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Art. 183 Codice di Procedura Civile — Sezione Seconda Civile

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705 provvedimenti

Altri anni per Art. 183 Codice di Procedura Civile

Domanda riconvenzionale: quando è valida in appalto
In una causa per vizi in un contratto d'appalto, la Cassazione ha validato la domanda riconvenzionale del costruttore per il pagamento del saldo. L'ordinanza chiarisce che una procura legale ampia include il potere di proporre tale domanda e che modificarla da accertamento a condanna è legittimo. È stato inoltre confermato che l'azione dei committenti era prescritta, individuando il momento della scoperta dei vizi nel deposito di una perizia in un precedente giudizio.
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Debiti ereditari: l’onere della prova del coerede
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9766/2025, ha stabilito due importanti principi sui debiti ereditari. In primo luogo, il coerede citato in giudizio per l'intero debito, che vuole rispondere solo per la sua quota, ha l'onere di provare l'esistenza, il numero e la qualità degli altri coeredi. Una semplice allegazione non è sufficiente. In secondo luogo, la validità di una transazione firmata tramite procura generale non va valutata in modo formalistico, ma interpretando la volontà delle parti e il comportamento successivo, anche se manca l'esplicita menzione del potere di transigere.
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Ritardo contratto preliminare: non è inadempimento
Una coppia ha citato in giudizio la venditrice per un ritardo nella stipula del rogito definitivo, come previsto da un contratto preliminare. Nonostante il rogito sia stato firmato dopo l'inizio della causa, la Corte di Cassazione ha confermato che il ritardo nel contratto preliminare non costituiva un inadempimento grave. La Corte ha ritenuto che il termine non fosse essenziale e che il posticipo fosse stato di fatto concordato tra le parti, anche per la necessità degli acquirenti di ottenere un mutuo. Di conseguenza, le richieste di risarcimento danni e di pagamento della penale sono state respinte.
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Provvigione mediatore immobile da costruire: quando?
La Cassazione stabilisce che la provvigione al mediatore per un immobile da costruire non è dovuta se il contratto è nullo per mancato rilascio della fideiussione obbligatoria (D.Lgs. 122/2005). Tale nullità, essendo 'di protezione', può essere rilevata d'ufficio dal giudice, invalidando il diritto al compenso dell'agenzia.
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Compenso mediazione: quando è dovuto se l’affare salta
La Corte di Cassazione ha negato il diritto a un compenso mediazione milionario a un procacciatore d'affari, poiché l'accordo subordinava il pagamento al "buon esito dell'operazione". Il progetto immobiliare era fallito per la mancata conclusione del contratto finale (esercizio di un'opzione), a causa di ostacoli come l'assenza di autorizzazioni amministrative. La Corte ha stabilito che, nonostante si trattasse di mediazione atipica, le parti avevano contrattualmente legato la provvigione alla conclusione effettiva dell'affare, condizione che non si è verificata. Pertanto, nessun compenso era dovuto.
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Provvigione mediazione: quando la prova è tempestiva
Una società immobiliare si è vista negare la provvigione mediazione perché i giudici di merito avevano ritenuto tardiva la specificazione dei nominativi degli agenti che avevano effettivamente svolto l'attività. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che indicare i nomi degli agenti non è una modifica della domanda, ma un elemento di prova (thema probandum) che può essere introdotto nei termini previsti per le istanze istruttorie. La Corte ha quindi cassato la sentenza e rinviato il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Acquisto da erede apparente: come tutelarsi
Una figlia, riconosciuta post-mortem, agisce per la sua quota di eredità, inclusa una partecipazione societaria venduta dai fratelli a terzi. Le corti inferiori proteggono l'acquisto da erede apparente dei terzi acquirenti, ritenendoli in buona fede. In Cassazione, la ricorrente rinuncia al ricorso e il giudizio viene dichiarato estinto, chiudendo la vicenda senza una decisione nel merito.
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Contributi comunitari eredità: a chi spettano?
In una complessa vicenda di divisione ereditaria di un fondo agricolo, la Corte di Cassazione ha stabilito che i contributi comunitari non rientrano tra i frutti da dividere tra tutti i coeredi. Tali aiuti, infatti, non sono legati alla proprietà del terreno, ma all'attività d'impresa svolta da chi lo coltiva e produce. Di conseguenza, spettano esclusivamente al coerede che ha gestito l'azienda agricola, in quanto sostegno al suo reddito di produttore e non un provento diretto del bene comune.
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Testamento olografo: guida della mano è nullità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9319/2025, ha ribadito un principio fondamentale in materia di successioni: un testamento olografo redatto con l'aiuto di un terzo che guida la mano del testatore è nullo per difetto di autografia. La Corte ha chiarito che tale intervento, anche se minimo e conforme alla volontà del disponente, compromette il requisito essenziale della provenienza esclusiva dello scritto dal testatore, portando alla nullità assoluta dell'atto e non a una semplice annullabilità. La pronuncia ha inoltre specificato che l'efficacia di una sentenza penale in sede civile è limitata alle statuizioni risarcitorie e non può stabilire la qualità di erede.
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Appello incidentale: quando è necessario proporlo?
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del potere del giudice d'appello. In un caso di impugnazione di delibera condominiale, la Corte ha stabilito che il giudice non può riesaminare una questione processuale, come l'ammissibilità di un documento, se la parte soccombente su quel punto non ha proposto uno specifico appello incidentale, anche se vittoriosa nel merito. La sentenza di secondo grado è stata annullata per aver violato il principio della corrispondenza tra chiesto e pronunciato.
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Compenso avvocato: quando la contestazione è valida?
