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Art. 2059 Codice Civile

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450 provvedimenti

Denuncia infondata: quando c’è risarcimento?
Un utente, accusato di furto di energia da una società fornitrice, ha intentato una causa per danni dopo l'archiviazione del procedimento penale a suo carico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che una denuncia infondata non genera automaticamente diritto al risarcimento. È indispensabile provare l'intento doloso (malafede) del denunciante, un onere probatorio ben più gravoso della semplice colpa. La Corte ha inoltre confermato che gli ispettori delle società energetiche agiscono come incaricati di pubblico servizio.
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Responsabilità associazione non riconosciuta: la guida
La Corte di Cassazione chiarisce la responsabilità dell'associazione non riconosciuta e di chi agisce in suo nome. In un caso di lavoro con gruppi parlamentari, la Corte ha stabilito che chi firma un contratto di lavoro per l'associazione è personalmente e solidalmente responsabile per le obbligazioni che ne derivano, ai sensi dell'art. 38 c.c., indipendentemente dalla gestione quotidiana del rapporto.
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Danno non patrimoniale: risarcimento e prova presuntiva
Un avvocato viene condannato a risarcire un magistrato per averne leso l'onore con scritti offensivi. La Corte di Cassazione conferma la decisione, chiarendo un principio fondamentale: il danno non patrimoniale non è automatico ('in re ipsa'), ma la sua esistenza può essere provata attraverso presunzioni gravi, precise e concordanti, basate su elementi come la gravità dell'offesa e la posizione sociale della vittima.
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Danno non patrimoniale: come provarlo in diffamazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per diffamazione a carico di un gruppo editoriale, un direttore e un giornalista. L'ordinanza ribadisce che il diritto di critica presuppone la verità dei fatti narrati e che il danno non patrimoniale, pur non essendo 'in re ipsa', può essere provato tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, basate su elementi concreti come la notorietà del diffamante e la diffusione della notizia.
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Risarcimento danni: caduta in stabilimento balneare
Un cliente ha citato in giudizio un stabilimento balneare per un risarcimento danni a seguito di una caduta in una doccia. Il Tribunale ha riconosciuto una responsabilità concorrente al 50% tra le parti, poiché la struttura era insicura ma il cliente avrebbe dovuto usare maggiore prudenza. La sentenza analizza la coesistenza della responsabilità contrattuale e di quella per cose in custodia, riducendo l'importo del risarcimento in base alla negligenza del danneggiato.
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Giudicato interno: quando è errato sul danno morale
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva erroneamente dichiarato la formazione di un giudicato interno su una richiesta di risarcimento per danno non patrimoniale. Il caso riguardava un imprenditore che aveva citato in giudizio un Comune per i danni subiti a causa della locazione di una cava risultata inquinata. La Suprema Corte ha stabilito che la Corte d'Appello aveva sbagliato a 'parcellizzare' le voci di danno non patrimoniale e a non considerare l'appello sufficientemente specifico. Inoltre, ha ritenuto fondato il motivo relativo all'errata dichiarazione di inammissibilità della domanda risarcitoria della società, basata su un titolo extracontrattuale.
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Diffamazione a mezzo stampa: i limiti del giornalista
Una società editoriale è stata condannata per diffamazione a mezzo stampa per aver collegato un professionista ad attività mafiose in due articoli online. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza, specificando che il diritto di cronaca non esonera i giornalisti dal verificare a fondo le fonti, specie se la persona citata è menzionata solo marginalmente in atti investigativi e non risulta indagata. La Corte ha stabilito che il danno alla reputazione, pur non essendo automatico, può essere provato tramite presunzioni basate sulla gravità dell'accusa e sulla posizione professionale della vittima.
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Danno vacanza rovinata: liquidazione e limiti del giudice
Un viaggiatore subisce un grave disagio durante il volo di ritorno, con ritardi e lunga attesa in aeroporto senza assistenza. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello che aveva notevolmente ridotto il risarcimento inizialmente concesso. La Suprema Corte ha stabilito che un indennizzo di 200 euro per il disagio non è 'simbolico' e rientra nel potere discrezionale del giudice per la liquidazione del danno da vacanza rovinata, chiarendo inoltre che le tabelle di Milano non sono giuridicamente vincolanti.
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Rinuncia agli atti: estinzione del processo in Cassazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione dichiara l'estinzione di un giudizio di legittimità a seguito della formale rinuncia agli atti da parte del ricorrente. Il caso, originato da una richiesta di risarcimento per danno alla persona, era giunto in Cassazione per una presunta errata applicazione delle tabelle di liquidazione del danno. Tuttavia, la rinuncia ha impedito alla Corte di pronunciarsi nel merito, chiudendo il processo senza alcuna statuizione sulle spese, data la mancata costituzione delle controparti.
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Responsabilità civile associazione mafiosa: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33675/2025, ha stabilito che la condanna per associazione di tipo mafioso non implica automaticamente la responsabilità civile per i singoli omicidi commessi dal gruppo. Per ottenere un risarcimento, i familiari della vittima devono provare un nesso di causalità diretto tra la condotta specifica del singolo associato e l'evento mortale. Un generico 'coinvolgimento' nella strage, menzionato nella sentenza penale, non è sufficiente a fondare tale responsabilità civile per associazione mafiosa.
