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Art. 1988 Codice Civile — Sezione Terza Civile

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117 provvedimenti

Altri anni per Art. 1988 Codice Civile

Nullità della sentenza: l’omissione di una parte
La Corte di Cassazione ha stabilito la nullità della sentenza di secondo grado che aveva omesso qualsiasi riferimento a una delle parti, una società cessionaria del credito, regolarmente costituita in giudizio. Questa omissione ha creato un'incertezza assoluta sui soggetti destinatari della decisione, rendendo il provvedimento invalido. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova valutazione del caso che includa tutte le parti coinvolte.
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Contratto PA: nullità e onere prova in Cassazione
Un professionista ha citato in giudizio un ente pubblico per il mancato pagamento delle sue prestazioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa del mancato assolvimento dell'onere della prova riguardo alla tempestività dell'impugnazione, aggravato dalla pendenza di un giudizio di revocazione. L'ordinanza ribadisce che un contratto con la Pubblica Amministrazione è nullo se privo della forma scritta, un requisito essenziale per la sua validità.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per difetto di specificità. Il caso nasce da una opposizione a decreto ingiuntivo in cui la qualità del debitore (personale o quale liquidatore di società) era ambigua. Il ricorrente non ha saputo indicare con precisione negli atti di Cassazione dove e come avesse esteso la propria domanda alla persona fisica del debitore nei gradi di merito, violando il principio di autosufficienza del ricorso.
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Riconoscimento del debito: ricorso inammissibile
Un debitore si opponeva a un'esecuzione forzata sostenendo di aver estinto il debito. La Corte d'Appello ribaltava la decisione di primo grado, valorizzando un successivo riconoscimento del debito non disconosciuto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del debitore per gravi vizi procedurali, tra cui il difetto di autosufficienza, confermando l'efficacia del riconoscimento del debito e l'irrilevanza dei pagamenti anteriori.
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Azione pauliana: il credito deve essere valido
Un professionista ha intentato un'azione pauliana per revocare la vendita di un immobile, sostenendo che l'atto ledeva il suo diritto a una provvigione e al risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, non essendo il professionista iscritto all'albo dei mediatori, non aveva diritto ad alcuna provvigione. Di conseguenza, mancava il presupposto fondamentale per l'azione pauliana: un credito certo ed esigibile da tutelare. Anche la pretesa risarcitoria è stata ritenuta infondata, in quanto derivante dalla perdita di una provvigione mai sorta.
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Prestazioni extra budget: no al pagamento senza contratto
Una struttura sanitaria ha richiesto il pagamento per prestazioni extra budget fornite in regime di proroga di un vecchio contratto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che senza un nuovo contratto scritto per l'anno di riferimento, non sorge alcun diritto al compenso per le prestazioni erogate, né è possibile agire per indebito arricchimento. La decisione sottolinea il requisito fondamentale della forma scritta nei contratti tra strutture sanitarie e Servizio Sanitario Regionale.
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Sale and lease back: nullo senza consegna del bene
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto di sale and lease back perde la sua causa concreta e diventa nullo se il bene oggetto del contratto non viene mai consegnato all'utilizzatore. Nel caso specifico, una società aveva stipulato un contratto per macchinari radiologici che sono rimasti nella disponibilità del precedente utilizzatore. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, affermando che la mancata consegna definitiva rende la prestazione inutilizzabile e fa venire meno l'obbligo di pagare i canoni, a prescindere da accordi iniziali che tolleravano un ritardo.
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Inammissibilità ricorso cassazione: l’onere dei fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso avverso una sentenza della Corte d'Appello che confermava un decreto ingiuntivo. La decisione si fonda sulla mancata osservanza del requisito dell'esposizione sommaria dei fatti, previsto a pena di inammissibilità dall'art. 366, comma 1, n. 3, c.p.c. Secondo la Corte, la carente ricostruzione della vicenda processuale impedisce al giudice di legittimità di comprendere la controversia e valutare le censure, rendendo così impossibile l'esame nel merito del ricorso.
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Canone depurazione non dovuto: onere della prova
Una società di gestione idrica è stata condannata a rimborsare agli utenti il canone di depurazione non dovuto a causa di un servizio inefficiente. La società ha impugnato la decisione sostenendo che gli utenti non avessero provato i pagamenti e che la responsabilità fosse di altri enti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che spetta alla società convenuta provare i fatti che potrebbero ridurre il rimborso dovuto, confermando così il diritto degli utenti alla restituzione.
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Ricognizione di debito: effetti e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, rigetta il ricorso degli eredi di un debitore, confermando che la ricognizione di debito comporta un'inversione dell'onere della prova. Non è sufficiente contestare il rapporto sottostante; spetta al debitore che ha firmato la ricognizione dimostrare l'inesistenza o l'estinzione del debito. La Corte ha ritenuto inammissibili o infondati tutti i motivi di ricorso, ribadendo i principi consolidati in materia di astrazione processuale e valutazione delle prove.
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Remissione del debito: l’errore annulla la liberatoria?
