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Art. 2722 Codice Civile

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187 provvedimenti

Contratto IRS: quando è nullo secondo la Cassazione
Una società manifatturiera ha citato in giudizio un istituto di credito per la nullità di un contratto IRS. Dopo decisioni contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: un contratto IRS è nullo se l'investitore non viene messo in condizione di conoscere preventivamente gli elementi essenziali per valutare il rischio (alea), come i criteri di calcolo del Mark to Market, gli scenari probabilistici e i costi impliciti. La mancata trasparenza su questi punti determina sia una nullità strutturale del contratto per indeterminatezza dell'oggetto, sia una violazione degli obblighi informativi della banca. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello e rinviato il caso per un nuovo esame.
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Spese infrastrutturali: quando non spetta il rimborso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un acquirente che chiedeva la restituzione di somme versate a una ditta costruttrice a titolo di spese infrastrutturali per l'allaccio idrico. La decisione si fonda sulla mancanza di una prova certa e inequivocabile del pagamento e della sua causale, sottolineando che il giudice di merito ha correttamente valutato l'inattendibilità di alcune testimonianze e la genericità delle prove documentali fornite.
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Compenso professionale avvocato: come si calcola?
Un avvocato si opponeva alla riduzione del proprio compenso da 92.000 a 24.000 euro in sede di ammissione al passivo fallimentare. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il calcolo del compenso professionale avvocato deve basarsi sul valore effettivo della controversia (il cosiddetto 'disputatum') e non sul valore della domanda iniziale, qualora quest'ultimo risulti manifestamente sproporzionato. L'iscrizione della notula nei bilanci della società è stata ritenuta irrilevante ai fini della prova del credito nel fallimento.
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Incentivi trasferimento lavoratore: quando sono dovuti?
Un lavoratore trasferito dopo una fusione aziendale ha richiesto gli incentivi previsti da un accordo sindacale. La Cassazione ha negato il diritto, stabilendo che gli incentivi per il trasferimento del lavoratore spettano solo se lo spostamento è una conseguenza diretta e imposta dal piano di riorganizzazione, e non quando è frutto di un accordo individuale su richiesta del dipendente verso una sede diversa da quella designata.
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Obbligazioni solidali: rimborso del coacquirente
Due fratelli acquistano un immobile all'asta, ma solo uno paga quasi l'intero prezzo. La Corte di Cassazione chiarisce che il diritto al rimborso della quota non pagata non deriva da un mandato, ma dal principio delle obbligazioni solidali tra coacquirenti. Poiché entrambi erano tenuti a pagare, chi ha saldato il debito per intero ha diritto di regresso verso l'altro. La Corte accoglie parzialmente il ricorso, annullando la sentenza solo sulla mancata pronuncia relativa alle spese del primo grado di giudizio.
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Cessione ramo d’azienda: i debiti e la prova
Una società acquirente di un ramo d'azienda si opponeva a un decreto ingiuntivo per debiti della cedente, sostenendo che non fossero relativi al ramo trasferito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per vizi procedurali, confermando le decisioni dei giudici di merito. La pronuncia sottolinea l'impossibilità per la Suprema Corte di riesaminare i fatti e l'importanza del rigore formale nella formulazione dei motivi di ricorso in tema di cessione ramo d'azienda.
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Onere della prova nel processo tributario: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16603/2025, ha affermato un principio cruciale in materia di onere della prova nel processo tributario. A seguito di un ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento, la Corte ha stabilito che, una volta avviato il contenzioso, spetta all'Amministrazione finanziaria dimostrare i fatti costitutivi della propria pretesa, e non al contribuente provare l'infondatezza dell'accertamento. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente invertito tale onere, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Simulazione contratto: prova eredi e vendita fittizia
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che dichiarava la simulazione contratto di una compravendita immobiliare tra genitori debitori e la loro figlia, finalizzata a sottrarre il bene alla garanzia dei creditori. La sentenza chiarisce che la qualità di erede, necessaria per agire in giudizio, può essere provata non solo con la denuncia di successione, ma con un complesso di elementi valutati dal giudice. Viene inoltre ribadito che la prova della simulazione può basarsi su presunzioni come lo stretto legame di parentela e la mancata prova del pagamento del prezzo.
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Domanda di simulazione rigettata: il caso in Cassazione
Una creditrice ha intentato una causa per simulazione e azione revocatoria contro una debitrice e suo marito, sostenendo che la cessazione dell'attività commerciale della debitrice fosse un atto fittizio per sottrarre beni alla garanzia del credito. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto le richieste, non ravvisando alcun atto dispositivo o negozio giuridico valido su cui fondare la domanda di simulazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile per motivi procedurali e per la mancata contestazione della ratio decidendi della sentenza d'appello.
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Nullità d’ufficio del contratto: il potere del giudice
Un lavoratore ha impugnato la validità di un contratto a tempo determinato. La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice d'appello ha il dovere di esaminare d'ufficio la nullità di una clausola contrattuale, come quella sul numero massimo di assunzioni a termine, se gli elementi per tale valutazione sono già presenti negli atti del processo. La Corte ha cassato la sentenza precedente che aveva ritenuto inammissibile l'eccezione perché sollevata tardivamente, riaffermando il principio della nullità d'ufficio.
