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Art. 2059 Codice Civile

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450 provvedimenti

Incentivo all’esodo: calcolo e regole contrattuali
Un Fondo Edile ha citato in giudizio i suoi ex amministratori per la restituzione di un incentivo all'esodo e di altre somme indebitamente percepite. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, stabilendo che il calcolo dell'incentivo all'esodo deve basarsi esclusivamente sulle specifiche previsioni del regolamento aziendale, che ha natura di contratto, e non sulle norme generali del Trattamento di Fine Rapporto (TFR). La sentenza sottolinea anche l'importanza del principio di autosufficienza del ricorso, dichiarando inammissibili i motivi non supportati dalla documentazione necessaria.
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Diritto di critica: limiti e verità dei fatti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'emittente televisiva e di un suo conduttore per diffamazione ai danni di una giornalista. La Corte ha stabilito che il diritto di critica, sebbene più ampio del diritto di cronaca, richiede che il 'nucleo essenziale dei fatti' su cui si basa sia veritiero. Presentare ipotesi investigative come certezze di colpevolezza viola questo principio, integrando la diffamazione e l'uso illecito dell'immagine, anche quando si esercita il diritto di critica.
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Revoca incarico dirigenziale: non è demansionamento
Un dirigente amministrativo di un'azienda sanitaria, a cui era stato conferito un incarico dirigenziale in via temporanea, ha citato in giudizio l'ente dopo la revoca di tale incarico, sostenendo di aver subito un demansionamento illegittimo. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso. La Corte ha chiarito che la revoca di un incarico dirigenziale temporaneo, conferito in attesa delle procedure formali di assegnazione, non costituisce demansionamento se il dipendente viene riassegnato a mansioni riconducibili alla sua categoria contrattuale di appartenenza. L'incarico temporaneo non crea un diritto alla prosecuzione o alla formalizzazione dello stesso.
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Personalizzazione del danno: quando è lecita?
Un cittadino ha citato in giudizio un comune a seguito di una caduta su una scala bagnata nel cimitero locale. I tribunali di merito hanno riconosciuto il risarcimento, includendo una maggiorazione per la cosiddetta 'personalizzazione del danno'. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha annullato questa parte della decisione, chiarendo che un tale aumento richiede prove specifiche di conseguenze pregiudizievoli uniche e ulteriori rispetto a quelle ordinarie, prove che nel caso di specie mancavano. Di conseguenza, l'importo del risarcimento finale è stato ridotto.
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Perdita di chance: no al risarcimento se incerta
Una società, a seguito dell'annullamento di un contratto di concessione di un immobile con un Comune, ha richiesto il risarcimento del danno per mancato guadagno derivante da un contratto di affitto d'azienda non concluso. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, sottolineando che non è risarcibile una mera possibilità di reddito futura, qualificabile come perdita di chance, quando la sua concreta realizzazione e remuneratività appaiono incerte. La Corte ha distinto questo caso dal lucro cessante, che presuppone la perdita di un guadagno quasi certo.
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Danno da usura psicofisica: risarcimento per pausa negata
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento per danno da usura psicofisica a favore di alcuni lavoratori del settore sanitario a cui, per oltre dieci anni, non era stata concessa la pausa lavorativa obbligatoria. Secondo la Corte, una violazione così sistematica e prolungata permette al giudice di presumere l'esistenza di un danno effettivo, anche senza prove mediche dirette, condannando il datore di lavoro. L'appello dell'azienda è stato dichiarato inammissibile.
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Danno da usura psicofisica: la pausa negata si paga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'azienda sanitaria a risarcire i propri dipendenti per il danno da usura psicofisica causato dalla sistematica mancata concessione della pausa di lavoro per oltre un decennio. La Corte ha stabilito che, sebbene il danno non sia automatico (in re ipsa), la sua esistenza può essere provata dal giudice tramite presunzioni, basandosi sulla gravità e sulla durata della violazione.
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Equa riparazione rinvii: la Cassazione decide
Un cittadino ha richiesto un'equa riparazione per l'eccessiva durata di un processo. La Corte d'Appello aveva ridotto l'indennizzo, imputando alle parti un ritardo di quattro anni per dei rinvii richiesti. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che il giudice non può detrarre automaticamente il tempo dei rinvii ma deve valutare caso per caso a chi sia effettivamente imputabile il ritardo. La questione centrale riguarda l'equa riparazione rinvii e la responsabilità dello Stato.
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Danno reputazionale: prova presuntiva e liquidazione
Un'agente di polizia, condannata per calunnia ai danni di alcuni colleghi, ha impugnato la sentenza civile che la obbligava al risarcimento del danno reputazionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la prova di tale danno, per sua natura "impalpabile", può essere fornita anche tramite presunzioni e massime di esperienza. Il giudice può quindi inferire l'esistenza del pregiudizio dalla gravità dei fatti e dal contesto, procedendo a una liquidazione equitativa anche in assenza di prove dirette su specifiche conseguenze negative.
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Danno mancata pausa: il risarcimento è dovuto
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda sanitaria, confermando la condanna al risarcimento per il danno da mancata pausa. La Corte ha stabilito che la violazione sistematica per dieci anni del diritto alla pausa di 10 minuti per i dipendenti del servizio di emergenza integra un danno da usura psicofisica, la cui esistenza può essere provata anche tramite presunzioni basate sulla gravità e durata dell'inadempimento, senza necessità di una prova specifica del pregiudizio biologico.
