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Art. 19 del d.lgs. n. 546 del 1992

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69 provvedimenti

Impugnabilità diniego interpello: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza del 15/02/2025, ha stabilito l'immediata impugnabilità del diniego di interpello disapplicativo emesso dall'Agenzia delle Entrate. Una società aveva contestato il diniego relativo alla disapplicazione di norme antielusive per le società in perdita sistematica. La Corte ha chiarito che, sebbene non elencato tra gli atti tipici, il diniego rappresenta una pretesa tributaria definita, legittimando il contribuente a ricorrere al giudice per tutelare i propri interessi.
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Interpello disapplicativo: impugnabile il diniego
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando l'immediata impugnabilità del provvedimento di diniego a un'istanza di interpello disapplicativo. Il caso riguardava una società che non poteva operare a causa di gravi fattori esterni, come il fallimento della società venditrice di un immobile necessario all'attività. La Corte ha stabilito che tale diniego, pur non essendo nell'elenco degli atti tipici, manifesta una pretesa fiscale definita e lesiva, garantendo al contribuente il diritto alla tutela giurisdizionale. La decisione è rafforzata dal richiamo ai principi del diritto UE, che ritengono incompatibile la normativa italiana sulle società di comodo con la direttiva IVA.
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Accertamento socio società: quando è nullo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'annullamento di un avviso di accertamento nei confronti di una società non rende automaticamente nullo il conseguente accertamento socio società, specialmente se il primo annullamento è avvenuto per vizi procedurali e non di merito. La decisione del giudice di merito è stata cassata perché basata su un giudizio non ancora definitivo, errando nel non considerare la distinzione tra giudicato formale e sostanziale. La Corte ha chiarito che solo una sentenza passata in giudicato che accerti l'infondatezza della pretesa tributaria verso la società può invalidare l'atto emesso nei confronti del socio.
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Notifica errata: il codice fiscale salva la validità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16595/2025, affronta un caso di notifica errata di una cartella di pagamento. L'atto era indirizzato a una società con la sua precedente denominazione sociale, ma riportava il codice fiscale corretto della nuova società e le era stato notificato via PEC. La Corte ha stabilito che la notifica è valida. L'errore formale sul nome non invalida l'atto se altri elementi, come il codice fiscale, consentono di identificare con certezza il destinatario, superando il principio del formalismo a favore di quello della sostanza.
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Definizione agevolata: no se c’è rateazione
Un contribuente, dopo essere decaduto da un piano di rateazione di un debito fiscale, ha ricevuto una cartella di pagamento. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta di definizione agevolata, stabilendo che la cartella, in questo caso, è un atto di mera esecuzione e non un atto impositivo, poiché il contribuente era già a conoscenza del debito avendone chiesto e ottenuto la rateizzazione.
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Avviso di liquidazione atto impositivo: sì alla sanatoria
Un contribuente ha impugnato alcuni avvisi di liquidazione per omesso versamento dell'imposta di registro. La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato l'appello tardivo, negando l'applicazione della sospensione dei termini prevista per le liti pendenti. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, affermando che l'avviso di liquidazione è un vero atto impositivo quando rappresenta il primo documento con cui il Fisco comunica la pretesa, rendendo così applicabile la sospensione dei termini.
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Garanzia concessionari giochi: obbligo per rateizzare
La Corte di Cassazione ha stabilito che la norma generale che abolisce l'obbligo di prestare una garanzia per la rateizzazione dei debiti fiscali superiori a 50.000 euro non si applica ai concessionari di giochi. Questi soggetti, in virtù della loro qualifica di agenti contabili e della normativa speciale di settore, devono sempre disporre di una garanzia fideiussoria adeguata a coprire i debiti verso l'Erario, anche in caso di pagamento rateale. La sentenza ha quindi cassato la decisione di merito che aveva annullato le cartelle di pagamento, rinviando al giudice del rinvio la verifica sulla capienza della garanzia originaria.
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Definizione agevolata: sì per il cessionario d’azienda
Una società, dopo aver acquisito un'azienda, ha ricevuto cartelle di pagamento per debiti fiscali della precedente gestione. Inizialmente, la richiesta di definizione agevolata della lite è stata negata dall'Amministrazione Finanziaria. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la controversia era ammissibile alla definizione agevolata. La motivazione chiave è che la cartella di pagamento, essendo il primo e unico atto con cui il debito veniva comunicato alla nuova società, non era un mero atto di riscossione ma un vero e proprio atto impositivo. Di conseguenza, il giudizio è stato dichiarato estinto.
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Prescrizione crediti tributari: la giurisdizione
La sentenza Cass. Civ., Sez. U, n. 34447 del 24/12/2019 risolve un contrasto sulla giurisdizione in materia di prescrizione crediti tributari. Il caso riguarda un'opposizione allo stato passivo fallimentare in cui la curatela eccepiva la prescrizione di debiti erariali maturata dopo la notifica della cartella di pagamento. Le Sezioni Unite stabiliscono che la giurisdizione appartiene al giudice ordinario (e quindi al giudice fallimentare), e non a quello tributario. La notifica della cartella segna il discrimine: le questioni successive, come la prescrizione, attengono alla fase esecutiva e sono di competenza del giudice ordinario, garantendo piena tutela al debitore.
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