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Art. 21 d.lgs. n. 546 del 1992

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83 provvedimenti

Accertamento soci: come contestare il reddito societario
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34833/2024, chiarisce i limiti e le facoltà dei soci nell'impugnazione degli avvisi di accertamento. Sebbene i soci non possano impugnare direttamente l'atto emesso nei confronti della società di persone, possono contestarne il merito in sede di ricorso contro il proprio avviso di accertamento personale. La Corte ha accolto il ricorso incidentale dell'Agenzia delle Entrate, annullando la decisione di merito che aveva illegittimamente riconosciuto una deduzione di costi, e ha ribadito che solo il legale rappresentante della società ha la legittimazione ad agire contro l'accertamento societario.
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Rimborso IVA: 10 anni se cessa l’attività
La Corte di Cassazione ha stabilito che in caso di cessazione dell'attività, la richiesta di rimborso IVA indicata nella dichiarazione fiscale è soggetta al termine di prescrizione ordinario di dieci anni e non al termine di decadenza biennale. Un'erede ha agito per ottenere un credito IVA del defunto, e la Corte ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, la quale sosteneva la tardività della richiesta. È stato inoltre dichiarato inammissibile il motivo con cui l'Agenzia contestava per la prima volta in Cassazione la prova del credito.
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Diniego di autotutela: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha stabilito che il ricorso di un contribuente contro un diniego di autotutela per la variazione di una rendita catastale è inammissibile se proposto tardivamente e se mira a contestare il merito di un atto ormai definitivo. L'impugnazione del diniego è limitata ai soli vizi di legittimità del rifiuto stesso.
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Integrazione del contraddittorio: l’obbligo in appello
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso il giudizio di merito in una causa fiscale per un vizio procedurale. Ha disposto l'integrazione del contraddittorio nei confronti dell'Agente della Riscossione, parte del processo in primo grado ma non evocato in appello. La Corte ha ribadito che, per evitare giudicati contrastanti e la nullità del procedimento, tutte le parti necessarie del giudizio di primo grado devono partecipare anche alle fasi successive, sottolineando la prevalenza delle regole procedurali sulla decisione di merito.
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Notificazione atto impositivo: vale la conoscenza?
Una società impugna un'iscrizione ipotecaria, mai notificata, dopo averla scoperta tramite una visura. Le corti di merito dichiarano il ricorso tardivo. La Corte di Cassazione, di fronte a un contrasto giurisprudenziale sulla validità della conoscenza di fatto rispetto alla notificazione atto impositivo formale ai fini del decorso dei termini di impugnazione, non decide la questione ma la rimette a una pubblica udienza per la sua rilevanza nomofilattica, ovvero per garantire un'interpretazione uniforme della legge.
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Diniego rimborso fiscale: la comunicazione parziale
Una società energetica ha richiesto un rimborso IRES. L'Amministrazione Finanziaria ha risposto con comunicazioni di irregolarità che riducevano l'importo. La società non le ha impugnate tempestivamente, agendo poi contro il silenzio-rifiuto. La Corte di Cassazione ha stabilito che tali comunicazioni costituiscono un diniego rimborso fiscale parziale e devono essere contestate entro 60 giorni, rendendo inammissibile il ricorso successivo. La Corte ha chiarito che un atto di parziale accoglimento equivale a un rigetto per la parte non concessa.
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Impugnazione estratto ruolo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di impugnazione estratto di ruolo. Un contribuente aveva contestato una cartella di pagamento per IRPEF, di cui era venuto a conoscenza solo tramite l'estratto. Pur riconoscendo l'ammissibilità del ricorso in presenza di un pregiudizio concreto dimostrato dal contribuente, la Corte lo ha rigettato nel merito, dichiarando inammissibili i singoli motivi di appello per vizi procedurali e mancanza di specificità.
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Prescrizione crediti tributari: 10 o 5 anni? Decide la Cassazione
Un contribuente ha contestato diverse cartelle esattoriali per IRPEF, IRAP e IVA, eccependo la prescrizione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6916/2025, ha chiarito le regole sulla prescrizione dei crediti tributari. Ha stabilito che per i tributi erariali (IRPEF, IVA) si applica il termine ordinario di dieci anni, mentre per le sanzioni e gli interessi il termine è di cinque anni. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente applicato un termine unico, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Fusione per incorporazione: l’atto dell’ente estinto
La Corte di Cassazione ha stabilito che una cartella di pagamento emessa da una società di riscossione dopo che questa era stata estinta a seguito di una fusione per incorporazione è invalida. La sentenza, basandosi su un precedente delle Sezioni Unite, chiarisce che la fusione determina la fine dell'esistenza giuridica della società incorporata, rendendo nullo qualsiasi atto successivo compiuto a suo nome per difetto del soggetto emittente.
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Principio di non contestazione: limiti nel processo
La Corte di Cassazione ha stabilito i limiti del principio di non contestazione nel processo tributario. Nel caso di specie, dei contribuenti sostenevano di aver pagato un debito IRPEF ma di non poterlo provare a causa del furto delle ricevute. La Corte ha chiarito che l'onere della prova del pagamento spetta sempre al contribuente. Il principio di non contestazione non può essere applicato a fatti non noti all'Amministrazione Finanziaria (come il contenuto di una borsa rubata) né alle conclusioni giuridiche (come l'avvenuto pagamento), ma solo a fatti storici specifici nella sfera di conoscenza della controparte.
