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Art. 187 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

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48 provvedimenti

Altri anni per Art. 187 Codice di Procedura Penale

Continuazione tra reati: no allo sconto per due diverse bande
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione tra reati per diverse sentenze irrevocabili, relative alla partecipazione a due distinte associazioni a delinquere. Il Giudice dell'Esecuzione ha negato l'unificazione integrale delle condanne. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. Per concedere la continuazione tra reati occorre la prova di una programmazione unitaria iniziale. Nel caso di specie, il soggetto non aveva previsto la seconda affiliazione fin dal momento dell'ingresso nella prima banda, trattandosi di strutture criminali autonome. La Suprema Corte ha ritenuto corretto il ricalcolo della pena e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione più grave nel reato continuato tra vertice e gregario
L'Imputato, condannato in via definitiva per il reato di associazione mafiosa con ruolo direttivo commesso fino al 1995, affrontava un nuovo giudizio per partecipazione al medesimo sodalizio armato fino al 2011. La Corte di merito riconosceva la continuazione tra le condotte, individuando quale violazione più grave nel reato continuato la partecipazione più recente, a causa dell'inasprimento legislativo dei minimi edittali intervenuto nel tempo. L'Imputato contestava tale scelta, sostenendo la maggiore gravità del ruolo di vertice già giudicato. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che il confronto tra le sanzioni edittali in vigore al momento dei fatti e tra le pene concretamente irrogande attribuisce maggiore gravità al reato successivo con minimo edittale più elevato.
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Continuazione in sede esecutiva: limiti allo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della continuazione in sede esecutiva per unificare le pene derivanti da tre diverse condanne definitive. Il Giudice dell'Esecuzione ha accolto l'istanza rideterminando la pena complessiva, ma ha applicato per due volte lo sconto di un terzo del rito abbreviato per alcuni reati e lo ha esteso illegittimamente a una condanna pronunciata con rito ordinario. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso della Procura, ha annullato l'ordinanza con rinvio. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice deve prima scorporare i singoli illeciti, individuare il reato più grave e riservare la riduzione di un terzo solo alle violazioni effettivamente giudicate con rito abbreviato.
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Riconoscimento della continuazione: stop ai calcoli sommari
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un condannato che chiedeva una corretta rideterminazione della pena cumulativa derivante da diverse condanne per reati di spaccio. La Corte di Appello, operando come giudice dell'esecuzione, aveva applicato la continuazione assumendo come base una pena già forfettariamente unificata da precedenti decisioni, anziché scomporre i singoli reati. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'imputato, stabilendo che il riconoscimento della continuazione tra sentenze diverse impone la previa separazione di tutti i singoli reati, l'individuazione autonoma del fatto più grave e l'applicazione di aumenti distinti e motivati per ciascun illecito satellite. I giudici hanno annullato l'ordinanza impugnata e disposto un nuovo giudizio.
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Ricusazione del Giudice: Passato e Imparzialità a Confronto
Due donne hanno chiesto di allontanare un giudice da un processo penale (ricusazione del giudice). Il giudice aveva in passato condannato una delle due donne per reati diversi (omicidio e peculato) in un contesto differente. Le donne sostenevano che le precedenti valutazioni del giudice sulla personalità dell'imputata compromettessero la sua imparzialità nel nuovo processo, che riguardava un peculato continuato in un'altra struttura. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, affermando che le precedenti valutazioni, sebbene relative alla persona, non riguardavano lo "stesso fatto storico" del nuovo procedimento.
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Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: calcolo della pena
L'Imputato ha subito una condanna per partecipazione a un'associazione transnazionale e plurimi episodi di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Le indagini hanno accertato il suo ruolo di autista nel trasporto di migranti verso il confine estero. La difesa ha presentato ricorso per Cassazione contestando le prove indiziarie, le intercettazioni telefoniche e denunciando un vizio di calcolo nella quantificazione finale della sanzione carceraria inflitta in appello. I Supremi Giudici hanno respinto le doglianze sul merito delle prove perché generiche e ripetitive. La Corte di Cassazione ha però accolto la richiesta di rettifica numerica: l'errore di calcolo aritmetico non annulla l'intera sentenza, ma autorizza i giudici di legittimità a rideterminare direttamente la reclusione, fissandola definitivamente in cinque anni, tre mesi e dieci giorni, dichiarando inammissibile il ricorso nel resto.
