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Art. 2110 Codice Civile

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46 provvedimenti

Licenziamento ritorsivo: la Cassazione conferma nullità
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un licenziamento ritorsivo intimato da una banca a un suo dirigente. I giudici hanno stabilito che, in assenza di una motivazione disciplinare fondata, il recesso datoriale deve considerarsi una reazione illegittima a comportamenti legittimi del lavoratore. La Corte ha ribadito che la prova del licenziamento ritorsivo può basarsi su presunzioni, e la sua valutazione è una questione di fatto riservata ai giudici di merito.
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Periodo di comporto: come si calcola per il licenziamento
Un lavoratore viene licenziato per superamento del periodo di comporto. La Corte di Cassazione conferma la legittimità del licenziamento, stabilendo che il calcolo dei dipendenti per determinare la durata del comporto non si basa sul numero di addetti al momento del recesso, ma su una valutazione funzionale riferita a un momento storico specifico (in questo caso, l'anno 2005), come indicato in una precedente pronuncia della stessa Corte.
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Abuso permessi Legge 104: licenziamento legittimo
Un lavoratore è stato licenziato per aver utilizzato i permessi retribuiti previsti dalla Legge 104/92 non per assistere la suocera disabile, ma per lavorare nell'attività commerciale della moglie. La Corte di Appello ha ritenuto legittimo il licenziamento e la Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando inammissibile il ricorso del lavoratore. La sentenza ribadisce che l'abuso dei permessi Legge 104 costituisce una grave violazione degli obblighi di buona fede e correttezza, tale da ledere irreparabilmente il rapporto di fiducia con il datore di lavoro.
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Licenziamento ritorsivo: quando è nullo? Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di licenziamento ritorsivo. Un lavoratore, fratello del socio di maggioranza della società e proprietario dei locali aziendali, era stato licenziato per motivi oggettivi dopo aver intimato lo sfratto alla società. La Corte d'Appello aveva già dichiarato il licenziamento illegittimo in quanto ritorsivo. La Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'azienda per vizi procedurali, consolidando di fatto la condanna per licenziamento ritorsivo.
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Transazione TFR: quando copre anche il non detto
Un ex dipendente, dopo aver firmato un accordo di conciliazione giudiziale con il suo ex datore di lavoro, ha agito in giudizio per ottenere il pagamento del trattamento di fine rapporto (TFR). La Corte d'Appello ha dichiarato la sua domanda improponibile, ritenendo che la transazione TFR, definita "omnicomprensiva", precludesse qualsiasi ulteriore pretesa, anche se non esplicitamente menzionata. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del lavoratore. La Suprema Corte ha sottolineato che l'interpretazione del giudice di merito, basata sulla volontà delle parti di chiudere ogni pendenza legata al rapporto di lavoro, era corretta e non sindacabile, evidenziando inoltre numerosi profili di inammissibilità nel ricorso presentato.
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Licenziamento per giusta causa: la Cassazione decide
Un tecnico aeronautico, licenziato per giusta causa con l'accusa di assenze ingiustificate e di accesso non autorizzato in azienda, ha visto confermata l'illegittimità del licenziamento dalla Corte di Cassazione. La Corte ha stabilito che le condotte del lavoratore, alla luce delle prove e delle previsioni del CCNL, non erano abbastanza gravi da giustificare la massima sanzione espulsiva, ma al massimo una sanzione conservativa. La decisione sottolinea l'importanza della proporzionalità della sanzione e il valore vincolante del contratto collettivo.
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