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Art. 2 L. 297/1982

33 provvedimenti

Fondo di Garanzia INPS: limiti di fallibilità e prova
Un lavoratore ha agito contro l'ente previdenziale per ottenere il TFR e le ultime tre retribuzioni non pagate dalla società datrice di lavoro tramite il Fondo di Garanzia INPS. Dopo un pignoramento mobiliare negativo e l'assenza di beni immobili, i giudici territoriali hanno accolto la domanda, ritenendo non fallibile l'azienda solo perché il singolo credito del dipendente era inferiore alla soglia legale di trentamila euro. L'ente ha impugnato la decisione contestando l'assenza di prova dell'effettiva non fallibilità dell'impresa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'istituto, stabilendo che il dipendente deve provare la reale assenza dei presupposti di fallibilità dell'azienda e non può basarsi unicamente sull'esiguità del proprio credito individuale.
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Termine di decadenza TFR: INPS sconfitto in Cassazione
Un lavoratore dipendente ha richiesto all'INPS il pagamento del TFR tramite il Fondo di Garanzia per oltre 34.000 euro, a seguito del fallimento della societa datrice. Il lavoratore ha presentato la domanda amministrativa il 10 ottobre 2016 e ha poi avviato la causa giudiziale il 13 luglio 2018. L'INPS ha eccepito il mancato rispetto del termine di decadenza TFR, ritenendo l'azione giudiziaria tardiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, stabilendo che il termine di decadenza TFR complessivo e di un anno e trecento giorni dalla domanda iniziale. Il ricorso giurisdizionale del lavoratore e stato quindi dichiarato tempestivo e l'INPS e stato condannato a pagare le spese di causa.
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Fondo di Garanzia TFR: l’INPS paga se l’azienda è cancellata
Un lavoratore ha richiesto l'intervento del Fondo di Garanzia TFR all'INPS dopo la cessazione del rapporto e l'infruttuoso pignoramento dei beni aziendali. La società datrice di lavoro risultava già cancellata dal registro delle imprese da oltre un anno e non era più fallibile. L'INPS ha negato il pagamento sostenendo che il giudice ordinario non potesse accertare la non fallibilità dell'impresa. I giudici di merito hanno condannato l'ente previdenziale a saldare il credito. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'INPS e ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente. Il giudice civile può accertare in via incidentale l'impossibilità di fallimento dovuta al decorso di un anno dalla cancellazione societaria.
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Fondo di Garanzia INPS: TFR pagato anche dopo cessione
Un lavoratore richiedeva l'intervento del Fondo di Garanzia INPS per ottenere il pagamento del proprio trattamento di fine rapporto. Il datore di lavoro originario aveva ceduto il ramo aziendale a una seconda impresa in bonis, ma il contratto era stato successivamente risolto con la retrocessione dell'azienda e il definitivo fallimento della prima società. L'ente previdenziale rifiutava l'erogazione sostenendo la responsabilità solidale dell'impresa cessionaria ancora attiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente. I giudici hanno chiarito che l'obbligazione previdenziale è autonoma rispetto ai debiti contrattuali tra aziende. Poiché il licenziamento è avvenuto dopo il rientro del dipendente presso l'azienda poi fallita, l'ente pubblico deve liquidare integralmente la prestazione maturata.
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Fondo di Garanzia INPS: azienda chiusa e requisiti di recupero
Una lavoratrice ha chiesto l'intervento del Fondo di Garanzia INPS per recuperare le ultime tre mensilità non pagate dalla sua società datrice di lavoro. L'azienda si era cancellata dal registro delle imprese ed era priva di immobili. La dipendente ha tentato soltanto un pignoramento mobiliare presso la sede di una società ormai inesistente. I giudici hanno respinto la richiesta. La lavoratrice non ha dimostrato la reale assenza di somme residue distribuite ai soci dopo la liquidazione, né ha agito contro di loro. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. Per ottenere le spettanze dall'ente previdenziale, il lavoratore deve compiere un serio e diligente tentativo di recupero del credito, verificando l'assenza di attivo societario ripartito tra i soci.
