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Art. 253 Codice di Procedura Penale — Sezione Sesta Penale

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108 provvedimenti

Altri anni per Art. 253 Codice di Procedura Penale

Sequestro probatorio sproporzionato: limiti e nullità
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro di dispositivi informatici a carico di due imprenditori indagati per corruzione. La Corte ha stabilito che un sequestro probatorio sproporzionato, che non indica specifici criteri di selezione dei dati (temporali, per parole chiave, etc.), è illegittimo e nullo. Tale misura si configura come una ricerca meramente esplorativa, in violazione dei principi di proporzionalità e adeguatezza e dei diritti fondamentali della persona.
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Fumus commissi delicti: Cassazione annulla sequestro
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro probatorio, accogliendo parzialmente il ricorso di un indagato. La decisione si fonda sulla carenza del cosiddetto 'fumus commissi delicti', ovvero sulla mancanza di elementi concreti e specifici che giustificassero il sequestro in relazione al reato di associazione per delinquere. La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale del Riesame troppo generica e insufficiente, pur rigettando le altre eccezioni relative all'incompetenza del PM e all'uso di intercettazioni da altri procedimenti come notizia di reato.
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Sequestro probatorio e chat: la Cassazione decide
Un indagato per associazione a delinquere e turbativa d'asta ha impugnato un sequestro probatorio sui suoi dispositivi elettronici, contestando l'incompetenza territoriale e l'uso di intercettazioni da altri procedimenti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che le intercettazioni possono essere usate come 'notitia criminis' per avviare nuove indagini. Ha inoltre stabilito che il sequestro probatorio di un dispositivo da parte del P.M. è legittimo, purché l'accesso ai dati avvenga con garanzie processuali, come l'incidente probatorio, nel rispetto della proporzionalità.
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Associazione mafiosa e bis in idem: la Cassazione fissa i paletti
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa. La Corte ha ritenuto che il Tribunale non avesse adeguatamente motivato la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza successivi a una precedente condanna per lo stesso reato, violando potenzialmente il principio del 'ne bis in idem'. Pur considerando legittimo il sequestro di una lettera come prova, la Corte ha stabilito che non era stato dimostrato in modo chiaro che tale prova si riferisse alla continuazione del sodalizio mafioso piuttosto che a un'autonoma attività di narcotraffico.
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Segreto d’ufficio: quando il giornalista non è complice
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di perquisizione e sequestro a carico di un giornalista indagato per concorso in rivelazione di segreto d'ufficio. La Corte ha stabilito che la semplice pubblicazione di una notizia riservata non è sufficiente a configurare il reato, essendo necessaria una condotta attiva di istigazione o induzione nei confronti della fonte. La sentenza ribadisce la tutela delle fonti giornalistiche e i limiti invalicabili degli strumenti investigativi che mirano a scoprirle.
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Rinuncia all’impugnazione: inammissibilità e sanzioni
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso a seguito della rinuncia all'impugnazione presentata dal difensore. La sentenza chiarisce che tale atto comporta non solo la condanna al pagamento delle spese processuali, ma anche di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, in quanto la causa di inammissibilità è direttamente imputabile al ricorrente.
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Sequestro probatorio informatico: limiti e garanzie
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro probatorio informatico su cellulari e account email di un avvocato indagato per corruzione. La Corte ha stabilito che il sequestro era sproporzionato e onnicomprensivo, mancando di criteri specifici per la selezione dei dati pertinenti e di una perimetrazione temporale, violando così i principi di adeguatezza e proporzionalità.
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Sequestro probatorio: quando è legittimo? Analisi
Un soggetto indagato per turbativa d'asta ha impugnato un'ordinanza di sequestro probatorio, sostenendo che fosse stata emessa oltre la scadenza dei termini per le indagini preliminari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: una nuova notizia di reato, anche se collegata a indagini precedenti, determina una nuova iscrizione e fa decorrere un nuovo e autonomo termine per le indagini. Di conseguenza, il sequestro probatorio era tempestivo e pienamente legittimo.
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