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Art. 2059 Codice Civile — Anno 2024

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139 provvedimenti

Altri anni per Art. 2059 Codice Civile

Sospensione cautelare medico: illegittima senza difesa
Un medico universitario, sospeso dall'attività assistenziale da un'azienda sanitaria, ha ottenuto il riconoscimento dell'illegittimità del provvedimento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30752/2024, ha confermato che la sospensione cautelare medico, anche se di natura non disciplinare, deve sempre garantire il diritto di difesa e il contraddittorio. La Corte ha rigettato sia il ricorso dell'azienda, che sosteneva la natura puramente cautelare del provvedimento, sia il ricorso incidentale del medico su questioni di giurisdizione e quantificazione del danno.
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Danno da ritardo aereo: risarcibile anche il morale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 35314/2024, ha stabilito che in caso di grave disagio causato da un vettore aereo, come un significativo ritardo o la cancellazione di un volo, il passeggero ha diritto non solo alla compensazione pecuniaria prevista dalla normativa europea, ma anche al risarcimento del danno non patrimoniale. Questo tipo di danno da ritardo aereo, che comprende lo stress e la sofferenza subiti, deve essere allegato e provato, anche tramite presunzioni, e non è considerato un danno automatico. La Corte ha chiarito che la Convenzione di Montreal non preclude tale risarcimento, il cui contenuto è definito dal diritto nazionale, nel caso di specie dall'art. 2059 del codice civile.
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Termine ricorso cassazione: quando scatta l’orologio
Una compagnia aerea, dopo aver perso in primo grado per lo smarrimento di un bagaglio e aver visto il proprio appello dichiarato inammissibile, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, chiarendo che il termine ricorso cassazione di 60 giorni decorre dalla notifica dell'ordinanza che dichiara inammissibile l'appello, un principio cruciale di procedura civile.
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Termine ricorso cassazione: 60 giorni dalla PEC
Una compagnia aerea è stata condannata a risarcire un passeggero per la consegna ritardata del bagaglio. Dopo che il suo appello è stato dichiarato inammissibile, la compagnia ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha però dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, stabilendo che il termine ricorso cassazione di 60 giorni decorre dalla data della comunicazione via PEC dell'ordinanza di inammissibilità dell'appello, un termine che la compagnia non aveva rispettato.
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Responsabilità avvocato: onere della prova del danno
Un cliente ha citato in giudizio i suoi legali per non averlo informato dell'esito negativo di una causa, impedendogli di presentare appello. La Corte d'Appello, pur riconoscendo la colpa degli avvocati, ha negato il risarcimento per mancata prova che l'appello avrebbe avuto successo. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, chiarendo che in un caso di responsabilità avvocato, il giudice deve valutare attivamente le prove fornite dal cliente sulla potenziale esistenza del danno e sulle probabilità di successo dell'appello, senza porre su di lui un onere probatorio eccessivo.
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Responsabilità agenzia viaggi: la Cassazione decide
Un viaggiatore ha citato in giudizio la sua agenzia di viaggi per un volo in ritardo e un hotel di qualità inferiore, servizi forniti da un tour operator. Dopo una vittoria iniziale, la richiesta del viaggiatore è stata respinta in appello. La Corte di Cassazione ha ora confermato questa decisione, chiarendo i limiti della responsabilità dell'agenzia viaggi quando agisce come semplice intermediario. Il ricorso è stato giudicato inammissibile per motivi procedurali, consolidando la distinzione tra organizzatore e venditore del pacchetto turistico.
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Diffamazione a mezzo stampa: la Cassazione condanna
La Corte di Cassazione conferma la condanna per diffamazione a mezzo stampa a carico di un quotidiano nazionale, un direttore e una giornalista. La sentenza stabilisce che un articolo, pur basato su atti giudiziari, è diffamatorio se attribuisce erroneamente fatti illeciti a un'azienda, violando i principi di verità e continenza. La Corte ha ritenuto provato il danno alla reputazione commerciale della società, liquidandolo in via equitativa e confermando la responsabilità del media per aver creato un'impressione fuorviante nel lettore.
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Responsabilità precontrattuale soci: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34418/2024, chiarisce che in casi di fallite negoziazioni, la richiesta di risarcimento per responsabilità precontrattuale non spetta ai singoli soci. Il diritto a un'azione legale per danni è di esclusiva competenza della società che ha partecipato alle trattative, anche se i soci o i fideiussori hanno subito perdite finanziarie dirette. L'appello dei soci è stato dichiarato inammissibile, rafforzando il principio che solo la parte direttamente coinvolta nelle trattative detiene il diritto di agire.
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Danno esistenziale telefonia: la Cassazione decide
Una professionista ha citato in giudizio una compagnia telefonica per gravi disservizi, ottenendo in primo e secondo grado il risarcimento per danno all'immagine e danno esistenziale. La Corte di Cassazione, intervenendo sul ricorso della società, ha confermato il danno all'immagine ma ha cassato con rinvio la decisione sul danno esistenziale. La Corte ha chiarito che il danno esistenziale telefonia non è automatico e non può essere considerato 'in re ipsa', ma richiede una specifica allegazione e prova del pregiudizio grave e non futile subito dalla persona nelle sue attività realizzatrici, onere non soddisfatto nel caso di specie.
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Illegittima segnalazione Centrale Rischi: la Cassazione
Una società ricorre in Cassazione dopo che le corti di merito le negano il risarcimento per un'illegittima segnalazione alla Centrale Rischi, a causa della mancata prova dei danni. La Suprema Corte accoglie parzialmente il ricorso, stabilendo che il giudice d'appello ha errato nel non pronunciarsi sulla domanda di accertamento dell'illegittimità della segnalazione, che è una questione distinta e autonoma rispetto alla richiesta di risarcimento. La sentenza viene cassata con rinvio per una nuova valutazione su questo punto specifico.