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Rimborso accise carburanti: la motivazione della Cgt
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate relativo a un diniego parziale di rimborso delle accise sul carburante. La Corte ha stabilito che un errore materiale nell'indicazione del documento impugnato non annulla il ricorso se l'oggetto della contestazione è chiaro. Inoltre, ha ritenuto che la motivazione della sentenza di secondo grado, che riconosceva il diritto al rimborso, fosse sufficiente e non meramente apparente, confermando così il diritto integrale al rimborso accise carburanti per l'azienda.
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Notifica persona giuridica: chi può ricevere l’atto?
Una società impugna una cartella di pagamento sostenendo la nullità della notifica. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che la notifica a persona giuridica è valida se l'atto viene consegnato presso la sede a un soggetto lì presente, anche se non dipendente. Spetta alla società dimostrare l'estraneità totale del ricevente, una prova che in questo caso non è stata fornita, rendendo tardivo il ricorso originario.
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Notifica cartella ai soci: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica della cartella di pagamento a una società di persone interrompe il termine di decadenza anche per i soci illimitatamente responsabili. Tuttavia, i soci conservano il diritto di impugnare la cartella successivamente notificata a loro personalmente, per non ledere il loro diritto alla difesa. La Corte ha cassato la precedente sentenza che aveva erroneamente ritenuto maturata la decadenza, rinviando il caso per un esame nel merito.
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Rimborso IVA termine: quando scatta la decadenza?
Una società ha richiesto il rimborso dell'IVA per acquisti del 2001 e 2002, ma la Corte di Cassazione ha dichiarato la domanda tardiva. La sentenza chiarisce che il rimborso IVA termine di decadenza di due anni decorre dalla data del pagamento e non dalla scadenza per la presentazione della dichiarazione annuale, anche se il diritto al rimborso è stato confermato da una successiva pronuncia della Corte di Giustizia UE.
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Società di comodo: il Fisco rinuncia al ricorso
La Corte di Cassazione dichiara estinto un giudizio riguardante una società di comodo. L'Agenzia delle Entrate aveva presentato ricorso contro una decisione favorevole a una società, ma ha poi rinunciato a causa di modifiche normative che hanno reso l'appello privo di interesse. La Corte ha quindi archiviato il caso senza una decisione nel merito.
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Accertamento con adesione: sospende i termini?
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, affronta il contrasto giurisprudenziale sulla sospensione dei termini per impugnare un atto sanzionatorio a seguito della presentazione di un'istanza di accertamento con adesione. A seguito di una contestazione per omessa dichiarazione di capitali esteri (Quadro RW), alcuni contribuenti avevano impugnato le sanzioni. L'Agenzia delle Entrate eccepiva la tardività del ricorso, ma la corte d'appello lo riteneva ammissibile, considerando la sospensione dei termini dovuta all'istanza di adesione. Data la divergenza di opinioni all'interno della stessa Corte, la questione è stata rinviata a una pubblica udienza per una decisione definitiva che possa dirimere il conflitto.
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Costi fideiussione rimborso IVA: la giurisdizione
Una società richiedeva il rimborso dei costi per una fideiussione necessaria a ottenere un credito IVA. La Corte di Cassazione ha confermato la giurisdizione del giudice tributario, definendo tali costi come 'accessori' al rapporto fiscale principale. Il ricorso della società è stato respinto perché, dopo un silenzio-rifiuto, non aveva impugnato tempestivamente il successivo diniego esplicito dell'Amministrazione Finanziaria, un atto che sostituisce e supera il precedente silenzio.
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Legittimazione del fallito: quando può agire in giudizio
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza tributaria favorevole a una società, poi fallita. La Cassazione ha stabilito che la legittimazione del fallito a proseguire il giudizio è subordinata alla prova della 'mera inerzia' del curatore fallimentare. La corte territoriale aveva errato nel non accertare tale condizione, portando alla cassazione della sentenza con rinvio.
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Responsabilità gestore associazione: quando è solidale?
La Corte di Cassazione chiarisce i contorni della responsabilità del gestore di un'associazione non riconosciuta. Con un'ordinanza recente, ha stabilito che la responsabilità solidale per i debiti tributari non deriva solo dalla carica formale, ma dall'effettiva attività di gestione svolta. Non sussiste litisconsorzio necessario tra l'ente e chi agisce per esso, poiché l'obbligazione è solidale e i rapporti processuali restano scindibili. Il ricorso del gestore, che contestava la sua responsabilità per un'annualità in cui aveva cessato la carica, è stato respinto perché la sua gestione di fatto era stata provata dall'Amministrazione Finanziaria.
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Notifica irreperibilità società: cosa dice la Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce la validità della notifica per irreperibilità società. Se un'azienda non viene trovata presso la sede legale iscritta nel registro delle imprese, la notifica degli atti tributari è legittima se eseguita con il rito degli irreperibili assoluti (deposito in casa comunale), senza necessità di ulteriori ricerche del legale rappresentante. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, affermando il principio di autoresponsabilità della società nel mantenere aggiornati i propri dati.
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