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Art. 2423-bis Codice Civile

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54 provvedimenti

Prestazioni extra-budget: tassazione e competenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26364/2025, ha chiarito il trattamento fiscale delle prestazioni extra-budget fornite da una struttura sanitaria. La Corte ha stabilito che tali ricavi non sono tassabili nell'anno in cui i servizi vengono resi, in quanto mancano dei requisiti di certezza e determinabilità fino al formale riconoscimento da parte dell'ente sanitario pubblico. Questa decisione rappresenta una deroga al principio generale di competenza fiscale.
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Classificazione Titoli Junior: Cassazione e imposte
Una società deduceva la svalutazione di titoli 'Junior' derivanti da cartolarizzazione, classificandoli come attivo circolante. La Cassazione ha confermato la ripresa fiscale dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che la corretta classificazione titoli junior è tra le immobilizzazioni finanziarie, data la loro natura di investimento durevole e i vincoli alla loro alienabilità, rendendo la svalutazione indeducibile ai fini IRES.
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Rettifica conto ricavi: onere della prova e competenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato i ricorsi di una società e dell'Agenzia delle Entrate, confermando la decisione della Commissione Tributaria Regionale. Il caso verteva su avvisi di accertamento per Ires, Irap e Iva, con un focus sulla legittimità di una rettifica conto ricavi di 600.000 euro operata dalla società. La Corte ha stabilito che la rettifica, pur basata su un accordo transattivo, era fiscalmente illegittima perché non supportata da adeguata documentazione probatoria, sottolineando come l'onere della prova per una tale operazione contabile gravi interamente sul contribuente. La decisione ribadisce la centralità del principio di competenza e la necessità di una prova documentale rigorosa per giustificare le rettifiche che riducono l'imponibile.
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Comunicazione ENEA tardiva: non perdi il bonus
La Corte di Cassazione ha stabilito che la comunicazione ENEA tardiva per interventi di riqualificazione energetica non comporta la perdita del diritto alla detrazione fiscale (ecobonus). Secondo la Corte, tale adempimento ha una finalità meramente statistica e, in assenza di una norma espressa, la sua omissione o il ritardo non possono causare la decadenza dal beneficio, a condizione che i requisiti sostanziali siano stati rispettati.
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Fatture inesistenti: dolo e prova nel reato fiscale
La Corte di Cassazione conferma la condanna per l'amministratore di una società che aveva utilizzato fatture per operazioni solo parzialmente eseguite. La sentenza chiarisce che il reato di utilizzo di fatture inesistenti sussiste anche in questi casi e che il dolo specifico viene desunto da elementi oggettivi, come l'incongruenza tra quanto fatturato e quanto effettivamente realizzato, superando le giustificazioni basate su principi contabili o accordi transattivi non andati a buon fine.
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Bancarotta preferenziale: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un amministratore condannato per bancarotta preferenziale, documentale semplice e aggravamento del dissesto. La sentenza chiarisce che per configurare il reato di bancarotta preferenziale è sufficiente il dolo specifico, ovvero la volontà di favorire un creditore a scapito degli altri, accettando il rischio di danneggiare la massa creditoria, specialmente se i pagamenti sono diretti a società riconducibili alla stessa famiglia dell'imprenditore.
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Aiuti de minimis: la Cassazione sul regolamento
Una società beneficia di aiuti di Stato 'de minimis' per l'IRAP, ma sorge una controversia sull'importo massimo consentito a causa di un cambio normativo. La Corte di Cassazione stabilisce che il limite applicabile è quello previsto dal regolamento in vigore nel periodo d'imposta in cui matura il diritto all'agevolazione (€100.000), non quello successivo in vigore al momento della dichiarazione (€200.000). La Corte ha inoltre ribadito l'impossibilità di sollevare nuove eccezioni procedurali in appello.