Una società finanziaria emette per errore una remissione del debito a favore di un cliente per un finanziamento legato a un impianto fotovoltaico. Successivamente, cerca di revocarla adducendo un vizio del consenso. La Corte di Cassazione chiarisce che l'annullamento di un atto unilaterale per errore dipende dall'essenzialità e riconoscibilità dell'errore stesso, non dalla sua scusabilità. Il caso viene rinviato per una nuova valutazione basata su questi principi.
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Ricognizione di debito: vale come accettazione?
Un debitore si oppone a un decreto ingiuntivo contestando la prova della cessione del suo credito. La Cassazione stabilisce che la sua ricognizione di debito, inviata al nuovo creditore, funge da accettazione della cessione ai sensi dell'art. 1264 c.c., sanando la mancata notifica formale e confermando la legittimazione del creditore a procedere.
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Domanda nuova opposizione decreto ingiuntivo: la svolta
Una società di factoring, non ottenendo il pagamento di crediti ceduti da un ente pubblico economico, otteneva decreti ingiuntivi. L'ente si opponeva eccependo l'inadempimento della società cedente. La società di factoring, nel giudizio di opposizione, introduceva una domanda nuova di risarcimento danni. La Corte d'Appello la riteneva inammissibile. La Cassazione, recependo un recente intervento delle Sezioni Unite, ha cassato la sentenza, affermando che la domanda nuova in opposizione a decreto ingiuntivo è ammissibile se introdotta con la comparsa di risposta e basata sullo stesso interesse della pretesa monitoria.
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Azione revocatoria: i presupposti secondo la Cassazione
Un istituto di credito ha intentato un'azione revocatoria contro un debitore che aveva venduto l'unico immobile di sua proprietà a dei parenti. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, rendendo la vendita inefficace nei confronti del creditore. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, respingendo il ricorso degli acquirenti e chiarendo che i legami familiari, uniti ad altri indizi, possono costituire una valida prova presuntiva dell'intento fraudolento (consilium fraudis). La Corte ha inoltre ribadito che il ricorso in Cassazione non può essere utilizzato per ottenere una nuova valutazione delle prove, ma solo per contestare errori di diritto.
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Socio Accomandante: quando risponde dei debiti?
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della responsabilità per un socio accomandante. Sottoscrivere un accordo per riconoscere un debito della società e impegnarsi a ripianarne le perdite non costituisce un atto di 'ingerenza' nell'amministrazione. Di conseguenza, il socio accomandante non perde il beneficio della responsabilità limitata e non può essere chiamato a rispondere personalmente del debito societario. La Corte ha rigettato il ricorso del creditore, confermando le sentenze dei gradi precedenti.
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Promessa di pagamento: onere della prova in appello
Una società di brokeraggio ha citato in giudizio una compagnia assicurativa per il pagamento di provvigioni, basandosi su una promessa di pagamento ricevuta dall'agente generale della compagnia. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la richiesta poiché il broker non aveva documentato l'effettiva attività svolta, una motivazione non specificamente contestata in appello. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la mancata impugnazione di una delle ragioni autonome della sentenza (ratio decidendi) rende l'appello inammissibile, indipendentemente dalla validità della promessa di pagamento.
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Occupazione sine titulo: risarcimento anche senza agibilità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento del danno per un'occupazione sine titulo pluriennale di un immobile. La Corte ha stabilito che la prova del danno non è in re ipsa, ma può consistere nella dimostrazione della concreta intenzione del proprietario di locare il bene, frustrata dall'occupante. Inoltre, la mancanza del certificato di agibilità è stata ritenuta irrilevante ai fini risarcitori, dato che l'occupante stesso, godendo del bene per anni, ne aveva dimostrato la fruibilità.
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Provvigione mediatore non iscritto: diritto negato
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione che nega il diritto alla provvigione a un professionista per un'intermediazione immobiliare, in quanto non iscritto all'apposito albo. L'ordinanza chiarisce che l'obbligo di iscrizione non è in contrasto con il diritto europeo e non può essere aggirato definendo l'attività come un semplice mandato. La mancanza di tale requisito comporta la nullità del contratto e la perdita di qualsiasi diritto al compenso, confermando la solidità del principio di legalità per la professione di mediatore.
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Debiti fuori bilancio: nullità dell’accordo transattivo
Un consorzio industriale ha citato in giudizio un comune per ottenere il pagamento di somme dovute in base a un accordo transattivo relativo a servizi pregressi. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità dell'accordo, in quanto riguardava debiti fuori bilancio e non era stato approvato dal Consiglio Comunale, unico organo competente in materia, ma solo dalla Giunta. La mancanza della delibera consiliare e della relativa copertura finanziaria ha reso l'atto insanabilmente nullo.
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Ricognizione di debito: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una società costruttrice al pagamento di un debito residuo a favore di alcuni acquirenti. La società aveva firmato una dichiarazione che i giudici hanno qualificato come 'ricognizione di debito' ai sensi dell'art. 1988 c.c., e non come fideiussione. Questa qualificazione ha comportato l'inversione dell'onere della prova, obbligando la società a dimostrare l'inesistenza del debito, prova che non è riuscita a fornire. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile in quanto mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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