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Art. 2727 Codice Civile — Anno 2022

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316 provvedimenti

Altri anni per Art. 2727 Codice Civile

Responsabilità professionale del notaio ed esonero da verifiche
Una compratrice acquista immobili dalla madre per aiutarla a saldare debiti. L'atto notarile indica una procedura esecutiva pendente e contiene una clausola espressa di esonero del professionista da ogni compito di verifica ulteriore. Dopo l'atto, la compratrice scopre ulteriori creditori e cita il rogante, contestando la responsabilità professionale del notaio per mancato controllo e violazione del dovere di consiglio. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell'acquirente confermando l'efficacia della clausola di esonero. La conoscenza dei debiti familiari e la specifica pattuizione contrattuale escludono ogni colpa del pubblico ufficiale. Il notaio vince la causa e la compratrice deve rimborsare le spese legali.
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Accertamento Fiscale: Valori OMI e Utili Nascosti, la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato gli accertamenti fiscali emessi dall'Agenzia delle Entrate nei confronti di un'azienda di costruzioni e dei suoi soci. L'Amministrazione finanziaria aveva contestato maggiori valori di vendita di immobili e la conseguente distribuzione di utili extracontabili ai soci. L'azienda lamentava la mancata redazione di un processo verbale di constatazione e l'insufficienza delle prove. La Cassazione ha stabilito che il contraddittorio preventivo era stato garantito e che l'accertamento fiscale poteva basarsi su presunzioni semplici, come i valori OMI e prelievi di contanti non giustificati. Per le società a ristretta base sociale, si presume la distribuzione degli utili non dichiarati ai soci, salvo prova contraria. Il ricorso dell'azienda è stato rigettato.
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Accertamento Fiscale Conti Correnti: Cassazione Annulla di Nuovo
Un contribuente, intermediario finanziario, ha subito un `accertamento fiscale sui conti correnti` per presunti maggiori redditi IRPEF e IRAP. L'Agenzia delle Entrate contestava versamenti su un conto non giustificati da prelievi da altri conti. Il contribuente sosteneva fossero giroconti da altri suoi conti, destinati a proventi professionali e indennità pubbliche, al netto delle spese familiari. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Commissione Tributaria Regionale, rinviando nuovamente il caso. La CTR non aveva verificato adeguatamente la natura dei versamenti come giroconti, la compatibilità con le spese di vita ordinarie e la natura familiare del conto cointestato, disattendendo le precedenti indicazioni della Cassazione.
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Accertamento presuntivo tributario e frode sul gasolio agricolo
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento ad un'Azienda distributrice di carburante. L'accusa riguarda la sottrazione di ingenti quantitativi di gasolio agricolo al regime fiscale ordinario. Gli organi d'ispezione hanno rinvenuto i libretti di controllo illegittimamente custoditi presso la sede della società ed hanno raccolto cinquantasei dichiarazioni di agricoltori. I clienti negavano di conoscere le quantità registrate a loro nome. La Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado ha annullato l'atto, ritenendo le deposizioni inattendibili e prive di riscontri. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'insieme degli elementi emersi integra un perfetto accertamento presuntivo tributario. La CTR dovrà riesaminare l'intero quadro indiziario alla luce dei riscontri oggettivi.
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Azione di Simulazione: Vendite Fittizie tra Familiari e Diritti Ereditari
Una figlia ha citato in giudizio la madre e le nipoti per contestare delle vendite di beni immobili. Sosteneva che queste vendite fossero in realtà delle donazioni simulate, fatte per ledere i suoi diritti ereditari. La Corte di Cassazione ha confermato che un futuro erede legittimo (legittimario in pectore) può esercitare l'azione di simulazione anche quando il donante è ancora in vita. In questo contesto, l'erede agisce come "terzo" e può provare la simulazione con ogni mezzo, incluse le presunzioni, senza le limitazioni probatorie previste per le parti. La sentenza ha rigettato il ricorso delle nipoti, confermando la natura simulata delle vendite come donazioni.
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Plusvalenza immobile da demolire: il Fisco perde la causa
L'Agenzia delle Entrate ha notificato avvisi di accertamento a due contribuenti per la compravendita di un complesso immobiliare. L'ufficio fiscale sosteneva che la presenza di fabbricati destinati alla demolizione trasformasse l'operazione in una vendita di terreno edificabile. Su tale base, il Fisco chiedeva il pagamento dell'IRPEF sulla plusvalenza. I contribuenti si sono opposti contestando la riqualificazione dell'atto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. La Corte ha stabilito che la presenza di un fabbricato al momento della cessione esclude la tassazione della plusvalenza immobile da demolire come area edificabile, a prescindere dalle future intenzioni di demolizione dell'acquirente o dagli accordi presi. L'amministrazione finanziaria e risultata soccombente ed e stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Revocatoria fallimentare e pagamenti: quando la crisi è nota
Un'azienda svizzera ha ricevuto diversi pagamenti da un'impresa italiana poi sottoposta ad amministrazione straordinaria. Il commissario della procedura ha promosso un'azione di revocatoria fallimentare per recuperare le somme incassate nei mesi precedenti la dichiarazione di insolvenza. La società creditrice ha sostenuto di non conoscere la crisi finanziaria della debitrice. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di secondo grado, stabilendo che la conoscenza dello stato di insolvenza si può dimostrare attraverso indizi gravi, precisi e concordanti. Tra questi elementi figurano i continui ritardi nei pagamenti, le richieste di garanzie bancarie, i piani di rientro rateizzati senza concessione di nuovo credito, l'analisi dei bilanci pubblici e le notizie allarmanti apparse sulla stampa economica. La Corte ha rigettato il ricorso della creditrice estera, condannandola alla restituzione delle somme e al pagamento delle spese di lite.
