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Art. 2639 Codice Civile — Sezione Quinta Penale

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252 provvedimenti

Altri anni per Art. 2639 Codice Civile

Bancarotta fraudolenta: no ai trasferimenti infragruppo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14554/2025, ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta distrattiva a carico di un amministratore che aveva trasferito ingenti somme da una società consortile, creata per l'esecuzione di un appalto pubblico, alla società capogruppo aggiudicataria. La Corte ha chiarito che l'autonomia patrimoniale della società consortile prevale sulla logica di gruppo, rendendo illecita la sottrazione di risorse a danno dei suoi creditori, anche se finalizzata a sostenere la capogruppo.
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Amministratore di fatto: la responsabilità penale
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per bancarotta fraudolenta contro un ex direttore di società, stabilendo che non erano state fornite prove sufficienti per qualificarlo come amministratore di fatto per gli atti commessi dopo le sue dimissioni formali. La sentenza di merito è stata criticata per un 'vizio di motivazione', in quanto basata su indizi deboli e insufficienti a dimostrare una reale ingerenza nella gestione post-carica. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Bancarotta fraudolenta: la responsabilità del terzo
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta a carico di un amministratore di fatto e dei suoi familiari, qualificati come concorrenti esterni (extranei). La sentenza chiarisce che per il concorso del terzo nel reato è sufficiente la consapevolezza di arrecare un pregiudizio ai creditori, senza necessità di conoscere lo stato di dissesto della società. Viene inoltre ribadita la distinzione con la meno grave ipotesi di ricettazione fallimentare, esclusa in caso di partecipazione attiva all'azione distrattiva. La Corte ha ritenuto provata la figura dell'amministratore di fatto sulla base di elementi sintomatici del suo inserimento organico nella gestione aziendale.
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Amministratore di fatto e bancarotta: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta di due imprenditori, chiarendo il ruolo e la responsabilità penale dell'amministratore di fatto. La sentenza stabilisce che chi gestisce un'azienda in modo continuativo, anche senza una nomina ufficiale, risponde dei reati fallimentari. Viene inoltre ribadita la differenza tra distrazione di fondi illeciti e bancarotta preferenziale, dichiarando inammissibili i ricorsi che miravano a una rivalutazione dei fatti.
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Confisca di prevenzione: i limiti del terzo
Un imprenditore, ritenuto socialmente pericoloso per aver vissuto con proventi di reati come la bancarotta fraudolenta, subisce una confisca di prevenzione. I beni erano intestati a una società da lui controllata. La Cassazione respinge il suo ricorso, affermando che la confisca non è una pena e può basarsi su vari accertamenti giudiziari. Limita inoltre l'appello della società alla sola prova della sua legittima titolarità, senza poter contestare la pericolosità dell'imprenditore.
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Bancarotta fraudolenta: la prova del dolo specifico
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta di un amministratore di fatto. La sentenza chiarisce come provare il ruolo di dominus occulto e il dolo specifico, distinguendolo dalla bancarotta semplice. Decisiva la sottrazione delle scritture contabili e l'enorme passivo fallimentare, che hanno reso impossibile ricostruire il patrimonio sociale a danno dei creditori.
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Amministratore di fatto: la responsabilità penale
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta di un soggetto che, pur non ricoprendo più formalmente la carica, continuava a gestire la società. La sentenza chiarisce i criteri per identificare la figura dell'amministratore di fatto e le sue responsabilità penali, basate sull'esercizio continuativo di poteri gestionali e non sulla sola investitura formale.
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Amministratore di fatto: la responsabilità penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta di un soggetto che operava come amministratore di fatto di un'associazione. La sentenza stabilisce che l'esercizio continuativo e rilevante di poteri gestionali, anche in assenza di una nomina formale, comporta la piena responsabilità penale per reati come la tenuta irregolare della contabilità e l'aver causato il dissesto con operazioni dolose. Viene ribadito che chi gestisce un'impresa ne è responsabile, a prescindere dal titolo formale.
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Amministratore di fatto: requisiti per la condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per bancarotta fraudolenta a carico di due persone ritenute amministratori di fatto di una società. La Corte ha stabilito che la qualifica di amministratore di fatto richiede una prova rigorosa di un'attività gestoria continuativa e significativa, non potendo basarsi su motivazioni generiche. La sentenza impugnata è stata ritenuta carente nel dimostrare il ruolo specifico degli imputati e il dolo specifico richiesto per la bancarotta documentale. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Bancarotta Fraudolenta: la guida alla sentenza
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta documentale a carico di un amministratore di fatto. La sentenza chiarisce che lo stato di detenzione al momento del fallimento non esclude la responsabilità per la precedente gestione e per la sottrazione dei libri contabili. Il dolo specifico, necessario per questo reato, è stato desunto dalla condotta complessiva dell'imputato, volta a danneggiare i creditori e a occultare le proprie attività illecite.
