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Art. 2423-bis Codice Civile

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54 provvedimenti

Principio di competenza: quando tassare i bonus?
Una consulente finanziaria ha ricevuto anticipi su bonus provvigionali, subordinati al raggiungimento di obiettivi su 12 mesi. L'Amministrazione Finanziaria li ha tassati nell'anno di erogazione. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che, in base al principio di competenza, tali somme andavano tassate solo nell'anno in cui si è verificata la condizione, rendendo il reddito certo e determinabile, a prescindere dal momento del pagamento.
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Costi di avviamento: quando sono capitalizzabili?
Una compagnia aerea capitalizzava i costi sostenuti per l'avvio di nuove rotte, includendo le spese per il personale, come costi di avviamento pluriennali. L'Agenzia delle Entrate contestava tale pratica, ritenendoli costi di esercizio. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo che i costi per retribuzioni e oneri similari devono essere dedotti per competenza nell'anno in cui sono sostenuti e non possono essere capitalizzati, in quanto non costituiscono oneri con utilità pluriennale. La sentenza di merito è stata cassata per errata applicazione dei principi contabili e fiscali.
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Principio di competenza: quando tassare un ricavo?
La Corte di Cassazione conferma che, in base al principio di competenza fiscale, un ricavo deve essere tassato nell'anno in cui il diritto a percepirlo diventa certo e determinabile, non nell'anno dell'effettivo incasso. Nel caso esaminato, una società di costruzioni aveva riaddebitato al committente degli oneri finanziari tramite una fattura emessa nel 2008. La Corte ha stabilito che, proprio in virtù dell'emissione della fattura, il ricavo era certo e determinabile già nel 2008 e andava tassato in quell'esercizio, rigettando il ricorso dell'impresa che voleva posticiparne la tassazione all'anno del pagamento.
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Ricavi extra budget: quando sono tassabili? La Cassazione
Una casa di cura privata si è vista contestare dall'Amministrazione Finanziaria l'omessa dichiarazione di ricavi per prestazioni sanitarie rese oltre il budget convenzionato (cd. ricavi extra budget). La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso del Fisco, confermando che tali ricavi non sono tassabili nell'anno in cui la prestazione è eseguita, ma solo quando diventano certi nell'esistenza (an) e determinabili nell'importo (quantum), in applicazione del principio di competenza fiscale derogato di cui all'art. 109 del TUIR.
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Ricavi extra budget: quando dichiararli al fisco?
Una società che gestisce una casa di cura ha ricevuto un avviso di accertamento per non aver dichiarato i ricavi derivanti da prestazioni sanitarie rese oltre il tetto di spesa concordato con l'Azienda Sanitaria Provinciale (i cosiddetti 'ricavi extra budget'). La Corte di Cassazione, confermando la sua giurisprudenza, ha stabilito che tali ricavi non devono essere tassati nell'anno in cui le prestazioni sono state eseguite, ma solo quando il credito diventa 'certo' e 'determinabile', ovvero quando l'ente pubblico riconosce formalmente il debito. La sentenza chiarisce l'applicazione del principio di competenza fiscale in questo specifico settore.
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Raddoppio dei termini: non si applica all’IRAP
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27026/2024, ha stabilito un importante principio sul raddoppio dei termini di accertamento. In un caso riguardante una società e i suoi soci, la Corte ha annullato l'accertamento relativo all'IRAP, confermando che il raddoppio dei termini non si applica a tale imposta in quanto le relative violazioni non sono penalmente rilevanti. Tuttavia, ha confermato la legittimità degli accertamenti IRPEF a carico dei soci, affermando che il raddoppio dei termini per la società si estende automaticamente a loro per il principio di trasparenza fiscale, essendo sufficiente il solo obbligo di denuncia penale.
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Agevolazione fiscale investimenti: quando conta?
Una società energetica si è vista negare una importante agevolazione fiscale per investimenti in un nuovo impianto. L'Agenzia delle Entrate sosteneva che l'investimento fosse stato effettuato prima dell'entrata in vigore della norma. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'impresa, stabilendo che il momento rilevante non è la consegna materiale del bene, ma l'accettazione definitiva successiva al collaudo positivo. Poiché il collaudo si è concluso nel periodo coperto dalla legge, l'agevolazione fiscale per investimenti è stata ritenuta legittima.
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Inammissibilità ricorso fallimento: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di una S.r.l. contro la propria dichiarazione di fallimento. Il ricorso è stato respinto perché riproponeva le stesse questioni già esaminate e decise dalla Corte d'Appello, trasformando il giudizio di legittimità in un terzo grado di merito. La Corte ha confermato che lo stato di insolvenza era preesistente alla pandemia, aggravato da falsificazione di bilanci e atti di dissipazione patrimoniale, rendendo l'inammissibilità del ricorso fallimento una conseguenza inevitabile.
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Conferimento socio cooperativa: diritto al prezzo?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14850/2024, ha stabilito che il diritto del socio di una cooperativa agricola a ricevere un compenso per il conferimento dei propri prodotti non è automatico, ma dipende dalle specifiche previsioni dello statuto e del regolamento interno. Nel caso esaminato, un socio produttore di latte si è visto negare il pagamento a causa delle perdite registrate dalla cooperativa nell'anno di riferimento. La Corte ha chiarito che, sebbene esista un rapporto di scambio distinto dal contratto sociale, le sue modalità, inclusa la remunerazione, sono disciplinate dalle regole della cooperativa. Poiché il regolamento legava il valore definitivo del conferimento socio cooperativa ai risultati di bilancio, la perdita d'esercizio ha legittimamente escluso il diritto del socio al pagamento.
