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Art. 2704 Codice Civile — Sezione Prima Civile

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255 provvedimenti

Altri anni per Art. 2704 Codice Civile

Data certa e prova del credito: ricorso inammissibile
Una società creditrice si vede respingere la domanda di ammissione al passivo di un fallimento per due motivi: la mancanza di data certa del contratto e l'incompleta prova del credito. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della società perché non ha validamente contestato entrambi i motivi della decisione precedente, rendendo irrilevante l'analisi del singolo punto contestato sulla data certa.
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Data Certa Scrittura Privata: Prova nel Fallimento
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una creditrice contro una società in liquidazione. La decisione ribadisce che la prova della 'data certa della scrittura privata' è fondamentale per l'opponibilità del credito alla procedura concorsuale. La Corte sottolinea che la valutazione delle prove, inclusi i 'fatti ulteriori' per determinare la data certa, è di competenza esclusiva del giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Opponibilità del trust: la legge italiana prevale
L'amministratore di un trust ha richiesto la restituzione di beni dal fallimento del disponente. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'opponibilità del trust ai creditori nel fallimento è disciplinata dalle norme imperative italiane (come la trascrizione o la data certa anteriore al fallimento) e non dalla legge straniera scelta per regolare il trust. La tutela dei creditori prevista dalla legge fallimentare prevale sulla volontà delle parti.
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Prova del credito bancario nel fallimento: la guida
Una banca si oppone al rigetto della sua domanda di ammissione al passivo di un fallimento. Il tribunale di merito aveva negato il credito per insufficienza di prove sull'erogazione delle somme, evidenziando discordanze documentali. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che la prova del credito bancario può essere fornita attraverso un'analisi coordinata di più documenti (contratto, contabili, estratti conto), anche in assenza di una data certa opponibile, superando le apparenti incongruenze.
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Omessa pronuncia: cassazione con rinvio del decreto
Una società cooperativa in liquidazione ha impugnato un decreto che ammetteva parzialmente il credito di una banca. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la decisione precedente a causa dell'omessa pronuncia del giudice su due punti cruciali: la nullità dei tassi di interesse e l'eccezione di compensazione. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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Data Certa nel Fallimento: Prova del Credito
Una società fornitrice di servizi informatici ha richiesto l'ammissione al passivo del fallimento di una sua cliente per crediti relativi a prestazioni, pagamenti a fornitori e retribuzioni di dipendenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. Il motivo centrale è la mancanza di prove documentali con data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento, un requisito fondamentale per rendere un credito opponibile alla massa dei creditori. La sentenza ribadisce che l'onere di fornire tale prova certa grava interamente sul creditore istante.
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Data Certa: Prova del Credito nel Fallimento
Una società creditrice ha richiesto l'ammissione al passivo di un fallimento per un credito derivante da un accordo commerciale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del tribunale. La motivazione principale è la mancanza di una prova della 'data certa' dell'accordo anteriore alla dichiarazione di fallimento. La Corte ha ribadito che, nei confronti della massa dei creditori, la prova non può basarsi su elementi provenienti dalla sola parte creditrice (come fatture o registri contabili non vidimati), ma richiede fatti oggettivi e incontestabili.
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Prova del credito nel fallimento: la lettera d’impegno
Una società finanziaria ricorre in Cassazione dopo il rigetto della sua domanda di ammissione al passivo di un fallimento. Il credito era basato su una lettera di impegno ritenuta illeggibile e priva di sottoscrizione riconducibile al legale rappresentante della società fallita. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione sulla idoneità di un documento come prova del credito spetta esclusivamente al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità, confermando l'importanza di fornire prove chiare e inequivocabili.
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Opposizione stato passivo: ricorso inammissibile
Una società creditrice ha presentato ricorso in Cassazione contro il rigetto della sua opposizione allo stato passivo di un fallimento. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando la genericità dei motivi, la mancata specificazione di fatti storici decisivi e l'incapacità di censurare la ratio decidendi del provvedimento impugnato. In particolare, la Corte ha sottolineato come nell'opposizione stato passivo sia necessario indicare con precisione i documenti su cui si fonda la pretesa, anche se già depositati in precedenza.
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Data certa: prova del credito verso società fallita
Un creditore ha visto respinta la sua richiesta di ammissione al passivo di una società in liquidazione perché i contratti prodotti erano privi di data certa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, sottolineando che non può riesaminare le prove e che la data certa di un documento è un requisito fondamentale per la sua opponibilità alla procedura concorsuale. Questa non può essere provata tramite altri documenti a loro volta privi di data certa.
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Data certa e prova del credito: limiti in Cassazione
Un risparmiatore ha visto respinta la sua richiesta di ammissione al passivo di una società cooperativa in liquidazione perché i contratti a sostegno del suo credito non avevano data certa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la valutazione delle prove per stabilire la data certa è di competenza esclusiva del giudice di merito e non può essere oggetto di un nuovo esame in sede di legittimità.
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Ratio decidendi: appello inammissibile se non impugnata
Una società chimica ricorre in Cassazione contro una decisione che ha ridotto il suo credito in un fallimento. La Corte dichiara il ricorso inammissibile perché la società non ha contestato una delle due autonome ragioni giuridiche (ratio decidendi) su cui si fondava la sentenza d'appello. Il caso evidenzia come un'impugnazione debba affrontare tutte le motivazioni autosufficienti della decisione che contesta per evitare l'inammissibilità.
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Reclamo fallimentare: quando l’appello è tardivo
Una società propone ricorso in Cassazione contro la sentenza che ha confermato la sua dichiarazione di fallimento. I motivi del ricorso, tra cui l'incompetenza territoriale del tribunale e l'omessa notifica, vengono rigettati. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, sottolineando la tardività delle eccezioni procedurali, che dovevano essere sollevate nel primo grado di giudizio, e l'infondatezza delle altre censure. La decisione ribadisce l'importanza del rispetto dei termini perentori nel reclamo fallimentare.
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Opponibilità contratti concordato: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20180/2025, ha stabilito che l'opponibilità dei contratti in un concordato preventivo non richiede la 'data certa'. Il caso riguardava una società in concordato che chiedeva a un istituto di credito la restituzione di somme, compensate dalla banca sulla base di accordi precedenti. La Corte ha rigettato il ricorso della società, chiarendo che il commissario giudiziale agisce in nome della società stessa e non come terzo. Pertanto, la banca può legittimamente far valere i contratti preesistenti, anche se privi di data certa, come avrebbe potuto fare direttamente con la società prima della procedura.
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Errore di fatto: Cassazione revoca la propria decisione
Un professionista si vede respingere l'insinuazione al passivo di un fallimento. Il suo ricorso in Cassazione è inizialmente dichiarato improcedibile per un presunto ritardo. Il professionista dimostra un errore di fatto della Corte sulla data di deposito dell'atto impugnato. La Cassazione revoca la precedente ordinanza ma, riesaminando il caso, dichiara il ricorso originario comunque inammissibile per altri motivi di diritto, legati alla genericità delle censure.
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