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Art. 187 Codice della Strada

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303 provvedimenti

Revoca messa alla prova: basta una trasgressione?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della revoca della messa alla prova per un imputato che aveva interrotto il lavoro di pubblica utilità. La Corte ha stabilito che anche una singola trasgressione, se grave e volontaria, è sufficiente a giustificare la revoca, respingendo la giustificazione dell'imputato legata a un nuovo impiego stagionale.
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Rifiuto test stupefacenti: Cassazione e prescrizione
Un automobilista condannato per rifiuto di sottoporsi al test per gli stupefacenti (art. 187 c. 8 CdS) ha presentato ricorso in Cassazione, che è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha stabilito che in caso di rifiuto test stupefacenti non è necessario l'avviso al difensore. Inoltre, ha confermato che per i reati del 2019 si applica la sospensione della prescrizione prevista dalla Legge Orlando, impedendo l'estinzione del reato.
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Omicidio stradale e guida in stato di ebbrezza: basta?
Un conducente, sotto l'effetto di alcol e sostanze stupefacenti, causa un sinistro mortale in cui perdono la vita due passeggeri. Viene condannato per omicidio stradale aggravato. La Corte di Cassazione conferma la condanna, specificando che per l'applicazione dell'aggravante è sufficiente che il conducente si trovasse in stato di ebbrezza al momento del fatto, non essendo necessario dimostrare un nesso causale diretto tra l'alterazione e l'incidente. Viene inoltre esclusa la rilevanza del concorso di colpa dei passeggeri che avevano accettato di salire a bordo.
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Sanzioni accessorie: la Cassazione corregge l’errore
Un automobilista, condannato per rifiuto di sottoporsi a test antidroga, non riceve le sanzioni accessorie obbligatorie di sospensione patente e confisca del veicolo. La Procura ricorre e la Corte di Cassazione, rilevando l'errore del giudice di primo grado, annulla parzialmente la sentenza e applica direttamente le sanzioni omesse, chiarendo il suo potere di rettifica in caso di contrasto tra motivazione e dispositivo.
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Omicidio stradale: colpa e prevedibilità dell’evento
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un motociclista condannato per omicidio stradale. La difesa basata su una distrazione momentanea e sulla scarsa visibilità non è stata accolta, poiché il conducente ha l'obbligo di adeguare la velocità alle condizioni della strada e prevedere la presenza di pedoni, specialmente in aree urbane.
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Avviso difensore guida ebbrezza: la prova testimoniale
Un conducente, condannato per guida in stato di ebbrezza e sotto l'effetto di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'inutilizzabilità degli esami clinici a causa della mancata verbalizzazione dell'avviso di farsi assistere da un difensore. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che l'avviso al difensore per guida in ebbrezza può essere legittimamente provato tramite la testimonianza dell'agente di polizia, anche se non menzionato negli atti scritti, soprattutto quando le circostanze, come le gravi condizioni di salute dell'imputato, giustificano la mancata verbalizzazione immediata.
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Revoca patente e messa alla prova: decide il Prefetto
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di estinzione del reato di guida in stato di ebbrezza per esito positivo della messa alla prova, il giudice penale non può disporre la sanzione accessoria della revoca della patente. La sentenza chiarisce che tale potere spetta esclusivamente al Prefetto, distinguendo nettamente l'istituto della messa alla prova dalle ipotesi di lavoro di pubblica utilità. La Corte ha quindi annullato la parte della sentenza di merito che disponeva la revoca, ordinando la trasmissione degli atti all'autorità amministrativa competente.
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Appello inammissibile: accordo per tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato un appello inammissibile contro una sentenza di proscioglimento per particolare tenuità del fatto. La decisione si fonda sul principio che, quando il proscioglimento deriva da un accordo trilaterale tra giudice, accusa e difesa, le parti rinunciano implicitamente a contestare l'esito, rendendo l'impugnazione non ammissibile. Il ricorso è stato inoltre giudicato aspecifico per non aver contestato tutte le motivazioni della corte inferiore.
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Guida sotto stupefacenti: test e stato di alterazione
Un automobilista è stato condannato per guida sotto stupefacenti. Nel suo ricorso in Cassazione, ha contestato la validità del test tossicologico, ritenendolo al di sotto della soglia di positività, e la prova del suo stato di alterazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che i parametri dei test di laboratorio ospedalieri sono diversi e più affidabili di quelli dei test rapidi. Inoltre, ha confermato che lo stato di alterazione era stato correttamente accertato sulla base delle osservazioni degli agenti intervenuti (apatia, sbalzi d'umore, riflessi rallentati).