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Querela di falso e presunzioni: le prove vincono i dubbi
Un cittadino ha proposto una querela di falso e presunzioni contro la comunicazione di fine lavori di un edificio di culto, inviata dalla Parrocchia e dal Direttore dei Lavori al Comune. Il cittadino sosteneva che i lavori non potessero essere stati completati, poiché l'accesso all'area risultava bloccato. A seguito del suo decesso, L'Erede ha proseguito la causa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Erede. I giudici hanno confermato il ragionamento indiziario della sentenza di merito: la presenza dell'opera completata durante un sopralluogo dimostra presuntivamente la veridicità della fine lavori entro la data comunicata. La Cassazione ha ribadito che la valutazione dei fatti e delle presunzioni spetta esclusivamente al giudice di merito. L'Erede perde la causa ed è condannata al pagamento del doppio contributo unificato.
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Accertamento Induttivo: Documenti Tardivi Inutilizzabili in Giudizio
L'Agenzia delle Entrate ha effettuato un accertamento induttivo e onere della prova nei confronti di un'azienda, recuperando IVA e IRAP, a causa della mancata esibizione della distinta delle rimanenze di magazzino. L'azienda ha prodotto tale documento solo in giudizio, non durante la fase amministrativa. La Corte di Cassazione ha stabilito che i documenti non prodotti in fase amministrativa non sono utilizzabili in giudizio, a meno che non siano allegati al ricorso introduttivo e il contribuente dimostri di non aver potuto produrli per cause a lui non imputabili. La sentenza di appello, che aveva accettato i documenti tardivi, è stata cassata, ribaltando l'onere della prova sul contribuente.
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Accertamento Bancario: Versamenti non giustificati, Cassazione conferma
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un accertamento bancario nei confronti di un Contribuente, recuperando a tassazione redditi non dichiarati per quasi 370.000 euro, basandosi su versamenti non giustificati sui suoi conti correnti. Il Contribuente ha impugnato l'atto, sostenendo vizi procedurali e l'erronea applicazione della presunzione di redditività. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dell'accertamento. Ha ribadito che la presunzione di redditività per i versamenti bancari si applica anche a non imprenditori e che l'onere di giustificare le somme spetta al contribuente.
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Operazioni Inesistenti: la Cassazione ribalta la deducibilità dei costi
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un'Azienda e al suo Socio Unico l'indeducibilità di costi legati a presunte Operazioni oggettivamente inesistenti (acquisto di prodotti vitivinicoli da un fornitore senza struttura) e l'omissione di ritenute per lavoro non regolarizzato. I giudici di merito avevano accolto le tesi dei contribuenti, ritenendo raggiunta la prova dell'esistenza delle operazioni e della buona fede. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Amministrazione, stabilendo che la semplice contabilità o i documenti di trasporto non bastano a dimostrare l'esistenza di Operazioni oggettivamente inesistenti. Ha cassato la sentenza e rinviato la causa per una nuova valutazione.
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Frode Carosello IVA: la contabilità non salva il contribuente
L'Amministrazione Fiscale ha contestato a un'Azienda una Frode Carosello IVA per operazioni inesistenti. I giudici di merito avevano dato ragione all'Azienda, ritenendo che la contabilità fosse regolare e che mancassero prove concrete. La Corte di Cassazione, invece, ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Fiscale. La Suprema Corte ha stabilito che, anche con contabilità regolare, l'Amministrazione può usare presunzioni (indizi) per dimostrare la Frode Carosello IVA. Spetta all'Azienda provare la buona fede o l'effettiva esistenza delle operazioni. La sentenza penale di assoluzione non ha efficacia automatica nel giudizio tributario.
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Revocatoria fallimentare: Pagamenti sospetti e la conoscenza della crisi
Un'azienda in crisi (L'Azienda Solvens), sottoposta ad amministrazione straordinaria, ha avviato un'azione di revocatoria fallimentare contro un'altra azienda (L'Azienda Accipiens) per recuperare pagamenti ricevuti prima della crisi. La Corte d'Appello aveva accolto la richiesta, ritenendo che L'Azienda Accipiens fosse a conoscenza della grave situazione finanziaria della controparte. L'Azienda Accipiens ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione delle prove e l'applicazione di principi giuridici. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione precedente e l'obbligo di restituzione dei pagamenti.
