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Art. 2099 Codice Civile

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239 provvedimenti

Trasferimento di azienda: onere della prova e crediti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 19776/2024, ha esaminato un caso di trasferimento di azienda, confermando che spetta al nuovo datore di lavoro l'onere della prova riguardo l'adeguatezza della retribuzione corrisposta al lavoratore. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del datore, che mirava a un riesame dei fatti già accertati in due gradi di giudizio, e ha ribadito i limiti del sindacato di legittimità, confermando la condanna al pagamento di differenze retributive determinate in via equitativa dal giudice di merito.
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Prova lavoro straordinario: la documentazione firmata
Un lavoratore con mansioni di piazzista ha richiesto il pagamento del lavoro straordinario, ma la sua domanda è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la documentazione giornaliera firmata dal dipendente, attestante gli orari, costituisce una prova lavoro straordinario cruciale. Il ricorso è stato rigettato perché la valutazione delle prove spetta al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se non in casi specifici di violazione di legge.
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Indennità estero nel TFR: quando è legittima?
Una società in amministrazione straordinaria ha impugnato una decisione che includeva l'indennità estero e un compenso forfettario nel TFR di un dipendente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che ogni compenso non occasionale e non a titolo di rimborso spese, come l'indennità estero erogata con continuità, deve essere computato nel TFR, salvo espressa esclusione da parte dei contratti collettivi. Anche il compenso forfettario, se corrisposto regolarmente, assume natura di superminimo e rientra nella retribuzione.
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Querela di falso: notifica e termini per l’opposizione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva dichiarato inammissibile un'opposizione a decreto ingiuntivo per tardività. La Corte ha rilevato che la corte territoriale aveva errato nel calcolare il termine di 40 giorni. Di conseguenza, il rifiuto di esaminare la querela di falso, proposta dalla parte opponente per contestare la regolarità della notifica, è stato giudicato un errore procedurale, imponendo un nuovo esame della vicenda.
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Indennità risarcitoria: limiti e giudicato nel lavoro
La Corte di Cassazione ha stabilito che se una sentenza passata in giudicato definisce una indennità risarcitoria come onnicomprensiva per il danno subito dal lavoratore fino a una certa data, quest'ultimo non può successivamente richiedere ulteriori differenze retributive per lo stesso periodo. Il principio del giudicato preclude la riapertura della questione, anche se il lavoratore era stato riammesso in servizio e aveva effettivamente lavorato nel periodo coperto dall'indennità.
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Retribuzione giornalista collaboratore fisso: la guida
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di riqualificazione del rapporto di lavoro di un giornalista da autonomo a 'collaboratore fisso', la determinazione della giusta retribuzione non può basarsi solo sui minimi contrattuali. I giudici devono valutare l'effettiva quantità e qualità del lavoro svolto per calcolare eventuali differenze retributive. Nel caso di specie, pur confermando la natura subordinata del rapporto, la Corte ha rinviato alla Corte d'Appello il ricalcolo della retribuzione giornalista collaboratore fisso, accogliendo il ricorso della lavoratrice su questo specifico punto.
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Assegno ad personam: come calcolarlo dopo un cambio?
Un dipendente pubblico, trasferito da un ente ferroviario statale a un Comune, ha richiesto il riconoscimento del valore economico delle agevolazioni di viaggio perse. La Corte d'Appello aveva concesso un assegno ad personam, calcolandolo però in via equitativa sulla base di una presunzione errata. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che l'assegno ad personam deve essere determinato confrontando i trattamenti economici complessivi e che è destinato a essere riassorbito. Il ricorso al criterio equitativo è stato ritenuto illegittimo in presenza di precisi criteri legali di calcolo.
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Privilegio studio associato: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29371/2024, chiarisce le condizioni per il riconoscimento del privilegio studio associato nei fallimenti. Uno studio professionale ha richiesto l'ammissione in via privilegiata per compensi maturati da un proprio associato. La Corte ha rigettato la richiesta, stabilendo che non è sufficiente che la prestazione sia personale, ma è necessario dimostrare che gli accordi interni destinino quel compenso a remunerare specificamente il lavoro svolto dal singolo professionista, e non a confluire in una generica distribuzione di utili. In assenza di tale prova, il credito viene considerato chirografario.
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Acconto futuri aumenti: è ripetibile? La Cassazione
Un lavoratore aveva percepito somme a titolo di 'acconto futuri aumenti' contrattuali. Al momento della cessazione del rapporto, l'azienda ha trattenuto tali somme dal TFR, sostenendo che non fossero dovute poiché il nuovo CCNL era stato firmato dopo la fine del rapporto. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'acconto futuri aumenti non è ripetibile, in quanto rappresenta una componente retributiva volta a garantire un compenso adeguato durante il periodo di vacanza contrattuale, e l'onere di dimostrarne l'indebito carattere gravava sul datore di lavoro.
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Qualificazione rapporto di lavoro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un'emittente radiofonica, confermando la decisione dei giudici di merito sulla qualificazione rapporto di lavoro di una sua collaboratrice. Nonostante contratti formali di collaborazione autonoma, il rapporto è stato ritenuto di natura subordinata basandosi sul principio di effettività. La Corte ha convalidato la condanna per licenziamento illegittimo e il calcolo del risarcimento basato sulla retribuzione di fatto, superiore a quella contrattuale.