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i requisiti per contestare il compenso di un avvocato. Il caso riguardava una cliente che negava di aver conferito un mandato specifico per un'attività legale, ritenendo che il legale agisse in un'altra veste. La Corte ha respinto il ricorso, sottolineando l'importanza della contestazione specifica e dettagliata della parcella e chiarendo quando è necessario utilizzare lo strumento della querela di falso per contestare documenti firmati.
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Evizione parziale: risarcimento e oneri del compratore
Una società immobiliare, dopo aver acquistato un vasto terreno, subisce una evizione parziale a favore del Demanio Marittimo. La Corte di Cassazione conferma la limitazione del risarcimento del danno, poiché la società acquirente era a conoscenza del rischio di evizione fin dalla stipula del contratto e non ha agito con ordinaria diligenza per mitigare i danni, rifiutando una proposta transattiva vantaggiosa dall'Amministrazione statale.
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Base imponibile IVA: il ruolo del consorzio passante
Una cooperativa ha contestato un'ingiunzione di pagamento del proprio consorzio, ritenendo errato il calcolo della base imponibile IVA su materiali ricevuti come compenso per lavori. I materiali provenivano da un ente pubblico non soggetto a IVA. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il consorzio, agendo come "struttura passante", ha correttamente utilizzato l'intero costo sostenuto (inclusa la maggiorazione pagata all'ente pubblico) come base imponibile per la successiva transazione con la propria consorziata. La funzione specifica del consorzio prevale sulle regole generali dell'IVA in materia di permuta.
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Prescrizione presuntiva: quando il pagamento non basta
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti delle prove contro la prescrizione presuntiva del compenso professionale. Un avvocato ha agito contro un ex cliente per il saldo di una parcella, ma il cliente ha eccepito la prescrizione triennale. La Corte ha stabilito che né l'invio della fattura, né un pagamento parziale non qualificato come 'acconto', né una registrazione con un'ammissione stragiudiziale del debito sono sufficienti a superare la presunzione di avvenuto pagamento. Solo l'ammissione in giudizio o il giuramento decisorio possono vincere tale presunzione, che si fonda sull'idea che certi debiti vengano saldati rapidamente.
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Inadempimento contratto preliminare: le conseguenze
La Corte di Cassazione conferma la condanna dei promittenti venditori a restituire il doppio della caparra alla società promissaria acquirente, a causa del loro grave inadempimento del contratto preliminare. La controversia nasce dalla mancata fornitura di documentazione essenziale (certificazioni energetiche, di bonifica, urbanistiche) e dal rifiuto di sottoscrivere i progetti necessari per l'edificazione, oltre che di rinegoziare il prezzo dopo una variazione urbanistica sfavorevole. La Corte ha ritenuto legittimo il recesso della società acquirente e ha rigettato tutti i motivi di ricorso dei venditori, inclusi quelli di natura procedurale.
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Muro di confine: distanze legali e risarcimento
Un vicino ha costruito un muro di confine violando le distanze legali. La Corte di Cassazione ha confermato l'ordine di arretramento ma ha negato il risarcimento del danno. La Corte ha stabilito che, nonostante la violazione, i lavori avevano migliorato l'estetica generale dell'area senza causare un pregiudizio concreto, superando così la presunzione di danno.
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Inadempimenti reciproci: come si valuta la colpa?
In un caso di compravendita immobiliare con inadempimenti reciproci, la Corte di Cassazione conferma la risoluzione del contratto per colpa della parte acquirente. La sentenza stabilisce che il mancato pagamento del prezzo costituisce un inadempimento di gravità prevalente rispetto a violazioni minori da parte del venditore, in quanto altera l'equilibrio fondamentale del contratto. Viene così ribadito il principio della valutazione comparativa e proporzionale delle condotte, basata sulla buona fede e sull'impatto sul sinallagma contrattuale.
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Compenso professionista: spetta anche dopo il recesso
La Corte di Cassazione conferma il diritto di un professionista a ricevere il compenso per le attività svolte fino al momento del suo recesso dall'incarico. La sentenza chiarisce che il compenso professionista pattuito per chiudere le pendenze passate è dovuto, e spetta al cliente dimostrare tempestivamente in giudizio l'eventuale inadempimento del professionista per paralizzare la richiesta di pagamento.
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Inadempimento contratto preliminare: recesso valido
Una società recede da un contratto preliminare a causa di una difformità catastale che le impedisce di ottenere un leasing finanziario. La Corte di Cassazione, riformando la decisione d'appello, stabilisce che l'inerzia del venditore nel sanare la situazione, pur conoscendo la necessità del finanziamento, costituisce un inadempimento del contratto preliminare di gravità tale da giustificare il recesso. La valutazione della gravità non può basarsi solo sulla facilità della sanatoria, ma deve considerare il principio di buona fede e l'impatto concreto sugli interessi dell'acquirente.
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Distanze legali: D.M. 1444/68 non si applica senza PRG
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di distanze legali tra costruzioni. In una controversia riguardante un edificio costruito a meno di dieci metri dal confine, la Corte ha chiarito che le prescrizioni del D.M. 1444/1968, inclusa la distanza minima di 10 metri, non sono direttamente applicabili nei rapporti tra privati in assenza di un valido strumento urbanistico locale (come il Piano Regolatore Generale - PRG) che definisca le zone territoriali omogenee. Poiché il PRG del comune in questione era stato annullato con effetto retroattivo, la costruzione, avvenuta in quel periodo, non poteva essere soggetta a tale norma. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
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