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Art. 192 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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910 provvedimenti

Altri anni per Art. 192 Codice di Procedura Penale

Confisca di prevenzione: la prova della sproporzione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore contro un provvedimento di confisca di prevenzione. La sentenza conferma che la sproporzione tra il patrimonio accumulato e i redditi dichiarati è un elemento chiave, e che la pericolosità sociale può essere accertata anche in assenza di condanne penali definitive. La Corte ha inoltre chiarito le norme applicabili per il calcolo dei termini di efficacia della misura, respingendo le eccezioni procedurali sollevate dalla difesa.
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Concorso esterno associazione mafiosa: la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un comandante della polizia penitenziaria per concorso esterno in associazione mafiosa e per un agente per spaccio di droga in carcere. La sentenza chiarisce i limiti del principio del 'ne bis in idem' e i criteri per configurare il contributo dell'extraneus al sodalizio criminale, come veicolare messaggi per i detenuti. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili.
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Rifiuto alcoltest: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per rifiuto alcoltest dopo un incidente. La Corte ha stabilito che i motivi basati sulla rivalutazione dei fatti non sono ammessi in sede di legittimità e ha confermato la correttezza del calcolo della prescrizione alla luce della 'legge Orlando', rigettando tutte le doglianze del ricorrente.
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Sospensione prescrizione: la Legge Orlando si applica?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per minaccia grave. L'ordinanza chiarisce un punto cruciale sulla sospensione prescrizione, confermando l'applicazione della c.d. "legge Orlando" ai reati commessi tra agosto 2017 e dicembre 2019. La Corte ha stabilito che il termine di prescrizione non era maturato grazie alla sospensione del suo corso tra la sentenza di primo grado e quella d'appello, posticipandone la scadenza. Ribadisce inoltre l'impossibilità per la Cassazione di rivalutare le prove e la sufficienza della testimonianza della persona offesa per fondare una condanna.
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Rapina impropria: la Cassazione sul tentativo
Un soggetto, sorpreso mentre tenta di rubare un'auto, ingaggia una colluttazione con il proprietario per garantirsi la fuga. La Corte di Cassazione conferma la condanna per tentata rapina impropria, stabilendo che la violenza usata per assicurarsi l'impunità dopo atti idonei alla sottrazione qualifica il reato, anche se il furto non è stato completato.
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Partecipazione mafiosa: i gravi indizi di colpevolezza
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva escluso i gravi indizi di colpevolezza per un soggetto accusato di partecipazione mafiosa. La Suprema Corte ha stabilito che le intercettazioni tra terzi e i comportamenti concludenti, come il sostegno economico ricevuto in carcere dal clan e la frequentazione di altri affiliati, costituiscono elementi di prova da valutare nel loro complesso e non singolarmente.
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Tentato omicidio: la prova indiziaria è sufficiente
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per tentato omicidio e porto d'armi, respingendo il ricorso dell'imputato. La colpevolezza è stata provata tramite un quadro di indizi gravi, precisi e concordanti, tra cui l'analisi balistica dell'arma, intercettazioni telefoniche e le modalità dell'agguato, con un colpo diretto a una zona vitale del corpo.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2670/2026, ha rigettato il ricorso di un indagato sottoposto a custodia cautelare in carcere. La Corte ha chiarito la nozione di gravi indizi di colpevolezza, specificando che per le misure cautelari è sufficiente un giudizio di qualificata probabilità, non la certezza richiesta per la condanna. Inoltre, ha precisato che eventuali vizi procedurali successivi all'emissione della misura, come la mancata rinnovazione dell'interrogatorio, devono essere fatti valere con istanza di revoca e non con il riesame, che valuta solo la legittimità originaria del provvedimento.
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Violazione sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione sorveglianza speciale. La decisione si fonda sulla corretta esclusione da parte dei giudici di merito della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a causa della natura non episodica della condotta e dei precedenti penali, e delle attenuanti generiche.
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Onere della prova spaccio: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione annulla con rinvio una condanna per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. La sentenza chiarisce che l'onere della prova spetta all'accusa. Una piccola quantità di droga e conversazioni dal tenore criptico non sono sufficienti a escludere l'uso personale, soprattutto se l'accusa non fornisce prove concrete sulla destinazione allo spaccio della sostanza. La Corte ha ritenuto viziata la motivazione della corte d'appello che aveva erroneamente posto a carico dell'imputato la prova dell'uso esclusivamente personale.
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Rinuncia al ricorso: no a spese per carenza d’interesse
Un imputato, sottoposto a misura cautelare, presenta ricorso in Cassazione. Successivamente, a seguito dell'annullamento del provvedimento cautelare in altra sede, presenta una rinuncia al ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile e, accogliendo un importante principio, stabilisce che in tali circostanze non vi è condanna al pagamento delle spese processuali, poiché non si configura una vera e propria soccombenza.