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Validità transazione lavoro: i limiti per i diritti futuri
Un dipendente pubblico ha impugnato una transazione firmata con il proprio ente, sostenendone l'invalidità. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo un principio chiave sulla validità transazione lavoro: un accordo che comporta la rinuncia a diritti retributivi non ancora maturati è nullo. La Corte ha chiarito che non si può disporre preventivamente di elementi fondamentali del rapporto di lavoro, distinguendo tra diritti già acquisiti (per i quali la transazione è solo annullabile) e diritti futuri (la cui rinuncia rende l'accordo nullo).
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Patto di non concorrenza nullo: la Cassazione decide
Un ex dipendente, dopo la dichiarazione di nullità del suo patto di non concorrenza, si opponeva alla richiesta dell'azienda di restituire il corrispettivo percepito, sostenendone la natura retributiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. L'inammissibilità è stata motivata dalla non specificità dei motivi e dal tentativo di ottenere un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità, quando l'interpretazione del giudice di merito è plausibile.
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Applicazione contratto collettivo: limiti in Cassazione
Un gruppo di dipendenti di una società sanitaria ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro, rivendicando l'applicazione di un contratto collettivo del settore pubblico, più vantaggioso, in virtù di una prassi aziendale consolidata. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi dei lavoratori, confermando la decisione della Corte d'Appello. I giudici hanno stabilito che l'applicazione parziale e condizionata di un CCNL non equivale a un'adesione implicita e vincolante. La Suprema Corte ha inoltre ribadito la propria funzione di giudice di legittimità, che non può riesaminare nel merito i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione delle norme. La sentenza definisce i rigidi confini dell'applicazione del contratto collettivo per comportamenti concludenti.
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Accettazione tacita eredità: quando non si configura
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice che chiedeva il pagamento di un debito retributivo al figlio della sua ex datrice di lavoro defunta. La Corte ha confermato che non vi è stata accettazione tacita eredità, poiché gli atti compiuti dal figlio, che aveva formalmente rinunciato all'eredità, riguardavano beni di sua proprietà e non beni provenienti dall'asse ereditario.
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Sequestro preventivo: regole per i rapporti di lavoro
La Corte di Cassazione chiarisce che in caso di sequestro preventivo di un'azienda disposto prima della riforma del 2017, non si applica la sospensione automatica del rapporto di lavoro prevista dal Codice Antimafia. La Corte ha accolto il ricorso di una lavoratrice, il cui rapporto era stato interrotto dall'amministratore giudiziario, stabilendo l'illegittimità della sospensione perché basata su una norma non applicabile ratione temporis.
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Mansioni superiori: la prevalenza parziale non basta
Una funzionaria pubblica ha svolto compiti di livello dirigenziale, ma la sua richiesta di retribuzione superiore per mansioni superiori è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che per ottenere il riconoscimento economico, non è sufficiente svolgere in modo prevalente solo una parte dei compiti della qualifica superiore. È necessario che le mansioni esercitate corrispondano nella loro interezza al profilo rivendicato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non contestava la ragione fondamentale della decisione d'appello.
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Compensazione spese di lite: intoccabili in rinvio
In un lungo contenzioso lavorativo, la Corte di Cassazione stabilisce un principio chiave sulla compensazione spese di lite. Se il giudice del rinvio conferma la sentenza di primo grado, non può modificare la condanna alle spese già decisa, poiché su di essa si è formato il giudicato. Può, tuttavia, decidere sulla compensazione delle spese per le altre fasi del processo, valutando l'esito complessivo e la complessità della causa.
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Cessione ramo d’azienda nulla: stipendio integrale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31185/2025, ha rigettato il ricorso di una società IT, confermando la sua condanna al pagamento integrale delle retribuzioni a favore di alcuni lavoratori. Il caso riguarda una cessione di ramo d'azienda dichiarata nulla. I giudici hanno ribadito che, in tale ipotesi, il rapporto di lavoro con il cedente non si interrompe mai. Di conseguenza, il datore di lavoro che non riammette in servizio il dipendente che offre la propria prestazione è tenuto a versare l'intera retribuzione, senza poter detrarre quanto percepito dal lavoratore presso l'azienda cessionaria. Questa decisione consolida un orientamento giurisprudenziale consolidato in materia di cessione ramo d'azienda nulla.
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Contrattazione collettiva pubblico impiego: la Cassazione
Un lavoratore di un consorzio pubblico per le autostrade ha richiesto aumenti salariali basati su un CCNL del settore privato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando che i rapporti di lavoro con enti pubblici sono regolati esclusivamente dalla contrattazione collettiva pubblico impiego. L'applicazione di fatto di un contratto privato da parte della P.A. è stata considerata illegittima e non idonea a creare diritti acquisiti.
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CCNL Pubblico Impiego: no a contratti privati
La Corte di Cassazione ha stabilito che il rapporto di lavoro con un ente pubblico è regolato esclusivamente dal CCNL Pubblico Impiego di riferimento. È stata respinta la richiesta di alcuni dipendenti di un consorzio pubblico di ottenere aumenti salariali previsti da un contratto del settore privato, nonostante l'ente lo avesse parzialmente applicato in passato. La Corte ha chiarito che il 'comportamento concludente' di un ente pubblico non può prevalere sulla normativa specifica del pubblico impiego.
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