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Abuso contratti a termine: la stabilizzazione non sana
La Corte di Cassazione ha stabilito che la stabilizzazione di un lavoratore pubblico, avvenuta tramite una procedura concorsuale, non sana il precedente abuso di contratti a termine. L'assunzione a tempo indeterminato derivante dal superamento di una selezione basata sul merito non elimina il diritto del lavoratore a ricevere un'indennità risarcitoria per l'illegittima reiterazione dei rapporti di lavoro precari. L'ente pubblico è stato quindi condannato a risarcire il danno, poiché la stabilizzazione non è stata considerata una misura sanzionatoria diretta per l'abuso commesso.
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Risarcimento danno diritto d’autore: i criteri
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul risarcimento danno diritto d'autore in un caso di distribuzione non autorizzata di DVD. Una società distributrice ha citato in giudizio un grande gruppo editoriale per aver commercializzato opere senza una valida licenza. La Corte ha confermato la liquidazione del danno basata sul criterio del "prezzo del consenso", ovvero il compenso che sarebbe stato pattuito per una licenza. Ha rigettato la richiesta di un risarcimento maggiore, basato sulla retroversione degli utili dell'autore della violazione, poiché la società danneggiata non aveva fornito prova di aver subito un mancato guadagno (lucro cessante) specifico.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono incongruenti
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un'azienda ospedaliera. La decisione si fonda sulla non coerenza dei motivi di ricorso rispetto alle specifiche modifiche apportate dalla Corte d'Appello, che aveva solo corretto un errore di calcolo e confermato il risarcimento integrale per l'inabilità temporanea. L'azienda cercava di rimettere in discussione questioni già decise in primo grado e non oggetto della riforma in appello.
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Onere della prova demansionamento: chi deve provarlo?
La Cassazione ha stabilito che l'onere della prova del demansionamento grava sul lavoratore. In un caso contro una società di servizi postali, è stato respinto il ricorso di un dipendente che non ha dimostrato di svolgere mansioni superiori dopo un cambio di reparto, negandogli così il risarcimento.
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Equa soddisfazione CEDU: preclude ulteriori risarcimenti?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la liquidazione dell'equa soddisfazione da parte della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) ha un effetto preclusivo (giudicato) su una successiva domanda di risarcimento proposta dinanzi al giudice nazionale per i medesimi danni. Nel caso di specie, una società immobiliare, dopo aver ottenuto una condanna dello Stato italiano e un indennizzo dalla CEDU per l'illegittima confisca di un complesso edilizio, ha agito in sede civile contro le amministrazioni pubbliche per ottenere un ulteriore risarcimento. La Cassazione ha accolto il ricorso delle amministrazioni, affermando che la Corte EDU aveva già esaminato, accolto o rigettato, tutte le voci di danno, impedendo così una nuova valutazione da parte del giudice italiano.
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Risarcimento danni CEDU: limiti al giudice nazionale
La Corte di Cassazione affronta il tema del risarcimento danni CEDU, stabilendo che la decisione della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sull'equa soddisfazione ha un effetto preclusivo (giudicato sovranazionale). Una società, dopo aver ottenuto un indennizzo dalla CEDU per l'illegittima confisca di un complesso immobiliare, aveva chiesto un ulteriore risarcimento in sede nazionale. La Cassazione ha annullato la decisione di merito, affermando che il giudice italiano non può riesaminare le voci di danno, sia quelle accolte sia quelle rigettate, già decise dalla corte di Strasburgo, in quanto tale valutazione violerebbe il giudicato.
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Società cancellata: i diritti degli ex soci
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza una causa complessa riguardante una società cancellata. Il caso verte sulla possibilità per gli ex soci di agire per il risarcimento dei danni subiti dalla società prima della sua estinzione. La Corte d'Appello aveva negato tale diritto, ritenendo gli ex soci privi di legittimazione attiva. La Cassazione ha ritenuto la questione meritevole di un approfondimento per definire la sorte dei crediti risarcitori dopo l'estinzione della persona giuridica.
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Danno punitivo: no dalla Cassazione nel lavoro
La Corte di Cassazione ha escluso l'applicabilità del danno punitivo in un caso di prolungata inattività forzata di un lavoratore. L'ordinanza chiarisce che il risarcimento deve limitarsi al pregiudizio effettivo subito, senza finalità sanzionatorie. La Corte ha inoltre specificato che è possibile richiedere un nuovo risarcimento per il protrarsi di condotte lesive in un periodo successivo a quello già giudicato, distinguendo il nuovo danno esistenziale da quello già liquidato in precedenza.
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Improcedibilità ricorso: omesso deposito sentenza
Un ente pubblico territoriale ricorre in Cassazione contro una condanna al risarcimento danni a favore di un motociclista. La Corte dichiara l'improcedibilità del ricorso perché l'ente non ha depositato, insieme al ricorso stesso, copia autentica della sentenza impugnata, violando un requisito formale essenziale. La decisione sottolinea l'importanza degli adempimenti procedurali, che prevalgono sull'esame del merito.
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Mobbing lavorativo: quando le condotte non bastano
Un dipendente bancario ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro a seguito di una fusione aziendale, lamentando un errato inquadramento, il mancato rimborso di spese e condotte di mobbing. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per configurare il mobbing lavorativo è indispensabile che il lavoratore fornisca la prova di un preciso intento persecutorio che unifichi le diverse azioni datoriali. Le singole condotte, anche se negative, non sono sufficienti se non inserite in un disegno vessatorio complessivo.
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