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Art. 2 Codice Civile

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179 provvedimenti

Debito postergato: conta per la liquidazione?
Una società ha contestato l'apertura della liquidazione controllata, sostenendo che un debito postergato verso un socio non dovesse essere conteggiato nella soglia minima di indebitamento. La Corte di Cassazione ha stabilito che un debito è "scaduto" al termine del contratto, anche se la sua postergazione lo rende temporaneamente non esigibile. Pertanto, il debito postergato rientra nel calcolo per l'avvio della procedura, e il ricorso è stato respinto.
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Qualifica dirigenziale: contano le mansioni, non la forma
La Corte di Cassazione ha stabilito che per il riconoscimento della qualifica dirigenziale contano le mansioni effettivamente svolte e non il riconoscimento formale da parte del datore di lavoro. In un caso riguardante un dipendente di un istituto bancario, la Corte ha confermato il suo diritto alla qualifica superiore e alle relative differenze retributive, basandosi sulla natura e complessità delle sue responsabilità. È stato inoltre chiarito che il termine di prescrizione per tali rivendicazioni non decorre in costanza di rapporto se la qualifica rivendicata non è assistita da stabilità reale.
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Revoca amministratori di fatto: prova e limiti
Un socio di una società di ristorazione ha richiesto la revoca degli amministratori di diritto e di alcuni familiari, ritenuti amministratori di fatto, per presunta mala gestio. Il Tribunale ha respinto il reclamo, chiarendo che la revoca amministratori di fatto non è giuridicamente possibile, in quanto tale provvedimento può colpire solo chi è formalmente investito della carica. Inoltre, il ricorrente non ha fornito prove sufficienti a dimostrare che i presunti amministratori di fatto svolgessero attività gestionali strategiche, anziché mere mansioni esecutive.
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Liquidazione controllata: quando si avvia la procedura?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la semplice nomina di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) non costituisce un procedimento giudiziario pendente e, pertanto, non può impedire l'apertura di una liquidazione controllata. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di una debitrice, chiarendo che la procedura di esdebitazione inizia solo con il deposito della domanda al giudice competente tramite l'OCC, non con il solo conferimento dell'incarico. Inoltre, per bloccare la liquidazione non basta una generica assenza di beni, ma è necessaria la certezza assoluta che non vi siano attivi da liquidare, neanche in futuro.
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Responsabilità appaltatore: danni e lite temeraria
Una società appaltatrice, incaricata di lavori di demolizione, ha causato gravi danni strutturali all'immobile della committente. La Corte d'Appello ha confermato la sentenza di primo grado, rigettando le difese dell'appaltatore basate sul presunto degrado preesistente della struttura e su uno squilibrio contrattuale. La sentenza ribadisce la piena responsabilità dell'appaltatore per l'esecuzione negligente dei lavori e conferma la condanna per lite temeraria a causa del comportamento processuale ostruzionistico, inclusa la mancata adesione a una proposta conciliativa.
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Concorso di colpa e stato di ebbrezza: la decisione
Analisi di una sentenza del Tribunale di Milano su un incidente tra auto e bici. A causa di testimonianze incerte, il giudice applica il concorso di colpa al 50%, nonostante lo stato di ebbrezza del conducente. La decisione stabilisce che lo stato di ebbrezza non implica automaticamente piena responsabilità se non è provato il nesso causale diretto con l'incidente, portando a un risarcimento dimezzato per il ciclista.
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Calcolo interessi usurari: no alla somma con la mora
Una società ha impugnato una sentenza che rigettava le sue richieste di dichiarare l'usurarietà di due contratti di mutuo. L'appellante sosteneva che il calcolo degli interessi usurari dovesse includere la somma del tasso corrispettivo e di quello di mora. La Corte d'Appello ha respinto l'appello, confermando che i due tassi devono essere valutati separatamente e non cumulativamente, in linea con i principi della Cassazione a Sezioni Unite. Anche la domanda di nullità di una fideiussione è stata rigettata per tardività e genericità.
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Responsabilità direttore lavori: la sentenza del 2025
Il Tribunale di Monza ha dichiarato la risoluzione di un contratto di appalto e condannato in solido appaltatore e direttore dei lavori al risarcimento dei danni per vizi nell'opera. La sentenza chiarisce la condivisione della responsabilità direttore lavori per omessa sorveglianza, quantificando il danno in 53.000 euro. Rigettate le richieste di danni per ritardo (causa Covid-19) e mancata locazione per comportamento non diligente dei committenti.
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Liquidazione giudiziale: quando si è insolventi?
Il Tribunale di Monza ha dichiarato aperta la liquidazione giudiziale di una società edile su istanza di un creditore. La decisione si fonda sulla prova dello stato di insolvenza, desunto da ingenti debiti fiscali e previdenziali, dall'irreperibilità della società e da un pignoramento infruttuoso, evidenziando come l'onere di provare la non soggezione alla procedura gravi sul debitore.
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Liquidazione giudiziale: quando si apre la procedura?
Con la sentenza del 19/05/2025, il Tribunale di Verona, Sezione Procedure Concorsuali, ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società commerciale. La decisione scaturisce dal ricorso di un creditore per un debito di quasi 900 mila euro. Il Tribunale ha accertato lo stato di insolvenza della società, basandosi su prove quali il mancato deposito dei bilanci, l'ingente debito fiscale e l'esito infruttuoso dei pignoramenti. La sentenza conferma che la presenza di questi elementi, unita al superamento delle soglie di legge, costituisce presupposto sufficiente per avviare la procedura di liquidazione giudiziale.
