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Art. 2033 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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401 provvedimenti

Altri anni per Art. 2033 Codice Civile

Termine impugnazione contributi: quando non si applica
Un liquidatore di società chiedeva la restituzione di contributi previdenziali versati, ritenendo di non essere il soggetto obbligato. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché presentato oltre il termine semestrale. La Corte ha chiarito che il termine impugnazione contributi nelle cause previdenziali non è soggetto a sospensione feriale, poiché la domanda, pur formalmente di ripetizione d'indebito, mira a un accertamento negativo dell'obbligo contributivo.
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Notifica appello nulla: quando l’inerzia è fatale
La Corte di Cassazione ha stabilito che se la notifica di un appello è nulla perché il difensore del destinatario ha cambiato studio, la parte appellante ha l'onere di riattivarsi immediatamente per completare la notifica. Attendere l'ordine del giudice alla prima udienza per la rinnovazione comporta l'improcedibilità dell'appello. Nel caso specifico, un ente previdenziale aveva atteso l'udienza dopo una notifica appello nulla, perdendo così il diritto a proseguire il giudizio contro un pensionato.
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Decadenza ripetizione indebito: la Cassazione decide
Una società ha citato in giudizio l'ente previdenziale per la restituzione di contributi versati in eccesso a seguito di un mutamento del proprio inquadramento aziendale. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, confermando che il termine di cinque anni per la decadenza ripetizione indebito è inderogabile. Il giudice deve applicarlo d'ufficio, anche senza un'eccezione di parte, poiché la norma mira a proteggere la stabilità della posizione previdenziale del lavoratore, considerata un interesse primario.
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Giurisdizione ripetizione indebito: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione stabilisce che la giurisdizione sulla ripetizione di indebito pensionistico spetta al giudice ordinario e non alla Corte dei Conti, qualora l'azione si fondi su una precedente sentenza passata in giudicato. In questo caso, il credito dell'ente previdenziale acquista autonomia, trasformando l'azione in una mera richiesta di restituzione di somme non dovute, perdendo la sua originaria natura pensionistica.
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Lavoro straordinario: il diritto alla retribuzione
Un operatore sanitario ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria Pubblica per il mancato pagamento di prestazioni rese per un servizio di 'dialisi estiva' tra il 2013 e il 2015. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, non riconoscendo la fattispecie come 'prestazioni aggiuntive' per mancanza dei requisiti autorizzativi. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17641/2023, ha cassato la decisione, riqualificando la prestazione come lavoro straordinario. Ha stabilito che, ai sensi dell'art. 2126 c.c., il lavoro effettivamente prestato con il consenso del datore di lavoro deve essere sempre retribuito, indipendentemente dai vincoli di bilancio dell'ente.
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Indennità di buonuscita: onorari esclusi dal calcolo
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli onorari professionali percepiti da un avvocato dipendente di un ente pubblico non economico non devono essere inclusi nel calcolo della sua indennità di buonuscita. La sentenza conferma la legittimità della richiesta di restituzione delle somme erroneamente versate dall'ente, basandosi sulla rigida interpretazione della normativa speciale che definisce la base di calcolo del trattamento di fine servizio, escludendo voci retributive variabili come gli onorari.
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Prescrizione contributi: la rateizzazione non salva
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di prescrizione contributi. Un contribuente si era opposto a degli avvisi di addebito relativi a cartelle esattoriali notificate anni prima, sostenendo l'avvenuta prescrizione. La Corte d'Appello aveva respinto la sua richiesta, considerando una successiva istanza di rateizzazione come un riconoscimento del debito. La Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso, chiarendo che una richiesta di rateizzazione presentata dopo la scadenza del termine di prescrizione quinquennale non ha l'effetto di far 'rivivere' il debito, poiché nel diritto previdenziale la prescrizione maturata estingue il diritto e non è rinunciabile. La richiesta, invece, interrompe validamente la prescrizione se presentata prima della sua scadenza.
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Indebito assistenziale: quando va restituito?
Un pensionato, titolare di assegno sociale, si è visto richiedere dall'ente previdenziale la restituzione di oltre 21.000 euro per un indebito assistenziale percepito in un decennio. I giudici di primo e secondo grado avevano dato ragione all'ente, ritenendo che la mancata comunicazione della situazione reddituale da parte del cittadino giustificasse la richiesta. La Corte di Cassazione, tuttavia, con un'ordinanza interlocutoria, ha ritenuto la questione complessa e meritevole di approfondimento. Ha quindi rinviato la causa a una pubblica udienza per definire con precisione i confini del dolo del percipiente e il valore del suo legittimo affidamento, elementi chiave per decidere sulla ripetibilità o meno delle somme.