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Fondo di Garanzia INPS: rigetto se l’esecuzione è insufficiente
Una lavoratrice ha richiesto l'intervento del Fondo di Garanzia INPS per ottenere il pagamento delle ultime retribuzioni e del TFR non versati dalla società datrice. L'azienda risultava già cancellata dal registro delle imprese. La dipendente aveva tentato un pignoramento mobiliare presso la sede sociale ormai chiusa, omettendo però di agire contro i soci e senza provare l'assenza di somme residue distribuite durante la liquidazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della lavoratrice, confermando il rigetto della domanda. Il lavoratore deve dimostrare una seria e diligente ricerca dei beni prima di accedere al Fondo di Garanzia INPS, compiendo verifiche concrete anche sulla posizione patrimoniale dei soci in caso di società estinta.
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Fondo di garanzia INPS: azienda fallita ma lavoro continuo
Alcuni dipendenti passano alle dipendenze di una nuova società in seguito alla cessione del ramo d'azienda. Un accordo sindacale riserva i debiti pregressi per il trattamento di fine rapporto a carico dell'originaria datrice di lavoro, poi dichiarata fallita. I lavoratori ottengono l'ammissione al passivo fallimentare e chiedono il pagamento al Fondo di garanzia INPS. L'ente previdenziale respinge l'istanza perché il rapporto di lavoro prosegue senza alcuna interruzione con la società acquirente. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'ente. L'ammissione definitiva al passivo fallimentare non impone l'intervento automatico del Fondo. La prestazione previdenziale richiede l'insolvenza del datore di lavoro effettivo al momento della cessazione del rapporto contrattuale, momento in cui il credito diviene esigibile.
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Fondo di Garanzia INPS: stop se la denuncia ispettiva è tardiva
Un dipendente chiedeva l'intervento del Fondo di Garanzia INPS per recuperare le ultime tre mensilità non pagate dalla società datrice di lavoro poi fallita. Il lavoratore sosteneva che la richiesta di ispezione alla Direzione Territoriale del Lavoro avesse interrotto i termini di legge per l'accesso alla tutela. L'ente previdenziale rifiutava il pagamento perché la semplice segnalazione amministrativa non costituiva un'azione giudiziaria vera e propria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente. I giudici hanno stabilito che la mera istanza ispettiva non equivale a un atto giudiziale. Di conseguenza, il calcolo a ritroso dei dodici mesi decorre solo dalla formazione del titolo esecutivo, escludendo i crediti retributivi richiesti.
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Fondo di garanzia INPS: la decadenza esclude il risarcimento
Un lavoratore ha richiesto l'intervento del Fondo di garanzia INPS per ottenere il pagamento del trattamento di fine rapporto non versato dal datore insolvente. Durante l'istruttoria, l'ente previdenziale ha invitato l'assicurato a presentare istanza di fallimento verso l'azienda. Il lavoratore ha adempiuto alla richiesta ma ha lasciato scadere il termine annuale per avviare la causa civile contro l'ente. Ha quindi citato l'istituto per ottenere il risarcimento del danno, sostenendo che l'ente avrebbe dovuto avvertirlo del mancato blocco dei termini di decadenza. La Corte di Cassazione ha rigettato la domanda risarcitoria del dipendente: la richiesta istruttoria interna non imponeva all'ente doveri informativi su norme stabilite direttamente dalla legge, spettando al cittadino l'onere di conoscere i termini legali.
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Fondo di garanzia INPS: stipendi salvi dal primo atto
Un lavoratore dipendente non riceve l'ultima mensilità di stipendio prima della cessazione del rapporto. Entro un anno avvia il tentativo obbligatorio di conciliazione e successivamente ottiene una sentenza di condanna contro l'azienda. Il pignoramento risulta infruttuoso a causa dell'insolvenza datoriale. L'ente previdenziale respinge la domanda per le ultime retribuzioni a carico del Fondo di garanzia INPS, sostenendo il mancato rispetto della finestra annuale di tutela. I giudici di merito danno ragione all'istituto previdenziale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del dipendente e stabilisce un principio chiaro: il calcolo a ritroso dei dodici mesi decorre dalla data della richiesta del tentativo obbligatorio di conciliazione, tutelando pienamente il diritto al pagamento delle ultime tre mensilità.