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Disegno criminoso: quando non c’è continuazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra due reati. La Corte ha stabilito che la sospensione della patente, intervenuta dopo il primo reato, costituisce una rottura del presunto disegno criminoso, impedendo di considerare i due episodi come parte di un unico piano. Di conseguenza, il secondo reato è stato ritenuto frutto di una nuova e autonoma decisione criminale.
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Test ematico e guida sotto stupefacenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida sotto l'effetto di stupefacenti. La Suprema Corte ribadisce l'elevata affidabilità del test ematico come prova dello stato di alterazione psico-fisica, a differenza dell'esame delle urine, soprattutto se corroborato da altri elementi come la certificazione medica e la condotta del conducente.
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Rifiuto test droga: quando è reato? Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per il rifiuto del test droga (art. 187, c. 8, Codice della Strada). La Corte ha confermato che l'ammissione di aver usato stupefacenti non esclude il reato, poiché i test sono necessari per accertare tipo e quantità della sostanza. Inoltre, ha ritenuto legittima la negazione delle pene sostitutive a causa dei precedenti penali dell'imputato.
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Sospensione prescrizione: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante un reato stradale, incentrato sulla questione della sospensione prescrizione. Citando una recente sentenza delle Sezioni Unite, la Corte ha confermato che le norme sulla sospensione introdotte nel 2017 si applicano ai reati commessi fino al 31 dicembre 2019, respingendo così la tesi dell'appellante secondo cui il reato era estinto per decorrenza dei termini.
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Guida sotto stupefacenti: ricorso inammissibile
Un automobilista condannato per guida sotto stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo di aver assunto le sostanze solo dopo essersi fermato. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, giudicando la tesi difensiva una mera riproposizione di argomenti già respinti, inverosimile e priva di prove. La sentenza ribadisce che, di fronte a chiari indizi di alterazione, spetta all'imputato l'onere di provare che il consumo sia avvenuto dopo la guida.
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Estinzione del reato per morte: processo annullato
Un conducente, condannato in appello per aver causato lesioni gravissime a un passeggero mentre guidava in stato di ebbrezza, aveva presentato ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, l'imputato è deceduto. La Suprema Corte, ricevuta la comunicazione del decesso, ha dichiarato l'estinzione del reato per morte e ha annullato la sentenza di condanna senza rinvio, chiudendo definitivamente il caso.
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Revoca patente messa alla prova: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4174/2025, ha stabilito che in caso di estinzione del reato di guida in stato di ebbrezza per esito positivo della messa alla prova, il giudice non ha il potere di disporre la revoca della patente di guida. Tale competenza spetta esclusivamente al Prefetto. La decisione si fonda sulla distinzione fondamentale tra la messa alla prova, che prescinde da un accertamento di colpevolezza, e altre sanzioni che invece lo presuppongono. Di conseguenza, la statuizione sulla revoca patente messa alla prova contenuta nella sentenza di merito è stata annullata.
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Sospensione patente messa alla prova: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di estinzione del reato per esito positivo della messa alla prova, il giudice penale non può disporre la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente. Questa competenza, chiarisce la Corte, spetta esclusivamente al Prefetto. La sentenza annulla quindi la decisione di un tribunale che aveva imposto la sospensione della patente a un'imputata, ribadendo che la sospensione patente messa alla prova segue un percorso amministrativo e non giudiziale penale.
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Sanzioni sostitutive: quando il giudice può negarle
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per la mancata richiesta tempestiva delle sanzioni sostitutive in appello. La Corte sottolinea che, anche se la richiesta fosse stata tempestiva, i precedenti penali dell'imputato ne avrebbero comunque giustificato il diniego, dimostrando la sua immeritevolezza del beneficio.
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Rifiuto test stupefacenti: quando è reato? Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per il reato di rifiuto test stupefacenti. L'imputato, che aveva ingoiato un involucro alla vista della polizia, si era rifiutato di sottoporsi agli accertamenti. La Corte ha ritenuto legittima la richiesta degli agenti basata su un fondato sospetto, confermando la condanna e la sanzione accessoria della sospensione della patente.
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Rifiuto alcol test: quando è reato? Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per essersi opposto ai controlli su alcol e droga dopo un incidente. L'imputato sosteneva che il suo diniego fosse limitato ai soli esami in ospedale, ma per i giudici il suo è stato un **rifiuto alcol test** assoluto e ingiustificato, confermando così la condanna penale.
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