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Art. 2086 Codice Civile

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74 provvedimenti

Appalto illecito: Cassazione conferma illecito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10012/2024, ha confermato la decisione dei giudici di merito che qualificava come appalto illecito il rapporto tra una società committente del settore cosmetico e una cooperativa. È stato accertato che la cooperativa si limitava a fornire manodopera, la quale veniva interamente organizzata e diretta dalla committente, integrata nel suo ciclo produttivo. Di conseguenza, è stato riconosciuto un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato tra le lavoratrici e la società committente.
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Appalto illecito: guida alla sentenza della Cassazione
Una lavoratrice, formalmente assunta da una cooperativa ma di fatto impiegata presso un'azienda committente, ha ottenuto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con quest'ultima. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, qualificando il rapporto come appalto illecito. La sentenza chiarisce i criteri per distinguere un appalto genuino da una somministrazione irregolare di manodopera, specialmente nei contratti 'labour intensive', e stabilisce che l'indennità risarcitoria prevista non è riducibile per eventuali guadagni percepiti dal lavoratore ('aliunde perceptum') nel frattempo.
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Responsabilità datore di lavoro: il caso del furto
Una cassiera di banca è stata ritenuta responsabile per un ammanco di cassa causato da un furto commesso da un collega. La Corte di Cassazione, pur riconoscendo la negligenza della dipendente, ha stabilito che va valutata anche la responsabilità del datore di lavoro (la banca) per non aver informato la dipendente dei precedenti penali del collega, configurando un concorso di colpa che può ridurre il risarcimento dovuto. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Pausa retribuita: a chi spetta l’onere della prova?
Una guardia giurata ha citato in giudizio la propria azienda per il mancato godimento della pausa di dieci minuti prevista per turni superiori alle sei ore. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8626/2024, ha stabilito un principio fondamentale sull'onere della prova. Spetta al lavoratore dimostrare di aver lavorato oltre sei ore consecutive senza fruire della pausa retribuita. Spetta invece al datore di lavoro, che si difende sostenendo di aver concesso un riposo compensativo alternativo, fornire la prova di tale concessione. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente addossato l'intero onere probatorio sul lavoratore.
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Società non operativa: blocco attività e prova contraria
La Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando che una società può superare la presunzione di essere una società non operativa se dimostra l'impossibilità oggettiva di produrre ricavi. Nel caso specifico, un contenzioso amministrativo che ha bloccato un progetto edilizio è stato ritenuto prova sufficiente a giustificare il mancato raggiungimento della soglia di operatività, annullando così l'accertamento fiscale.
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Società non operative: la Cassazione sui ricavi bassi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7006/2024, ha stabilito che una società non è automaticamente considerata 'non operativa' se non supera il test dei ricavi minimi. Se l'insufficiente redditività è dovuta a 'situazioni oggettive', come la fase di avvio (start-up) di un'attività economica reale, la disciplina penalizzante per le società non operative può essere disapplicata. Il caso riguardava una società che aveva affittato un ramo d'azienda destinato alla ristorazione, i cui ricavi iniziali erano bassi a causa delle difficoltà di avviamento dell'affittuaria. La Corte ha ritenuto tale circostanza una valida giustificazione, rigettando il ricorso dell'Agenzia delle Entrate.
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Società non operative: incentivi pubblici e prova
Una società a responsabilità limitata, dopo la revoca di un finanziamento pubblico per la ristrutturazione di un immobile, è stata classificata come società non operativa. La Corte di Cassazione ha stabilito che basare un'attività imprenditoriale esclusivamente su incentivi pubblici denota una carenza di pianificazione e non costituisce una "situazione oggettiva" valida per disapplicare la normativa fiscale sulle società non operative, ribaltando le decisioni dei giudici di merito.
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Uso personale macchinari: licenziamento sproporzionato
Un dipendente viene licenziato per aver utilizzato un macchinario aziendale per scopi privati. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici d'appello, ritenendo il licenziamento una sanzione sproporzionata. La valutazione ha tenuto conto di fattori cruciali come l'autorizzazione, seppur informale, da parte di un superiore, la natura episodica dell'evento e la lunga e corretta carriera lavorativa del dipendente. Questo caso sottolinea come, nell'ambito del diritto del lavoro, l'uso personale di macchinari non giustifichi automaticamente la massima sanzione disciplinare, ma richieda un'analisi bilanciata di tutte le circostanze specifiche.
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Recesso socio spa: sì alla clausola ad nutum statutaria
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2629/2024, ha stabilito la legittimità della clausola statutaria che consente il recesso socio spa 'ad nutum' (a discrezione) anche in società per azioni costituite a tempo determinato. Il caso riguardava un socio di una S.p.A. farmaceutica che si era visto negare il diritto di recesso previsto dallo statuto, poiché le corti di merito ritenevano tale facoltà limitata alle sole società a tempo indeterminato. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che l'autonomia statutaria, rafforzata dalla riforma del 2003, permette ai soci di introdurre liberamente ulteriori cause di recesso per bilanciare i propri interessi, a condizione che la società non faccia ricorso al mercato del capitale di rischio.