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Modifica contrattuale: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di fornitura commerciale in cui le parti avevano prodotto due versioni diverse dello stesso contratto. La Corte ha confermato la validità della modifica contrattuale manoscritta basandosi sul comportamento successivo delle parti, come i pagamenti effettuati e l'accettazione della merce. Tuttavia, ha cassato la sentenza d'appello per errata interpretazione di una clausola di esonero da responsabilità per ritardi, sottolineando che tale clausola non può coprire la colpa grave o il dolo del fornitore, e per omissione di pronuncia su una domanda di rimborso spese.
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Revocazione per errore di fatto: Cassazione riesamina
Una società chiede la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto. La Corte aveva annullato un accertamento fiscale per un motivo mai sollevato dalla ricorrente. La Cassazione, con una nuova ordinanza, ha disposto il rinvio della causa per riesaminare congiuntamente sia la richiesta di revocazione per errore di fatto sia il ricorso originario, alla luce di recenti principi enunciati dalle Sezioni Unite.
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Onere della prova nella ripetizione di indebito
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21340/2025, ha chiarito i principi sull'onere della prova nell'azione di ripetizione di indebito. Nel caso esaminato, un'erede chiedeva la restituzione di somme versate dalla defunta a dei parenti. Questi ultimi sostenevano che i pagamenti fossero giustificati, ad esempio come restituzione di un prezzo immobiliare simulato. La Corte ha stabilito che spetta al convenuto, che riceve il pagamento, dimostrare l'esistenza di una causa giustificativa. L'attore deve solo provare il pagamento e allegare la mancanza di causa. La semplice allegazione di una giustificazione da parte del convenuto non è sufficiente a invertire l'onere della prova. La sentenza della Corte d'Appello è stata cassata per aver erroneamente applicato questo principio.
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Contratto d’appalto a corpo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rigettato il ricorso di un'impresa edile, confermando la natura di contratto d'appalto a corpo di un accordo inizialmente basato su un'offerta a misura. La Corte ha stabilito che l'interpretazione dei giudici di merito era corretta, basandosi sull'evoluzione delle trattative, sulle modifiche scritte al contratto e sul comportamento delle parti, che indicavano la volontà di fissare un prezzo forfettario. La decisione sottolinea che l'interpretazione del contratto è un'attività riservata al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se la motivazione è logica e plausibile.
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Rito processuale errato: quando si perde un grado
Una società contesta le parcelle di un legale. Il Tribunale adotta un rito processuale sommario, ma la Corte di Cassazione annulla la decisione. L'applicazione di un rito processuale errato per le attività stragiudiziali ha illegittimamente privato la società di un grado di appello, violando i suoi diritti processuali. La causa è stata rinviata al Tribunale per essere decisa con il rito corretto.
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Risoluzione e caparra: la Cassazione chiarisce
In un caso di contratto preliminare immobiliare, la Corte di Cassazione chiarisce la distinzione tra risoluzione e caparra. La Corte ha stabilito che una parte che chiede la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni non può ottenere anche il doppio della caparra, rimedio previsto per il diverso istituto del recesso. Viene inoltre ribadito che la prova della simulazione del prezzo tra le parti richiede un atto scritto.
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Omessa pronuncia: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello a causa di una omessa pronuncia su specifici motivi di gravame. Il caso, originato da una complessa compravendita immobiliare del 1988, vedeva contrapposti acquirenti e venditori su questioni di risarcimento danni, rimborso spese e validità degli atti. La Suprema Corte ha accolto i ricorsi degli acquirenti, rilevando che i giudici di secondo grado non si erano espressi su una domanda di risarcimento per il ritardo nella trascrizione dell'atto e su un motivo d'appello relativo al rimborso delle spese per la cancellazione di ipoteche. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Simulazione assoluta: prova e onere del terzo
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che rigettava la domanda di alcuni eredi volta a far dichiarare una simulazione assoluta di un contratto di vendita immobiliare. La sentenza chiarisce che per provare la simulazione assoluta, il terzo deve dimostrare che le parti non volevano alcun effetto dal contratto, in particolare il trasferimento della proprietà. La valutazione degli indizi (come il prezzo basso o i rapporti tra le parti) rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e non è sindacabile in Cassazione se non per vizi logici o giuridici.
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Variazioni concordate appalto: la prova scritta è d’obbligo
In una causa relativa a un contratto di appalto per la fornitura di impianti fotovoltaici, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio cruciale sulle variazioni concordate appalto. Se le modifiche al progetto sono proposte dall'appaltatore, l'autorizzazione del committente deve essere provata esclusivamente per iscritto. La Corte ha annullato la decisione di merito che aveva erroneamente ammesso la prova testimoniale per dimostrare tale consenso, riaffermando la necessità della forma scritta 'ad probationem' come previsto dall'art. 1659 del codice civile.
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Retribuzione convenzionale: prova e oneri del datore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda, confermando la decisione di merito che riconosceva il diritto di alcuni lavoratori a differenze retributive. Il caso verteva sulla prassi di corrispondere una retribuzione convenzionale superiore a quella risultante in busta paga, con pagamenti parzialmente in nero. La Corte ha stabilito che la prova di tale accordo può basarsi su presunzioni e testimonianze, anche di altri lavoratori coinvolti in cause connesse. In assenza di un provato patto di conglobamento, la maggiore retribuzione si intende dovuta per la sola prestazione ordinaria, gravando sul datore di lavoro l'onere di dimostrare il contrario.
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