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Condotta antisindacale: no se scopi raggiunti
Un'organizzazione sindacale ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per presunta condotta antisindacale, a causa della mancata osservanza delle procedure formali di consultazione sulle misure di sicurezza COVID-19. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che non si configura una condotta antisindacale se, nonostante le violazioni formali, lo scopo sotteso alla norma (la partecipazione sindacale) viene comunque raggiunto con mezzi informali, specialmente in un contesto di eccezionale emergenza. Il raggiungimento concreto dei risultati prevale sulla mera osservanza formale delle procedure.
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Giudicato esterno: quando non blocca un nuovo processo
Una società che aveva subito la sottrazione di materiali da una propria cava si è vista bloccare la causa di risarcimento dalla Corte d'Appello a causa di un presunto giudicato esterno. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, chiarendo che non si può formare un giudicato su una domanda che, in un precedente processo, era stata stralciata per litispendenza senza mai essere decisa nel merito. La sentenza ribadisce la distinzione fondamentale tra decisioni processuali e decisioni di merito, salvaguardando il diritto delle parti a un giudizio effettivo.
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Risarcimento contratti a termine: sì, anche con assunzione
Un'azienda sanitaria pubblica ha impugnato una condanna al risarcimento del danno a favore di un'infermiera per l'abuso di contratti a termine, sostenendo che la successiva assunzione a tempo indeterminato della lavoratrice tramite concorso avesse sanato la situazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando il diritto al risarcimento per contratti a termine, poiché l'assunzione non era una diretta conseguenza riparatoria dell'abuso, ma l'esito di una procedura selettiva autonoma.
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Stabilizzazione e risarcimento: la decisione
Una lavoratrice del settore sanitario, assunta a tempo indeterminato tramite concorso dopo anni di contratti a termine, ha visto confermato il suo diritto al risarcimento. La Corte di Cassazione ha stabilito che la stabilizzazione e il risarcimento sono due tutele distinte quando l'assunzione non è una diretta conseguenza riparatoria dell'abuso, ma l'esito di una procedura selettiva. Il danno da precariato è presunto e deve essere indennizzato.
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Inquadramento superiore: quando spetta il livello A1?
Un dipendente, coordinatore della sicurezza per importanti cantieri, ha richiesto un inquadramento superiore dal livello A2 al livello A1. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha chiarito che, ai fini dell'inquadramento superiore, non è sufficiente svolgere compiti di alta competenza, ma è necessario che tali attività abbiano un impatto strategico sulle politiche aziendali generali (livello A1), e non siano confinate a un settore specifico e delimitato come la sicurezza sul lavoro (livello A2).
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Prelazione immobile Ater: quale legge si applica?
Un acquirente ha citato in giudizio l'ente di edilizia residenziale per la restituzione di una somma pagata per estinguere il diritto di prelazione su un immobile. Il contratto di vendita richiamava la Legge 560/1993, che prevede una prelazione al prezzo di mercato. L'ente ha invece applicato una normativa precedente che consentiva l'estinzione monetaria. Il Tribunale di Roma ha dato ragione all'acquirente, stabilendo che la legge espressamente richiamata nel contratto prevale, e ha ordinato la restituzione della somma indebitamente versata.
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Diritto di cronaca: errore sul reato è diffamazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui limiti del diritto di cronaca, stabilendo che la pubblicazione di una notizia che attribuisce a un soggetto un reato diverso e più grave di quello effettivamente contestato costituisce diffamazione. Nel caso esaminato, una professionista era stata accusata di un reato, ma diverse testate giornalistiche avevano erroneamente riportato un'imputazione di concorso esterno in associazione mafiosa, ben più grave. La Corte ha confermato la condanna al risarcimento del danno, rigettando le difese dei media. L'ordinanza sottolinea che la verità dei fatti è un requisito essenziale per l'esercizio legittimo del diritto di cronaca e un errore così sostanziale non può essere considerato una svista minore.
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Danno funzionale PA: risarcimento e reati fiscali
La Corte di Cassazione, con la sentenza 36456/2024, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per associazione a delinquere, truffa e reati fiscali. Il caso verteva su una complessa frode basata su società fittizie per creare crediti d'imposta inesistenti. La Corte ha confermato il risarcimento del danno funzionale all'INPS, stabilendo che è dovuto quando il reato costringe l'ente pubblico a un'attività investigativa straordinaria, che eccede i normali compiti istituzionali, causando un pregiudizio concreto e specifico.
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Responsabilità medica: il danno da perdita anticipata
In un caso di diagnosi tardiva di cancro, la Corte d'Appello ridefinisce il danno subito non come 'perdita di chance', ma come 'danno da perdita anticipata della vita'. La sentenza analizza la responsabilità medica, attribuendola in via esclusiva al ginecologo per l'omissione di controlli e escludendo quella della struttura ospedaliera. Il risarcimento viene ricalcolato proporzionalmente agli anni di vita che la paziente ha perso a causa del ritardo diagnostico, stabilendo un importante principio sulla quantificazione del danno.
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Recesso per giusta causa: l’intervista non basta
Un'importante ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito che un'intervista critica rilasciata da un collaboratore di alto profilo di una società sportiva non costituisce, di per sé, un valido motivo per il recesso per giusta causa. Il caso riguardava la cessazione di un rapporto di collaborazione in seguito a dichiarazioni pubbliche. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, che avevano ritenuto illegittimo il recesso, riconoscendo il diritto del collaboratore al risarcimento del danno patrimoniale ma non di quello non patrimoniale, data la mancanza di prova di un effettivo pregiudizio all'immagine. È stato inoltre confermato il principio dell'"aliunde perceptum", ossia la detrazione dal risarcimento di quanto guadagnato dal collaboratore con un nuovo impiego.
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