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Società di comodo: prova contraria e i limiti all’IVA
Una società immobiliare, ritenuta 'società di comodo' per non aver raggiunto i ricavi minimi presunti, si è vista dare ragione solo in parte dalla Corte di Cassazione. Per le imposte dirette (IRES/IRAP), la Corte ha stabilito che la crisi del mercato e la rinegoziazione dei canoni non sono prove sufficienti a superare la presunzione. Tuttavia, per l'IVA, richiamando una sentenza della Corte di Giustizia UE, ha affermato che la normativa nazionale sulle società di comodo non può limitare il diritto alla detrazione, a meno che non sia provata una frode o un abuso.
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Licenziamento giusta causa: Cassazione e onere prova
Una società in liquidazione ha impugnato in Cassazione la sentenza della Corte d'Appello che aveva confermato l'illegittimità del licenziamento per giusta causa di una dipendente, intimato per presunta assenza ingiustificata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ribadendo che la valutazione sulla sussistenza e gravità della giusta causa è un accertamento di fatto riservato al giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è immune da vizi logici o giuridici. La società è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Licenziamento per giusta causa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento per giusta causa, basato su una presunta assenza ingiustificata. L'ordinanza ribadisce che la valutazione della gravità dei fatti è di competenza esclusiva dei giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, a meno di vizi logici o giuridici. Il ricorso dell'azienda è stato respinto in toto.
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Unico centro di imputazione: i limiti secondo la Corte
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore licenziato che sosteneva l'esistenza di un unico centro di imputazione tra tre società collegate. La Corte ha ribadito che il mero collegamento economico-funzionale e la coincidenza di alcuni dirigenti non sono sufficienti. Per configurare un unico datore di lavoro, è necessaria la prova rigorosa dell'unicità della struttura organizzativa, dell'integrazione delle attività, di un unico centro direttivo e dell'utilizzo promiscuo della prestazione lavorativa.
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Lavoro marittimo: contratto stabile senza turno
La Corte di Cassazione ha stabilito che un rapporto di lavoro marittimo a tempo indeterminato non si interrompe se il lavoratore rifiuta di iscriversi al 'turno particolare', poiché tale istituto è previsto solo per i disoccupati. La richiesta dell'azienda è stata ritenuta illegittima e il suo rifiuto di accettare la prestazione lavorativa ingiustificato, confermando il diritto del lavoratore al risarcimento del danno.
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Diritto di critica del lavoratore: i limiti e tutele
Un dipendente viene licenziato per aver criticato via email le decisioni del suo superiore riguardo le norme anti-Covid. La Cassazione annulla il licenziamento, affermando la legittimità del diritto di critica del lavoratore quando connesso all'attività lavorativa e non gratuito, riconoscendo anche la tutela del whistleblower.
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Controlli difensivi: quando sono legittimi? La Cassazione
Un lavoratore è stato licenziato dopo che un'agenzia investigativa ha scoperto che svolgeva attività personali in un bar durante l'orario di servizio. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, stabilendo che i cosiddetti 'controlli difensivi' sono ammessi se finalizzati a verificare comportamenti illeciti del dipendente che danneggiano l'azienda, e non a sorvegliare la mera esecuzione della prestazione lavorativa.
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Società di comodo: prova contraria e interpello
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un'impresa immobiliare la qualifica di società di comodo. La Corte di Cassazione, pur ribadendo che la prova contraria può essere fornita in giudizio senza preventivo interpello, ha accolto il ricorso dell'Ufficio. Ha stabilito che la prova dell'impossibilità oggettiva di conseguire i ricavi minimi deve essere rigorosa e non può basarsi unicamente su scelte imprenditoriali che si sono rivelate infruttuose. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Società non operative: la prova contraria in giudizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26109/2025, chiarisce le modalità con cui una società, ritenuta 'non operativa' dall'Amministrazione Finanziaria, può difendersi. L'Agenzia aveva emesso un avviso di accertamento IRES e IRAP nei confronti di un'impresa immobiliare. La Corte Suprema ha stabilito che la società può fornire la prova di 'situazioni oggettive' che hanno impedito il raggiungimento dei ricavi minimi direttamente in sede di giudizio, senza aver necessariamente presentato un interpello disapplicativo preventivo. Tuttavia, ha cassato la decisione del giudice di merito perché la valutazione di tali prove deve essere rigorosa e non basata su generiche difficoltà o scelte imprenditoriali non profittevoli. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Società di comodo: la prova per disapplicare le norme
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il caso di una società immobiliare ritenuta 'di comodo' dall'Agenzia delle Entrate. La Corte ha cassato con rinvio la sentenza di secondo grado che aveva accolto le giustificazioni della società, basate su difficoltà oggettive come lo stato fatiscente degli immobili e problemi burocratici. Secondo la Cassazione, per superare la presunzione di non operatività, non basta allegare delle difficoltà, ma occorre una prova rigorosa che dimostri come situazioni oggettive, concrete e indipendenti dalla volontà imprenditoriale abbiano reso impossibile il conseguimento dei ricavi minimi, tenendo conto delle effettive condizioni di mercato. La Corte ha quindi rinviato il caso per un esame più approfondito delle prove.
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Società non operative: quando si applicano le norme?
Una società immobiliare, classificata come non operativa, ha contestato tale status adducendo come causa oggettiva i ritardi nelle procedure urbanistiche. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che una prolungata inattività, in assenza di ostacoli esterni chiari e insormontabili, viene considerata una scelta imprenditoriale e non una giustificazione valida per disapplicare la disciplina fiscale sulle società non operative.
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