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Onere della prova: la contumacia non è ammissione
La Corte d'Appello conferma che la mancata costituzione in giudizio (contumacia) del convenuto non esonera l'attore dal suo onere della prova. In un caso di mancato pagamento per prestazioni professionali, la Corte ha ritenuto sufficiente la copiosa documentazione prodotta dal creditore (cedolini, modelli 770) per dimostrare il proprio diritto, respingendo l'appello. Viene inoltre chiarito che le eccezioni di nullità della CTU per vizi procedurali devono essere sollevate tempestivamente in primo grado e non per la prima volta in appello.
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Fideiussione omnibus: validità e onere della prova
Una società e i suoi garanti si opponevano a un decreto ingiuntivo per un debito bancario, sollevando questioni sulla validità di un contratto derivato e di una fideiussione omnibus. La Corte d'Appello ha respinto le principali doglianze, chiarendo che la prova della natura anticoncorrenziale della fideiussione spetta a chi la eccepisce e che la banca adempie al suo onere probatorio depositando contratto e estratti conto. La sentenza ha inoltre affermato che la garanzia si estende ai debiti derivanti da operazioni finanziarie se confluiti nel conto corrente garantito, accogliendo parzialmente gli appelli incidentali.
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Liquidazione giudiziale: impegno del socio insufficiente
Il Tribunale di Trento dichiara la liquidazione giudiziale di una società in stato di insolvenza, accertata da un C.T.U. per oltre 1,4 milioni di euro. La corte ha ritenuto irrilevante sia il trasferimento della sede legale avvenuto dopo la domanda, sia l'impegno del socio a finanziare la società, poiché non elimina lo stato di insolvenza e non rientra negli strumenti alternativi di soluzione della crisi previsti dalla legge.
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Liquidazione giudiziale: quando si apre la procedura?
Il Tribunale di Trento ha disposto l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società, respingendo le sue eccezioni. La società debitrice sosteneva di non essere soggetta alla procedura in quanto 'impresa minore' e contestava la legittimità del credito. Il Tribunale ha affermato che la legittimazione del creditore era incontestabile, poiché basata su un decreto ingiuntivo definitivo. Inoltre, la società debitrice non ha fornito la prova di possedere congiuntamente tutti i requisiti per essere considerata 'impresa minore'. Infine, lo stato di insolvenza è stato confermato da numerosi debiti non pagati verso il ricorrente, l'erario e altri fornitori, superando ampiamente la soglia di legge.
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Valore probatorio modulo CAI: la guida completa
Una recente sentenza del Tribunale di Torino ribalta una decisione di primo grado, attribuendo pieno valore probatorio al modulo CAI firmato da entrambi i conducenti in un sinistro stradale. Il Tribunale ha interpretato la dichiarazione di uno dei conducenti di aver "urtato" l'altro veicolo come un'implicita assunzione di responsabilità, invertendo così l'onere della prova a carico dell'assicurazione. La sentenza ha quindi condannato la compagnia assicurativa e il responsabile al risarcimento integrale del danno, comprensivo di interessi, rivalutazione e spese legali sostenute nelle varie fasi del lungo contenzioso, sottolineando che il modulo CAI, se non contestato con prove concrete, è un elemento decisivo per l'accertamento delle responsabilità.
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Liquidazione controllata: ok per start-up innovativa
Una start-up innovativa, in stato di sovraindebitamento, ha ottenuto dal Tribunale di Brescia l'apertura della liquidazione controllata dei propri beni. Il tribunale ha verificato la sussistenza dei requisiti soggettivi, qualificando l'impresa come "minore", e oggettivi, confermando lo stato di crisi. La sentenza ha quindi avviato la procedura, nominando gli organi preposti e stabilendo una durata minima di tre anni.
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Nomina giudiziale liquidatore: l’intervento del Tribunale
A seguito del decesso del socio unico, gli eredi deliberano lo scioglimento di una società ma non riescono a nominare un liquidatore. Il Tribunale di Brescia, su ricorso degli stessi eredi, procede alla nomina giudiziale liquidatore ai sensi dell'art. 2487 c.c., definendone poteri e doveri per portare a termine la liquidazione del patrimonio sociale e prevenire la paralisi dell'attività.
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Liquidazione giudiziale: quando si considera attiva?
La Corte d'Appello di Genova ha confermato la sentenza di liquidazione giudiziale di una società che si opponeva sostenendo di essere inattiva da anni e di non aver ricevuto la notifica del procedimento sulla propria PEC. La Corte ha stabilito che, finché una società è iscritta come 'attiva' nel Registro delle Imprese, ha il dovere di controllare la propria PEC, che costituisce canale di notifica valido. Inoltre, la 'cancellazione di fatto' per inattività non ha valore legale; rileva solo la cancellazione formale dal registro. L'onere di provare di non superare le soglie di debito per la liquidazione giudiziale ricade sull'imprenditore.
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Riserve appalto pubblico: quando è valido il reclamo?
Una società di costruzioni ha citato in giudizio una stazione appaltante per il mancato pagamento di somme iscritte come riserve appalto pubblico per maggiori oneri e detrazioni illegittime. Il Tribunale ha accolto parzialmente la domanda, riconoscendo solo la parte della pretesa supportata da prove documentali e dalla consulenza tecnica. La sentenza sottolinea che, oltre alla tempestività, per il successo delle riserve è fondamentale l'onere della prova a carico dell'impresa.
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