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Art. 2 L. 297/1982

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33 provvedimenti

Fondo di Garanzia INPS: stop alla decadenza calcolata male
Un lavoratore dipendente ha presentato domanda per ottenere le ultime retribuzioni non pagate dall'azienda fallita tramite il Fondo di Garanzia INPS. L'ente previdenziale ha erogato soltanto una mensilità, respingendo le altre. Il lavoratore ha promosso ricorso amministrativo e, successivamente, ha avviato l'azione giudiziaria. La Corte d'Appello ha respinto la pretesa, dichiarando l'azione tardiva per decadenza annuale computata dalla scadenza di una singola fase amministrativa. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione accogliendo il ricorso del dipendente: il termine di decadenza di un anno inizia a decorrere solo dopo 300 giorni dalla domanda originaria, corrispondenti alla somma dei tempi massimi previsti per la conclusione dell'intero procedimento amministrativo. Il lavoratore ha quindi agito tempestivamente.
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Fondo di garanzia INPS: stop alla decadenza illegittima
Una lavoratrice si dimetteva per giusta causa da un'azienda poi fallita, restando creditrice di diverse mensilità. L'INPS liquidava tramite il Fondo di Garanzia solo una mensilità, escludendo le altre due. La lavoratrice presentava ricorso amministrativo e, dopo il diniego tardivo dell'ente, avviava la causa giudiziaria. La Corte d'Appello dichiarava estinto il diritto per decadenza annuale, ritenendo tardivo il ricorso in tribunale. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che il termine annuale per citare in giudizio il Fondo di garanzia INPS decorre solo dopo la scadenza del termine massimo di trecento giorni per l'esaurimento del procedimento amministrativo. Il ricorso della dipendente era quindi tempestivo.
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Fondo di Garanzia INPS: limiti di fallibilità e prova
Una lavoratrice ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro l'Ente Previdenziale per il pagamento di TFR e ultime mensilità non corrisposte dal datore di lavoro insolvente. I giudici di merito hanno accolto la domanda, ritenendo dimostrata la non fallibilità dell'azienda per il fatto che il credito vantato fosse inferiore a trentamila euro. L'Ente Previdenziale ha proposto ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità hanno accolto le doglianze dell'istituto: per accedere all'intervento del Fondo di Garanzia INPS, la mancata fallibilità dell'imprenditore non può desumersi dal solo importo del credito del singolo dipendente. L'onere della prova grava sul lavoratore, il quale deve dimostrare l'insolvenza complessiva e l'impossibilità oggettiva di avviare la procedura concorsuale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Fondo di Garanzia INPS: limiti e onere della prova
Una lavoratrice ha richiesto l'intervento del Fondo di Garanzia INPS per ottenere il pagamento del trattamento di fine rapporto e dell'ultima retribuzione, a seguito del mancato pagamento da parte della società datrice di lavoro ormai inattiva. I giudici di merito hanno accolto la domanda, ritenendo dimostrata l'impossibilità di far fallire l'azienda sulla base del credito inferiore alla soglia legale di fallibilità e dell'assenza di bilanci recenti. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale. La Suprema Corte ha chiarito che il dipendente deve provare l'effettivo debito complessivo ridotto dell'impresa e che la cessazione dell'attività o la sospensione non equivalgono alla formale cancellazione dal registro delle imprese.
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Fondo di Garanzia INPS: no al TFR se manca l’azione esecutiva
Una lavoratrice ha richiesto il pagamento del TFR al Fondo di Garanzia INPS dopo il fallimento del datore di lavoro. Il fallimento era stato chiuso per mancanza di attivo prima ancora di verificare i debiti (stato passivo). La Corte d'Appello aveva accolto la domanda, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici hanno stabilito che, in caso di chiusura anticipata del fallimento, il lavoratore non può rivolgersi direttamente all'istituto previdenziale. Prima di attivare il Fondo di Garanzia INPS, è indispensabile ottenere un titolo esecutivo e tentare l'esecuzione forzata contro il datore di lavoro o, se la società è cancellata, contro i soci. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso dell'INPS, rinviando la causa alla Corte d'Appello.
