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Art. 2033 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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401 provvedimenti

Altri anni per Art. 2033 Codice Civile

Lavoro straordinario: pagato anche senza autorizzazione
Un infermiere ha svolto prestazioni extra per un servizio di 'dialisi estiva' non retribuite. La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 17814/2024, ha stabilito che, anche in assenza dei requisiti formali per le 'prestazioni aggiuntive', il lavoro svolto con il consenso del datore di lavoro deve essere retribuito come lavoro straordinario. Il diritto alla retribuzione del lavoratore prevale sui vincoli di spesa pubblica, la cui responsabilità ricade sui dirigenti.
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Lavoro straordinario sanità: il diritto alla retribuzione
Un'infermiera non è stata pagata per prestazioni extra svolte in un progetto di 'dialisi estiva'. La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche in assenza dei requisiti formali per le 'prestazioni aggiuntive', il lavoro svolto oltre l'orario standard configura un lavoro straordinario sanità. Tale lavoro deve essere sempre retribuito se eseguito con il consenso, anche implicito, del datore di lavoro, in base ai principi costituzionali e all'art. 2126 del codice civile, a prescindere da eventuali irregolarità amministrative o violazioni dei vincoli di spesa.
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Lavoro straordinario sanità: pagamento anche senza ok?
Un operatore sanitario ha svolto prestazioni extra per un progetto di "dialisi estiva" senza ricevere il compenso. La Corte d'Appello aveva negato il pagamento per vizi formali. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che il lavoro straordinario sanità, se svolto con il consenso del datore, va sempre retribuito in base all'art. 2126 c.c., a tutela del lavoratore.
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Ripetizione di indebito: la PA può agire sul dipendente
Un ex dirigente di un ente locale si è opposto alla richiesta di restituzione di emolumenti percepiti e ritenuti non dovuti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17324/2024, ha respinto il ricorso, confermando che la Pubblica Amministrazione può agire con l'azione di ripetizione di indebito per recuperare somme erogate senza una valida base normativa o contrattuale, anche se il lavoro è stato svolto.
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Ripetizione indebito pubblico impiego: la Cassazione
Un Comune ha ottenuto la condanna di un suo ex dirigente alla restituzione di ingenti somme percepite a titolo di retribuzione di posizione e di risultato, ma ritenute non dovute. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso del dirigente, confermando la piena legittimità dell'azione di ripetizione indebito nel pubblico impiego quando le erogazioni sono prive di copertura contrattuale e finanziaria. La Corte ha chiarito che le normative sopravvenute non precludono l'azione diretta di recupero verso il dipendente.
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Ripetizione dell’indebito: PA può agire sul dipendente
Un ente locale ha agito per la ripetizione dell'indebito contro un suo ex dirigente per recuperare retribuzioni non dovute. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'azione diretta, rigettando il ricorso del lavoratore. La Corte ha chiarito che le normative speciali sul recupero crediti della PA non escludono l'applicazione della norma generale del Codice Civile (art. 2033 c.c.), che consente di chiedere la restituzione direttamente a chi ha ricevuto il pagamento non dovuto.
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Ripetizione indebito pubblico impiego: quando è dovuta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17317/2024, ha confermato l'obbligo di due ex dirigenti pubblici di restituire le retribuzioni di posizione e di risultato percepite indebitamente. La sentenza chiarisce che la ripetizione indebito nel pubblico impiego è legittima quando tali emolumenti non sono previsti dalla contrattazione collettiva e sono privi di copertura finanziaria, respingendo le difese dei lavoratori basate su vizi procedurali e sul principio di giusta retribuzione.
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Lavoro straordinario: pagamento anche senza autorizzazione
Un operatore sanitario ha prestato ore extra per un servizio di "dialisi estiva" senza essere retribuito per un certo periodo. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale attività costituisce lavoro straordinario e deve essere compensata, in quanto svolta con il consenso del datore di lavoro, anche in assenza di autorizzazione formale. Il diritto alla giusta retribuzione, sancito dall'art. 36 della Costituzione, prevale sulle irregolarità procedurali.
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Rivalutazione contributi: l’anno di riferimento corretto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che per il calcolo delle pensioni dei professionisti forensi, la rivalutazione contributi sui redditi deve iniziare dal 1980. Tuttavia, la Corte ha precisato che il diritto alla prestazione pensionistica è strettamente legato ai contributi 'effettivamente versati'. Pertanto, se un professionista ha versato meno del dovuto a causa di un calcolo errato basato su un indice di rivalutazione inferiore, la sua pensione dovrà essere calcolata sulla base di quanto versato. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per valutare se l'errore del professionista nel versamento fosse 'scusabile'.
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Recupero indebito TFS: i termini per l’ente
Un ex dipendente pubblico ha ricevuto un Trattamento di Fine Servizio (TFS) superiore al dovuto a causa di un errore dell'amministrazione di appartenenza. L'ente previdenziale, anni dopo, ha chiesto la restituzione della somma eccedente. La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine per il recupero indebito TFS, in questo caso, non è di un anno dal pagamento, ma di sessanta giorni dalla comunicazione dell'errore da parte dell'altra amministrazione. La Corte ha accolto parzialmente il ricorso, specificando che la restituzione deve riguardare solo l'importo netto percepito dal dipendente.