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Diffamazione a mezzo stampa: critica e verità dei fatti
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di diffamazione a mezzo stampa, confermando la condanna di due giornalisti per le affermazioni contenute in un loro libro. La vicenda riguardava presunti legami tra un ex sindaco e un imprenditore locale. La Corte ha stabilito che, sia nell'esercizio del diritto di cronaca che in quello di critica, il presupposto fondamentale è la veridicità dei fatti. Poiché i giornalisti non hanno provato la verità delle loro insinuazioni, la Corte ha rigettato il ricorso, affermando che la libertà di stampa non può basarsi sull'alterazione della realtà fattuale.
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Abuso di godimento: quando i lavori dell’inquilino?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una locatrice che chiedeva la risoluzione del contratto per abuso di godimento da parte della società conduttrice. Quest'ultima aveva eseguito lavori non autorizzati, ritenuti però dai giudici non gravi e necessari per le pessime condizioni dell'immobile. La Corte ha confermato la decisione dei gradi precedenti, sottolineando che non ogni modifica integra un grave inadempimento e che la valutazione dei fatti e delle prove spetta ai giudici di merito. È stata inoltre confermata la condanna della locatrice al risarcimento del danno morale per minacce rivolte alla conduttrice.
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Risoluzione contratto pubblico: i limiti della P.A.
Una pubblica amministrazione ha risolto un contratto di brokeraggio a seguito di una scissione societaria dell'impresa appaltatrice, basandosi su una clausola del bando. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della risoluzione, stabilendo che le clausole contrattuali non possono derogare alle norme imperative del codice dei contratti pubblici, che consentono tali modifiche soggettive a patto che vengano mantenuti i requisiti di partecipazione. La risoluzione del contratto pubblico è stata quindi considerata illecita, e il ricorso dell'ente è stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali.
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Deindicizzazione notizie: quando sorge il diritto?
Un individuo, coinvolto in una vicenda penale del 2013 e poi assolto, ha chiesto a diverse testate giornalistiche la deindicizzazione e l'aggiornamento degli articoli che lo riguardavano. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che il diritto a richiedere la deindicizzazione sorge principalmente dopo la sentenza di assoluzione definitiva, non essendo sufficiente il solo trascorrere del tempo. La Corte ha ritenuto le richieste premature e in parte infondate, confermando la necessità di bilanciare il diritto di cronaca con il diritto all'oblio del singolo.
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Danno all’immagine: critica del socio e limiti
Una società per azioni ha citato in giudizio una propria socia e il suo consulente, chiedendo un cospicuo risarcimento per danno all'immagine a seguito di critiche espresse durante un'assemblea. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando le decisioni dei gradi precedenti. I giudici hanno stabilito che le affermazioni rientravano nel legittimo diritto di critica del socio e che la domanda giudiziale era stata correttamente qualificata come richiesta di risarcimento per danno all'immagine, senza che vi fosse un'omissione di pronuncia su una presunta "prospettazione sotto falsa luce".
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Espropriazione parziale: indennizzo e danni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31365/2024, ha stabilito che in caso di espropriazione parziale, l'indennità versata al proprietario per il terreno ceduto deve considerarsi onnicomprensiva. Tale compenso copre anche il deprezzamento della porzione immobiliare residua (ad esempio, un edificio) causato dall'opera pubblica. Di conseguenza, il proprietario che ha accettato l'indennizzo non può successivamente chiedere un'ulteriore somma per il diminuito valore del suo bene, a meno che non dimostri un fatto illecito separato e distinto, come un danno alla salute.
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Ricorso per cassazione: limiti e inammissibilità
Un dirigente del settore pubblico ha citato in giudizio la propria amministrazione, una Provincia, per mobbing e danni, rassegnando le dimissioni per quella che riteneva una giusta causa. A seguito di un complesso iter giudiziario che ha attraversato vari gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha respinto in via definitiva il ricorso del dirigente. La Corte ha ritenuto i numerosi motivi di ricorso per cassazione inammissibili o infondati, sottolineando il rispetto dei precedenti giudicati, i limiti procedurali dell'appello e il potere discrezionale dei giudici di merito nella valutazione delle prove.
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Demansionamento pubblico impiego: quando non c’è danno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31256/2024, ha respinto il ricorso di un dirigente pubblico che chiedeva un risarcimento per demansionamento. Nonostante la revoca del suo incarico originario fosse stata giudicata illegittima in una precedente fase del processo, la Corte ha stabilito che non sussiste il diritto al risarcimento se i nuovi incarichi conferiti mantengono comunque natura dirigenziale, escludendo così un effettivo declassamento professionale. La sentenza sottolinea l'importanza di distinguere l'illegittimità di un atto dalla prova del danno concreto e ribadisce i rigorosi requisiti di ammissibilità dei ricorsi in Cassazione.
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Responsabilità del custode: quando sei esonerato?
Un'ordinanza della Cassazione analizza la responsabilità del custode in un complesso caso di incendio causato da una canna fumaria difettosa. La Corte annulla la decisione di merito che aveva esonerato i proprietari, chiarendo che la colpa di terzi (costruttore, direttore lavori) non costituisce automaticamente un caso fortuito. Viene sottolineata l'importanza di valutare la condotta del custode stesso, che con le sue azioni o omissioni può contribuire al danno, interrompendo il nesso causale con le colpe originarie.
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