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Assoluzione penale e misure di prevenzione: il caso
Un soggetto, destinatario di misure di prevenzione patrimoniali per presunta appartenenza a un'associazione criminale, viene successivamente assolto con formula piena nel relativo procedimento penale. La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ha annullato il decreto che confermava la confisca dei beni. La Corte ha stabilito che l'assoluzione penale, anche se prodotta per la prima volta in sede di legittimità, rappresenta un elemento decisivo che mina il presupposto della pericolosità sociale, imponendo un nuovo esame del caso da parte della Corte di Appello.
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Testimonianza indiretta: la sua validità in fase cautelare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare, chiarendo i criteri di validità della testimonianza indiretta. La Corte ha stabilito che, per l'applicazione di misure cautelari, sono sufficienti elementi che fondino una qualificata probabilità di colpevolezza e che la testimonianza "de relato" è utilizzabile quando la fonte primaria è identificata, anche se si tratta di un co-indagato.
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Ricorso patteggiamento: i limiti dell’appello
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento, ribadendo che i motivi di appello sono tassativamente limitati dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. La censura sulla mancata verifica delle cause di proscioglimento non rientra tra i vizi deducibili, confermando la stretta interpretazione della norma.
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Valutazione chiamata in correità: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma una condanna all'ergastolo per un duplice omicidio del 1990, ribaltando l'assoluzione iniziale. La decisione si fonda sulla corretta valutazione chiamata in correità proveniente da più collaboratori di giustizia. La Corte ha ritenuto che la 'motivazione rafforzata' dei giudici d'appello fosse adeguata a superare le contraddizioni nelle testimonianze, consolidando il ruolo dell'imputato come esecutore materiale di un delitto commissionato da un'organizzazione criminale.
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Periculum in mora: Cassazione annulla sequestro
La Corte di Cassazione ha parzialmente annullato un'ordinanza di sequestro preventivo a carico di un ricercatore universitario indagato per truffa. Sebbene la Corte abbia ritenuto sussistente il 'fumus commissi delicti' (la probabilità del reato), ha censurato la motivazione del provvedimento riguardo al 'periculum in mora', ovvero il concreto rischio di dispersione del patrimonio. La sentenza sottolinea che anche nel sequestro finalizzato alla confisca, il giudice deve fornire una motivazione specifica e non generica su tale rischio.
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Concorso esterno: quando il reato è configurabile
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la condanna di una donna per concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che due episodi isolati di consegna di messaggi ("pizzini") non sono sufficienti a dimostrare la condotta sistematica e reiterata richiesta per configurare il reato di concorso esterno. Tale condotta potrebbe invece integrare il meno grave reato di favoreggiamento. La sentenza ha inoltre dichiarato inammissibili i ricorsi di altri imputati che avevano stipulato un concordato sulla pena in appello, ribadendo che l'accordo preclude la contestazione sulla misura della pena, salvo i casi di illegalità.
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Appropriazione indebita: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati condannati per appropriazione indebita in concorso. La Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non consente una nuova valutazione delle prove, come le testimonianze, se la motivazione della sentenza d'appello è logica e completa. Pertanto, il ricorso inammissibile è stato respinto, confermando la condanna per aver trattenuto illecitamente un ciclomotore e averlo messo in vendita online.
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Estorsione e appalti: la perdita di chance è danno
La Corte di Cassazione, con la sentenza penale n. 2236/2026, ha rigettato il ricorso di un imputato accusato di concorso in estorsione aggravata e turbativa d'asta. Il caso riguarda le pressioni su un'impresa per farla desistere da una gara d'appalto. La Corte ha stabilito che la 'perdita di chance', ovvero la perdita di una seria possibilità di aggiudicarsi l'appalto, costituisce un danno patrimoniale sufficiente a integrare il reato di estorsione, anche se la possibilità di vittoria della vittima fosse legata a un precedente accordo illecito. Inoltre, ha chiarito che anche una procedura negoziata, se basata su criteri selettivi, configura una 'gara' ai fini del reato di turbativa d'asta.
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Ricorso per cassazione: i limiti del vizio di motivazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso per cassazione proposto dalla parte civile avverso una sentenza di assoluzione per il reato di tentata estorsione. La Corte ha stabilito che il ricorso era generico e mirava a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La sentenza chiarisce i rigorosi limiti del vizio di motivazione, che non può essere confuso con un dissenso sulla valutazione delle prove effettuata dal giudice di merito.
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