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Ricalcolo pensione: la Cassazione sui contributi
Un professionista ha richiesto il ricalcolo della propria pensione, basandosi su una rivalutazione dei redditi più favorevole. La Cassa di Previdenza si è opposta, sollevando questioni sulla decorrenza della rivalutazione e sulla contribuzione parziale. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: il ricalcolo pensione deve basarsi esclusivamente sui redditi per i quali i contributi sono stati effettivamente versati. Se il diritto a richiedere i maggiori contributi è caduto in prescrizione, la pensione non può essere calcolata sul reddito più alto, ma su quello corrispondente alla contribuzione effettivamente pagata.
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Restituzione pagamento sentenza: la Cassazione decide
Una società di servizi postali aveva versato una cospicua somma a una ex dipendente in esecuzione di una sentenza di primo grado, successivamente riformata in appello. L'intero processo si è poi estinto. Con una nuova azione legale, la società ha chiesto e ottenuto la restituzione del pagamento. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la sentenza originale aveva perso ogni efficacia e che il diritto alla restituzione era fondato.
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Retribuzione dirigenziale: quando va restituita?
La Cassazione chiarisce che la retribuzione dirigenziale accessoria, se erogata da un ente pubblico senza rispettare i presupposti di legge (come l'istituzione di un apposito fondo), deve essere restituita. Tuttavia, ha accolto i motivi procedurali di un dirigente, annullando la sentenza d'appello per omessa pronuncia su questioni cruciali come il minimo contrattuale e un precedente giudicato.
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Retribuzione illegittima: la PA deve recuperare le somme
Un Comune ha agito per il recupero di una retribuzione illegittima, specificamente le componenti accessorie, versata a un ex dirigente. La Cassazione ha confermato il diritto/dovere dell'ente di recuperare le somme, applicando la prescrizione decennale e chiarendo che la mancanza dei presupposti legali, come la contrattazione decentrata, rende il pagamento indebito e soggetto a restituzione.
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Restituzione somme indebite: la Cassazione decide
Un dirigente di un ente locale è stato condannato alla restituzione di emolumenti accessori (retribuzione di posizione e di risultato) percepiti per anni, ma ritenuti illegittimi per vizi procedurali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14762/2024, ha rigettato il ricorso del dirigente, confermando l'obbligo di restituzione delle somme indebite. La Suprema Corte ha stabilito che la tutela prevista per la retribuzione a fronte di una prestazione lavorativa di fatto (art. 2126 c.c.) non si estende agli emolumenti accessori erogati in assenza dei presupposti legali e contrattuali, come la contrattazione integrativa e la costituzione del relativo fondo. La buona fede del dipendente è stata considerata irrilevante ai fini della restituzione.
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Retribuzione onnicomprensiva: no a compensi extra
Una dirigente pubblica ha ricevuto un compenso aggiuntivo per un incarico specifico. L'ente pubblico ha successivamente richiesto la restituzione della somma, invocando il principio della retribuzione onnicomprensiva. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto dell'ente alla restituzione, stabilendo che lo stipendio del dirigente copre tutte le funzioni assegnate e che la buona fede del percipiente non è sufficiente a bloccare la richiesta di rimborso di un pagamento non dovuto.
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Ricorso inammissibile: l’importanza dei fatti
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile a causa della mancata esposizione sommaria dei fatti di causa, come richiesto dall'art. 366 c.p.c. Il caso riguardava una richiesta di restituzione di somme indebitamente percepite da parte di un'amministrazione pubblica. La Corte ha ribadito che, per consentire una corretta valutazione, il ricorso deve essere autosufficiente e descrivere in modo chiaro e sintetico l'intera vicenda processuale, senza costringere i giudici a consultare altri atti.
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Iscrizione Gestione separata: no sanzioni pre-2011
Un professionista ha contestato la sua iscrizione d'ufficio alla Gestione separata dell'ente previdenziale. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di iscrizione basato sulla natura abituale dell'attività professionale, ma ha annullato le sanzioni civili per l'anno 2005. La decisione si fonda su una recente sentenza della Corte Costituzionale che ha esonerato ingegneri e architetti dal pagamento di tali sanzioni per i periodi antecedenti all'entrata in vigore della legge di riferimento del 2011.
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Dies a quo e prescrizione: rimborso premi indebiti
La Cassazione ha stabilito che il 'dies a quo', ovvero il termine iniziale per la prescrizione del diritto al rimborso di premi previdenziali versati in eccesso a causa di un errato inquadramento, decorre da ogni singolo pagamento e non dal successivo atto di riclassificazione dell'ente. La richiesta di rimborso è stata quindi respinta per intervenuta prescrizione.
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Indennità di disoccupazione: stop con i requisiti pensione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11965/2024, ha stabilito che il diritto all'indennità di disoccupazione cessa nel momento in cui il lavoratore matura i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata, a prescindere dalla presentazione della domanda. Di conseguenza, le somme percepite dopo tale data costituiscono un indebito e devono essere restituite all'ente previdenziale. La sentenza chiarisce che la scelta di posticipare la richiesta di pensionamento non consente di prolungare il godimento del sussidio di disoccupazione, poiché le due prestazioni sono incompatibili.
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