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Fondo di Garanzia TFR: l’INPS non paga debiti da accollo
Un lavoratore ha richiesto l'intervento del Fondo di Garanzia TFR per ottenere la liquidazione maturata presso una prima azienda e successivamente assunta da una seconda impresa tramite accollo. La seconda società è fallita, mentre la prima è rimasta pienamente attiva e solvibile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS. I giudici hanno stabilito che l'ente previdenziale non risponde dei debiti trasferiti con accordi privati tra società se il datore di lavoro originario non è insolvente. Il dipendente deve quindi agire contro il datore originario ancora in attività per ottenere il pagamento della propria quota.
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Fondo di Garanzia INPS: TFR pagato se l’azienda è cancellata
Un lavoratore ha richiesto l'intervento del Fondo di Garanzia INPS per ottenere il pagamento del TFR dopo il mancato incasso tramite pignoramenti infruttuosi contro il datore di lavoro. L'azienda datrice risultava ormai cancellata dal registro delle imprese da oltre un anno e non era più fallibile. L'ente previdenziale ha rifiutato l'erogazione sostenendo contestazioni sulla prova della non fallibilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente. I giudici hanno confermato che il giudice ordinario può accertare in via incidentale l'impossibilità di fallire per decorso dell'anno dalla cancellazione societaria. Il lavoratore ottiene la conferma del diritto alla liquidazione a carico del fondo pubblico con condanna dell'ente alle spese legali.
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Compensazione delle spese di lite: debito saldato e spese divise
Una lavoratrice ha ottenuto in primo grado la condanna dell'ente previdenziale al pagamento del trattamento di fine rapporto tramite il fondo di garanzia. Durante il giudizio di appello, l'ente ha pagato integralmente la somma dovuta. I giudici di secondo grado hanno dichiarato cessata la materia del contendere e disposto la compensazione delle spese di lite per la complessità della materia e l'adempimento spontaneo. La lavoratrice ha impugnato la pronuncia in Cassazione contestando il mancato rimborso delle spese legali. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la compensazione delle spese di lite rientra nella piena discrezionalità del giudice di merito. La lavoratrice ha quindi perso il giudizio di legittimità ed è stata condannata alle spese.
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Fondo di Garanzia INPS e debiti aziendali: onere della prova
Un lavoratore ottiene la condanna dell'ente previdenziale al pagamento di stipendi arretrati e trattamento di fine rapporto tramite il Fondo di Garanzia INPS. I giudici di merito ritengono non fallibile l'azienda datrice perché il credito del singolo dipendente non supera la soglia di trentamila euro. L'ente impugna la decisione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e chiarisce che l'esiguità del singolo credito non dimostra la mancata fallibilità dell'impresa debitrice. Il dipendente deve dimostrare i debiti complessivi del datore di lavoro per attivare legittimamente la tutela pubblica.
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Fondo di Garanzia INPS: stop agli stipendi senza causa
Un dipendente ha chiesto l'intervento del Fondo di Garanzia INPS per recuperare le ultime tre mensilità non pagate dalla propria azienda, successivamente dichiarata fallita. Il rapporto di lavoro era terminato oltre un anno prima dell'avvio della procedura fallimentare. Il lavoratore riteneva che il previo deposito del tentativo di conciliazione avesse bloccato il decorso dei termini temporali previsti dalla legge. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta del lavoratore. I giudici hanno stabilito che il tentativo di conciliazione ha natura puramente stragiudiziale e non equivale a una vera azione legale in tribunale. Pertanto, tale istanza non rileva per calcolare a ritroso l'anno utile per ottenere le retribuzioni insolute dal Fondo di Garanzia INPS.
