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Art. 2059 Codice Civile

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450 provvedimenti

Aggravamento rischio assicurativo: la sentenza condizionata
Una struttura sanitaria ha citato in giudizio la sua compagnia assicurativa per un diniego di copertura, motivato da un presunto aggravamento rischio assicurativo dovuto a un cambio di sede. La Corte d'Appello aveva emesso una sentenza condizionata, obbligando la compagnia a coprire i sinistri solo a fronte del pagamento di un premio maggiorato da rinegoziare. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, ritenendola viziata sia per aver deciso oltre le domande delle parti (ultrapetizione), sia per aver dato per scontato l'aumento del rischio senza alcuna prova o motivazione.
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Spese legali diffamazione: la Cassazione decide
Un caso di diffamazione su un social network, inizialmente trattato in sede penale e poi rinviato al giudice civile, giunge in Cassazione. La Corte Suprema chiarisce un principio fondamentale sulle spese legali: il giudice del rinvio civile deve liquidare i costi dell'intero procedimento, comprese le fasi penali, basandosi sull'esito finale della lite. Di conseguenza, la parte che risulta vittoriosa nella causa civile ha diritto al rimborso di tutte le spese sostenute fin dall'inizio, correggendo l'errata decisione della Corte d'Appello che aveva escluso i costi della fase penale.
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Critica politica e diffamazione: i limiti del diritto
Un politico ha citato in giudizio un avversario per diffamazione a seguito di dichiarazioni rese in TV e durante un comizio. La Corte di Cassazione, nel dichiarare inammissibili i ricorsi di entrambe le parti, ha tracciato una linea netta tra la critica politica, anche aspra, e la diffamazione. La Corte ha stabilito che definire un avversario un 'fallito' rientra nella critica politica se basata su fatti noti, mentre attribuirgli falsamente un accordo corruttivo costituisce diffamazione perché altera la verità dei fatti.
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Danno endofamiliare: risarcimento per abbandono
Un genitore assente viene condannato per danno endofamiliare dal Tribunale di Firenze. La sentenza riconosce un cospicuo risarcimento alla figlia per il grave danno psicologico (disturbo borderline) causato dall'abbandono materno e un risarcimento al padre per la violazione del dovere di cooperazione genitoriale. Viene invece respinta la richiesta del padre per perdita di chance professionale per mancanza di prove concrete.
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Pirateria software: condanna e risarcimento del danno
Una società produttrice di software ha citato in giudizio un'azienda e il suo legale rappresentante per l'utilizzo di un programma CAD senza licenza. Il Tribunale di Milano ha accertato la violazione del diritto d'autore, basandosi anche su prove raccolte dalla Guardia di Finanza in un precedente procedimento penale. Ha condannato i convenuti in solido al risarcimento del danno patrimoniale, quantificato nel costo di mercato delle licenze, e del danno non patrimoniale, oltre alla rimozione del software illecito. La sentenza ha confermato la responsabilità personale dell'amministratore, sottolineando il suo dovere di vigilanza contro la pirateria software.
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Mala gestio assicurativa: risarcimento e limiti
Una sentenza della Corte d'Appello affronta il tema della mala gestio assicurativa. A seguito di un infortunio mortale sul lavoro, l'assicurazione tardava a liquidare il danno. L'azienda assicurata, per evitare conseguenze penali, ha pagato di tasca propria un anticipo ai familiari della vittima. La Corte ha confermato la responsabilità dell'assicuratore per il ritardo ingiustificato (mala gestio) e per il conseguente danno all'immagine subito dall'assicurata, ma ha annullato la condanna generica a risarcire danni futuri ritenuti non più probabili.
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Risarcimento danno marciapiede: la responsabilità del Comune
Un pedone subisce una caduta a causa di un marciapiede dissestato e coperto da fogliame. La Corte d'Appello conferma la responsabilità oggettiva del Comune per il risarcimento danno marciapiede, escludendo la colpa del danneggiato data la natura occulta del pericolo. La sentenza, inoltre, corregge il criterio di liquidazione del danno, applicando le tabelle del Tribunale di Milano anziché quelle previste per i sinistri stradali, e condanna l'ente al pagamento della differenza residua.
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Compenso mediazione lavori: non è dovuto senza SAL
Una società di consulenza ha citato in giudizio un gruppo edile per ottenere il pagamento del proprio compenso di mediazione lavori, pattuito al 4% del valore di alcuni appalti. Il contratto legava il pagamento all'emissione degli Stati di Avanzamento Lavori (SAL). Poiché i lavori non sono mai iniziati e nessun SAL è stato emesso, il Tribunale ha respinto la domanda, qualificando l'esecuzione dei lavori come una condizione sospensiva non avveratasi. La richiesta di risarcimento danni è stata parimenti rigettata per mancanza di prove.
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Responsabilità SPA: caduta e concorso di colpa al 50%
Un cliente cade nella SPA di un hotel su gradini bagnati e privi di dispositivi di sicurezza. Il Tribunale riconosce la responsabilità oggettiva della struttura ai sensi dell'art. 2051 c.c., ma attribuisce anche un concorso di colpa del 50% al cliente per non aver usato la necessaria prudenza in un ambiente intrinsecamente umido. Di conseguenza, il risarcimento del danno, sia patrimoniale che non patrimoniale, viene dimezzato. La sentenza chiarisce l'equilibrio tra l'obbligo di custodia del gestore e il dovere di autotutela dell'utente.
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Risarcimento danni eredi: la prescrizione del reato
La Corte d'Appello ha confermato la condanna di un ente pubblico al risarcimento danni in favore degli eredi di un lavoratore deceduto per mesotelioma da esposizione ad amianto. La Corte ha rigettato l'eccezione di prescrizione sollevata dal datore di lavoro, ribadendo che, quando il fatto illecito costituisce anche reato (nella specie, omicidio colposo), si applica il termine di prescrizione più lungo previsto per il reato stesso. È stata inoltre confermata la liquidazione del danno da perdita del rapporto parentale, ritenuta congrua sulla base delle Tabelle di Milano e delle prove raccolte sull'intensità del legame affettivo.
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