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Continuazione in sede esecutiva: via ai ricalcoli
Un condannato ha richiesto l'applicazione della continuazione tra reati oggetto di due diverse sentenze irrevocabili. Il Giudice dell'esecuzione ha riconosciuto l'unitarietà del disegno criminoso, ma ha ritenuto intoccabile la sanzione stabilita per i reati minori a causa di una precedente ordinanza esecutiva non impugnata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato. I giudici di legittimità hanno chiarito che la continuazione in sede esecutiva consente al magistrato di ricalcolare liberamente gli aumenti di pena per tutti i fatti collegati. L'unico vincolo invalicabile rimane la somma matematica delle pene inflitte originariamente. Un precedente provvedimento esecutivo non può ostacolare una nuova e complessiva rideterminazione favorevole al condannato.
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Reato continuato in sede esecutiva tra errori e calcolo corretto
Il Procuratore della Repubblica ha impugnato l'ordinanza del giudice dell'esecuzione che unificava diverse condanne definitive a carico di un condannato. Il magistrato ha contestato il mancato scorporo dei singoli reati e l'errata individuazione della pena base. Il tribunale aveva infatti considerato la pena complessiva di un precedente verdetto anziché individuare la violazione punita in concreto più severamente, ossia un'estorsione aggravata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della pubblica accusa. I giudici supremi hanno chiarito le regole sul reato continuato in sede esecutiva: il magistrato deve isolare ogni singolo fatto illecito, selezionare la condanna più grave stabilita dal giudice di merito e poi applicare i singoli aumenti per i reati satellite. L'ordinanza impugnata è stata annullata con rinvio per una corretta rideterminazione della sanzione complessiva.
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Vincolo della continuazione: stop a dinieghi senza prove
Un condannato definitivo ha richiesto al giudice dell'esecuzione l'applicazione del vincolo della continuazione tra diverse condanne per mafia, estorsioni e narcotraffico. La Corte territoriale ha escluso parzialmente il beneficio per un'imputazione associativa, sostenendo in modo generico una diversa compagine criminale e differenti finalità, incorrendo inoltre in incongruenze nel calcolo della pena complessiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato. I giudici di legittimità hanno chiarito che il diniego della continuazione non può basarsi su semplici formule astratte. Il magistrato deve verificare in concreto la reale operatività del gruppo criminale e la sussistenza di un nuovo accordo delittuoso, motivando puntualmente ogni distacco dal disegno criminoso unitario.
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Revocazione della confisca: una diversa sentenza non è prova nuova
Il Proprietario e i suoi familiari hanno richiesto la revocazione della confisca definitiva dei loro beni. I richiedenti invocavano una sentenza penale irrevocabile che aveva escluso la sproporzione economica tra entrate e uscite. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità della domanda. I Supremi Giudici hanno chiarito che una diversa decisione o valutazione giudiziaria non costituisce una prova nuova ai sensi di legge. La prova riguarda infatti i fatti storici e non le valutazioni dei magistrati. Inoltre il tribunale della prevenzione aveva già esaminato le divergenze contabili tramite apposita perizia. Di conseguenza la domanda di revocazione della confisca è stata respinta con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato in sede esecutiva: il calcolo
Un condannato ha richiesto l'applicazione del reato continuato in sede esecutiva per unificare le sanzioni derivanti da due distinte condanne per reati in materia di stupefacenti. Il Tribunale ha individuato la violazione più grave facendo riferimento alla pena più alta inflitta in concreto dai giudici di merito. Il difensore ha impugnato l'ordinanza sostenendo che la gravità andasse calcolata in astratto in base al massimo edittale previsto dalla legge penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice dell'esecuzione deve ancorare il reato più grave alla pena effettivamente irrogata, senza poter modificare i criteri stabiliti nelle precedenti sentenze irrevocabili.
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Reato continuato in fase esecutiva: conta la pena concreta
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in fase esecutiva per unire le condanne relative a un tentato furto aggravato e a una contravvenzione per possesso ingiustificato di chiavi o grimaldelli. Il difensore sosteneva che il reato più grave dovesse essere necessariamente il furto, in quanto delitto, rispetto alla contravvenzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, nella fase dell'esecuzione delle pene, si considera reato più grave quello per cui è stata inflitta la sanzione concreta più severa, a prescindere dalla qualificazione astratta di delitto o contravvenzione. Il Condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Reato continuato: no a aumenti di pena sproporzionati
La Condannata ha proposto ricorso contro la decisione del giudice dell'esecuzione che, nel riconoscere il reato continuato tra diverse sentenze di condanna per truffa, ha applicato un aumento di un anno e sei mesi per l'ultimo reato satellite. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice dell'esecuzione, nel determinare la pena complessiva, deve calcolare e motivare l'aumento di pena in modo distinto e proporzionato per ciascun reato satellite, senza operare un cumulo materiale mascherato. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per una nuova quantificazione della pena.
