico e privo di un'analisi concreta delle prove. I casi sono stati rinviati per un nuovo esame.
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Frode carosello e deducibilità costi: la decisione
In un caso di presunta frode carosello, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito per difetto di motivazione. La sentenza chiarisce due punti fondamentali: la necessità per il giudice di analizzare specificamente la buona fede del contribuente ai fini della detrazione IVA e, separatamente, la possibilità di dedurre i costi per operazioni soggettivamente inesistenti se effettivamente sostenuti. Anche in uno schema fraudolento, un costo reale e inerente all'attività può essere deducibile, applicando una normativa più favorevole con effetto retroattivo.
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Responsabilità professionale avvocato: dovere d’info
La Corte di Cassazione interviene sul tema della responsabilità professionale avvocato, stabilendo che il legale ha sempre il dovere di informare il cliente su tutte le possibili azioni a sua tutela, anche se esulano dal mandato specifico. Nel caso di specie, un avvocato penalista è stato ritenuto responsabile per non aver consigliato al proprio assistito le opportune iniziative civili per ottenere una rapida cancellazione di un protesto illegittimo, causandogli un danno da ritardo.
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Contabilità separata IVA: quando si evita il pro-rata
Una società che svolgeva sia attività imponibili (gestione di un centro commerciale) sia esenti (concessione di finanziamenti ai soci) aveva optato per la contabilità separata IVA. L'Agenzia delle Entrate contestava tale scelta, imponendo l'applicazione del pro-rata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che l'opzione per la contabilità separata è legittima a condizione che le diverse attività economiche siano sostanzialmente diverse, effettivamente scindibili, esercitate in modo sistematico e dotate ciascuna di una propria autonoma struttura organizzativa. La mera qualifica di un'attività come 'complementare' non è sufficiente a negare tale diritto.
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Motivazione per relationem: quando è nulla la sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello a causa di una motivazione per relationem ritenuta meramente apparente. I giudici hanno stabilito che il semplice rinvio alla decisione di primo grado, senza un'analisi critica dei motivi di impugnazione, viola l'obbligo di motivazione e determina la nullità della pronuncia per anomalia motivazionale.
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Deducibilità costi: la Cassazione sulle frodi carosello
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23921/2024, è intervenuta in un complesso caso di frode carosello, chiarendo la distinzione tra la detraibilità dell'IVA e la deducibilità dei costi. La Corte ha stabilito che, mentre per detrarre l'IVA il contribuente deve provare la propria buona fede e l'estraneità alla frode, la deducibilità dei costi ai fini delle imposte dirette è ammessa se si dimostra che i costi sono stati effettivamente sostenuti e sono inerenti all'attività d'impresa, anche se le operazioni sono soggettivamente inesistenti. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio limitatamente a questo punto, in quanto il giudice di merito non aveva esaminato la questione della deducibilità costi.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: onere prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un avviso di accertamento IVA per operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte ha confermato il principio secondo cui, una volta che l'Amministrazione Finanziaria dimostra la natura fittizia del fornitore (società 'cartiera'), spetta al cessionario provare di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto nella frode. L'assenza di una struttura imprenditoriale del fornitore e la conoscenza da parte del cessionario di elementi sospetti sono stati considerati prove sufficienti della consapevolezza della frode.
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Licenziamento per giusta causa: la Cassazione conferma
Un lavoratore con mansioni di magazziniere veniva licenziato per aver effettuato un caricamento di bancali in numero superiore a quelli consegnati. Dopo una prima sentenza favorevole, la Corte d'Appello riformava la decisione, ritenendo legittimo il licenziamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del dipendente, confermando che il licenziamento per giusta causa è valido quando la condotta, sebbene di modesto danno patrimoniale, è reiterata e lede irrimediabilmente il rapporto di fiducia con il datore di lavoro.
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Onere della prova e studi di settore: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito che aveva invalidato un accertamento fiscale basato su studi di settore. L'errore dei giudici di secondo grado è stato non considerare che la presunzione di maggior reddito non deriva solo dallo scostamento statistico, ma dall'intero procedimento che include il contraddittorio con il contribuente. La Corte ha ribadito che l'onere della prova non si esaurisce nel dato numerico, ma si fonda sul dialogo tra Fisco e cittadino, le cui risultanze devono essere adeguatamente valutate dal giudice.