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Soglia di fallibilità: il debito fiscale conta sempre
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio cruciale in materia di soglia di fallibilità. Il caso riguardava una società dichiarata fallita il cui liquidatore sosteneva che recenti debiti fiscali, divenuti definitivi poco prima della dichiarazione, non dovessero essere conteggiati perché non ancora iscritti in bilancio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che per valutare il superamento della soglia debitoria, rileva la situazione patrimoniale al momento della dichiarazione di fallimento, e la prova del debito può provenire da qualsiasi documento, inclusi gli avvisi di accertamento fiscali, a prescindere dalla loro registrazione contabile.
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Sanzioni Banca d’Italia: la responsabilità del direttore
La Corte di Cassazione ha confermato le sanzioni della Banca d'Italia inflitte a un ex Direttore Generale di un intermediario finanziario per gravi carenze organizzative e di controllo. La Corte ha respinto il ricorso, sottolineando che i documenti prodotti in ritardo nel giudizio d'appello sono inammissibili. È stata inoltre confermata la responsabilità diretta del direttore per le problematiche riscontrate, anche se manifestatesi pienamente dopo la sua uscita dall'azienda, poiché originate durante il suo lungo mandato.
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Interpretazione contratto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società distributrice contro un'azienda produttrice, confermando la decisione di merito sull'interpretazione di un contratto di distribuzione. La controversia verteva sulla clausola di esclusiva e sulla nozione di "supermercati a carattere nazionale". La Corte ha ribadito che l'interpretazione contrattuale è un accertamento di fatto riservato al giudice di merito e ha sottolineato i rigorosi oneri di prova per chi agisce in giudizio per il risarcimento del danno, sia patrimoniale che all'immagine.
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Contraddittorio endoprocedimentale: obbligatorio per ogni anno
Una società in liquidazione ha ricevuto un avviso di accertamento IVA per l'anno 2015, basato su indagini relative al 2014, senza che l'Agenzia delle Entrate avviasse una nuova procedura di confronto per il 2015. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento dell'atto, stabilendo che il diritto al contraddittorio endoprocedimentale è un principio fondamentale che deve essere garantito per ogni singolo periodo d'imposta e per ogni atto impositivo autonomo, anche se le questioni fiscali sono connesse. La decisione ribadisce che la violazione di tale diritto rende l'atto illegittimo se il contribuente dimostra che avrebbe avuto argomenti validi da presentare.
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Rinnovazione notifica ricorso: la Cassazione decide
In una controversia tributaria, l'Agenzia delle Entrate notificava un ricorso incidentale all'indirizzo sbagliato. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha dichiarato la notifica nulla ma non inesistente. Di conseguenza, ha ordinato la rinnovazione della notifica ricorso, applicando un principio generale di sanatoria degli atti processuali per garantire il diritto di difesa. La causa è stata quindi rinviata a nuovo ruolo in attesa della corretta notificazione.
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Base imponibile IRAP: la derivazione dal bilancio
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito i criteri per la determinazione della base imponibile IRAP. La Corte ha stabilito che, per le società di capitali, vige il principio di derivazione dal conto economico. Pertanto, un costo correttamente imputato a bilancio secondo i principi civilistici è deducibile, anche se la sua manifestazione finanziaria (es. fattura) si riferisce a un esercizio precedente. L'ordinanza ribadisce che il concetto di inerenza dei costi ai fini IRAP va valutato secondo le norme civilistiche e non quelle, più restrittive, previste per l'IRES. La decisione ha accolto il ricorso di una società contro l'Agenzia delle Entrate, annullando l'avviso di accertamento.
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Cancellazione società e crediti: la Cassazione decide
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno risolto un contrasto giurisprudenziale sulla sorte dei crediti di una società cancellata dal registro delle imprese. La sentenza stabilisce che la cancellazione non comporta una rinuncia automatica ai crediti, anche se non iscritti nel bilancio finale di liquidazione. Tali crediti si trasferiscono ai soci in un fenomeno successorio. Spetta al debitore dimostrare l'eventuale rinuncia esplicita da parte della società creditrice. Nel caso specifico, il socio unico di una società cancellata è stato ritenuto legittimato a proseguire l'azione legale contro una banca per la restituzione di somme indebitamente percepite.
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