LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 186-bis l. fall.

Pagina 2 di 3

42 provvedimenti

Concordato in continuità: la gestione degli asset
Un'ordinanza della Cassazione affronta il tema del concordato in continuità quando il piano prevede la vendita di beni non essenziali. Il caso riguarda una società che si oppone alla nomina di un liquidatore giudiziale imposta dal tribunale. La Corte, riconoscendo la rilevanza della questione, ha rinviato la causa a pubblica udienza per definire le regole sulla liquidazione degli asset in questo contesto.
Continua »
Concordato in continuità: la Cassazione riesamina
Una società in concordato in continuità si è vista respingere il piano dalla Corte d'Appello perché destinava i flussi di cassa futuri ai creditori chirografari prima di soddisfare integralmente i privilegiati. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8491/2024, non ha deciso nel merito ma ha ritenuto la questione di tale importanza da rimettere la causa in pubblica udienza, aprendo a un possibile ripensamento della giurisprudenza sul tema del concordato in continuità.
Continua »
Concordato con continuità: la Cassazione riesamina
Una società in crisi si è vista negare l'accesso al concordato con continuità perché la sua proposta prevedeva di pagare i creditori con i profitti futuri, senza rispettare l'ordine di prelazione. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, non ha deciso il caso nel merito ma, riconoscendo la rilevanza della questione e la possibilità di rivedere un precedente orientamento, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito. Il punto focale è stabilire se i proventi derivanti dalla prosecuzione dell'attività aziendale debbano essere considerati 'nuova finanza' liberamente utilizzabile o se debbano rispettare le regole concorsuali classiche.
Continua »
Prededucibilità crediti concordato: la Cassazione riesamina
Un ente fiscale ha impugnato la decisione di un tribunale che negava la prededucibilità ai crediti sorti dopo l'omologazione di un concordato preventivo, poi sfociato in fallimento. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha ritenuto la questione di tale rilevanza da rimetterla alla pubblica udienza. L'obiettivo è riesaminare l'orientamento consolidato sulla prededucibilità crediti concordato alla luce dei più recenti principi, in particolare quelli sulla 'funzionalità' del credito rispetto alla procedura concorsuale.
Continua »
Cram-down fiscale: quando il decreto è inappellabile
Una società ha ottenuto l'omologazione di un concordato preventivo tramite il meccanismo del cram-down fiscale, superando il dissenso dell'Agenzia delle Entrate. Quest'ultima ha impugnato il provvedimento, ma la Corte di Cassazione ha dichiarato il reclamo inammissibile. Il motivo è che l'Agenzia, pur avendo votato contro, non aveva formalmente proposto opposizione nel giudizio di omologa. La Suprema Corte ha chiarito che il cram-down fiscale non crea una procedura a sé, ma si inserisce nel sistema ordinario: in assenza di opposizioni, il decreto di omologa è semplificato e non è soggetto a reclamo.
Continua »
Concordato con continuità indiretta: quando è valido?
Una società in liquidazione propone un concordato con continuità indiretta basato su un affitto d'azienda. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11220/2025, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: questa procedura è valida solo se garantisce un "miglior soddisfacimento dei creditori" rispetto al fallimento. Questo significa che deve esserci un "surplus" tangibile di attivo, e non basta la mera prosecuzione dell'attività o l'affermazione generica che la vendita in sede concordataria sia più vantaggiosa.
Continua »
Crediti prededucibili: stop dopo l’omologa del concordato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10307 del 2025, ha stabilito un importante principio in materia di crisi d'impresa. I crediti sorti durante la fase di esecuzione di un concordato preventivo in continuità aziendale, ovvero dopo il decreto di omologazione, non sono considerati crediti prededucibili in caso di successivo fallimento. L'Agenzia delle Entrate aveva richiesto il riconoscimento della prededuzione per crediti fiscali maturati in questa fase, ma la Corte ha rigettato il ricorso. La decisione si fonda su una reinterpretazione del criterio di "funzionalità", allineandosi a un precedente orientamento delle Sezioni Unite, e mira a proteggere i creditori originari che avevano accettato il piano concordatario.
Continua »
Concordato in continuità: i flussi finanziari futuri
Una società in concordato in continuità sosteneva di poter utilizzare liberamente i profitti futuri derivanti dalla prosecuzione dell'attività, trattandoli come finanza esterna. Un creditore si è opposto e la Corte d'Appello ha revocato l'omologa del piano. La Corte di Cassazione, pur dichiarando cessata la materia del contendere per eventi sopravvenuti, ha esaminato il caso ai fini delle spese legali. Ha stabilito il principio che i flussi finanziari futuri non sono finanza esterna, ma un incremento del patrimonio aziendale soggetto alla garanzia generica dei creditori. Pertanto, devono rispettare l'ordine delle cause di prelazione e non possono essere distribuiti liberamente.
Continua »
Fattibilità del piano: quando il concordato fallisce
Una società operante nel settore dei carburanti, dopo aver visto respingere la propria domanda di concordato preventivo e subire la dichiarazione di fallimento, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. L'ordinanza sottolinea che il giudice ha il potere di valutare la fattibilità del piano, specialmente per verificarne la manifesta inettitudine a raggiungere gli obiettivi. Nel caso specifico, il piano era generico, non supportato da elementi concreti per superare la crisi, e la stessa proposta di un pagamento dilazionato in cinque anni è stata considerata un indizio dello stato di insolvenza, andando oltre la semplice crisi aziendale.
Continua »
Giudicato interno e fallimento: la Cassazione decide
