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Art. 183 Codice di Procedura Civile — Sezione Seconda Civile

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705 provvedimenti

Altri anni per Art. 183 Codice di Procedura Civile

Danno emergente e lucro cessante: come si calcola
Una società licenziataria non utilizzava i fondi per la pubblicità come da contratto. La Cassazione, riformando la decisione di merito, chiarisce che il risarcimento deve includere sia il danno emergente (la perdita economica diretta) sia il lucro cessante (il mancato guadagno). I giudici precedenti avevano erroneamente liquidato solo il lucro cessante. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la mancata valutazione del danno emergente costituisce un errore di diritto e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello per una nuova e completa quantificazione del danno.
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Patto commissorio: vendita come garanzia è nulla
Una società immobiliare ha citato in giudizio due coniugi per ottenere il rilascio di un immobile, sostenendo di esserne la legittima proprietaria. I coniugi si sono opposti, eccependo che la vendita era simulata e parte di un'operazione complessa finalizzata a eludere il divieto di patto commissorio. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, rigettando il ricorso. Ha stabilito che anche una serie di contratti di compravendita, formalmente leciti, possono essere dichiarati nulli se il loro scopo reale è quello di garantire un prestito con il trasferimento della proprietà in caso di inadempimento, violando così l'art. 2744 c.c.
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Produzione nuovi documenti in appello: la Cassazione
La Corte di Cassazione si pronuncia sull'ammissibilità della produzione nuovi documenti in appello, ex art. 345 c.p.c. (ratione temporis). Il caso riguarda la risoluzione di un contratto preliminare di usufrutto per la mancata cancellazione di un'ipoteca. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva ritenuto inammissibile un documento probatorio, sottolineando che il giudice d'appello avrebbe dovuto valutarne l'indispensabilità ai fini della decisione, considerando l'intera evoluzione processuale della causa.
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Onere della prova pagamento: la Cassazione chiarisce
Una società subappaltatrice cita in giudizio la committente per il mancato pagamento di fatture. La committente si difende sostenendo di aver già pagato, senza però fornire alcuna prova. I giudici di primo e secondo grado danno torto alla creditrice, applicando erroneamente il principio di non contestazione. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, cassa la sentenza, ribadendo un principio fondamentale: l'onere della prova del pagamento spetta sempre al debitore. Il creditore deve solo allegare l'inadempimento, non provare di non aver ricevuto il pagamento.
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Mutatio libelli e servitù: la Cassazione chiarisce
In un caso di negatoria servitutis, la Corte di Cassazione ha stabilito che non si verifica una mutatio libelli se la parte che rivendica una servitù di passaggio modifica in corso di causa il percorso specifico o il fondamento giuridico della sua pretesa (es. da titolo a destinazione del padre di famiglia). L'elemento chiave è che il bene della vita richiesto – il diritto di transitare su un determinato fondo – rimanga invariato. La Corte ha quindi cassato la decisione di merito che aveva erroneamente ritenuto inammissibile la domanda, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Inadempimento contratto preliminare: onere della prova
La Corte di Cassazione chiarisce l'onere della prova in caso di inadempimento contratto preliminare. La mancata consegna della documentazione che attesta la rinuncia alla prelazione da parte dei confinanti costituisce un grave inadempimento del promittente venditore, tale da giustificare il recesso del promissario acquirente. Spetta sempre al venditore dimostrare di aver adempiuto, anche se la documentazione prodotta è contestata solo in un secondo momento.
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Danno risarcibile vendita immobile: quando spetta?
Un acquirente ha citato in giudizio il venditore per ottenere un risarcimento a causa della mancanza del certificato di agibilità e di difformità strutturali. La Corte di Cassazione ha stabilito che se il certificato viene ottenuto in un secondo momento e l'acquirente non fornisce prova di un danno economico concreto e specifico, non sussiste il diritto al risarcimento. La sentenza sottolinea che il danno risarcibile per la vendita di un immobile non è automatico ma deve essere rigorosamente dimostrato.
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Distanze legali da vedute: la Cassazione decide
Un proprietario ricostruisce un edificio aumentando volume e altezza, violando così le distanze legali dalla finestra del vicino. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del costruttore, confermando la violazione. La sentenza chiarisce punti fondamentali sull'onere della prova nelle azioni a difesa della proprietà, sul termine di prescrizione ventennale per le servitù di veduta e sui termini procedurali invalicabili per sollevare l'eccezione di usucapione.
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Distanze legali: demolizione per il nuovo proprietario
La Corte di Cassazione ha confermato che l'obbligo di ripristinare le distanze legali tra costruzioni ricade sull'attuale proprietario dell'immobile, anche se la violazione è stata commessa dal precedente titolare. Il caso riguardava una sopraelevazione e un ampliamento che violavano le norme del piano regolatore. La Corte ha rigettato i ricorsi, stabilendo che l'azione per il rispetto delle distanze è di natura reale e segue il bene, rendendo l'attuale proprietario l'unico soggetto tenuto alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi.
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Modifica domanda giudiziale: da riduzione a risoluzione