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Fatture inesistenti: onere della prova e mutatio libelli
Una società nel settore motorsport è stata accusata dall'Agenzia delle Entrate di aver dedotto costi da fatture parzialmente inesistenti, emesse da un fornitore coinvolto in una frode. Dopo che i tribunali di merito si erano espressi a favore della società, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha chiarito che l'argomentazione del Fisco non era cambiata durante il processo (escludendo una 'mutatio libelli') e ha riaffermato che, di fronte a solidi indizi di frode, spetta al contribuente l'onere di provare l'effettiva esistenza delle prestazioni. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Valore area fabbricabile: no alla stima equitativa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23779/2024, ha stabilito che la determinazione del valore area fabbricabile ai fini ICI non può avvenire in via equitativa. Il calcolo deve basarsi esclusivamente sui parametri tassativi previsti dalla legge, come l'indice di edificabilità e i prezzi di mercato. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva ridotto il valore del 40% basandosi su una proposta conciliativa, ribadendo la necessità di un giudizio estimativo rigoroso e non riconducibile all'equità sostitutiva.
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Fatture gonfiate: onere della prova e ruolo del Fisco
Una società di motorsport contesta avvisi di accertamento per fatture gonfiate emesse da un fornitore. La Cassazione accoglie il ricorso dell'Agenzia Fiscale, stabilendo che in caso di sovrafatturazione, spetta al Fisco fornire presunzioni gravi e precise, dopodiché l'onere della prova si sposta sul contribuente, che deve dimostrare l'effettività del costo.
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Fatture gonfiate: onere della prova e presunzioni
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di presunte fatture gonfiate contestate dall'Agenzia delle Entrate a una società di motorsport. L'ordinanza chiarisce che l'Amministrazione Finanziaria può basare le sue contestazioni su presunzioni gravi, precise e concordanti. In tal caso, l'onere della prova si sposta sul contribuente, che deve dimostrare in modo rigoroso l'effettività e la congruità delle prestazioni ricevute, non bastando la mera esibizione di contratti e pagamenti. La Corte ha cassato la precedente sentenza, rinviando la causa per un nuovo esame che applichi correttamente questo principio.
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Prescrizione benefici amianto: quando inizia a decorrere?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore in pensione che chiedeva la rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto. La domanda era stata presentata oltre il termine decennale di prescrizione. La Corte ha stabilito che, sebbene il dies a quo della prescrizione benefici amianto non coincida automaticamente con la data del pensionamento, spetta al ricorrente dimostrare la non conoscibilità del diritto in quel momento. In assenza di prove specifiche, la decisione della Corte d'Appello, che aveva individuato la decorrenza dalla data di pensionamento basandosi su elementi presuntivi, è stata confermata.
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Accertamento induttivo: quando è legittimo?
Una società in fallimento ha contestato un accertamento induttivo basato sulla mancata tenuta del libro inventari. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'operato dell'Agenzia delle Entrate per due annualità, sottolineando che l'assenza di scritture contabili ausiliarie giustifica la ricostruzione presuntiva del reddito. Ha però annullato la decisione d'appello su una terza annualità per totale assenza di motivazione, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Prescrizione rivalutazione contributiva: la Cassazione
Un lavoratore si è visto negare la rivalutazione dei contributi per esposizione ad amianto perché la richiesta era stata presentata oltre il termine di prescrizione decennale, calcolato dalla data di pensionamento. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo che il termine per la prescrizione rivalutazione contributiva non decorre automaticamente dalla pensione, ma dal momento in cui il lavoratore acquisisce la consapevolezza del proprio diritto, ovvero dell'avvenuta esposizione nociva. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Onere della prova prelievi fraudolenti: la Cassazione
Una correntista subiva prelievi fraudolenti e citava in giudizio la propria banca. I tribunali di merito respingevano la sua richiesta, ma la Corte di Cassazione ha annullato la decisione. Con l'ordinanza n. 23683/2024, la Suprema Corte ha ribadito un principio fondamentale: in caso di prelievi non autorizzati, l'onere della prova spetta alla banca, che deve dimostrare la colpa grave del cliente per essere esonerata da responsabilità.
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