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Comportamento antieconomico: non deducibili i costi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7731/2024, ha chiarito importanti principi sulla deducibilità dei costi. In particolare, ha stabilito che le sanzioni amministrative non sono mai deducibili a causa della loro natura punitiva. Inoltre, ha affermato che in caso di comportamento antieconomico, come la sistematica concessione di dilazioni di pagamento senza interessi a società collegate, l'onere di provare la logica economica dell'operazione ricade sul contribuente e non sull'Agenzia delle Entrate. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame su questi specifici punti.
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Nullità delibera assembleare: quando è sanabile?
Due soci impugnavano per nullità delibere assembleari di aumento e riduzione del capitale, sostenendo che fossero basate su bilanci precedenti viziati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la potenziale nullità delibera assembleare era stata sanata da atti societari successivi (un nuovo bilancio e una nuova delibera) che avevano corretto le omissioni contabili, facendo così cessare gli effetti del vizio prima della pronuncia giudiziale.
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Giudicato esterno tributario: limiti e onere prova
Una società contesta un accertamento fiscale per il 2003 basandosi su una sentenza favorevole relativa al 2002, invocando il principio del giudicato esterno. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per le imposte periodiche il giudicato non è automatico. Spetta al contribuente dimostrare che i fatti rilevanti non sono cambiati da un anno all'altro, onere che in questo caso non è stato soddisfatto.
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Saldo negativo di cassa: evasione per la Cassazione
Una società contesta un accertamento fiscale basato su un saldo negativo di cassa ricostruito e altre irregolarità contabili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che, di fronte ad ammesse anomalie contabili, l'onere della prova si sposta sul contribuente. Un saldo negativo di cassa persistente costituisce una presunzione grave, precisa e concordante di ricavi non dichiarati, legittimando l'accertamento analitico-induttivo dell'Agenzia delle Entrate.
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Deducibilità crediti: i requisiti secondo la Cassazione
Una società si è vista negare la deducibilità di perdite su crediti e di quelle derivanti da una fusione. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 223/2024, ha confermato la decisione dei giudici di merito, ribadendo che l'onere di provare l'inesigibilità dei crediti spetta al contribuente, che deve fornire elementi 'certi e precisi'. La Corte ha specificato che la mera valutazione di un legale non è sufficiente. Inoltre, ha chiarito i limiti alla contestabilità di irregolarità commesse dalla società incorporata prima della fusione, sottolineando l'autonomia dei periodi d'imposta.
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Dovere di vigilanza sindaci e compenso: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34671/2024, ha stabilito che l'inadempimento al dovere di vigilanza dei sindaci può portare alla perdita totale del compenso. Nel caso specifico, i sindaci non avevano segnalato un'operazione di riacquisto di azioni avvenuta dopo la chiusura del bilancio, ma prima della sua approvazione. Tale operazione, pur essendo di competenza dell'esercizio successivo, annullava un significativo utile fittiziamente iscritto nell'esercizio precedente, mascherando la reale situazione di difficoltà della società poi fallita. La Corte ha ritenuto che tale omissione costituisse un grave inadempimento, legittimando il rifiuto del pagamento del compenso da parte della curatela fallimentare.
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Principio di competenza: la Cassazione sui canoni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33303/2024, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società. La Corte ha stabilito che, per la determinazione del reddito d'impresa (IRES e IRAP), vige il principio di competenza economica, secondo cui i canoni di locazione concorrono a formare il reddito nell'esercizio in cui maturano, a prescindere dall'effettivo incasso. Questo si differenzia dal criterio di cassa valido per l'IVA. Inoltre, ha ribadito che l'emissione di note di accredito è legittima solo nelle specifiche ipotesi previste dalla legge.
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Perdita di chance: risarcimento per inadempimento
Una società manifatturiera cita in giudizio una società di telecomunicazioni per inadempimento contrattuale relativo alla mancata realizzazione di un sito web e di un portale e-commerce. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, cassa la sentenza d'appello che aveva negato il risarcimento per la perdita di chance. La Suprema Corte chiarisce che la prova di tale danno non richiede la certezza del mancato guadagno, ma la dimostrazione di una concreta possibilità di ottenerlo, la cui quantificazione può avvenire in via equitativa.
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Prestazioni extra-budget: tassazione e competenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26365/2025, ha stabilito che i ricavi derivanti da prestazioni extra-budget fornite da strutture sanitarie convenzionate non sono tassabili nell'anno in cui il servizio è reso. La tassazione è rinviata al momento in cui il credito diventa certo e quantificabile, derogando al principio generale di competenza. Questo avviene perché il pagamento di tali prestazioni non è garantito, ma subordinato alla disponibilità di fondi pubblici aggiuntivi.
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Prestazioni extra-budget: tassazione e competenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26366/2025, ha stabilito che i ricavi derivanti da prestazioni extra-budget erogate da strutture sanitarie convenzionate non sono tassabili nell'anno in cui il servizio è reso. La tassazione è differita al momento in cui tali ricavi acquisiscono i requisiti di certezza e determinabilità, ovvero quando vengono formalmente riconosciuti e quantificati dall'ente pubblico. La Corte ha così rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, che sosteneva l'applicazione stringente del principio di competenza fiscale.
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Prestazioni extra-budget: quando si tassano i ricavi?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26367/2025, ha stabilito che i ricavi derivanti da prestazioni extra-budget fornite da strutture sanitarie convenzionate non sono tassabili nell'anno in cui il servizio è reso. La tassazione è rinviata all'anno in cui tali ricavi diventano certi e oggettivamente determinabili, ovvero quando l'ente pubblico li riconosce e quantifica. Questa decisione deroga al principio generale di competenza, sottolineando che la mera erogazione della prestazione non garantisce la certezza del corrispettivo.
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