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Art. 192 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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910 provvedimenti

Altri anni per Art. 192 Codice di Procedura Penale

Sospensione condizionale della pena e reato continuato
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di furto aggravato commesso ai danni di un'azienda in fallimento. Mentre per un imputato è stata confermata la condanna basata su gravi indizi, per il secondo è stato accolto il ricorso relativo alla sospensione condizionale della pena. La Corte ha stabilito che, nel caso di reato continuato riconosciuto tra condanne diverse, la subordinazione del beneficio ai lavori di pubblica utilità è discrezionale e non obbligatoria.
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Scambio elettorale politico-mafioso: il verdetto
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari per un ex candidato sindaco accusato di scambio elettorale politico-mafioso. Il caso riguarda un presunto patto con un esponente criminale locale per ottenere voti in cambio del mantenimento di una concessione balneare. La Corte ha ribadito che il reato si perfeziona con la sola accettazione della promessa, valorizzando la fama criminale del procacciatore e l'utilità promessa, nonostante le successive dimissioni dell'indagato.
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Associazione a delinquere stupefacenti: la sentenza
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di due soggetti condannati per associazione a delinquere stupefacenti. Il primo ricorrente contestava la mancata concessione dell'attenuante della lieve entità e delle attenuanti generiche, mentre il secondo negava l'appartenenza organica al sodalizio criminale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il primo ricorso per genericità e rigettato il secondo, confermando che la stabilità dei rapporti di fornitura e la consapevolezza del piano criminoso trasformano il semplice fornitore in un partecipe dell'associazione.
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Prescrizione del reato: limiti e maltrattamenti
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e lesioni. La decisione si concentra sulla prescrizione del reato per uno dei capi di imputazione relativi alle lesioni, portando a una parziale riduzione della pena, mentre conferma la responsabilità per i reati più gravi basati sulle dichiarazioni della vittima.
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Tentata estorsione aggravata: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso nei confronti di tre imputati. Il caso riguardava pressioni intimidatorie su un imprenditore per ottenere una parte dei profitti derivanti da concessioni demaniali per pontili galleggianti. La Corte ha ritenuto che la condotta evocasse chiaramente la forza di intimidazione delle organizzazioni criminali locali.
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Evasione fiscale penale: quando scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per evasione fiscale penale nei confronti di un contribuente che aveva omesso la dichiarazione dei redditi. La sentenza chiarisce che gli studi di settore e gli accertamenti induttivi dell'Agenzia delle Entrate sono prove valide nel processo penale, se supportati da riscontri fattuali come l'emissione di fatture non dichiarate.
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Inammissibilità ricorso cassazione: criteri e limiti
La Corte di Cassazione ha stabilito l'inammissibilità ricorso cassazione presentato da un imputato contro una condanna per concorso in reato. La decisione si fonda sulla carenza di specificità dei motivi riguardanti le attenuanti generiche e sul divieto di rivalutare in sede di legittimità l'attendibilità della persona offesa, già ampiamente motivata dai giudici di merito.
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Inammissibilità ricorso per cassazione: i motivi
La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità ricorso per cassazione riguardo a un atto presentato dalla parte civile. I motivi sono stati giudicati generici e mirati a una rilettura dei fatti, attività preclusa nel giudizio di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: i motivi di rigetto
La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità ricorso Cassazione per motivi generici e privi di specificità. L'imputato contestava la valutazione delle prove e il diniego di benefici, ma le censure non si confrontavano con la sentenza d'appello e miravano a un riesame del merito, precluso in sede di legittimità.
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Accesso abusivo a sistema informatico: la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un pubblico ufficiale per i reati di peculato e accesso abusivo a sistema informatico. L'imputato, sfruttando la propria posizione nel Servizio centrale di protezione, si era appropriato di fondi destinati ai testimoni di giustizia tramite prelievi indebiti. La sentenza chiarisce l'utilizzabilità delle prove informatiche raccolte durante verifiche amministrative interne.