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Amministratore di fatto: la responsabilità penale
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta distrattiva e documentale a carico di un imprenditore, riconosciuto quale amministratore di fatto di due società formalmente intestate alla moglie. La sentenza chiarisce i criteri per identificare la gestione di fatto, basandosi sull'ingerenza continuativa e significativa nelle attività aziendali, come l'incasso dei proventi su conti personali. La Corte ribadisce che la prova della distrazione può derivare dalla mancata giustificazione della destinazione dei beni e che l'occultamento delle scritture contabili, finalizzato a nascondere tali operazioni, integra il dolo specifico del reato.
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Amministratore di fatto: la responsabilità penale
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta a carico di un amministratore di fatto. La sentenza chiarisce che per provare tale ruolo sono sufficienti elementi sintomatici dell'inserimento organico nella gestione aziendale, anche in concomitanza con un amministratore di diritto. La prova della distrazione dei beni può essere desunta dal bilancio e dalla mancata giustificazione della loro destinazione da parte dell'imputato.
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Bancarotta fraudolenta: l’amministratore risponde
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta a carico dell'amministratore di diritto e di fatto di una società. La sentenza chiarisce che l'amministratore formale (o 'testa di legno') risponde del reato in concorso se, con la sua omissione, non impedisce gli illeciti gestori dell'amministratore di fatto, essendo sufficiente la consapevolezza generica delle condotte distrattive. Il reato sussiste anche se i prelievi avvengono quando la società è ancora formalmente 'in bonis'.
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Infedeltà patrimoniale e conflitto di interessi
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la condanna di un dirigente per il reato di infedeltà patrimoniale. Il dirigente aveva firmato due transazioni con cui la società rinunciava ad azioni legali contro ex amministratori accusati di appropriazione indebita. La Corte ha ritenuto insufficiente la motivazione della sentenza d'appello riguardo all'elemento soggettivo (dolo) del reato, ordinando un nuovo esame per accertare se il dirigente avesse agito autonomamente per favorire i terzi o in esecuzione di una decisione concordata con i nuovi vertici aziendali.
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Amministratore di fatto: la Cassazione sulla prova
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta di un amministratore di fatto. La sentenza chiarisce che per provare tale qualifica è sufficiente dimostrare l'esercizio continuativo e significativo di poteri gestori, anche in presenza di un amministratore di diritto. Viene inoltre ribadita la distinzione tra il concorso in bancarotta e la diversa fattispecie della ricettazione fallimentare.
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Amministratore di fatto: la prova della gestione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per bancarotta fraudolenta, stabilendo che per qualificare un soggetto come amministratore di fatto non è sufficiente il conferimento di una procura. È necessario dimostrare, con prove concrete e non contraddittorie, un esercizio continuativo e significativo dei poteri gestionali. Nel caso di specie, le testimonianze non erano sufficienti a provare che l'imputato, procuratore della società amministrata dalla moglie, avesse svolto un ruolo gestorio organico e pervasivo, portando all'annullamento con rinvio della decisione.
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Amministratore di fatto: i requisiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione annulla una condanna per bancarotta fraudolenta, specificando i criteri per identificare un amministratore di fatto e chiarendo che la sola cancellazione contabile di un credito non costituisce distrazione patrimoniale. La sentenza sottolinea la necessità di prove concrete sull'esercizio continuativo di poteri gestionali per poter affermare la qualifica di amministratore di fatto.
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Bancarotta fraudolenta: l’amministratore di fatto
La Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta a un amministratore di fatto e a un concorrente esterno. Si chiariscono i criteri per definire il ruolo di gestore occulto e la natura di reato di pericolo della bancarotta, dove non serve un nesso causale diretto con il fallimento. L'appello di un coimputato viene parzialmente accolto solo per rivalutare la concessione della pena sospesa.
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Bancarotta fraudolenta: la guida alla sentenza
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale a carico dell'amministratore di diritto e di fatto di una S.r.l. La sentenza ribadisce che la responsabilità per la tenuta delle scritture contabili è personale e non delegabile, e che l'intento fraudolento può essere desunto da elementi come l'ingente passivo. Viene inoltre chiarito che la distrazione di un bene in leasing costituisce reato di pericolo, e la sua successiva restituzione non esclude la colpevolezza.
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Amministratore di fatto: quando la prova non basta
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per bancarotta fraudolenta, stabilendo che la qualifica di amministratore di fatto non può essere provata da un singolo e isolato atto di gestione. La Corte ha ritenuto le prove insufficienti per dimostrare un inserimento organico e continuativo nella gestione aziendale, soprattutto in presenza di un amministratore formale e di un'altra figura dominante. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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