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Art. 2059 Codice Civile — Anno 2023

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89 provvedimenti

Altri anni per Art. 2059 Codice Civile

Responsabilità civile magistrati: la Cassazione
Il caso riguarda la **responsabilità civile magistrati** invocata per danni derivanti da una vendita immobiliare giudiziaria ritenuta illegittima. La Corte di Cassazione, rilevando la pendenza di un altro giudizio connesso tra le medesime parti, ha disposto il rinvio a nuovo ruolo per una trattazione simultanea. Tale scelta mira a prevenire contrasti tra giudicati e a garantire una valutazione unitaria della vicenda risarcitoria.
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Licenziamento ritorsivo: prova e Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso di un dirigente che lamentava un licenziamento ritorsivo e un precedente demansionamento. I giudici di merito avevano già escluso l'intento vendicativo, interpretando i conflitti come normale dialettica aziendale. La Suprema Corte ha ribadito che, in presenza di una doppia conforme, non è possibile richiedere un nuovo esame delle prove documentali e testimoniali se queste non risultano decisamente invalidanti per la decisione già presa.
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Demansionamento: risarcimento per il dirigente.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un importante istituto bancario al risarcimento dei danni per il demansionamento inflitto a un dirigente dopo la sua reintegra. Il lavoratore, precedentemente preposto a una filiale di grandi dimensioni, era stato assegnato a compiti di semplice addetto al credito, privo di autonomia e persino di una postazione di lavoro idonea. La Suprema Corte ha ritenuto legittima la quantificazione del danno professionale e biologico operata dai giudici di merito, sottolineando che la motivazione della sentenza d'appello, pur richiamando il primo grado, era completa e coerente.
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Demansionamento infermieri: guida al risarcimento
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del demansionamento subito da un gruppo di infermieri professionali, sistematicamente adibiti a mansioni igienico-sanitarie e alberghiere proprie del personale di supporto. La decisione ribadisce che tale condotta arreca un danno non patrimoniale alla dignità e all'immagine professionale, risarcibile mediante liquidazione equitativa basata su una percentuale della retribuzione mensile. La prova del danno può essere fornita attraverso presunzioni gravi, precise e concordanti derivanti dalle concrete modalità di svolgimento del lavoro dequalificante.
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Frazionamento del credito e solidarietà passiva
Un dipendente di una grande azienda siderurgica ha subito un grave demansionamento e condotte vessatorie da parte dei vertici aziendali. Dopo aver ottenuto una condanna definitiva al risarcimento danni contro la società, il lavoratore ha avviato un secondo giudizio contro i singoli dirigenti (debitori solidali) per ottenere un ulteriore risarcimento basato sui medesimi fatti. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha ravvisato la necessità di approfondire la questione relativa al frazionamento del credito e all'applicabilità dell'articolo 1306 c.c. in caso di giudicato precedente, disponendo la trattazione in pubblica udienza per la rilevanza nomofilattica del tema.
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Calunnia: guida al calcolo del danno morale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di Calunnia a carico di due soggetti, dichiarando inammissibili i loro ricorsi. La controversia riguardava principalmente la quantificazione del danno morale, liquidato in oltre diecimila euro a favore della vittima. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice di merito gode di discrezionalità nella valutazione equitativa del danno, purché fornisca una motivazione logica basata sulla gravità del fatto e sulle conseguenze subite dalla persona offesa, senza necessità di mostrare calcoli analitici.
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Diffamazione del magistrato: limiti al diritto di critica
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento danni per la diffamazione del magistrato operata da un avvocato attraverso atti processuali ed esposti. Il legale aveva accusato il giudice di parzialità e mancanza di equilibrio, superando i limiti della continenza e della verità. La Suprema Corte ha ribadito che il danno non patrimoniale è risarcibile anche se la condotta non integra un reato, purché leda diritti costituzionali come l'onore. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché basato su contestazioni di merito non riesaminabili in sede di legittimità.
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Confisca per equivalente e risarcimento: le regole
La Corte di Cassazione ha affrontato il delicato equilibrio tra la confisca per equivalente e il risarcimento del danno civile in favore dello Stato. Il caso trae origine da una truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene la confisca abbia natura sanzionatoria, il suo valore economico deve essere detratto dal risarcimento civile per evitare una duplicazione ingiustificata del ristoro. Inoltre, la Corte ha censurato la liquidazione del danno non patrimoniale per difetto di motivazione e ha chiarito che gli interessi compensativi non sono automatici, richiedendo la prova del mancato guadagno.
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Ammissione al passivo: risarcimento danni immobiliari
Un promissario acquirente ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per i danni subiti a seguito del mancato trasferimento di un immobile. Nonostante una sentenza favorevole ex art. 2932 c.c., la società venditrice aveva alienato il bene a terzi prima del fallimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il precedente giudicato non precludeva la richiesta di risarcimento per i danni successivi al 2011 e che le spese legali sostenute prima dell'apertura del fallimento devono essere considerate parte del danno risarcibile nell'ammissione al passivo.
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Immissioni rumorose: limiti e onere della prova
Due cittadini hanno citato in giudizio un comune e una società sportiva a causa di immissioni rumorose provenienti da un parco acquatico. Dopo una vittoria iniziale, la Corte d'Appello ha respinto le loro richieste. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che il rumore rientrava nei limiti di legge e che l'interesse pubblico prevaleva. La Corte ha anche chiarito che le spese legali sono determinate dall'esito finale dell'intera causa, non da vittorie intermedie.