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Ingiusta detenzione: i criteri per il risarcimento
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un cittadino che chiedeva la riparazione per ingiusta detenzione dopo essere stato assolto dai reati di usura. Il giudice di merito aveva negato l'indennizzo ipotizzando una colpa grave nel comportamento dell'interessato. La Suprema Corte ha annullato tale decisione, stabilendo che la semplice vicinanza a soggetti criminali o la richiesta di crediti leciti non bastano a escludere il diritto al risarcimento, se manca la prova della consapevolezza dell'attività illecita altrui.
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Associazione mafiosa: conferma custodia in carcere
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza di custodia cautelare per un soggetto indagato di associazione mafiosa. La decisione si basa sulla corretta valutazione del Tribunale del Riesame che, in sede di rinvio, ha integrato il quadro indiziario con dichiarazioni attendibili di un collaboratore e riscontri documentali che attestano l'operatività attuale del clan e il ruolo concreto dell'indagato nelle attività delittuose.
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Testimonianza persona offesa: valore probatorio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina basata sulla testimonianza persona offesa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché contestava genericamente la credibilità della vittima, già accertata nei gradi precedenti. La Corte ha ribadito che il racconto della persona offesa può costituire prova esclusiva senza necessità di riscontri esterni, purché sia sottoposto a un rigoroso controllo di attendibilità.
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Aggravante mafiosa: frode sportiva e condanne.
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dei ricorsi presentati da alcuni soggetti condannati per frode sportiva. Al centro del caso vi è l'applicazione dell'aggravante mafiosa per aver agito con l'obiettivo di agevolare un clan criminale attraverso la manipolazione di partite di calcio. La Corte ha ribadito che per la sussistenza dell'aggravante è sufficiente la consapevolezza della finalità agevolatrice, anche se il contributo del singolo appare marginale.
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Furto in abitazione: il laboratorio è privata dimora
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto in abitazione nei confronti di un soggetto che si era introdotto nel laboratorio di una pasticceria. Nonostante il ricorso della difesa, la Corte ha stabilito che i locali di lavoro non aperti al pubblico costituiscono privata dimora. È stata inoltre confermata l'aggravante della destrezza per aver creato un diversivo atto a eludere la sorveglianza delle vittime.
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Custodia in carcere per droga parlata su WhatsApp
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia in carcere per un'indagata accusata di spaccio di cocaina. Nonostante la difesa sostenesse che le chat WhatsApp riguardassero debiti di gioco e che mancasse il sequestro materiale della sostanza, i giudici hanno ritenuto gli indizi univoci. Il rischio di reiterazione, aggravato dal fatto che il soggetto fosse già in regime di affidamento in prova, ha giustificato la massima misura restrittiva.
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Associazione di stampo mafioso: la prova del reato
La Corte di Cassazione ha esaminato un complesso caso di associazione di stampo mafioso legato a storiche consorterie criminali. La sentenza conferma le condanne per la maggior parte degli imputati, ribadendo che la partecipazione si prova attraverso la messa a disposizione e il legame organico con il clan. Sono stati inoltre definiti i confini del concorso esterno e l'applicazione dell'aggravante dell'associazione armata basata sulla notorietà della dotazione di armi delle mafie storiche.
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Chiamata in reità: quando la condanna è valida
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina basata sulla chiamata in reità di un testimone. La decisione chiarisce che il racconto è attendibile se supportato da riscontri esterni individualizzanti, rendendo inammissibili i ricorsi che sollecitano solo una nuova valutazione del merito.
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Prove nel furto in abitazione: il caso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per una serie di furti aggravati, analizzando l'efficacia delle prove nel furto in abitazione. La decisione si sofferma sull'utilizzabilità delle dichiarazioni rese da testimoni deceduti prima del dibattimento e sul valore dei dati di geolocalizzazione telefonica, considerati determinanti se corroborati da intercettazioni ambientali e riconoscimenti vocali effettuati dalla polizia giudiziaria.
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Tentata estorsione: la prova basata sulla vittima
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata estorsione nei confronti di un soggetto che ha trattenuto l'auto della vittima chiedendo 300 euro per la restituzione. La sentenza chiarisce che la parola della persona offesa è sufficiente per la condanna se ritenuta attendibile, respingendo i tentativi di riesame dei fatti in sede di legittimità.
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