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Ammissione al passivo TFR: diritto tutelato nel fallimento
Una lavoratrice ha dimesso il proprio incarico chiedendo l'ammissione al passivo TFR per oltre 11.000 euro nei confronti dell'azienda fallita. Il Tribunale aveva inizialmente respinto la richiesta operando una distinzione tra le quote maturate prima e dopo la riforma del 2007. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della dipendente, precisando che il datore di lavoro risponde del TFR non versato indipendentemente dalla data di maturazione. L'ammissione al passivo TFR costituisce inoltre il presupposto indispensabile per ottenere il successivo intervento del Fondo di Garanzia INPS. Decidendo nel merito, la Suprema Corte ha ammesso l'intero credito della lavoratrice allo stato passivo con collocazione privilegiata e interessi di legge.
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Fondo di Garanzia INPS negato se mancano ricerche sui beni
Un lavoratore ha richiesto al Fondo di Garanzia INPS il pagamento del TFR e delle ultime retribuzioni non saldate dal datore di lavoro. La società datrice era stata cancellata dal registro delle imprese e risultava non più fallibile. Il dipendente aveva tentato un solo pignoramento infruttuoso presso una sede locale e presso la sede legale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del dipendente. Il lavoratore non ha dimostrato la completa insolvenza del datore con ordinaria diligenza. Egli ha omesso di verificare la presenza di beni immobili intestati all'azienda e non ha esaminato il bilancio finale di liquidazione per rivalersi sui soci. Il lavoratore perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Fondo di Garanzia INPS: stipendi persi per ricorso in ritardo
Un lavoratore dipendente ha richiesto l'intervento del Fondo di Garanzia INPS per ottenere il pagamento dell'ultima mensilità non versata dal datore di lavoro insolvente. Dopo aver presentato la domanda amministrativa, l'ente non ha fornito risposta. Il lavoratore ha presentato ricorso amministrativo e azione giudiziaria solo a distanza di quasi due anni. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in mancanza di un tempestivo ricorso amministrativo entro novanta giorni dal silenzio-rifiuto (formato dopo centoventi giorni), la sospensione della prescrizione annuale dura complessivamente solo duecentodieci giorni e non trecento. Di conseguenza, il credito del lavoratore verso il fondo previdenziale risultava già prescritto. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente pubblico, rigettando integralmente la domanda del lavoratore.
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Fondo di Garanzia INPS e TFR: nessun assegno se l’azienda cede
Alcuni lavoratori si dimettono da una società in crisi e passano subito a una nuova ditta mediante cessione di ramo d'azienda, svolgendo le stesse mansioni. In seguito la prima azienda fallisce. I dipendenti chiedono l'ammissione al passivo fallimentare e pretendono il pagamento della quota di liquidazione dall'ente previdenziale. L'ente rifiuta il pagamento perché il rapporto di lavoro è proseguito con la nuova impresa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'ente: il Fondo di Garanzia INPS e TFR interviene soltanto quando il rapporto di lavoro cessa del tutto e il datore effettivo risulta insolvente. L'ammissione al passivo della vecchia società non vincola l'istituto previdenziale se il credito non è esigibile.
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Fondo di Garanzia INPS: lo stato passivo errato non vincola l’ente
Un lavoratore dipendente ha richiesto l'intervento del Fondo di Garanzia INPS per ottenere il pagamento integrale del proprio TFR. L'importo era stato ammesso allo stato passivo del fallimento del suo ultimo datore di lavoro. Il conteggio includeva tuttavia quote maturate presso precedenti datori, privi di continuità aziendale con la società fallita. L'ente previdenziale ha contestato la cifra e ha corrisposto solo il debito effettivo della procedura concorsuale. La Suprema Corte di Cassazione ha respinto le richieste del dipendente. I giudici hanno confermato che l'ente pubblico rimane estraneo al fallimento e può ricalcolare la somma spettante per evitare duplicazioni o versamenti indebiti.
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