In una controversia su un contratto d'appalto per la fornitura di scafi, una società committente ha inizialmente chiesto la riduzione del prezzo per vizi dell'opera. Successivamente, ha tentato di modificare la sua richiesta in risoluzione del contratto. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni dei gradi inferiori, ha stabilito che la modifica domanda giudiziale in questo senso è ammissibile. La Corte ha chiarito che non si tratta di una domanda nuova, ma di una modifica della domanda originaria basata sulla stessa causa (l'inadempimento del fornitore), consentendo così una maggiore flessibilità processuale.
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Diritto di scelta in condominio: il caso del citofono
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due condòmini che chiedevano un risarcimento danni per essere rimasti isolati dal nuovo impianto videocitofonico condominiale. I condòmini si erano opposti all'acquisto del modello proposto dalla ditta appaltatrice, esercitando il loro diritto di scelta in condominio e installandone uno autonomo. La Corte ha stabilito che non vi è stata alcuna condotta illecita da parte del condominio o della ditta, poiché le richieste di garanzie e certificazioni per l'allaccio del dispositivo privato erano legittime per preservare la sicurezza e la funzionalità dell'intero impianto comune.
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Delibera condominiale nulla: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che una delibera condominiale è nulla se, approvata a maggioranza, priva un singolo condomino del godimento di un bene comune, come l'impianto idrico. Nel caso specifico, un condominio aveva deciso di realizzare un nuovo impianto a servizio dei soli appartamenti, escludendo un'unità commerciale. La Corte ha chiarito che una tale decisione, trasformando un bene comune in bene esclusivo per alcuni, incide sul diritto di proprietà individuale e richiede pertanto il consenso unanime di tutti i condòmini.
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Impugnazione sentenza: limiti e motivi di ricorso
La Corte di Cassazione rigetta l'impugnazione sentenza presentata da alcuni soci di cooperative edilizie. La decisione si fonda sul principio del giudicato parziale, che aveva già reso definitive le pronunce sul rigetto della domanda di esecuzione specifica del contratto e sulla restituzione di somme. La Corte ha inoltre ritenuto inammissibili i motivi di ricorso poiché non criticavano efficacemente la ratio decidendi della Corte d'Appello, confermando la condanna al pagamento di un'indennità di occupazione.
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Onere della prova amministratore: chi prova le spese?
Un ex amministratore di condominio è stato citato in giudizio per la restituzione di somme non giustificate. La Corte di Cassazione ha confermato che l'onere della prova amministratore per le spese effettuate spetta a lui stesso, in qualità di mandatario. La produzione tardiva di documenti durante la consulenza tecnica non invalida la decisione se il giudice li esclude correttamente dal calcolo finale, basandosi solo su prove ritualmente acquisite e conosciute dalle parti.
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Risoluzione contratto: serve la firma di entrambi
Un promissario acquirente consegna assegni non firmati. I tribunali di merito ritengono vi sia una risoluzione del contratto per mutuo consenso basata su una nota unilaterale successiva. La Corte di Cassazione chiarisce che la risoluzione del contratto preliminare richiede un accordo scritto e firmato da entrambe le parti, annullando la decisione e rinviando per una nuova valutazione degli inadempimenti reciproci.
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Regolamento dei confini: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20737/2025, ha stabilito i criteri per distinguere l'azione di regolamento dei confini da quella di rivendicazione. Il caso riguardava una disputa tra vicini per uno sconfinamento con costruzione di un manufatto. La Corte ha qualificato l'azione come regolamento dei confini, poiché l'incertezza verteva sulla linea di demarcazione e non sulla titolarità del diritto di proprietà, confermando la condanna alla demolizione.
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Nullità contratto fornitura: bene non sicuro
La Corte di Cassazione stabilisce la nullità del contratto di fornitura per un macchinario industriale (robot) non conforme alle norme di sicurezza. La violazione di norme imperative rende l'oggetto del contratto illecito o impossibile, determinandone la nullità. Questa invalidità del contratto di fornitura sussiste a prescindere dal collegato contratto di leasing e da eventuali accordi transattivi tra l'utilizzatore e la società concedente.
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Indebito arricchimento: No a lavori abusivi
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'impresa costruttrice non può richiedere un indennizzo per indebito arricchimento per lavori edili eseguiti in assenza di permesso di costruire. Anche se il committente si è arricchito, il contratto nullo per illiceità dell'oggetto impedisce qualsiasi forma di compenso, poiché l'azione non può essere utilizzata per aggirare norme imperative e premiare un'attività illecita.
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Transazione novativa: come supera il giudicato
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso in cui una precedente transazione novativa ha reso inefficace una successiva sentenza passata in giudicato che dichiarava nullo un contratto di compravendita. L'ordinanza chiarisce che se le parti sostituiscono il rapporto litigioso con un nuovo accordo, la successiva decisione giudiziale sul rapporto originario non ha più valore. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva riconosciuto la piena efficacia della transazione.
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Prezzo IVA esclusa: la Cassazione chiarisce l’obbligo
Una controversia su un contratto preliminare di compravendita immobiliare tra due società. La questione centrale riguarda il pagamento dell'IVA non menzionata nel contratto. La Corte di Cassazione, riformando la decisione d'appello, ha stabilito che, in assenza di un patto esplicito e inequivocabile, il prezzo si intende al netto dell'imposta (prezzo IVA esclusa). Di conseguenza, l'acquirente è tenuto a corrispondere l'IVA oltre al prezzo pattuito. La mancata corresponsione dell'IVA può costituire un inadempimento contrattuale, richiedendo una nuova valutazione del comportamento delle parti.
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