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Rappresentanza processuale: procura inammissibile
Una compagnia aerea ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna al risarcimento danni per ritardo aereo e smarrimento bagaglio. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione non riguarda il merito della causa, ma un vizio di procedura: la mancata produzione della procura notarile che conferiva al rappresentante della società il potere di nominare un difensore. Senza tale documento, la Corte non ha potuto verificare la legittimità della rappresentanza processuale, rendendo l'intero ricorso nullo.
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Procura notarile mancante: ricorso inammissibile
Una compagnia aerea ha impugnato in Cassazione una condanna al risarcimento per ritardo aereo. Tuttavia, il ricorso è stato dichiarato inammissibile non per il merito della questione, ma per un vizio di forma: la mancata produzione in giudizio della procura notarile che attestava i poteri del rappresentante legale che aveva conferito il mandato al difensore. La Corte ha ribadito che la prova della rappresentanza è un presupposto processuale essenziale, la cui assenza può essere rilevata d'ufficio e porta all'inammissibilità dell'atto.
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Danno non patrimoniale: sì al risarcimento funerale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33276/2023, ha stabilito che la mancata partecipazione al funerale del proprio genitore a causa della cancellazione di un volo costituisce un danno non patrimoniale risarcibile. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva qualificato il pregiudizio come di lieve entità, affermando che l'impedimento a partecipare a un evento unico e irripetibile come le esequie di un padre, data la tutela costituzionale dei rapporti familiari, supera la soglia della tollerabilità e non può essere considerato un danno bagattellare. Il danno, tuttavia, non è presunto ('in re ipsa') ma deve essere allegato e provato dalla parte lesa.
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Errore giudiziario: risarcimento danni e perizia
Un imprenditore, vittima di un errore giudiziario, aveva ottenuto un risarcimento limitato solo ai giorni di arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la riparazione deve comprendere tutti i danni, patrimoniali e morali, derivanti dall'intero procedimento penale e dalla condanna ingiusta. La Corte ha inoltre chiarito che il giudice ha il dovere di valutare prove economiche complesse, anche disponendo una perizia d'ufficio, e che il danno morale non necessita di prove mediche per essere riconosciuto.
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Actio negatoria servitutis: il no della Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato sia il ricorso principale che quello incidentale in una complessa controversia immobiliare. La questione centrale era una "actio negatoria servitutis" per negare un diritto di passaggio a favore di un hotel per accedere a delle autorimesse. La Corte ha confermato la decisione di appello, ritenendo idonea la soluzione di un cancello mobile per regolare l'accesso e ha respinto la richiesta di risarcimento danni per mancanza di prove specifiche.
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Patrocinio infedele effetti civili: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato, limitatamente agli effetti civili, una sentenza di assoluzione emessa dalla Corte d'Appello nei confronti di un avvocato accusato di patrocinio infedele. Il legale era stato assolto dall'accusa di aver danneggiato il suo stesso cliente, un movimento politico, ottenendo ed eseguendo un decreto ingiuntivo per circa 1.8 milioni di euro. La Cassazione ha ritenuto la motivazione della Corte d'Appello insufficiente e congetturale, non avendo adeguatamente smontato le argomentazioni della sentenza di condanna di primo grado. Pertanto, ha rinviato il caso al giudice civile per la valutazione del risarcimento del danno.
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Liquidazione danno da reato: limiti del giudice civile
Una donna, vittima di reati commessi dal coniuge, ha impugnato in Cassazione la sentenza che le liquidava un risarcimento ritenuto esiguo (€10.468 a fronte di €100.000 richiesti). La Suprema Corte ha respinto il ricorso, chiarendo i principi sulla liquidazione danno da reato: il giudice civile è vincolato ai fatti accertati in sede penale ma ha piena autonomia nella quantificazione del danno, potendo rigettare istanze istruttorie se i fatti sono già stati valutati. La Corte ha inoltre precisato i criteri per il calcolo delle spese legali in appello.
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Responsabilità Ente Locale: nesso causale decisivo
Un Ente Locale è stato ritenuto l'unico responsabile per il tragico crollo di un edificio avvenuto decenni fa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente, chiarendo la distinzione tra i doveri diretti del Comune e il ruolo del Sindaco come ufficiale di governo. La Corte ha inoltre definito le condizioni per affermare il concorso di colpa delle vittime, sottolineando la necessità di allegazioni specifiche. Il ricorso del Comune è stato giudicato un abuso del processo, confermando la sua piena responsabilità ente locale.
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Distanze tra costruzioni: Cassazione su nuove opere
Una controversia tra vicini per una sopraelevazione porta la Cassazione a ribadire principi fondamentali in materia di distanze tra costruzioni. L'ordinanza chiarisce che ogni intervento che aumenta la volumetria di un edificio è da considerarsi 'nuova costruzione' e deve rispettare le normative vigenti sulle distanze. La Corte ha inoltre confermato che la violazione di tali norme comporta non solo l'obbligo di ripristino ma anche un risarcimento del danno, considerato esistente 'in re ipsa', senza necessità di prova specifica.
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Segnalazione Centrale Rischi: il danno non è automatico
Una cittadina ha citato in giudizio un istituto di credito per un'illegittima segnalazione alla Centrale Rischi. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento per mancanza di prove concrete del danno. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato questa decisione, ribadendo un principio fondamentale: il danno derivante da una Segnalazione Centrale Rischi non è mai automatico o presunto ('in re ipsa'), ma deve essere specificamente allegato e dimostrato da chi lo subisce. L'appello della cittadina è stato quindi respinto perché considerato un tentativo di riesaminare nel merito i fatti, attività non consentita in sede di legittimità.
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