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Ape sociale e pensione estera: compatibilità in discussione
Un lavoratore si vede richiedere la restituzione dell'Ape sociale dopo aver iniziato a percepire una pensione estera di importo esiguo. Mentre la Corte d'Appello, con un'interpretazione estensiva della norma, gli dà ragione equiparando la piccola pensione a un reddito da lavoro compatibile, l'Ente Previdenziale ricorre in Cassazione. La Suprema Corte, data la complessità e la rilevanza della questione, non decide nel merito ma, con ordinanza interlocutoria, rinvia la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Contributo di solidarietà: illegittimo senza legge
Un professionista pensionato ha contestato il "contributo di solidarietà" detratto dalla sua pensione da un ente di previdenza privato. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi inferiori, dichiarando il contributo illegittimo perché imposto da regolamenti interni senza una specifica legge primaria, violando così il principio di riserva di legge previsto dall'art. 23 della Costituzione. La Corte ha inoltre confermato la prescrizione decennale per la richiesta di rimborso e che gli interessi maturano da ogni singola detrazione indebita.
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Contributo di solidarietà: Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una cassa previdenziale, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto ai pensionati. La Corte ribadisce che solo la legge statale può introdurre prelievi forzosi, e non un regolamento interno dell'ente, confermando il diritto degli eredi di un pensionato alla restituzione delle somme trattenute con prescrizione decennale.
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Pensione estera e cumulo: il dolo blocca la prescrizione
Un pensionato omette di dichiarare all'INPS di aver lavorato all'estero, creando una sovrapposizione contributiva. La Cassazione conferma il diritto dell'INPS al recupero delle somme indebitamente versate, stabilendo che la dichiarazione mendace integra il dolo, impedendo la prescrizione del credito e rendendo legittimo il ricalcolo della pensione e la richiesta di restituzione.
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Risarcimento danno ente previdenziale: il nesso causale
Un lavoratore ha richiesto il risarcimento danno a un ente previdenziale per essere stato escluso da una graduatoria a seguito di un presunto accertamento errato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni precedenti. La ragione principale è la mancanza di un nesso causale diretto tra l'azione dell'ente e il danno, poiché la cancellazione dalla graduatoria è stata un atto autonomo di un altro ufficio. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento è stata respinta.
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Estinzione del giudizio per rinuncia: il caso analizzato
Una società, dopo aver perso in appello una causa per la restituzione di contributi previdenziali, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, a causa di un'evoluzione giurisprudenziale sfavorevole, ha deciso di ritirare il ricorso. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, compensando le spese legali tra le parti data la particolarità della situazione.
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Restituzione somme lavoratore: si restituisce il netto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12494/2024, ha stabilito un principio fondamentale in tema di restituzione somme lavoratore. In caso di riforma di una sentenza che aveva condannato un datore di lavoro al pagamento di somme, il lavoratore è tenuto a restituire esclusivamente l'importo netto effettivamente percepito. Le ritenute fiscali, versate dal datore di lavoro quale sostituto d'imposta, non sono mai entrate nel patrimonio del dipendente e pertanto non devono essere da lui restituite. Sarà il datore di lavoro a doverle richiedere in rimborso all'amministrazione finanziaria.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Una società, dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio una causa per la restituzione di contributi previdenziali, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, a seguito di una giurisprudenza sfavorevole consolidatasi nel frattempo, ha optato per la rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali tra le parti.
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Prescrizione ripetizione indebito: quando scatta?
Una società ha agito contro un ente previdenziale per la restituzione di contributi versati indebitamente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la prescrizione per la ripetizione dell'indebito decorre dalla data dei singoli pagamenti non dovuti e non da una successiva comunicazione dell'ente che contestava il credito. Un'interruzione avvenuta anni prima non ha impedito la successiva prescrizione del diritto.
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Indennità di mobilità: quando va restituita? Cassazione
Un lavoratore, reintegrato a seguito di una cessione di ramo d'azienda dichiarata inefficace, si è visto richiedere dall'ente previdenziale la restituzione dell'indennità di mobilità percepita. La Corte di Cassazione ha confermato che la somma va restituita. Secondo la Corte, il ripristino giuridico del rapporto di lavoro, anche se il datore di lavoro si rifiuta di riammettere il dipendente, fa venir meno lo stato di disoccupazione, presupposto essenziale per il beneficio. L'indennità diventa quindi un indebito previdenziale da rimborsare.
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Indennità di disoccupazione: spetta anche con reintegra?
Una lavoratrice, dopo aver percepito l'indennità di disoccupazione a seguito di un licenziamento, otteneva una sentenza che ne dichiarava l'illegittimità e ordinava la reintegra. Tuttavia, a causa delle vicende societarie del datore di lavoro, la reintegra non avveniva mai di fatto. L'INPS chiedeva la restituzione delle somme. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità di disoccupazione non deve essere restituita, poiché la sua funzione è tutelare lo stato di bisogno effettivo, che persiste finché il lavoratore non riprende concretamente servizio.
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Ricalcolo pensione: la Cassazione sulle regole
La Corte di Cassazione interviene sul tema del ricalcolo pensione per un professionista, chiarendo questioni cruciali. L'ordinanza conferma il diritto all'applicazione di un coefficiente di rivalutazione dei redditi più favorevole, ma stabilisce che la pensione deve essere calcolata solo sui contributi effettivamente versati. Viene inoltre ribadito che il diritto al ricalcolo dei ratei pensionistici si prescrive in dieci anni e che sugli arretrati non è possibile cumulare interessi e rivalutazione monetaria.
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