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Fondo di Garanzia INPS: il piccolo credito non basta per pagare
Un lavoratore ha richiesto l'intervento del Fondo di Garanzia INPS per ottenere il pagamento del TFR e delle ultime retribuzioni, dopo il fallimento del pignoramento contro il datore di lavoro. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ritenendo l'azienda non fallibile solo perché il credito del lavoratore era inferiore a trentamila euro. L'INPS ha fatto ricorso. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che il lavoratore non può dimostrare la non fallibilità del datore di lavoro basandosi solo sull'esiguità del proprio credito individuale. Spetta infatti al lavoratore l'onere di provare rigorosamente che l'azienda non è assoggettabile a fallimento per poter accedere alle prestazioni previdenziali. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Fondo di Garanzia INPS: TFR negato se si agisce contro l’ex datore
Una lavoratrice chiede il TFR al Fondo di Garanzia INPS dopo che la sua azienda è stata assorbita da una società estera. La sua richiesta viene respinta perché ha ottenuto un titolo esecutivo contro la società originaria, ormai cancellata e non più esistente, invece che contro la nuova società incorporante. La Cassazione conferma la decisione: per accedere al Fondo di Garanzia INPS in caso di datore non fallito, è indispensabile ottenere un titolo esecutivo valido contro il soggetto giuridico effettivamente esistente e responsabile del debito. Agire contro una società estinta equivale a non agire affatto, rendendo la richiesta al Fondo inammissibile.
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Fondo di garanzia INPS: accesso per società estinte
L'INPS ha impugnato la decisione che riconosceva a due lavoratori il diritto di accedere al Fondo di garanzia INPS per il recupero del TFR e delle ultime tre mensilità. Il datore di lavoro, una società di capitali, era stato dichiarato fallito e successivamente cancellato dal registro delle imprese, rendendo impossibile l'azione esecutiva diretta. L'ente previdenziale contesta la mancanza di un titolo giudiziale di accertamento del credito. La Corte di Cassazione ha disposto il rinvio della causa per valutare la rimessione della questione alle Sezioni Unite.
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Equo indennizzo: il limite è il credito totale
Un gruppo di lavoratori di una società fallita ha richiesto un equo indennizzo per l'eccessiva durata della procedura. La Corte d'Appello aveva limitato il risarcimento al solo credito residuo dopo un pagamento parziale dell'INPS. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il limite dell'indennizzo deve essere calcolato sul valore totale del credito ammesso al passivo, non sulla parte residua. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione basata su questo principio.
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TFR cessione d’azienda: quando è esigibile?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un lavoratore che chiedeva il TFR alla precedente azienda, fallita dopo una cessione di ramo d'azienda. Il ricorso è stato respinto perché il rapporto di lavoro era proseguito con la nuova società, rendendo il TFR non esigibile secondo la normativa applicabile all'epoca. La Corte ha inoltre chiarito che, quando una sentenza si basa su due motivazioni autonome (duplice ratio decidendi), il ricorrente deve contestarle entrambe con successo, altrimenti l'impugnazione è inammissibile.
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Fondo di garanzia TFR: no intervento in cessione
La Corte di Cassazione stabilisce che il Fondo di garanzia TFR non è tenuto a intervenire per il pagamento del Trattamento di Fine Rapporto maturato con l'azienda cedente, qualora un accordo sindacale abbia escluso la solidarietà dell'azienda cessionaria e il rapporto di lavoro sia proseguito con quest'ultima. La decisione si fonda sulla distinzione tra il rapporto di lavoro e quello previdenziale, rendendo l'accordo inopponibile all'ente previdenziale.
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Fondo di Garanzia TFR: serve titolo esecutivo?
Una lavoratrice ha richiesto il pagamento del TFR al Fondo di Garanzia INPS dopo che la sua società datrice di lavoro è stata cancellata dal registro delle imprese. La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche in questo caso, è un requisito indispensabile ottenere prima un titolo esecutivo che accerti il credito nei confronti dei soci, successori della società estinta. Solo dopo aver ottenuto questo accertamento formale, il lavoratore può rivolgersi al Fondo di Garanzia TFR, non essendo sufficiente la mera impossibilità di recuperare il credito per mancanza di beni.
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Fondo di Garanzia: serve titolo contro i soci?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore, per accedere alle prestazioni del Fondo di Garanzia INPS, deve obbligatoriamente ottenere un accertamento giudiziale del proprio credito. Nel caso di una società datrice di lavoro estinta e non più fallibile, questo accertamento deve essere conseguito nei confronti dei soci, quali successori della società, prima di poter presentare domanda all'INPS. Non è possibile accertare il credito incidentalmente nel giudizio contro l'Istituto.
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