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art. 2, d.lgs. n. 546 del 1992

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46 provvedimenti

Accertamento induttivo puro: onere della prova
Una società agricola riceve un avviso di accertamento basato sul metodo induttivo puro, a seguito di movimentazioni bancarie non giustificate. La Commissione Tributaria Regionale annulla l'atto, ritenendo le presunzioni dell'Ufficio non sufficientemente provate. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, chiarisce che in caso di accertamento induttivo puro sono ammesse anche presunzioni 'semplicissime', prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza, con conseguente inversione dell'onere della prova a carico del contribuente.
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Impugnazione email: quando è valida contro il Fisco?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'impugnazione di una email contenente un avviso di liquidazione è legittima. Secondo i giudici, non si contesta il mezzo di comunicazione (l'email), ma l'atto tributario stesso in essa contenuto, soprattutto se identico a quello notificato formalmente in seguito. La sentenza sottolinea che qualsiasi atto lesivo della posizione del contribuente, indipendentemente dalla forma, è sempre ricorribile davanti alla giurisdizione tributaria.
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Accertamento induttivo: onere della prova invertito
La Corte di Cassazione chiarisce la disciplina dell'accertamento induttivo. A seguito di un'indagine finanziaria su una società agricola, l'Amministrazione Finanziaria aveva ricostruito il reddito basandosi su movimentazioni bancarie non giustificate. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'avviso, ritenendo le presunzioni del Fisco non sufficientemente provate. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che in caso di accertamento induttivo 'puro', il Fisco può usare presunzioni 'supersemplici', invertendo l'onere della prova. Tocca quindi al contribuente dimostrare che il reddito accertato non è stato prodotto.
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Sospensione giudizio: quando è illegittima?
La Corte di Cassazione dichiara la cessazione della materia del contendere in un caso relativo a una sospensione del giudizio tributario. L'Amministrazione Finanziaria aveva impugnato la decisione di sospendere un processo per omesso versamento di ritenute, in attesa della definizione di una causa di lavoro. Poiché nel frattempo il giudizio di merito era stato definito, la Corte ha applicato il principio della soccombenza virtuale, condannando il contribuente alle spese, ritenendo l'originaria sospensione illegittima.
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Rimborso contributo soggiorno: la competenza è del Fisco
Un cittadino straniero ha richiesto la restituzione di un contributo versato per il rinnovo del permesso di soggiorno, successivamente dichiarato illegittimo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20323/2025, ha stabilito che la competenza a decidere su tale richiesta di rimborso contributo soggiorno non è del giudice civile, ma del giudice tributario. La Corte ha qualificato il contributo come un tributo e ha chiarito che, in assenza di un riconoscimento formale e individuale del debito da parte dell'Amministrazione, la controversia mantiene la sua natura fiscale, ricadendo nella giurisdizione specializzata.
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Rettifica rendita catastale: effetti processuali
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato la decisione su un caso di rettifica rendita catastale. La controversia verteva sull'efficacia di un atto di autotutela dell'Agenzia delle Entrate emesso durante il processo. La Corte ha ritenuto necessario sospendere il giudizio per formulare una nuova proposta che tenesse conto anche dei ricorsi incidentali presentati dal contribuente, sottolineando l'importanza di valutare tutte le istanze prima di decidere.
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