Una società impugna la dichiarazione di fallimento, ma il ricorso viene respinto. La Corte di Cassazione chiarisce che il precedente rigetto, non impugnato, della domanda di concordato preventivo costituisce un 'giudicato interno'. Questa decisione definitiva sul piano di risanamento impedisce ogni ulteriore discussione sulla sua fattibilità, rendendo l'accertamento dell'insolvenza per il fallimento una valutazione separata e distinta. Di conseguenza, il fallimento viene confermato.
Continua »
Attestazione concordato: la Cassazione e la veridicità
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una proposta di concordato preventivo a causa di un'attestazione professionale ritenuta incompleta e inaffidabile. L'ordinanza sottolinea che l'attestazione è un requisito fondamentale, la cui carenza non può essere sanata successivamente. Sono state riscontrate omissioni e errori significativi riguardanti i debiti verso i dipendenti, la valutazione dei crediti e la sostenibilità dei flussi di cassa, vizi che hanno compromesso la capacità dei creditori di esprimere un consenso informato. La decisione ribadisce il rigore con cui deve essere redatta l'attestazione concordato preventivo, quale perno dell'intera procedura.
Continua »
Prededuzione credito garante: la Cassazione chiarisce
Una banca paga una garanzia per un'impresa edile in amministrazione straordinaria e chiede la prededuzione del credito. La Corte di Cassazione conferma il diritto della banca, stabilendo che i crediti derivanti da contratti proseguiti per garantire la continuità aziendale godono di prededuzione. L'ordinanza chiarisce la differenza tra amministrazione straordinaria e fallimento riguardo la gestione dei contratti pendenti, sottolineando come la prosecuzione 'ope legis' giustifichi la prededuzione del credito del garante.
Continua »
Arricchimento indiretto: no a P.A. se c’è contratto
Un subappaltatore, non pagato da un appaltatore fallito, ha citato in giudizio la stazione appaltante pubblica per arricchimento senza causa. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'azione per arricchimento indiretto è inammissibile quando l'ente pubblico ha acquisito la prestazione in virtù di un valido contratto a titolo oneroso con l'appaltatore. La tutela del subappaltatore risiede nell'azione contrattuale verso l'appaltatore.
Continua »
Termine concordato preventivo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8365/2025, ha rigettato il ricorso di una holding, confermando la dichiarazione di fallimento. La Corte ha stabilito che il termine concordato preventivo per integrare la proposta è perentorio e non prorogabile, rendendo inammissibili i documenti depositati tardivamente. Inoltre, ha chiarito che l'attività di una holding, se finalizzata alla mera dismissione delle partecipazioni, non configura una continuità aziendale ma un concordato liquidatorio, con requisiti più stringenti.
Continua »
Crediti prededucibili: Cassazione rinvia la decisione
La Cassazione esamina il caso di crediti per canoni di locazione sorti durante un concordato preventivo poi fallito. Riconoscendo la complessità della questione sui crediti prededucibili e l'esistenza di un dibattito giurisprudenziale, la Corte ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando la decisione per attendere una pronuncia di principio su un caso analogo.
Continua »
Crediti prededucibili: la Cassazione fa il punto
La Corte di Cassazione esamina il caso di un fornitore che richiede l'ammissione di un credito come prededucibile nel fallimento di una società, sostenendo che tale credito sia sorto durante un precedente concordato preventivo. Data la complessità e l'evoluzione della giurisprudenza sui criteri per definire i crediti prededucibili, la Corte ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando la trattazione a nuovo ruolo. La decisione finale è sospesa in attesa di una pronuncia su un caso analogo in pubblica udienza, che potrebbe chiarire definitivamente la materia.
Continua »
Prededucibilità crediti post-omologa: la Cassazione frena
Un fallimento ha contestato l'ammissione in prededuzione di un credito per canoni di affitto maturati durante la fase esecutiva di un precedente concordato preventivo. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione sulla prededucibilità crediti sorti dopo l'omologa del piano, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. Con essa, ha rinviato la trattazione del caso a nuovo ruolo, in attesa di una pronuncia a seguito di una pubblica udienza su un caso analogo, al fine di consolidare l'orientamento giurisprudenziale in materia.
Continua »
Risoluzione concordato: sì anche con rottamazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società in concordato preventivo contro la richiesta di risoluzione avanzata dall'Agenzia delle Entrate. La richiesta era stata presentata nonostante l'adesione della società alla 'rottamazione quater'. La decisione si fonda su un vizio procedurale: la società non ha contestato una delle autonome 'ratio decidendi' della corte d'appello, ovvero la mancata prova che i debiti 'rottamati' fossero gli stessi del piano di concordato. Questo caso evidenzia l'importanza di impugnare tutte le motivazioni di una sentenza per la riuscita del ricorso.
Continua »
Opposizione omologa concordato: le regole formali
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato un decreto di omologa di un concordato preventivo, approvato nonostante il suo dissenso tramite "cram down". La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la formale opposizione omologa concordato, presentata tramite avvocato e depositata in cancelleria, è un requisito indispensabile per poter contestare la decisione. Una semplice comunicazione al commissario giudiziale non è sufficiente.
Continua »
Cram-down fiscale: il diritto di opposizione è sacro
Una società chiede l'omologazione forzosa (cram-down fiscale) di un concordato preventivo nonostante il voto contrario dell'Agenzia delle Entrate. Il Tribunale omologa senza avviare una formale procedura di opposizione. La Corte di Cassazione annulla la decisione, stabilendo che la mancata notifica al creditore dissenziente per consentirgli di opporsi formalmente viola il diritto al contraddittorio e causa la nullità assoluta del decreto di omologazione.
Continua »