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Accertamento da redditometro: il Fisco vince sulla prova
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a un contribuente un avviso per il recupero delle imposte sui redditi basato sul redditometro. I giudici tributari regionali avevano annullato la pretesa fiscale, ritenendo insufficienti le repliche fornite dall'ente impositore rispetto alle difese del cittadino. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, fissando la corretta disciplina dell'accertamento da redditometro. La Suprema Corte ha ribadito che la rilevazione di beni indice di spesa attiva una presunzione a favore del Fisco e inverte l'onere della prova. Il contribuente deve quindi documentare l'inesistenza del maggior reddito o la presenza di disponibilità esenti, mentre il Fisco non deve fornire ulteriori giustificazioni.
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Accertamento tributario: studi di settore validi se il contribuente non prova il contrario
Un Contribuente ha impugnato un accertamento tributario che rettificava la sua dichiarazione dei redditi per l'anno 2004, basandosi sulle risultanze degli studi di settore. La Commissione Tributaria Regionale aveva respinto il suo appello, ritenendo corretto l'uso degli studi e l'assenza di prove contrarie da parte del Contribuente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che lo scostamento dagli studi di settore può legittimare l'accertamento tributario, a patto che sia stato garantito il contraddittorio. La Corte ha anche dichiarato inammissibile una nuova contestazione del Contribuente, sollevata tardivamente, poiché estranea al thema decidendum.
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Azione revocatoria fallimentare: crediti riscossi da restituire
Una società creditrice ha incassato coattivamente quasi 37.000 euro tramite pignoramento presso terzi poco prima del fallimento della ditta debitrice. La curatela ha quindi promosso un'azione revocatoria fallimentare per ottenere la restituzione delle somme. Il creditore sosteneva di non essere a conoscenza dello stato di insolvenza del debitore, operando in un'altra area geografica. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, dichiarando inammissibile il ricorso della creditrice. I giudici hanno ritenuto provata la conoscenza della crisi attraverso indizi gravi, precisi e concordanti: precedenti decreti ingiuntivi, accordi di rientro non rispettati, protesti ed esecuzioni forzate. Il creditore deve restituire l'intero importo maggiorato di interessi e sostenere le spese legali.
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Operazioni inesistenti IVA: l’Azienda vince contro l’Agenzia
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'Azienda l'utilizzo di fatture per "Operazioni inesistenti IVA" relative a lavori edilizi, al fine di dedurre costi e detrarre l'IVA. Dopo un primo grado sfavorevole, l'Azienda ha ottenuto ragione in appello, dimostrando l'effettiva esecuzione delle opere. L'Agenzia ha quindi presentato ricorso in Cassazione, sostenendo vizi di motivazione e violazione delle norme sull'onere della prova. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando che il giudice di merito aveva adeguatamente accertato l'esistenza delle operazioni contestate, basandosi su un'ampia documentazione. La sentenza ribadisce che il sindacato di legittimità non può riesaminare il merito dei fatti.
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Fatture false e costi indeducibili: Cassazione sulle operazioni inesistenti
Un'azienda di impianti idraulici ha ricevuto avvisi di accertamento per IRES, IRAP e IVA. L'Agenzia delle Entrate ha disconosciuto la deducibilità di costi relativi a fatture emesse da un fornitore per "operazioni oggettivamente inesistenti". Un procedimento penale aveva rivelato che il fornitore emetteva false fatture, restituendo parte del denaro in contanti all'azienda. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, ribadendo che l'Amministrazione finanziaria può dimostrare l'inesistenza oggettiva delle operazioni anche con presunzioni semplici. Spetta al contribuente dimostrare l'effettiva esistenza delle prestazioni, e la mera esibizione delle fatture non è sufficiente. L'azienda è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Donazione simulata: Cassazione annulla sentenza su eredità familiare
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso complesso di eredità, dove una figlia contestava la vendita di un immobile fatta dai genitori alla nuora, sostenendo si trattasse di una donazione simulata che ledeva la sua quota di legittima. La Corte d'Appello aveva riconosciuto la natura di donazione simulata per entrambi gli atti di vendita (quello alla nuora e un altro alla figlia stessa), ma aveva rigettato la domanda della figlia perché aveva ricevuto un valore maggiore. La Cassazione ha annullato questa decisione, evidenziando che la Corte d'Appello aveva erroneamente esteso le conclusioni sulla donazione simulata da un atto all'altro senza prove specifiche e aveva applicato in modo scorretto le regole probatorie e l'imputazione ex se. Il caso tornerà alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Accertamento Induttivo: Società Estinta ma il Fisco Non si Ferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società immobiliare contro avvisi di `accertamento induttivo` per ricavi non dichiarati. La società, poi estinta e sottoposta a concordato preventivo, contestava la validità delle presunzioni usate dall'Agenzia delle Entrate. La Corte ha stabilito che l'estinzione della società non interrompe il processo tributario per cinque anni. Ha inoltre confermato la legittimità dell'accertamento basato su presunzioni gravi, precise e concordanti, derivanti da mutui superiori ai prezzi dichiarati e dichiarazioni di terzi. Il concordato preventivo non ha influito sul giudizio, non essendoci stata transazione fiscale.
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