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Art. 2055 Codice Civile

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408 provvedimenti

Appalto vizi e difformità: conseguenze del vizio
La Corte d'Appello di Venezia analizza un caso di appalto vizi e difformità, stabilendo che la mancata fornitura della marcatura CE e della documentazione tecnica per un'opera (modifica a un semirimorchio) costituisce un grave inadempimento. Tale mancanza rende l'opera inutilizzabile e giustifica la risoluzione del contratto, con la condanna dell'appaltatore alla restituzione del prezzo e al risarcimento del danno per i costi di sostituzione del sistema difettoso. Viene invece respinta la richiesta di manleva verso l'assicurazione, sia per motivi procedurali che di merito, in quanto la polizza non copriva tale rischio e il premio non era stato pagato.
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Convivente superstite: diritto di restare nella casa
Il Tribunale di Torino ha respinto la richiesta degli eredi di accedere alla casa familiare del defunto, riconoscendo il diritto prevalente del convivente superstite di continuare ad abitarvi. L'accesso temporaneo concesso agli eredi è stato qualificato come mera ospitalità e non come acquisizione del possesso. La decisione stabilisce che il convivente superstite può legittimamente cambiare le serrature per tutelare il proprio domicilio, senza che ciò costituisca uno spoglio illegittimo nei confronti degli eredi.
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Responsabilità struttura sanitaria: clinica e medico
Un'ordinanza del Tribunale di Milano analizza un caso di malasanità in chirurgia estetica, affermando la responsabilità solidale tra medico e clinica. La decisione si fonda sulla Legge Gelli-Bianco, che sancisce la responsabilità della struttura sanitaria anche per l'operato dei medici liberi professionisti che vi operano. Il Tribunale ha condannato entrambi al risarcimento del danno, ripartendo internamente le colpe in base al contributo causale di ciascuno.
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Assegno clonato: di chi è la colpa? La sentenza
Una sentenza del Tribunale di Brescia ha stabilito un principio di responsabilità condivisa nel caso di un assegno clonato e incassato fraudolentemente. Il correntista, che aveva inviato una foto del titolo via chat, è stato ritenuto corresponsabile per un terzo del danno a causa della sua negligenza. Le banche, emittente e negoziatrice, sono state condannate in solido per i restanti due terzi per non aver adottato adeguate misure antifrode, nonostante l'utilizzo della procedura digitale CIT (Check Image Truncation). Il truffatore è stato ritenuto responsabile per l'intero importo. La decisione sottolinea l'importanza della prudenza nella gestione dei titoli di credito e gli obblighi di sicurezza a carico degli istituti bancari.
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Danno da pratica scorretta: onere della prova
La Corte d'Appello di Genova ha riformato una sentenza di primo grado, negando il risarcimento a un consumatore nel contesto dello scandalo 'dieselgate'. La decisione chiarisce che, per ottenere un risarcimento, non è sufficiente dimostrare l'esistenza di una pratica commerciale scorretta da parte del produttore di auto. Il consumatore ha l'onere di provare il 'danno conseguenza' specifico e concreto, ovvero il pregiudizio economico effettivamente subito, e il nesso causale tra la pratica e tale danno. In assenza di questa prova, la domanda di risarcimento viene respinta.
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Responsabilità del locatore: esplosione gas e concorso
La Corte d'Appello ha confermato la condanna al risarcimento danni a carico del proprietario di un immobile a seguito di una grave esplosione di gas. Nonostante la possibile colpa dell'inquilino nella manipolazione di un tubo, la Corte ha stabilito che i gravi difetti preesistenti dell'impianto a gas costituivano una causa concorrente del disastro. La decisione chiarisce i confini della responsabilità del locatore (ex art. 2051 c.c.) in presenza di un concorso di cause, affermando che la condotta del conduttore non era tale da interrompere il nesso causale con le mancanze strutturali dell'immobile.
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Responsabilità diretta P.A.: il regresso tra enti
Una recente sentenza della Corte d'Appello, in sede di rinvio, affronta il tema della responsabilità diretta P.A. a seguito di una tragica alluvione. Il caso origina dalla condanna di un Sindaco e dalla conseguente richiesta di risarcimento danni. Le Amministrazioni Statali, condannate in solido con l'ente locale, hanno agito in regresso contro quest'ultimo. La Cassazione aveva precedentemente stabilito il principio della responsabilità diretta dell'ente per la condotta illecita del funzionario, anche omissiva, legata alle sue funzioni istituzionali. La Corte d'Appello ha quindi accolto la domanda di regresso, ripartendo la responsabilità in parti uguali (1/3 ciascuno) tra il Comune e due distinte Amministrazioni Statali, data l'impossibilità di graduare con certezza le singole colpe.
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Azione di regresso PA: come si ripartisce la colpa
Una sentenza della Corte d'Appello, in seguito a rinvio della Cassazione, accoglie l'azione di regresso PA di due Amministrazioni Statali contro un Comune. La Corte stabilisce che la responsabilità del Comune per gli illeciti del Sindaco è diretta, non indiretta, a causa dell'immedesimazione organica. In assenza di prove per graduare la colpa nell'evento calamitoso, la responsabilità viene ripartita in parti uguali (1/3 ciascuno) tra le due Amministrazioni e il Comune, applicando la presunzione dell'art. 2055 c.c.
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