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Reato continuato: sconti negati se la vecchia pena è estinta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Condannato contro la decisione del giudice dell'esecuzione in merito al riconoscimento del reato continuato per due condanne legate allo spaccio di stupefacenti. La Suprema Corte ha confermato la corretta individuazione del reato più grave basata sull'entità della pena pecuniaria. Inoltre, ha ribadito che la fungibilità della custodia cautelare sofferta per la prima condanna non può essere applicata alla seconda pena, poiché la detenzione cautelare si riferiva a un reato commesso prima di quello considerato più grave. Di conseguenza, il riconoscimento del vincolo di continuazione non ha prodotto riduzioni pratiche sulla pena residua da espiare, essendo la prima sanzione già estinta per indulto e prescrizione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Reato continuato: nullo il calcolo della pena senza scorporo
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di due sentenze definitive. Il Giudice dell'esecuzione ha accolto la richiesta rideterminando la pena complessiva, ma senza specificare i singoli aumenti per i reati satellite né individuare correttamente il reato più grave. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, stabilendo che il giudice deve prima scorporare i reati precedentemente uniti, individuare la pena per il reato più grave e poi applicare gli aumenti per i reati satellite, calcolando le riduzioni per il rito scelto. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo calcolo della pena.
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Continuazione dei reati: nessun automatismo per gli sconti
Il Condannato ha proposto ricorso lamentando che il giudice dell'esecuzione, nel rideterminare la pena per la continuazione dei reati, non avesse esteso le attenuanti generiche (già riconosciute per il reato più grave) al reato-satellite. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, nella fase dell'esecuzione, l'unificazione di reati definitivamente giudicati impone di calcolare l'aumento per il reato-satellite basandosi sulle sue specifiche caratteristiche oggettive e soggettive. Di conseguenza, il beneficio delle attenuanti generiche concesso per il reato principale non si estende automaticamente a quello satellite. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Truffa assicurativa: la sentenza civile non salva dalla condanna
Un automobilista, condannato per il reato di truffa assicurativa, ha proposto ricorso in Cassazione. L'uomo sosteneva che il giudice penale dovesse adeguarsi a una precedente sentenza del Giudice di Pace civile, la quale aveva riconosciuto come reale l'incidente stradale risarcendo la carrozzeria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le sentenze civili non vincolano il giudice penale, il quale valuta le prove in modo del tutto autonomo. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato in sede esecutiva: i calcoli vanno motivati
Il Condannato ha impugnato l'ordinanza con cui il Giudice dell'esecuzione ha applicato la disciplina del reato continuato in sede esecutiva a tre diverse condanne per rapina. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice non può limitarsi a un aumento forfettario della pena. Il magistrato deve prima operare lo scorporo dei reati precedentemente uniti, individuare con precisione la violazione più grave e motivare in modo distinto e dettagliato l'aumento di pena applicato per ciascun reato satellite. L'ordinanza è stata annullata con rinvio.
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Reato continuato e spaccio: niente sconti senza prove
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in sede esecutiva per diverse condanne subite tra il 1999 e il 2018. Il Tribunale ha accolto solo parzialmente la richiesta, escludendo un reato di droga commesso nel 2010 perché non vi era prova del collegamento con l'attività di agevolazione mafiosa. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il traffico di stupefacenti rientra per massima di esperienza nelle attività mafiose. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la rinuncia all'impugnazione presentata dal difensore era inefficace per mancanza di procura speciale. Nel merito, il ricorso è generico e non dimostra il concreto vincolo tra il singolo reato escluso e il sodalizio criminale, non bastando una generica presunzione.
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Reato continuato: perché non basta citare le vecchie sentenze
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per ricettazione che chiedeva l'applicazione della disciplina del reato continuato con precedenti condanne definitive. La difesa lamentava la mancata indicazione del reato-base e una motivazione insufficiente sull'aumento di pena applicato dalla Corte d'Appello. I giudici di legittimità hanno chiarito che spetta all'imputato l'onere di produrre copia delle sentenze irrevocabili di cui chiede la continuazione, non potendosi limitare a indicarne gli estremi. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che per proporre ricorso occorre dimostrare un interesse concreto e non una mera pretesa di astratta correttezza giuridica. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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